Il nostro stress in una società affamata di prestazioni

Mettersi in proprio, diventare le cape di noi stesse, pianificare obiettivi, e poi raggiungerli anche. E raccontare il nostro lavoro online, mentre lavoriamo anche al di qua degli schermi. Magari essere anche il più possibile presenti sui social per non farci penalizzare dall’algoritmo, ma anche nel lavoro di tutti i giorni per vedere i nostri clienti contenti.

E nutrirci di soddisfazioni.

Spesso mi sono ritrovata a ripensare a quante energie richieda mettere in piedi e far crescere un’attività che amiamo, e che magari è proprio quello che sognavamo di fare fin da piccole, senza farsi sommergere, attratte dall’appagamento che otteniamo dal nostro lavoro fatto bene.

Se in un primo momento questa soddisfazione rappresenta la motivazione che ci spinge a fare e farlo sempre meglio, potrebbe via via trasformarsi nello sforzo cieco di procedere dimenticandosi di tutto il resto.

Per cominciare: dimenticandoci proprio di noi e di quello di cui abbiamo bisogno.

In fondo, è così che incalza lo stress: quando ci dimentichiamo che le nostre energie sono a tempo e vanno continuamente ricaricate, che noi stesse abbiamo dei limiti, esattamente come lo spazio e il tempo che viviamo. Lo stress che sperimentiamo, in sostanza, ci parla dello sforzo che stiamo facendo per andare oltre misura.

E se in alcuni periodi o circostanze questo sforzo può rivelarsi necessario, quasi salvifico a volte, nella maggior parte del tempo che viviamo rischiamo di caricarci di sforzi che potremmo invece risparmiarci.

Lo stress cronico è dietro l’angolo

Non è semplice ricordarci di noi mentre siamo intente a rimanere dritte in una società affamata di prestazioni.

Occorre fare bene, fare meglio delle altre persone, e occorre farlo prima, presto, velocemente. E occorre fare tutto, non lasciarsi sfuggire clienti e opportunità, ma anche essere brave compagne, madri, amiche, figlie. Ci si ferma quando si è già sfinite, quando si crolla, quando lo stress ha raggiunto livelli così elevati o si è protratto per così tanto tempo che di energie non ne è rimasta neppure una briciola.

Insomma, lo stress cronico può arrivare prima di quanto si creda, e riguarda più persone di quante lo raccontano e ne sono consapevoli. Non è insolito, infatti, rendersi conto di essere stressate solo quando si è completamente immerse nel proprio stress e si sente di non farcela più.

Facci caso, allora, se ti senti sempre stanca, fisicamente e mentalmente; se non sei interessata a cosa mangi né a come e quando lo fai, se ti senti emotivamente più fragile, piangi senza un apparente motivo e ti arrabbi con facilità, o al contrario, ti percepisci distaccata, come se gli eventi non ti toccassero.

Facci caso se fatichi ad addormentarti o hai un sonno disturbato, se il tuo corpo lamenta dolori e fastidi, se sei più distratta del solito o come non lo sei mai stata; se non ti riconosci nei tuoi comportamenti, in quello che pensi e senti. Facci caso se ti trascuri, ti curi meno delle cose belle, rimandi la cura di te.

Il circolo vizioso dello stress

Quando facciamo uno sforzo per soddisfare una richiesta, che può provenire

  • da qualche evento o imprevisto esterno (ad esempio: le conseguenze di un’emergenza sanitaria durante una pandemia mondiale),
  • dagli altri (un cliente che chiede di anticipare una consegna, un familiare che richiede la nostra attenzione mentre stiamo lavorando, ecc),
  • da noi stesse (ad esempio: quando pretendiamo di lavorare con enormi risultati in termini di prestazioni e guadagni, e anche garantire alla nostra famiglia una presenza sempre disponibile e attenta)

attingiamo alla dose extra di energie che lo stress naturalmente ci fornisce per aiutarci a far fronte a quello sforzo.

Hai presente quando ti ritrovi stanca alla fine di una giornata che ti pareva interminabile? Ecco, è perché quelle energie sono esaurite: le hai usate tutte, o quasi.

Più siamo a corto di energie, meno siamo in contatto con noi stesse e in ascolto dei nostri bisogni. È come se vedessimo solo un pezzo della realtà, escludendo tutti gli altri pezzi. La consapevolezza di noi e di quello che ci capita, in fondo, richiede una buona dose di energie, e se siamo scariche saremo anche meno consapevoli.

