Comunicazione social e tempo tiranno: come stabilire le priorità

Stabilire le priorità della tua comunicazione, soprattutto sui social, potrebbe non essere un’impresa facile. Facebook, Instagram, Pinterest, Tiktok… Sono utilissimi per il branding, ma se li usi male (e se li usi tutti) potrebbero trasformarsi in un mostro succhia tempo e farti sentire come un criceto che corre nella ruota senza arrivare da nessuna parte. Ti è mai capitato di finire di girare un reel e scoprire che è ora di cena anche se poco fa stavi facendo colazione? Benvenuta nel club!

Lavorare sulla comunicazione e sui social ti serve davvero?

Visto che i social ci richiedono sempre più tempo, dobbiamo entrare nell’ottica che, se non abbiamo uno staff a nostra disposizione, ci toccherà lasciare andare qualcosa per evitare il burnout, anche perché oltre a comunicare dobbiamo anche lavorare, e non è un dettaglio.

Ma come facciamo a decidere su cosa concentrarci? Una buona idea può essere quella di chiedere una consulenza. Ti spoilero l’inizio: io ti chiedo qual è l’obiettivo della tua esistenza lavorativa, tu mi rispondi “vendere” e io ti dico che vendere non può essere l’obiettivo della tua comunicazione (i motivi li ho scritti in questo articolo). A questo punto si fa un passo indietro e ti chiedo perché non vendi abbastanza. Salvo rarissime eccezioni, i casi sono tre:

  1. Hai un prodotto bellissimo, ma piace solo a te.
  2. Hai un prodotto bellissimo, lo comprano in tanti ma tu sei comunque in bolletta.
  3. Hai un prodotto bellissimo, ma non lo sa nessuno.

Tralasciando il caso numero 1, per fortuna il meno frequente, in cui il problema è che hai sbagliato il prodotto, nel caso 2 più che un consulente per la comunicazione social potrebbe servire un consulente business. Potresti aver sbagliato il prezzo o il modello di business, e in quel caso i social possono fare ben poco, almeno all’inizio.

Ovviamente se salta fuori che devi cambiare i prezzi, poi dovrai anche comunicarlo senza che suoni come un “scusa, devo venderti lo stesso prodotto al doppio perché ho sbagliato modello di business. Non prenderla sul personale, ho solo un pessimo rapporto con la matematica”. Ma questa è una fase successiva.

Il caso numero 3, invece, è quello di cui si occupa una consulente di comunicazione come me: magari hai un negozio, dei clienti che tornano spesso e apprezzano i tuoi prodotti, ma i guadagni non sono bastano per rientrare delle spese. Oppure hai un super curriculum, fai già consulenza in grandi aziende ma il passaparola procede lento mentre l’F24 incombe minaccioso. O, ancora, hai tantissimi follower su Instagram ma gli è sfuggito il particolare che vendi corsi online. In tutti questi casi, è giusto lavorare sulla comunicazione.

3 buoni motivi per la comunicazione social

Perché ti serve la comunicazione social? Semplificando molto, anche qui ci sono tre situazioni:

  1. Anche se hai già verificato che il tuo prodotto è buono (hai il negozio pieno, o ti chiamano da Caltanissetta per una consulenza e tu sei di Torino), sui social ti seguono tua mamma, tua zia e alcune altre persone che sospetti siano gli alter ego di tua mamma e di tua zia. In questo caso, il tuo obiettivo si chiama awareness, che è un modo carino per dire che devi far sapere agli altri che esisti.
  2. Gli altri sanno che esisti, e infatti ti seguono sui social. Però non reagiscono così a volte ti chiedi se vada tutto bene o se per caso non siano morti. In questo caso il tuo obiettivo si chiama consideration, che in pratica vuol dire che devi rianimare quei follower, ricordare che ci sei e che puoi fare molto per loro.
  3. Hai molti follower e sono anche attivi! Commentano i tuoi post, ti scrivono in privato, visitano il tuo sito, ma non comprano. In questo caso il tuo obiettivo può essere la conversione, che non c’entra niente con la religione ma, questa volta sì, c’entra con la vendita.

1. Awareness. Fai sapere che esisti

Se devi puntare a farti conoscere non basta pubblicare caroselli wow una volta la settimana perché se nessuno li vede sei il criceto di cui parlavamo sopra: lavori un sacco, ma hai zero risultati. Ci sono alcune cose che puoi fare in questa fase.

