I consigli per le vacanze e perché non dovresti seguirli

Più il periodo di sosta estiva si avvicina, più fioccano intorno a noi suggerimenti su cosa fare in vacanza, come sfruttare tutto questo tempo liberato e su come affrontare l’estate per poter essere più efficienti al lavoro, una volta rientrate.
Le vacanze, che per definizione rappresentano un intervallo di riposo tra periodi di attività, si trasformano velocemente in un tempo svuotato da riempire, per poter raggiungere obiettivi di qualche tipo: un tot di libri da leggere, un certo numero di km da percorrere, il riordino di qualche parte della casa, la revisione del sito, la bozza del prossimo progetto da lanciare.

Se ci pensiamo, è un evento che ciclicamente si ripete: durante le vacanze di Natale ci si ferma a fare bilanci e piani per il nuovo anno. Le vacanze di Pasqua sono un’occasione per pulire a fondo la casa e liberare gli armadi. Poi, le pause estive, specialmente se si è una libera professionista, diventano il momento ideale per portarsi avanti sul lavoro dell’autunno, e recuperare tutte quelle cose che durante i mesi precedenti non hanno trovato spazio.

In fondo, non è semplice fermarsi a non fare niente quando si è parte di una società che spinge continuamente a fare molto e farlo presto, pena restare indietro e perdere qualcosa (soldi, occasioni, riconoscimenti di stima).

In quest’ottica, i consigli per le vacanze rischiano di diventare l’ennesima spinta a fare: rimaniamo focalizzate più sugli obiettivi che vogliamo o dobbiamo raggiungere, che su quello di cui la nostra mente e il nostro corpo ci segnalano di aver bisogno.

I compiti per le vacanze come fonte di rassicurazione

Le sollecitazioni esterne che ci raggiungono sotto forma di compiti per le vacanze probabilmente si agganciano a quella parte di noi che fatica ad assaporare l’inattività, percepita pericolosa per qualche motivo.

A volte, fermarsi a stare senza fare può essere fonte di disagio, attivando uno stato di agitazione e ansia. Del resto, confrontarsi con un tempo vuoto, come può essere quello delle vacanze, significa anche entrare più in contatto con quelle parti silenziose di noi, fatte di emozioni, ricordi, pensieri, che potremmo avvertire come scomode e persino dolorose, e tendere a coprirle con i rumori delle attività quotidiane.

Talvolta non c’è nessuna obiezione a fermarsi e godersi il dolce far niente; al contrario, nonostante possa essere grande il desiderio di procurarsi questa condizione, può essere forte la paura di quel che potrebbe succedere qualora lo si facesse davvero.
Ad esempio si può temere di non riuscire più a ripartire e riprendere il ritmo lavorativo, come se, concedendosi una sosta, venisse meno il controllo sulle proprie scelte e azioni, e che questo poi non fosse più recuperabile.
Può fare capolino la paura di rimanere indietro, non farcela, non essere abbastanza produttive ed efficienti, non tenere alto lo standard prefisso, come se il tempo per il riposo e, in generale, quello non destinato a qualche attività proficua, fosse tempo perduto, rubato alle cose da fare, a quel che conta davvero.

Allora, avere un piano anche per le vacanze, ossia per quel tempo potenzialmente senza attività, diventa fonte di rassicurazione per le proprie paure.

I rischi delle vacanze produttive

Se da un lato riempire i tempi vuoti delle vacanze con attività utili a raggiungere obiettivi importanti per noi può regalare una certa dose di soddisfazione, dall’altro intravedo in questa scelta almeno due rischi non sottovalutabili:

  • Vivere un tempo costantemente pieno. In cui potremmo faticare a fare spazio, oltre che all’ascolto e al riposo del corpo, anche all’ascolto dell’anima e del mondo che ci circonda. Al contrario, concederci momenti di vuoto, può essere occasione per osservare, ascoltarci, guardarci intorno, guardarci dentro, sollevare dubbi, cercare risposte, mettere a fuoco anche altro (ad esempio, oltre al lavoro), che sentiamo importante per noi.
  • Nutrire l’idea di essere produttive a tutti i costi. Al punto che non esserlo sempre può diventare fonte di preoccupazione, o, peggio, inaccettabile rispetto all’immagine che ci siamo costruite di noi stesse. Dimenticandoci, quindi, non solo che il nostro valore prescinde dalle nostre prestazioni e da quanto riusciamo a produrre in termini di soldi, risultati lavorativi, attività, ma anche che come persone abbiamo tutte dei limiti che ci suggeriscono fin dove possiamo realmente arrivare, e dove, invece, è protettivo o necessario fermarsi.

Meno consigli, più permessi

Ben vengano tutti i consigli che riteniamo utili per noi, anche quelli per le vacanze. E concediamoci anche la possibilità di chiederci perché li stiamo cercando, o accogliendo con tanta contentezza.

Al di là della singola, ennesima attività che possiamo procurarci durante la pausa estiva (e qualsiasi altra pausa, in qualsiasi momento dell’anno e della vita), chiediamoci se questa scelta tiene a bada qualche timore, e cosa succederebbe se vivessimo, invece, una vacanza vacante di impegni e to-do-list.

Chiediamoci se ci stiamo privando di alcuni permessi importanti per la nostra salute fisica e mentale.

  • Come quello di rispettare i nostri tempi di riposo, anche quando ci sembra che questi vadano a discapito del nostro standard produttivo.
  • Di fare meno (o meno bene), quando ci accorgiamo che ci stiamo chiedendo troppo, ignorando i nostri limiti, e in alcuni casi, anche dei dati di realtà.
  • Di ascoltarci e chiederci di cosa abbiamo bisogno in questo dato periodo o momento. E se in mezzo a questo ascolto si affacciasse qualche emozione scomoda, chissà che non sia arrivato il momento di farla entrare e prendercene cura una volta per tutte.

La parola va a te, se vuoi: domande, condivisioni, obiezioni? Raccontacele!

Liria Valenti

Sono una psicologa e psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di psicoterapia, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Amo tante cose del mio lavoro, ma quello che mi piace di più è: ascoltare, (ri)costruire insieme, emozionarmi.

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