D’altra parte, però, è tenendosi consapevoli che è possibile far fronte allo stress quotidiano, trovare modi e alternative per ridurlo quando rischia di diventare insostenibile, prevenirlo invece di subirlo.

Insomma, un vero e proprio circolo vizioso: più sono stressata, meno sono consapevole di me e della mia realtà (interna ed esterna). E meno sono consapevole, più sarò facile preda di un carico di stress che potrei percepire come incontrollabile, infinito, senza soluzione.

Quando la soluzione per ridurre lo stress è nelle nostre mani

Come interrompere questo circuito, quindi? Secondo me ci sono almeno due possibilità.

Risvegliare la consapevolezza di sé

È una strada. Sapere cosa ci succede, qual è il senso delle emozioni che proviamo, di cosa abbiamo – o avremmo – bisogno per stare meglio, cosa sappiamo di noi e di come funzioniamo.

Ti sei mai chiesta, ad esempio, qual è la tua forza? E quale il tuo limite più difficile da accettare? Come rispondi a determinate situazioni? E perché?

È grazie alla consapevolezza di noi e come stiamo, che possiamo riconoscere i primi segnali di stress: se ce ne accorgiamo, abbiamo tra le mani anche la possibilità di farci qualcosa, con quello che notiamo. Potremmo scegliere di cambiare delle cose, ad esempio, fermarci invece di continuare a correre; oppure no, potremmo proseguire comunque, ma consapevoli degli sforzi e delle loro conseguenze.

In entrambi i casi, qualsiasi scelta faremo, avremo una posizione attiva nei confronti dello stress che viviamo. E non re-attiva, che comporta cioè un’azione automatica di cui non ci rendiamo neppure conto (e che non sempre può rivelarsi la più adatta a quella specifica situazione), né passiva, ossia di chi subisce lo stress, magari anche sentendosi destinata a sentirsi così a tempo indeterminato.

Identificare gli stimoli stressogeni

La seconda strada che vedo possibile passa attraverso una riflessione profonda su quale o quali stimoli attivano il proprio processo di stress. In sostanza: sai cosa ti porta a stressarti?

Spesso, quando siamo sotto stress, riusciamo a identificarne la causa, che il più delle volte è esterna da noi. Così, a stressarci sono le disattenzioni di qualche collega a lavoro, tante cose da fare in poco tempo, un imprevisto che richiede la riprogrammazione di una giornata già parecchio stretta.

Vero: possiamo identificare tutte queste condizioni come stimoli stressogeni, e dunque attivanti il circuito dello stress, ma è importante andare oltre e riflettere su cosa succede a noi, e non a qualcun’altra, in presenza di un determinato stimolo.

Se identifichiamo la causa del nostro stress nel carico di troppe cose da fare, ad esempio, fermiamoci un momento a chiederci non solo cosa, ma anche quanto chiediamo a noi stesse. Teniamo conto dei nostri limiti energetici quando facciamo le nostre to-do-list? Svalutiamo la possibilità di chiedere aiuto, o non ci autorizziamo a farlo? Prendiamo in considerazione la possibilità di sbagliare o non fare tutto alla perfezione? E quella di rinunciare a qualcosa, seppur con dispiacere, o rimandarla?

Sarà importante intervenire sulle aspettative che abbiamo nei nostri riguardi, allora, se vogliamo ridurre lo stress. E questo potrebbe significare, in soldoni, vivere comoda, o perlomeno tollerare la possibilità di fare meno cose, farle meno bene, che qualcun altro le faccia al posto nostro e a modo suo.

Ci farai conoscere le tue esperienze e riflessioni a riguardo? Sarà bello continuare a parlarne insieme!

Una ultima cosa che forse ti interessa, prima di salutarti: se senti il desiderio di prenderti cura dello stress che sperimenti, potrebbe fare al caso tuo Vivere (con) lo stress, il (per)corso online che ho creato per le persone stressate che vogliono imparare a gestirlo e prevenirlo. Per le lettrici di C+B c’è uno sconto speciale fino al 2 marzo 😊

Liria Valenti

Sono una psicologa e psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di psicoterapia, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Amo tante cose del mio lavoro, ma quello che mi piace di più è: ascoltare, (ri)costruire insieme, emozionarmi.

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