Le trappole della libera professione e come tenersene alla larga

Scegli la libera professione (anche) perché credi sarà il contesto in cui potrai gestire liberamente il tuo tempo e il tuo flusso di lavoro. Potrai scegliere come, dove, quando e quanto lavorare, tenendoti presente e rispettando i tuoi valori e le tue inclinazioni. Potrai lavorare in autonomia e le uniche regole che dovrai seguire saranno quelle che tu stessa ti sei data.

Avviare la tua attività, accolte e superate le naturali paure iniziali che accompagnano questa scelta, è come una festa, specialmente quando decidi di diventare una libera professionista dopo essere stata la dipendente di qualcuno; condizione che nella gran parte dei casi significa non solo render conto a qualcun altro dei propri orari, impegni, prestazioni, ma anche assecondare richieste e indicazioni lavorative che possono essere sentite come tanto lontane da sé e dalle proprie idee e desideri.

Quando la libera professione diventa finalmente realtà, però, inizi a chiederti che fine abbiano fatto la tua libertà, l’autonomia, il rispetto di desideri e valori, la spensieratezza che ti auguravi avrebbero segnato l’inizio di un nuovo capitolo della tua vita, non solo lavorativa. Al contrario, ti senti in trappola, non sai come uscirne e chissà, forse inizi anche a dubitare che la libera professione faccia al caso tuo.

Imprigionate dentro la libertà di gestire il proprio tempo

Lavorare in proprio, lo sappiamo bene, significa che se non si fattura non si guadagna. Dinanzi a un calo del fatturato o a un fatturato che non cresce, sentirsi preoccupate è assolutamente naturale e anche molto saggio, perché se ci accorgiamo di un problema possiamo attivarci per risolverlo. Tuttavia, quando la preoccupazione diventa pressante e invasiva, c’è il rischio di analizzare la situazione, fare valutazioni e poi anche scegliere in preda all’ansia, e dunque tutt’altro che lucidamente.

Nella pratica, potresti trovarti ad accettare lavori o collaborazioni che non avresti mai voluto, spinta dalla paura di non guadagnare abbastanza. O di esaudire le richieste dei clienti senza filtri né confini, per tenere a bada il terrore di perderli. O di lavorare a ritmi non rispettosi di te e dei tuoi bisogni, per paura di non riuscire a stare al passo dei tuoi obiettivi.

Quando prevale l’ansia di lavorare e guadagnare a tutti i costi, la tua attività rischia di trasformarsi in una prigione in cui perdi il potere sul tuo tempo, i tuoi desideri, i tuoi spazi e anche le tue migliori intenzioni.

Allora, può tornarti utile considerare che avere il potere di gestire il tuo tempo rappresenta una grande responsabilità verso te stessa, oltre che verso il tuo lavoro: più fatichi a prenderti cura di te, a rispettare i tuoi limiti, ad avere fiducia in te come persona e come professionista e ad accogliere con gentilezza i tuoi errori, più sarà difficile concederti la libertà di lavorare come vorresti o avresti voluto. Al contrario, più sarai allenata a tenerti presente come persona prima ancora che come professionista e avere cura di te sotto vari punti di vista, più potrai scegliere consapevolmente invece che in preda alle paure, tenere alta l’energia e a bada l’ansia, darti fiducia e agire di conseguenza invece che guidata da una dura autocritica.

Sentirsi invase nei propri spazi

In molti casi, lavorare in proprio equivale a farlo da casa. E spesso, quando non c’è uno spazio specificatamente destinato al lavoro (una stanza adibita a ufficio, ad esempio), la casa rischia di diventare un unico spazio fisico e anche psicologico per tutto: vita familiare, lavoro, tempo libero, a volte anche vita sociale. Dove i confini tra un contesto e l’altro, tra una attività e l’altra, possono svanire o indebolirsi.

In sostanza, quel che intravedevi come un vantaggio della libera professione – lavorare ovunque si voglia, o comodamente da casa – si trasforma in un peso, nella misura in cui il tuo spazio vitale viene invaso dallo spazio/tempo lavoro. Se ad esempio lavorare in pigiama sdraiata sul divano del tuo salotto, all’inizio ti regalava un senso di piacere e libertà, a lungo andare questa pratica può diventare un’abitudine limitante, a causa della quale rischi di confondere un luogo destinato al riposo e allo svago, come il divano, con l’uso che, invece, ne fai: l’attività lavorativa. Nella pratica, significa che potresti continuare a lavorare nella tua mente anche quando hai spento il computer e ti sei accomodata sul divano per guardare un film, facendo fatica a staccare la spina e lasciarti andare al riposo, e alimentando, invece, stress e tensione.

Se ti senti stretta nel tuo stesso spazio, quello che tu hai scelto liberamente per svolgere le tue attività lavorative, tieni conto della possibilità di creare o ripristinare un equilibrio tra un luogo destinato al lavoro e quelli destinati al resto. Può darsi che per te sia importante avere un ufficio fuori casa o che ti sia sufficiente un angolo della casa dedicato esclusivamente al lavoro: al di là della soluzione pratica che sicuramente troverai, il punto è concederti il permesso di smettere di lavorare quando vuoi riposare o dedicarti ad altro, dentro di te e nello spazio esterno, così da non sentirti più invasa dalle interferenze che tu stessa ti sei procurata.

Essere il (duro) capo di sé stesse

Da libera professionista, sei l’unica persona a cui rendere conto non solo di come usi il tuo tempo e di come delimiti i tuoi spazi, ma anche delle tue scelte, del fatturato, delle tue prestazioni. Eppure, ti senti sotto pressione come quando eri una dipendente e dovevi rispondere alle richieste del tuo capo, se non più stressata di allora.

Per lavorare in proprio in modo efficace e proficuo, darsi una struttura è fondamentale. Tuttavia, se ti senti schiacciata dalle regole che tu stessa ti sei data, probabilmente è il momento di verificare se stai chiedendo troppo a te, in questo specifico momento della tua carriera o in generale. Se pretendi che il tuo lavoro sia sempre impeccabile; se non metti in conto che anche tu puoi sbagliare, come tutti; o se pretendi da te di raggiungere i tuoi obiettivi a tutti i costi, anche se questo significa ignorare come stai, di cosa hai bisogno e i tuoi limiti; se ti metti fretta anche quando non serve; se ti imponi di dover fare tutto da sola, anche quando è troppo o tanto difficile; se sei tanto critica con te stessa per i tuoi risultati, e fatichi, invece, a darti riconoscimenti.

Ti invito allora a osservare come tratti la lavoratrice che è in te, che probabilmente è anche il modo con cui ti tratti in generale, e a chiederti se ti sceglieresti come capo, tenendo bene a mente che uno dei motivi per cui immagino tu abbia scelto di diventare una libera professionista è darti libertà e valore (anche) nel lavoro.

Se hai voglia, raccontami la tua esperienza nei commenti: sarà bello confrontarsi sull’argomento e continuare a parlarne.

Liria Valenti

Sono una psicologa psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di cambiamento, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Mi piace farlo seguendo il mio intuito, mettendo in moto tutta la mia sensibilità e attingendo liberamente al mio umorismo e alla mia creatività. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi. Ah! Vado pazza per il tiramisù e adoro le piantine grasse.

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