Per sentirsi più sicure nel lavoro (e gestire l’ansia da prestazione)

Il contesto lavorativo è costantemente animato dal confronto con qualcun altro: che si tratti del capo, dei clienti, dei colleghi o dei collaboratori, ci ritroviamo sempre a confrontarci con qualcuno potenzialmente in grado (e spesso anche in diritto, per il ruolo che riveste) di giudicare le nostre idee, la nostra metodologia e il nostro operato, apprezzandoli oppure no.

Confrontarsi con il giudizio esterno, e affrontarlo senza lasciarsi sopraffare, può essere motivo di forte ansia. Prendere parte attiva a una riunione di lavoro, parlare in pubblico a un evento, mostrare il proprio lavoro al cliente, fare un video da diffondere sul proprio canale Instagram, pubblicare un post nel proprio blog; sono tutti esempi di prestazioni dinanzi alle quali ci si può sentire insicure, spaventate, barcollanti, poiché vengono vissute come occasioni in cui dover dimostrare il proprio valore agli altri.

Così, le mani sudano freddo, la voce traballa, il cuore batte all’impazzata, e portare a compimento – o addirittura iniziare! – la prestazione tanto temuta può diventare un vero problema. E come tale, un ostacolo a sentirsi comode, sicure e realizzate nel proprio lavoro, specialmente quando l’ansia è talmente forte da scegliere di evitare la situazione o il contesto in cui la sperimentiamo: succede quando rimandi un incontro, un lavoro, una voce della tua to-do-list, perché il solo pensiero di realizzarla attiva in te uno stato di agitazione e preoccupazione, che ti blocca spingendoti a evitarla o procrastinare.

Peccato, però, che evitare le situazioni ansiogene non sia affatto di aiuto, se vuoi affrontare e gestire questa difficoltà. Dopo brevi momenti di sollievo che l’evitamento del problema regala, infatti, l’ansia torna puntuale e più forte di prima. In sostanza, se oggi eviti di confrontarti con ciò che pensa del tuo lavoro il tuo cliente, la prossima volta che dovrai affrontarlo il livello di ansia sarà ancora più alto della volta precedente, e così per tutte le occasioni a seguire. La prestazione diventerà sempre più faticosa da sostenere, e l’impulso a evitarla la soluzione in apparenza più semplice, seppur per niente utile a sentirti più sicura e appagata nel tuo lavoro – forse te ne sei già accorta.

5 strategie per gestire l’ansia da prestazione

Evita di evitare. Affronta l’ansia che sperimenti invece di evitarla, mettendo da parte o procrastinando quel che la attiva in te. So che non è affatto semplice, tuttavia è una scelta possibile: tienila in considerazione.

Respira. Respirare profondamente ti aiuta ad ampliare la prospettiva da cui stai osservando quel che ti capita, piuttosto che focalizzarti esclusivamente sulla prestazione e su tutte le cose terribili che immagini possano succedere, ridefinendo così la situazione. Specialmente se ti senti molto agitata e irrequieta, il respiro può diventare corto e tu sentirti in affanno: respirare lentamente e a pieni polmoni ti aiuta a favorire uno stato interiore di calma e tranquillità e a ripristinare lucidità mentale.

Oppure scarica la tensione. Se fermarti e respirare ti sembra un’impresa impossibile, trova il tuo modo di scaricare la tensione accumulata: vai a correre, balla, ridi, piangi, o qualsiasi altra azione ti sia di aiuto per ampliare il focus mentre canalizzi la tensione fisica su un’azione pratica in cui il tuo corpo, e non la tua mente, è protagonista.

Pianifica! Ma con flessibilità. Prepara i contenuti da illustrare all’incontro di lavoro o che vuoi comunicare al tuo pubblico e fallo per tempo, con un po’ di anticipo: se andrai preparata, avrai degli strumenti concreti da utilizzare durante la tua prestazione. Tuttavia, pianifica con flessibilità: non puoi prevedere gli imprevisti, eventuali domande o obiezioni, né l’impatto di quel che dirai o farai sugli altri, e una pianificazione eccessiva, curante anche dei piccoli dettagli (anche di quelli che, di fatto, non puoi prevedere), può provocare l’effetto opposto, ossia aumentare l’ansia piuttosto che alleviarla. Per esempio, se scegli di imparare a memoria il discorso che dovrai fare a un evento pubblico, ti affidi a un unico strumento – la tua memoria, appunto – rischiando di bloccarti ogni  volta che non ricorderai una parola o qualche passaggio (può succedere!). Affidarti a te nella tua interezza, invece, a tutte le tue capacità e competenze invece che a una sola, ti permetterà non solo di affrontare la prestazione con meno ansia, ma anche di ottenerne una migliore!

Concediti il permesso di sbagliare. Ricorda che, in quanto persone, siamo tutte fallibili. Tuttavia, non siamo gli errori che facciamo: il nostro valore è a prescindere. Sbagliare contribuirà ad arricchire la tua esperienza, a imparare cosa modificare la prossima volta, a individuare cosa ti servirà in futuro, per fare meglio e sentirti meglio, in quel che fai.

Hai voglia di provarci? Hai già sperimentato una di queste strategie? Te ne sono state utili altre?Raccontaci la tua esperienza: sarà di certo preziosa per chi si ritrova ad affrontare la stessa difficoltà 🙂

Liria Valenti

Sono una psicologa psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di cambiamento, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Mi piace farlo seguendo il mio intuito, mettendo in moto tutta la mia sensibilità e attingendo liberamente al mio umorismo e alla mia creatività. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi. Ah! Vado pazza per il tiramisù e adoro le piantine grasse.

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Un commento su “Per sentirsi più sicure nel lavoro (e gestire l’ansia da prestazione)”

  1. Esiste la tipologia: avere una collega Superwoman? è capitata a me. E’ perfetta. Non sbaglia mai. Non si stanca mai. Non parla, è sempre concentrata. Non è una collega bensì la sentinella, il braccio destro, la dipendente devotissima dei miei capi. considera il suo lavoro un campo di guerra. fa cazziatoni come se fosse il capo, prende gli obiettivi come fossero target. e via discorrendo. Conseguenze? mi ha fatto perdere il piacere di andare a lavorare. Le mansioni sono un pochino ripetitive e c’è molta ansia, pertanto non lo definirei il lavoro della mia vita. Tutt’altro. A me piacerebbe chiacchierare ogni tanto, prendersi un caffè, fare una pausa, Stiamo assieme per 8 ore! ed invece a volte anche io vengo costretta ad indossare l’elmetto e la mia serenità, dolcezza, tranquillità vengono scambiati, credo, per disinteresse, scarsa grinta, poca determinazione. Ho anche scoperto che a lei hanno aumentato il livello e a me no. Tutto ciò ha creato dentro di me del rancore nei confronti dei capi. In breve, andare al lavoro è diventata una sofferenza. So che devo cambiare il mio atteggiamento e non l’ambiente circostante ma ciò è particolarmente ostico. Sto lavorando sulla mia assertività ma la verità è che non voglio essere come lei. Io voglio fare anche altro…..

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