Lavorare gratis, o no?

Di’ la verità, il titolo di questo post non ti piace, vero? Tranquilla, siamo in due, ma se sei onesta ammetterai che in questi primi mesi/anni di attività in proprio ti è capitato spesso di lavorare gratis o di sentirti proporre di farlo.

Se sei come me, le prime volte hai accettato o rifiutato d’impulso, senza troppo soppesare la situazione, spesso sull’onda di una reazione emotiva. “Wow, che figata! QUESTOCOMMITTENTEFAMOSOEIMPORTANTE vuole proprio me, pazienza se per questa volta non mi paga!” si alterna a “ma chi c#?$ si crede di essere QUESTOSCOCCIATOREINSIGNIFICANTE a chiedermi di lavorare gratis?! Crede che io viva d’aria?!?”. Spesso il risultato non cambia: “mai più!”.

Parliamoci chiaro: lavorare gratis è ontologicamente sbagliato.

Se non altro proprio perché se non ti pagano non è un lavoro (ricordi?). Eppure la prestazione gratuita può essere in alcuni selezionatissimi casi uno strumento che dovresti imparare a usare con lucidità e gestire con naturalezza. E qui entro in campo io, con alcuni concreti strumenti per aiutarti a gestire una proposta di lavoro… diciamo così, pro bono.

should i work for free
citazione da Jessica Hische

Intanto vale la pena distinguere alcuni casi diversi.

C’è la richiesta magari anche innocente di aiuto che però non parla di soldi. Di solito arriva da conoscenti, amici e parenti che non hanno ben capito cosa fai nella vita né come ti mantieni, e ritengono che comunque non sia un problema loro. Con le migliori intenzioni, eh. Con serenità rispondi introducendo tu per prima l’argomento soldi (è un compito per il 2014, no?), poi puoi pure decidere di offrire uno sconto ma spiega al tuo interlocutore che tu, quella cosa lì, di solito la fatturi 400 euro. Di solito questo approccio ti vaccina da qualsiasi altra richiesta.

C’è la richiesta sincera e onesta “ma ci stiamo rimettendo anche noi”. E qui vale la pena decidere. Perché se il progetto ha finalità lodevoli e sposa una causa a te cara, fare volontariato è un’opzione valida che ti porta comunque un guadagno (seppur solo morale). Il volontariato ti permette di metterti in gioco, di metterci la faccia, di restituire alla società un po’ di quello che ti è stato dato. Alla società, però, non alle Società. Il volontariato si fa con le ONG, con i Movimenti, con le Associazioni. Non come le Spa.

Ci sono le aziende di successo e i clienti benestanti che ti chiedono lo sconto, ti propongono di pagarti il 50% di quanto gli avevi messo a preventivo, ti dicono che “per questo progetto non c’è budget”. La risposta deve essere pacata ma ferma e inequivocabile: “no, grazie”. Perché chi non ha messo a budget il tuo lavoro vuol dire che pensa il suo progetto possa tranquillamente sopravvivere senza. Insomma, non è il tuo cliente.

E poi c’è il tanto famigerato “avrai tanta visibilità”. Chiariamo una volta per tutte: la visibilità non paga l’affitto. Mai. In effetti, si qualifica come visibilità degna di questo nome solo quella che arriva esattamente al tuo target dicendogli esattamente quello che tu vorresti dirgli. In questo caso allora sì, che puoi considerare l’incarico alla stregua di un investimento pubblicitario. Ma pensaci bene. Quando paghi 1500 euro per comparire sulle pagine di una rivista specializzata letta da tutti i tuoi potenziali clienti, hai lo spazio per mostrarti al tuo meglio, con le parole che hai accuratamente selezionato per l’occasione. Un progetto che fattureresti 1500 euro in cui il tuo nome compare nei crediti avrà la stessa efficacia?

L’unico lavoro gratis che ti offra visibilità degna di questo nome è quello che fai per te stessa, sviluppando progetti che non hanno un vero e proprio mercato ma che ti permettono di:

  • sperimentare tecniche, idee e collaborazioni nuove prima di sottoporle al mercato;
  • alimentare il tuo portfolio con progetti ideali e difficilmente realizzabili con un cliente;
  • dimostrare le tue potenzialità inespresse.

Sembra difficile, ma è necessario.

In tempi di crisi può capitare di vergognarsi a rifiutare lavori sottopagati o peggio gratis, col risultato che, come qualcuno ha osservato in questi giorni, un mercato con eccesso di offerta a basso costo diventi un mercato del compratore. Ma se anche tu, insieme a noi e a Cristina Simone, ti impegnerai da oggi a dire no al lavoro gratis, col tempo potremo rieducare il compratore a pagarci ciò che valiamo, non ciò che ha il potere di offrirci. In fondo ci sono una caterva di idraulici sull’elenco del telefono, ma nessuno lavora gratis.

