Ritrovare l’osservazione e l’analisi

Osservare, immagino, sia stata una delle prime cose che l’uomo ha fatto, da sempre, dagli origini dell’umanità. Da piccoli impariamo osservando, invece da grandi, nonostante sia stata sempre un’attività naturale e imprescindibile per la sopravvivenza, ignoriamo questa parte perché pensiamo di sapere tutto.

«No, vede, per me è tutto molto semplice. Io penso che noi, su questo pianeta, ci siamo di passaggio, e che cosa dobbiamo fare allora? La cosa migliore è cercare di capire il mondo per quello che è, ognuno secondo le proprie possibilità. Così io esploro le cose dal punto di vista fisico, strutturale, ottico, cinetico e cerco di comunicarle nel modo più semplice… Almeno, quando sarò morto, potrò lasciare agli altri la mia fettina di conoscenza. Insomma, anch’io avrò contribuito»

Bruno Munari

Secondo Treccani l’osservazione è: “L’atto di osservare, sia per notare semplicemente (con o senza determinati fini) ciò che si può percepire con l’occhio, talora con l’aiuto di strumenti ottici, sia applicando la mente per formulare considerazioni su ciò che si vede, sia infine sottoponendo qualche cosa ad esame, a riflessione, a indagine di varia natura […] Nelle varie discipline scientifiche, la fase primaria dell’indagine, costituita dal complesso di operazioni necessarie per la rilevazione dei dati riguardanti lo svolgimento di un determinato fenomeno, in modo da renderne possibile la descrizione (qualitativa e quantitativa) e, in seguito, il riconoscimento; […] a seconda del tipo di fenomeno interessato. […] Ciò che si fa (o si vuol fare) osservare o notare, quindi considerazione, appunto, giudizio più o meno critico.”

L’importanza dell’osservazione nel processo creativo

Questa descrizione mi conferma quanto l’osservazione sia importante per qualsiasi processo, anche per quello creativo. Osservando, possiamo cominciare a capire molte cose che dal cliente o da un brief non riusciremo mai a ottenere al cento per cento: 

  1. quanto grande o piccolo è il problema * esattamente,
  2. quanto tocca a noi risolverlo da soli e quanto abbiamo bisogno di altre professionalità
  3. quali soluzioni sono già state proposte a un problema* simile (o lo stesso) e perché non hanno funzionato
  4. cosa potrei proporre, in un modo innovativo e utile, che non sia già stato proposto.

* Lo chiamo problema, perché un progetto solitamente ha l’obiettivo di risolvere un problema: di comunicazione, di lettura, di target, ecc.

«Non bisogna pensare prima di fare. Un’idea preconcetta può nuocere alla composizione»

Bruno Munari

Quindi, perché dimenticarcene? L’assenza di osservazione ci porta, come dice Munari, a un’idea preconcetta.

Dimentichiamo di osservare perché abbiamo l’idea sbagliata e crediamo di sapere tutto a prescindere dall’osservazione, per esempio riguardo ai colori, alle forme, ai caratteri, e ad altri elementi del design e della comunicazione; ci sono teorie che parlano dei significati di ognuno di questi elementi (basati su esperienze personali e ricerche degli autori), ma tutti questi significati spesso dipendono più dal mondo che li circonda che dalle teorie sui libri. In questo senso, allora, l’osservazione dell’ambiente, degli atteggiamenti, dei comportamenti, delle tradizioni, del folklore, della lingua, ecc. diventa imprescindibile per creare in modo adeguato al contesto e diretto alle persone giuste, perché parleranno la loro stessa lingua: un po’ di semantica e di semiotica, insieme alle teorie, ovviamente.

Per esempio, abbiamo l’idea che il giallo sia sinonimo di caldo, sole, vivacità, come un limone o un girasole, ma a seconda del contesto il colore giallo potrebbe significare anche precauzione, come nei segnali stradali, e non comunicare per nulla l’idea di caldo, sole o vivacità. Quindi, per ovvio che sia, ogni volta che si propone un colore ci si deve confrontare con il contesto a cui sarà destinato, con il possibile significato di un particolare elemento in una particolare situazione. 

Photo by Paul Green on Unsplash
Photo by Chris Liverani on Unsplash
Photo by Matt Botsford on Unsplash
Photo by Adam Birkett on Unsplash

Oppure, dobbiamo considerare se e quanto uno di questi elementi (per esempio un colore) ha creato già un precedente nelle persone che ne hanno fatto esperienza e potrebbe vincolare le scelte in fase di progettazione: per esempio, in queste due aziende in due paesi lontani (Italia e Messico), quel giallo è diventato quasi un’icona e quasi un sinonimo dell’azienda e significa due cose completamente diverse.

Logotipo Poste Italiane – dal profilo Facebook
Logotipo Librerías Gandhi – dal profilo Twitter

C’è ancora un altro aspetto: l’osservazione non si limita solo a percepire con l’occhio, ma a formulare considerazioni e a sottoporre qualcosa ad esame, ed è qui che rimane lo spazio per l’analisi, altro aspetto spesso considerato di poca importanza perché pensiamo alle diverse tesi preconcette come a verità assolute (“Perché lo dice X”).

È vero che capita di avere poco tempo per sviluppare un progetto o consegnare dei risultati: in tanti progetti viene minimizzata la parte di analisi del processo creativo e spesso i progetti grafici si concentrano sulla parte estetica e non sulla parte funzionale, come abbiamo già detto in precedenza. La funzionalità richiede un’analisi specifica, diversa da quella dell’estetica e della bellezza, perché non conta solo il colore o il font, conta anche se chi lo leggerà si sentirà in sintonia con quel design, motivo per cui è necessario analizzare quello che abbiamo osservato e poi mettere in pratica i risultati dell’analisi applicandoli al design. 

Allenare l’osservazione e l’analisi

Per tenere allenate l’osservazione e l’analisi, ancora prima di cominciare un progetto, potresti seguire questi consigli:

  • Osservare sempre, tutto, come i bambini: le foglie per terra, il cielo o il paesaggio, gli animali, le insegne dei negozi, le persone che incroci, ecc.
  • Imparare sempre qualcosa di nuovo: ogni volta che si studia o si impara qualcosa, altri argomenti laterali vengono a galla e ci incuriosiscono, permettendoci di approfondire e conoscere altre cose che non avevamo notato prima
  • Non rimanere solo a guardare, l’osservazione ha bisogno dell’analisi per essere completa: osservare e vedere le venature diverse tra una foglia e un’altra e chiedersi perché è un inizio
  • Praticare il pensiero critico, che trae informazione dall’osservazione, usando l’esperienza, il ragionamento e la comunicazione, sottolineando la precisione e l’evidenza. Restando imparziali, se è possibile.

La frase sull’immagine di copertina “Osservare a lungo, capire profondamente, fare in un attimo” è una citazione di Bruno Munari.

Nydia Cuevas

Sono una graphic designer, mi piacciono le texture; posso perfino fermarmi a fotografare quelle sui tombini stradali. Sono particolarmente attratta dai caratteri tipografici, mi piace vederli, crearli e impaginarli. Amo i vecchi metodi di stampa, la carta e l’odore dell’inchiostro, i torchi, la serigrafia e letterpress.

Sito | Facebook | Twitter | Instagram | LinkedIn

Lascia un commento