Pecuni(a)e olent, ma bisogna tapparsi il naso

Mettiamola così: parlare di soldi non è mai facile. Se poi si tratta di affrontare l’argomento in un contesto di creatività/arte/passione, la situazione si complica.

Innanzitutto spesso una professione creativa nasce da un hobby o da una passione coltivata nel tempo libero, per cui i primi tempi la svolgi gratis, magari regalando le tue opere a parenti/amici, o prestando il tuo servizio come favore perché “mi piace tanto farlo, che non mi costa nulla”. Quando decidi di fare il grande passo, improvvisamente amici e parenti sono molto meno inclini ad acquistare il servizio che fino a ieri avevano senza pagare. E tu ti senti in colpa a chiedere (confessalo).

Poi c’è quel pensiero che ancora sopravvive, nel retro del tuo cervello… ti piace talmente tanto farlo, con che faccia puoi chiedere dei soldi in cambio?! Non sarebbe poi un po’ come svendersi?

Ovviamente ci si mette anche una società come la nostra, in cui i lavori di intelletto e ispirazione sono considerati al meglio dei capricci. Secoli a sfornare gli artisti più geniali al mondo e ancora oggi se a una cena ti chiedono cosa fai di lavoro e rispondi “la [inserisci qui la tua professione: personal coach, wedding planner, grafica, stylist, arredatrice, blogger, make up artist…]”, ti senti ribattere: “no, intendevo proprio cosa fai di lavoro”. Immagina quanti soldi scucirebbero per il tuo servizio.

Infine ci sono i parenti e gli amici zelanti, tutti in fila a consigliarti di non metterti in proprio, di continuare a farlo ‘in amicizia’ (ovvero in nero), che una partita IVA costa soldi (sempre lì torniamo) e poi “cosa potrai mai chiedere per quello che fai, non è mica un vero lavoro”.

Il punto è che i soldi sono proprio quella cosa che distingue un hobby da un lavoro, e fino a che non affronterai la questione in tutte le sue sfaccettature (darti un prezzo, chiederlo, pretendere che venga pagato, decidere come spenderlo) non potrai davvero definirti un’imprenditrice.

Rileggi pure la frase. Ti spaventa, vero? Tranquilla, a me terrorizza, e non siamo sole. Qui a C+B sappiamo talmente bene quanto è cruciale e spinoso l’argomento che gli abbiamo dedicato una sezione a parte, anche se il prezzo è già un elemento di marketing. Nelle prossime settimane insieme cominceremo a capire quanti soldi servono per mettersi in proprio, come amministrarli, come dare un valore al tuo lavoro, insegnare agli altri a rispettare il tuo valore, in cosa vale la pena investire, quando è accettabile lavorare gratis (spoiler: quasi mai).

Alla fine forse non saremo più ricche, ma spero che non ti verrà più la tentazione di nascondere la contabilità in una cappelliera.

Barbara Pederzini

Sono una consulente creativa e lavoro soprattutto con marchi e negozi indipendenti del settore lifestyle. Sono anche un'organizzatrice seriale allergica alle convenzioni, e metto queste caratteristiche al servizio delle donne, per aiutarle a disegnarsi una vita su misura.

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12 commenti su “Pecuni(a)e olent, ma bisogna tapparsi il naso”

  1. “no, intendevo proprio cosa fai di lavoro” ahahah! Succede sempre, come arrivano sempre i consigli e le opinioni non richieste di tutti…ma andiamo avanti lo stesso! Vero?

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    • Se lo chiedi a me (se andare avanti) io sono quella delle revisioni economiche semestrali 😉 Io vado avanti finché i debiti sono a zero (o quasi) e le previsioni di entrata col segno +. Insomma, gira che ti rigira è sempre una questione di soldi!

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  2. Ciao Barbara 🙂
    ho riso molto leggendo il tuo articolo, che rispecchia benissimo la situazione in cui mi trovo da quando ho iniziato a “fare i pitturini” (come dice il mio capo, che ovviamente lo considera un non-lavoro).
    Per quantificare i lavori freelance mi sono trovata bene con un approccio razional-matematico: una sterilissima tabella di calcolo con un altrettanto sterilissimo elenco di spese fisse e variabili, la quantità (più realistica possibile) di ore che posso rubare al sonno dedicare ai lavori da freelance, et voila… tuttavia attendo con ansia l’articolo sui lavori pro bono, ché matematica e cuore tenero mal si abbinano 😉

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    • Monica, ho adorato il tuo commento… non è che avresti voglia di condividere i principi di questa splendida tabella di calcolo? Ci vedo del gran potenziale per un guest post qui da noi 🙂 Se sei disponibile scrivimi pure che ne parliamo!
      Intanto grazie del commento, l’articolo sul lavoro pro bono sarà un po’ più in là, intanto il mio prossimo contributo si intitolerà: niente è gratis! 😉

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  3. Domenica mattina, ore 8. Momento di sconforto prima di uscire per andare a scuola di counseling… Non solo perché l’Amato dorme beato e io devo rinunciare all’unica mattinata di sonno della settimana, ma perché mi sono appena beccata una dose di “sano realismo” dai miei genitori, che ovviamente mi sconsigliano di… (Vedi sopra)
    Tra l’altro vivo in affitto, sia io che lui con stipendi da impiegato (non arriviamo ai 1500€ a testa, per parlarci chiaro). Noto che le amiche che riescono a fare il salto di solito hanno la casa di proprietà, oppure il marito ricco. Io ci vorrei provare lo stesso, considerato che non ho né uno status né un gran stipendio a cui rinunciare. Ma é da pazzi? Certi giorni mi sembra solo di coltivare delle grandi illusioni…e mi chiedo se vale la pena continuare ad alzarsi alle 8 la domenica mattina per seguire quello che, nei giorni ottimisti, sembra il mio destino.
    Perdonate il risveglio brusco, ma visto che si parlava di pecunia…
    Per rimediare, plum cake allo yogurt per tutte. E ora scappo, che non voglio mica fare ritardo 😛
    Grazie per aver creato questo spazio 🙂

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    • Cara Giulia,
      hai sganciato la classica domanda da un milione di dollari! Cominciamo dicendo che (purtroppo) neanche noi di C+B possiamo dirti se volerci provare ‘lo stesso’ è da pazzi. Però possiamo offrirti quanti più strumenti possibili per fare da sola un’analisi attenta e puntuale e decidere se i rischi/costi valgono la pena. E questa analisi, ti consiglio di farla davvero. Quando bisogna pagare spese fisse per vivere ogni mese (= uscite fisse) è d’obbligo tirare fuori un quaderno e fare i compiti, analizzando pro e contro, costi e guadagni potenziali, investimenti necessari e contesto economico, prima di buttarsi. Un po’ di pazzia ci vuole sempre, ma se limiti il fattore ‘incoscienza’ è meglio 🙂

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      • Grazie per questa risposta onesta e concreta!
        Considerata la mia ignoranza in fatto di numeri, qualsiasi consiglio su da dove partire per metterli in ordine è graditissimo 🙂

        grazie e buona settimana

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