Definire bene il concetto di lavoro occasionale

Due settimane fa abbiamo pubblicato la lettera di una fanciulla che si poneva domande piuttosto specifiche su come gestire il lavoro occasionale: nel suo caso, si tratta di un dubbio legato alla possibilità che un altro membro della sua famiglia lavorasse con ritenuta d’acconto (come già fa lei stessa), utilizzando un brand collaterale di quello esistente.

Come sempre accade quando ci fate domande molto tecniche, scegliamo di spezzare la risposta in due tempi: in particolare, questa sollevava una questione che sta molto a cuore a tante di voi che stanno iniziando a mettersi in proprio, magari affiancando ad un lavoro come dipendente delle entrate derivanti dall’hobby che sperano, un giorno, diventerà la loro nuova professione.

Quello che ci piace delle vostre domande è che significa che, come prima cosa, vi siete poste il problema: il che, nel caso della regolamentazione fiscale, è cosa ahimè niente affatto scontata, come invece sarebbe giusto – e come speriamo prima o poi accada!

Inoltre, lavorare con la consapevolezza di non correre rischi, per quanto in buona fede, è sicuramente un modo più produttivo per procedere, e che vi consente, dopo aver spazzato via i dubbi, di esprimere al meglio la vostra creatività senza svegliarsi nel bel mezzo della notte con la paura di aver commesso un brutto errore!

Ecco qui allora la risposta di Carlotta, la nostra commercialista del cuore.

“Cara amica lettrice,
in linea di massima non esistono controindicazioni all’esercizio, in uno stesso nucleo familiare, di attività “similari”, effettuato da due soggetti che realizzano prodotti diversi.
La questione di cui, secondo me, è necessario discutere è invece la definizione e il concetto di occasionalità della tua attività.

Ti faccio presente che non esistono parametri normativi che indichino l’importo massimo del corrispettivo tale da definire occasionale o meno l’attività, così come non è contemplato il numero di prestazioni svolte in un anno entro cui è configurabile un’attività occasionale.
Pertanto, diventa necessaria una valutazione caso per caso.
Per poter definire la tua attività come occasionale, è necessario che non si riconosca una continuità, una regolarità o una sistematicità nelle vendite.
Già il fatto che dici di essere on line da 4 anni lascia purtroppo presupporre che, nonostante il basso incasso, la tua attività creativa sia “costante” nel tempo. Parli addirittura di “brand”…
Inoltre, ti avvali per la vendita di un sito web dove (eh si, sono andata a curiosare…) si trovano elencati tutti i tuoi prodotti venduti con il relativo prezzo.
Risulta fondamentale, nel tuo caso, anche valutare se oltre agli incassi derivanti da questa tua attività creativa, hai altre entrate tipo un reddito da lavoro dipendente, che potrebbero dimostrare che effettivamente le tue creazioni sono soltanto un hobby.

Mi sento di consigliarti, quindi, di fare quanto prima una valutazione complessiva della vostra situazione, in modo da continuare a sviluppare la vostra creatività familiare al meglio e senza preoccupazioni di tipo “fiscale”.

Un abbraccio
Carlotta”

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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5 commenti su “Definire bene il concetto di lavoro occasionale”

  1. Ecco la risposta della commercialista ora mi mette in crisi. Io non ho un lavoro “stabile” ma ho un negozio su Etsy, quest’anno ha compiuto due anni, anche io ho, ovviamente tutti i miei prodotti pubblicati con foto, prezzi e tutto, ma le mie vendite sono una ogni 4 mesi circa (sigh!!!) questa è la media, e non sono prodotti tali da dire che con quella vendita posso andare avanti per settimane, si e no un paio di giorni. Quindi anche io non sono un’hobbista e dovrei regolarizzare la mia situazione? A questo proposito ho sentito che entro il 2016 tutte dovremo regolarizzare la nostra situazione, ma non so di cosa si tratta.

  2. Scusa ma come non esistono importi massimi per la prestazione occasionale? Io sapevo che più di 5000 annui non si potevano fare? Così era almeno nel 2009 prima che aprissi la partita iva (partita iva finta per lavorare in uno studio, no comment).

    Io ora mi trovo in una situazione diversa ma descritta da te in questo post, ho un lavoro con contratto d’apprendistato, e occasionalmente guadagno con il mio sito. Nel 2015 probabilmente supererò la soglia dei 5000, ma sempre per cose occasionali, però dovrò aprire partita iva, no? Oppure non esiste una soglia annuale e posso continuare con la collaborazione occasionale dato che ho un’altro impiego di cui pago l’inps?

    Grazie se riuscirete a rispondere, il vostro sito mi sta aiutando molto.

  3. Veramente la definizione di occasionale esiste e fissa anche il tetto di guadagno annuo e c’è anche un’indicazione temporale ben definita.
    Il riferimento di legge è il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 all’Art. 61, comma 2
    “[…] prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni contenute nel presente capo.”

  4. ma quando si tratta di oggetti hand made, in teoria non si è hobbisti ma OPI (operatori proprio ingegno).
    L’ hobbista è colui che compra e rivende occasionalmente (ad es. gli “svuotasoffitta”)…questo è quelloc he ho capito dopo lungo peregrinare tra i vari professionisti contabili 🙂

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