[Nota: questo articolo è stato pensato molto prima che partisse la campagna #coglioneno ma tiene conto del pezzo di Niccolò Contessa, e candida ufficialmente C+B a una lotta politica e comunitaria contro il “ragionamento di destra” “individualistico” per cui lavorare gratis per un professionista della creatività sia una condizione normale in un mercato sovraffollato di creativi e povero di gente che ne senta il bisogno. Contiamo di spaccargli il culo a quel ragionamento, tutte insieme e un’azione concreta alla volta]

16 commenti su “Lavorare gratis, o no?”

  1. Ho parzialmente risolto il problema “amici e conoscenti” presentando una sorta di preventivo dettagliato con i miei costi fissi e il mio costo all’ ora, prima di fare il lavoro. Non so se tutte noi riescono a farlo, ma io ho deciso di far diventare il lavoro creativo facilmente leggibile per i clienti, parlando la loro lingua.
    L’ idea mi è venuta vedendo (purtroppo) il preventivo del meccanico …. pezzi di ricambio, manodopera, ore, iva … totale … molto caro, ma anche molto chiaro, non ammette repliche.
    Ho creato un fac simile di ricevuta con tutte le fasi della lavorazione e i costi specifici, ho messo proprio tutto, tutte le spese anche minime a cui vado incontro (tranne il caffè) nel mio caso parlando di ceramica, mi era difficile spiegare il valore del fatto a mano, poi mi sono resa conto che analizzando i prezzi e “smontandoli nei loro componenti” io mi faccio pagare davvero poco all’ ora … il cliente (e soprattutto gli amici) se ne rende conto e non replica più.
    Se il lavoro mi offre visibilità, a volte scelgo di far pagare solo i materiali e le mie spese, anche così generalmente il cliente capisce e davanti ad un elenco dettagliato non discute.
    Questo metodo ha facilitato le cose anche a me. Non mi preoccupo più del prezzo.
    Scusate se mi sono dilungata … non so nemmeno se è un commento pertinente all’ articolo… ma mi sembrava utile …
    Ciao e grazie!

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    • Bell’articolo.
      io tendo sempre a lavorare gratis perchè spero di farmi “pubblicitá”.
      Elisa, sei stata geniale a prendere spunto dal meccanico posso chiederti come smonteresti le varie fasi del mio lavoro?
      Educatrice nel mio domicilio.
      Esempio di voci, quale useresti?
      Ho fatto vari corsi alle specifici (uno di sei mesi) e altri più brevi, costo di luce, acqua, lavastoviglie (?), salviettine, fazzolettini, pannolini, assicurazione, commercialista, partita IVA… insomma, ho tutto in regola e nessuno vuole spendere più di 5 euro!
      Ma come faccio a far capire che è un lavoro?

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      • Ciao Mamma Shalma! bè, non so se per te è applicabile il metodo “del meccanico” non so, prova a pensare a cosa compri per offrire il tuo servizio … innanzitutto io stabilirei una tariffa oraria, poi, se ad esempio ogni giorno igienizzi la casa, puoi mettere un costo simbolico, lo stesso per cibo e bevande, oppure mettere dei costi aggiuntivi per eventuali eccezioni, se occasionalmente devi fare la lavatrice o altro. E alla fine non dimenticare l’iva.
        Lo so che fa brutto, soprattutto per te che lavori con i bambini, ma così ti assicuro che la gente capisce, forse perchè sembri più professionale e organizzata o perchè così capire la tua tariffa è più facile.
        Probabilmente non ti sono stata di grande aiuto, le tue spese le conosci solo tu, posso solo dirti che io sono partita così, con la necessità di coprire e almeno le spese, a cui ho poi aggiunto la manodopera e l’ iva.

        Forse questo è un argomento che le nostre amiche di C+B potrebbero trattare in un articolo! 😉

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        • Carissime Elisa e Shalma,

          Abbiamo trattato l’argomento del corso orario in un post del 2013 (https://cpiub.com/2013/11/il-prezzo-della-creativita/) e sicuramente ne riparleremo.

          Personalmente ritengo che il problema di fare riconoscere il valore di un lavoro creativo è proprio nel far comprendere il valore intrinseco della creatività, che non può essere riassunto in una lista della spesa. La lista della spesa può essere un escamotage che funziona per chi vende un prodotto. Ma chi vende un servizio (seppure non ‘creativo’ come Shalma) deve tenere in equilibrio la difesa dei costi fissi e quella dell’intangibile, ovvero della componente intellettuale del lavoro, oppure rischia di non far passare proprio il valore di questa.

