Gestire il carico mentale: cosa ci insegna la meditazione

In quest’ultimo anno su C+B, io e Liria abbiamo osservato alcuni argomenti da punti di vista diversi: lei da quello psicologico, io da uno più corporeo-meditativo.

In questi ultimi due articoli abbiamo deciso di parlare del carico mentale: io oggi vi parlerò dei punti di contatto tra la sua gestione e la pratica della meditazione.

Il carico mentale è (uso la definizione di Liria):

[…] quel flusso di pensieri, perlopiù ininterrotto, relativi alle cose da fare e alla loro conseguente organizzazione. Lo sperimenta con facilità […] chiunque sente ricadere su di sé molte responsabilità appartenenti a realtà fisicamente separate. Gli impegni da ricordare e gestire affollano la mente in modo così prepotente, che si tende ad avvertirli tutti come prioritari.”

Oggi vedremo come si possa prendere spunto dalla meditazione per gestire il carico mentale, osservando il corpo, il respiro e i pensieri. Per aprirsi con gentilezza – e ironia, perché no? – a possibilità alternative che migliorino la qualità della vita.

Stare qui, ora

Nella meditazione si dice che c’è il tempo del presente e c’è il tempo dei pensieri, e quasi mai coincidono.

I pensieri rimandano a qualcosa che è stato o che deve ancora accadere, il presente è il momento in cui il corpo vive. Pensare – ovviamente! – non è una cosa negativa di per sé, ma quando i pensieri sono tanti e si affollano nella mente il rischio è di perdere il contatto con il ‘qui e ora’.

Quando il carico mentale è alto, si cerca contemporaneamente di essere efficaci nel fare e nel pensare, tenendo insieme passato, presente e futuro, e questo costa tanta fatica fisica e mentale. 

Il corpo si contrae e si irrigidisce e il respiro si fa superficiale e affannoso.

Se una cosa simile capita anche a te, puoi prenderti cura di questo stato di tensione anche solo ascoltando come stai: già osservare come e dov’è il tuo corpo toglie parte della tensione dello stare in un altro momento.

  • Chiudi o socchiudi gli occhi e porta l’attenzione alle parti del tuo corpo che toccano terra: i piedi che appoggiano sul pavimento e – se sei seduta – la sensazione di supporto che ricevi dalla sedia o dal cuscino. Non serve che cambi qualcosa, limitati solo a osservare.
    Per aiutarti in questa osservazione puoi dirti mentalmente quello che senti: caldo, freddo, peso, contatto coi vestiti, tensione, relax, …
  • Fai qualche respiro profondo.
    Inspira: apri bene il torace e allunga la schiena verso l’alto.
    Espira: lascia uscire il fiato e rilassa le spalle, tenendo la schiena dritta.
    Fallo per due o tre volte, immaginando il respiro che ti aiuti a rilassare il corpo.

Gestione del carico mentale: quando i pensieri affollano la mente

Se fai l’esercizio di prima per più di due o tre respiri, a un certo punto il carico mentale si farà sentire: arriveranno i pensieri.

Nella meditazione il cuore della pratica è gestire i pensieri: si osservano, gli si dà una forma definita, e poi li si lascia andare. Tutte le volte che serve.
Quando arrivano, prova a farlo anche tu: 

  • osserva il pensiero come se stessi guardando un film. Come se non fosse tuo.
  • dagli una forma definita: a cosa stai pensando? Trova i confini del pensiero (per esempio: “sto pensando che devo prenotare la spesa online”).

A questo punto il pensiero ha un inizio e una fine, e puoi decidere cosa farne. Te ne devi occupare subito? Oppure puoi trovargli uno spazio in agenda? Uno spazio per prenderti cura di quel pensiero, non necessariamente per occuparti di quella questione.

In ogni caso, una volta che avrai deciso cosa farne, potrai lasciarlo andare.

Con questa pratica ti alleni a stare nel presente e in contatto con il tuo corpo per osservarlo e rilassarlo.
Ti alleni anche a osservare un pensiero alla volta, separandolo dalla massa e creando, con il tempo, dei cuscinetti in cui non c’è il rumore di tutti i pensieri aggrovigliati.

Come allenarsi a vedere le possibilità di cambiamento

Piano piano, quando fai questi esercizi di consapevolezza senza giudizio, inizia a lasciar entrare l’ipotesi che alcune incombenze possano essere gestite da altri, magari meno bene, con altri tempi forse, o in modo diverso. Oppure che alcune cose possano proprio non essere gestite.

Cerca di farlo senza apporre etichette di merito a queste eventualità. Lascia semplicemente che l’idea possa soffermarsi sui tuoi pensieri, come ipotesi, non come imposizione.

Con gentilezza chiediti “e se … ?” 

Fallo con serenità e magari sorridi agli scenari apocalittici che possono formarsi nella tua mente
Non devi fare nulla, solo restare aperta alla possibilità di cambiamento e osservare la reazione del tuo corpo e del tuo respiro.

Con il tempo, questa possibilità potrebbe diventare più concreta e potrai sperimentarla anche nella realtà.

Come vedi, allentare la presa del carico mentale non è una cosa che avviene dall’oggi al domani, ma un allenamento da fare con costanza e gentilezza. Allo stesso modo, anche imparare a meditare è un allenamento.

Ci farai sapere cosa scoprirai?

Se ti interessa approfondire i legami tra meditazione, carico mentale e sicurezza in se stesse puoi iscriverti alla lista d’attesa del mio percorso “Come l’acqua”, che inizierà a gennaio. Per le interessate al percorso ho previsto dei contenuti speciali e gratuiti nei prossimi mesi. 

Monja Da Riva

Mi chiamo Monja - con la j che si legge i - una laurea in informatica, un master in counselling e uno in shiatsu. So bene com’è avere tante vite e volerle far stare tutte in una sola. Nelle consulenze, nei corsi o nei seminari accompagno le persone a osservarsi con gentilezza, per diventare ciò che vogliono essere davvero, qualsiasi cosa sia.

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