Freelance e femminista Junior. Intervista ad Alice Matteucci

Eravamo in spiaggia a Marina Romea, ci stavamo salutando dopo l’edizione primaverile del Freelancecamp e una giovane donna si è avvicinata a me per mostrarmi un video. A quel punto Francesca Marano mi ha suggerito questa splendida idea: intervistiamola per la nostra rubrica femminista!

Detto, fatto! 

Alice Matteucci (che se tutto va bene presto si chiamerà Alice Matteucci Versari, aggiungendo il cognome della madre a quello del padre), ha 12 anni ed è la figlia maggiore di Roberto, che lavora in un magazzino, e di Silvia, che scrive per la pubblicità [N.d.A. la migliore copywriter in circolazione].

Alice ci ha regalato un’intervista che è un vero e proprio bagno di speranza e ottimismo, perché dimostra che il nuovo che avanza ha le idee molto chiare.

Essere femminista…

…secondo me significa pensare che non ci sia nessuna differenza tra gli uomini e le donne. Le donne possono fare tutte le cose che fanno gli uomini e gli uomini possono fare tutte le cose che fanno le donne: questa è la parità come la intendo io.

Adesso questa parità non c’è, in ogni caso non abbastanza. Molte donne vengono discriminate e ci sono ancora troppi uomini che si permettono di essere violenti perché ritengono le donne inferiori a loro, fino ad arrivare ad ucciderle.

Ho parlato di femminismo…

…soprattutto con la mamma, ma anche a scuola; la Prof ad esempio ci ha portato il Manifesto della Comunicazione Non Ostile.

La prima volta però, credo di averne sentito parlare dalla mamma, che è decisamente femminista. 
Abbiamo affrontato l’argomento quando io e mia sorella eravamo ancora piccole, le prime volte in cui ci siamo sentite dire che certe cose non le potevamo fare perché eravamo femmine; la mamma ci spiegava che non esistono cose da maschio e cose da femmina. 

Poi abbiamo comperato Storie della buonanotte per bambine ribelli e per gradi abbiamo approfondito l’argomento.

Per me è sempre stata chiara questa cosa: le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e gli uomini hanno gli stessi diritti delle donne; non è importante soltanto che le femmine possano fare tutto quello che fanno i maschi, ma anche il contrario!

Anche gli uomini secondo me dovrebbero essere femministi, perché anche a loro vengono tolti diritti dal maschilismo. Mia sorella, ad esempio, ha un compagno che vorrebbe vestirsi con abiti femminili a cui viene detto che non può perché è un maschio. Trovo che non sia giusto.

Di questa cosa ne ho parlato non solo con la mamma, ma anche col babbo e con Simone, il compagno della mamma, entrambi femministi. 

Discriminazioni per via del mio genere…

…per fortuna non ne ho mai subite; tolto qualche esempio che risale all’asilo o ai primi anni delle elementari, oggi che sono in prima media le cose vanno decisamente meglio. 

Non mi è nemmeno mai capitato di sentirmi dire che le ragazze non sono portate per le materie scientifiche, come succedeva quando andava a scuola la mamma.

Le grandi donne che mi ispirano sono…

…prima di tutto la mamma! 

Poi Greta Thunberg, Malala Yousafzai, Nicole Cereseto. In generale direi tutte le donne che sono riuscite a zittire chi diceva loro che non ce l’avrebbero fatta e che tuttora riescono a fare quello che volevano.

Oggi il femminismo è importante…

…perché la parità è necessaria.

Per cambiare le cose…

…dobbiamo soprattutto parlare: non tanto con chi è maschilista convinto o convinta (perché ci sono anche tante donne maschiliste), perché con queste persone più di tanto secondo me non si può fare, ma con le prossime generazioni, con chi ha qualche dubbio, con chi è disponibile a dialogare!

È importante spiegare queste cose ai propri figli e alle proprie figlie, come ha fatto la mamma con noi, discutere, fare ragionare chi non ci pensa, far notare che le cose possono essere fatte in modo diverso.

Io, quando l’argomento viene fuori, ne parlo con i miei compagni, cerco di capire le loro posizioni e ne discutiamo insieme; per fortuna noi siamo messi bene.

Ma il video?…

…da noi ci sono ragazze che vengono a scuola con i pantaloncini corti, ma non succede assolutamente nulla. I miei compagni con ce li vedo proprio a fare cose inadeguate a riguardo.

A scuola da noi non c’è nessuno che punta il dito sull’abbigliamento. In ogni caso non trovo giusto mettere sempre l’accento sul corpo sbagliato delle donne invece che sul potenziale atteggiamento sbagliato degli uomini sul corpo delle donne. Non fai andare a scuola le ragazze in pantaloncini perché gli uomini hanno gli ormoni? Come se non si potessero controllare! È offensivo prima di tutto nei loro confronti!

E comunque se non vuoi fare andare a scuola le ragazze in pantaloncini non devono poterci andare nemmeno i ragazzi.

Deborah Ugolini

Le immagini, la voce e le parole hanno sempre guidato la mia passione. Ho cominciato come videoreporter e oggi mi occupo di videotelling, produzione branded podcast e formazione. Vivo con curiosità e sono fermamente convinta che nella vita non esistano esperienze o competenze inutili.

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