Carico mentale: cos’è e come fare in modo che non ti schiacci

Pensare tanto, farlo senza interruzione. E aver in mente, nello stesso momento o a distanza di frazioni di secondi, più cose relative ad aree diverse della propria vita, mentre si sta facendo tutt’altro: rispondere alla mail di quel cliente, e anche portare l’auto in officina, e comprare il pane al supermercato prima di rientrare a casa, e richiamare quell’amica per sapere com’è andato il suo viaggio, e prenotare il ristorante per sabato sera, e ricordarsi di pagare il nuoto dei bambini, e prendere appuntamento dal dentista, e quando scade la bolletta della luce?

Succede anche a te? Ecco, non sei sola. Quello descritto è solo uno dei modi in cui puoi sentirti sopraffatta dal carico mentale.

Carico mentale: di cosa si tratta

Il carico mentale è frutto di un flusso di pensieri, perlopiù ininterrotto, relativi alle cose da fare e alla loro conseguente organizzazione.

Lo sperimenta con facilità chi si giostra tra studio e lavoro, o tra due (o più) lavori diversi, o tra famiglia, lavoro e cura dei genitori anziani, ad esempio. E in generale, chiunque sente ricadere su di sé molte responsabilità appartenenti a realtà fisicamente separate. Gli impegni da ricordare e gestire affollano la mente in modo così prepotente, che si tende ad avvertirli tutti come prioritari.

Nel suo fumetto “Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano”, Emma Clit definisce il carico mentale delle donne, continuo e sfiancante, un lavoro invisibile. Non solo agli occhi degli altri intorno a loro, ma anche a sé stesse. E in effetti, se ti fermi un momento a pensarci, hai mai riconosciuto il pensiero e l’organizzazione delle cose da fare, essi stessi come cose da fare?

Le conseguenze del carico mentale sul tuo benessere

Oltre a generare pesantezza mentale e fisica, e stress (che il più delle volte diventa cronico), i risultati più evidenti di questa condizione sono principalmente tre:

  • vivere in costante tensione e preoccupazione, dovute alla quantità di cose da fare (spesso, quantità non umanamente sostenibile) e legate alla percezione di impegni non ancora compiuti che inevitabilmente occupano spazio nella memoria e assorbono energie
  • sentirsi spezzate, difficilmente connesse con il momento presente, come se con il corpo ci si trovasse in un posto, ma con la mente sempre da un’altra parte: al prossimo impegno, a quello dimenticato, a quello rimandato
  • sperimentare solitudine e senso di inadeguatezza: la prima spesso sostenuta dall’evidenza di ritrovarsi sole nel gestire quelle responsabilità, il secondo dovuto all’impossibilità di riuscire realisticamente a far tutto, e magari anche (molto) bene.

Non lasciarti schiacciare

Gestire il carico mentale che sembra essersi impossessato della tua mente è possibile, e voglio offrirti qualche spunto che spero possa tornarti utile se vuoi iniziare a fare qualcosa di diverso per sentirti più leggera.

  • Il primo passo è riconoscere che esiste e che il fatto che rappresenti una condizione sperimentata da molte non lo rende meno grave né sottovalutabile.
  • Chiediti quali idee legate all’immagine che hai di te, che hai sviluppato nell’arco della tua vita, rischiano di alimentarlo. Se sei cresciuta sentendo di dover fare necessariamente tutto da sola, è naturale che tu tenda a sentirti responsabile di tutto ciò che ti vede coinvolta. Oppure, se in cuor tuo credi fermamente che la tua presenza sia indispensabile perché nessuno farà le cose (per bene), ti verrà naturale attivarti dinanzi a qualcosa da fare.
  • Rifletti sul rischio di non mettere in dubbio, mai, l’idea che hai di te. E se, seguendo gli esempi già citati, convinta di dover fare sempre tutto da sola, ti assumessi più responsabilità di quelle che invece, realisticamente, ti appartengono? O, sentendoti sempre indispensabile, ti negassi a priori la possibilità di chiedere o delegare?
  • Uno dei motivi per cui il carico mentale genera fatica, è che i pensieri sulle cose da fare, tutte diverse, si affollano tutti nello stesso posto: la tua mente. Inizia ad alleggerirla con strumenti pratici: metti i pensieri su carta, dividili per categorie (lavoro, famiglia, casa, ecc.). E guarda quello che hai “portato fuori” chiedendoti: è tutto prioritario? Da quali priorità voglio iniziare ora, mettendo da parte le altre? E cosa posso delegare a chi?
  • Il concetto di priorità meriterebbe un articolo a parte, ma se fai fatica a distinguere o a classificare le priorità nella tua giornata, settimana, vita, qui voglio invitarti a tener conto di un aspetto non trascurabile. Non è prioritario tutto ciò che ha una alternativa, anche se non è quella desiderata. Tra pagare una bolletta e comprare la cena, ad esempio, la seconda è una priorità, la prima no: pagare una mora per una bolletta saldata in ritardo rappresenta un’alternativa, andare a dormire senza aver cenato no.
  • (Con)dividi il carico, non solo le cose da fare. Parla di come ti senti con qualcuno di cui ti fidi: tenere a mente anche le emozioni e la fatica che provi, mentre pensi a come e quando fare tutto, e persino mentre lo fai, rende lo sforzo ancora più faticoso. E valuta a chi puoi delegare una parte dei tuoi pensieri, non solo gli impegni che i tuoi pensieri ti suggeriscono. Pensa per categorie. Se al lavoro hai dei collaboratori, ad esempio, delega loro intere sezioni di attività, non singole azioni: così, qualcuno si occuperà in autonomia della posta, qualcuno della contabilità, qualcuno di tenere pulito e ordinato l’ufficio e così via, e non sarai tu a smistare le varie cose da fare, man mano che si presentano.
  • In ultimo, ma non perché meno importante: chiedi meno a te e più agli altri, ogni volta che ti è possibile.

E tu, il carico mentale, come lo gestisci? Se vuoi raccontarci la tua esperienza e condividere con noi di C+B le tue riflessioni, siamo tutte orecchie: ti ascoltiamo.

Liria Valenti

Sono una psicologa psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di cambiamento, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Mi piace farlo seguendo il mio intuito, mettendo in moto tutta la mia sensibilità e attingendo liberamente al mio umorismo e alla mia creatività. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi. Ah! Vado pazza per il tiramisù e adoro le piantine grasse.

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