          Detto questo il problema del lavoro gratis va ben oltre l’argomentazione del riconoscimento del costo (orario o no) del proprio lavoro, perché si innesta in un contesto in cui tanti altri servizi ‘immateriali’ vengono venduti apparentemente gratis (pensate a Facebook… che paghiamo senza rendercene conto con la nostra privacy e i nostri dati). Non pretendiamo di esaurire il tutto in un paio di post, ma da qualche parte volevamo cominciare 🙂

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          • Hai ragione… anzi, avete ragione entrambe.
            Bisogna fare una lista di costi sostenuti, senza farla sembrare una lista della spesa che sminuisca la mia “bravura”. Nel senso che se allo stesso prezzo (pannolini e pasti) ci fosse un’altra tata io devo far capire che non basta la cosidetta lista a renderla “brava quanto me”.
            Ognuna avrá qualcosa di unico da trasmettere…
            (È solo un esempio. Adesso leggo il post e aspetto i prossimi!)
            Il mio lavorano lo chiamano “hobby da casalinga”! 🙁

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  2. Grazie per questo post! Ultimamente non ne posso più di offerte in cambio di visibilità. Non sono mancate nemmeno quelle per scrivere di qualcuno senza scrivere che mi stavano pagando per farlo… 🙁
    Questo post mi fa sentire meno sola nei miei NO.
    Grazie grazie
    Paola

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    • Grazie a te che porti avanti la battaglia del no, Paola! Solo unite e compatte ce la potremo fare 🙂

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  3. “lavorare gratis (o quasi) è ontologicamente sbagliato” …me lo ripeto spessissimo eppure finisco sempre con il ricaderci ritoccando in continuazione i prezzi al ribasso perché
    …è un lavoro che può dare visibilità (corsi in aula o siti web) – è una persona che non ha grosse possibilità finanziarie (lezioni a domicilio) – è una lavoro che “si può in parte riciclare” (piccoli programmi)

    Ed immancabilmente è una fregatura! La visibilità non c’è, la persona a cui fai lo sconto a priori se ne approfitta e cancella gli appuntamenti 10 minuti prima dell’inizio, nessun altro chiede una cosa che permetta di “riciclare” una parte di lavoro già fatto.

    Non sono una “creativa” nel vero senso del termine ma “lavoro coi computer” sia nel web che insegnando …due attività che, chissà perchè, la gente pensa debbano venir fornite gratis o quasi!

    Grazie per questi articoli – preziosissimi sia come “aiuto” che come “conforto e sprono”
    Nadia

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    • Grazie a te della condivisione, Nadia, e continua a provare a dire no. È (molto) una questione di allenamento.

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  4. No, no, no, no… Bisogna solo fare esercizio!
    “Preventivo” è la parola magica con gli amici, “No grazie”, la formula più corretta per rispondere a chi non ha budget (per te, ma per altri sì) o vuole darti una non meglio precisata visibilità. Purtroppo nessuno dà valore a quello che è gratis e dobbiamo farcene una ragione!
    Io sto facendo esercizio da almeno un anno, sono quasi fuori dal tunnel! Diversa ovviamente è la beneficienza (quella vera, per una buona causa), come diverse sono le sinergie in cui si cercano modi alternativi ai soldi per ricompensare il lavoro (scambio di servizi o merci per esempio), ma queste sono altre storie 🙂

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  5. Io sono in lotta con queste situazioni da sempre, faccio il preventivo anche dettagliato ma la situazione non cambia molto, ultimamente mi succede anche che vengono e mi dicono “per questo lavoro ti pago tot”…..è il colmo in quanto solo io posso sapere quanto lavoro faccio e che materiali uso…..mi dispiace ma io lascio non posso continuare così, nel 2013 ho lavorato praticamente gratis !

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    • Adriana, mi spiace che tu sia costretta a lasciare, ma sono sempre dell’idea che chiudere prima di rimetterci troppo è SEMPRE la soluzione migliore. Al massimo ti prendi un sabbatico dal lavoro in proprio e poi riapri quando hai trovato una strategia più efficace per te 🙂 Ci piace pensare positivo!

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  6. Io sto iniziando adesso e questo problema è davvero la prima cosa che ti scoraggia e ti mette addosso una certa ansia…decorazione di interni, patinatura mobili…sono tutti vocaboli che piacciono molto a chi ti contatta ed ha avuto modo di verificare la tua opera, ma quando si tratta di parlare di budget, vorrebbero considerarci solo il materiale (mobili,oggettistica etc. ). Come si spiega che il lavoro “creativo”, la parte in cui studi l’ambiente, prepari un progetto, metti in pratica i desideri altrui grazie alla tua capacità creativa, ha un costo?…Mi sembrerebbe scontato, visto che chiamano te e non se lo fanno da soli..ma sono in difficoltà sull’approccio al discorso…Scusate lo sfogo!
    Michela

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