  • Se i contenuti sono già buoni, sponsorizzali. Ogni business ha bisogno di un budget per la pubblicità, solo che mentre una volta dovevi dare soldi ai giornali e non eri nemmeno sicura al 100% che il paginone lo vedesse qualcuno, ora puoi dare i soldi a Mark, o chi per lui, e scegliere anche a chi mostrare i tuoi contenuti.
  • Se i contenuti non sono buoni (qualcuno li vede, ma non comincia a seguirti), dovresti investire in formazione (anche gratuita, solo che ci metterai molto più tempo a trovare le informazioni), consulenze o qualcuno che crei i contenuti al posto tuo.
  • Puoi creare collaborazioni virtuose, magari organizzando delle live con persone che hanno il tuo stesso target (adesso su Instagram ci sono anche i post collaborativi, che finiscono sulla bacheca di entrambi gli autori, potresti provarli!).
  • Puoi chiedere ai clienti che hai già di parlare di te sui social, per esempio facendo una recensione in cui taggano il tuo profilo, o scattandosi  una foto mentre usano il tuo prodotto (anche qui, non dimenticare di dire di taggarti!)

Concentrati sui formati più recenti del social che hai scelto: in genere l’algoritmo li premia (sì, i reel sono lunghi da fare, ma al momento funzionano!).

2. Consideration. Aumenta l’engagement

In qualche modo quei follower sono arrivati: gli interessi, ma devi rinsaldare il tuo rapporto con loro attraverso la comunicazione social.

  • Crea un questionario per capire i loro bisogni, che magari sono cambiati nel tempo.
  • Come stanno le tue call to action? Se rispondi “a zero” hai messo a fuoco il problema.
  • Usa gli adesivi nelle Stories di Instagram: che ne dici di creare un quiz a premi? Inferiori a un euro, altrimenti serve un notaio.
  • Usa la newsletter per lanciare delle sfide ai tuoi follower più affezionati, magari facendo in modo che ogni giorno debbano controllare i tuoi contenuti social.
  • Mettiti in ascolto: osserva il tuo target fino a stalkerarlo, fai tante domande a chi ti segue e scrivi i tuoi testi in modo che capisca che ti stai rivolgendo proprio a determinate persone.
  • Se la copertura dei post è davvero tanto bassa potresti avere dei ghost follower (utenti che si sono dimenticati di Instagram): cancellali e prova a sponsorizzare i tuoi contenuti.

3. Conversione. Sui social si vende poco

In questo caso, e solo in questo, la comunicazione social può essere in qualche modo finalizzata alla vendita. Abbiamo già visto prima che il tuo prodotto è davvero figo e non piace solo a te, quindi rimangono due possibilità: o i tuoi follower non sanno cosa vendi, o non hanno capito che il tuo prodotto/servizio può risolvere un loro problema. Ecco quindi alcune cose su cui concentrarti:

  • Fai sapere a tutti che stai vendendo.
  • Chiedi recensioni a chi è già cliente e poi condividile.
  • Crea dei contenuti che mettano bene in evidenza la situazione prima dell’entrata in scena del prodotto/servizio e dopo, evidenziando cos’è cambiato.
  • Se vendi prodotti, sponsorizza il catalogo come se non ci fosse un domani.

Vuoi proprio vendere sui social? Non fare come Mastrota

Ok, lo so che questo articolo è già abbastanza lungo, ma volevo fare un piccolo approfondimento sull’obiettivo “conversione”. I social non sono il luogo migliore dove vendere prodotti (in linea di massima è meglio usare la newsletter). Ora la situazione è migliorata rispetto a un tempo, e sono state introdotte le sezioni shopping e la vendita direttamente da app, ma rimane che chi va sui social non lo fa (ancora) per comprare, ma per distrarsi.

Quando cerchi di vendere qualcosa con la comunicazione social, in qualche modo interrompi questa attività, quindi cerca di farlo con tatto (niente stile Mastrota, quello funzionava in tv!), e magari, se è nelle tue corde, in modo divertente! Insomma, più che a vendere il prodotto, punta a farlo conoscere bene: la vendita sarà un’auspicabile conseguenza.

Questi erano i miei consigli per individuare le priorità della tua comunicazione social. Ho fatto l’impossibile per creare uno schema generale che si adattasse a tutti, ma come immaginerai in questi casi è difficile.

Tu in quale situazione ti trovi? Se hai qualche domanda fammelo sapere nei commenti.

Anna Cortelazzo

Ho un passato televisivo da opinionista tifosa della Fiorentina, ma ora sono una gattara impenitente (il mio gatto deve il suo nome a Prandelli), e tra un felino e l'altro trovo il tempo per dare consulenze sulla gestione di social e siti web. Credo nella slow communication e nelle strategie a lungo termine. Insegno comunicazione all'università di Padova e scrivo per IlBoLive, la loro testata ufficiale

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