7 cose da non dire più a settembre (e nel resto dell’anno)

Arriva settembre e come d’incanto le bacheche dei social e le copertine dei periodici femminili si affollano dei tanto famigerati “buoni propositi per il rientro”.

Diktat proposti e spesso promossi entusiasticamente anche da noi donne, ci informano che per cominciare al meglio l’autunno dobbiamo perdere i chili accumulati durante l’estate, iscriverci a un corso nuovo, prolungare l’abbronzatura, essere più produttive, ecc. Che tu affronti settembre come Capodanno o che tu viva il rientro con disinvoltura, poco importa.

Questo mese sei sempre a rischio di pronunciare una di queste frasi e così facendo di non muovere un passo nel tuo percorso di emancipazione, crescita e benessere.

Perché la verità è che il legittimo clima da rientro si veste per noi donne di regole che spesso poco hanno a che fare con il nostro benessere e le nostre aspirazioni e molto con il rimetterci al “nostro” posto.

La buona notizia è che difendersi è facile. Passa dalla consapevolezza del rischio e dalla responsabilità individuale di spostare la prospettiva, usando un linguaggio diverso.

Il linguaggio è un potentissimo strumento di cambiamento, per questo ti invito a sostituire alcuni luoghi comuni sulla ripartenza con frasi che ti restituiscano la libertà di interpretare questa fase dell’anno nel modo a te più congeniale. Al di là di quello che pensa il patriarcato.

Prendi questo post come uno strumento di consapevolezza e un invito a ripensare il tuo valore indipendentemente dalle pressioni socio-culturali a cui sei esposta. Non è una sgridata, o una critica, ma proprio un invito a fare diversamente per volerti bene. Come sempre, il confronto è aperto nei commenti!

7 frasi da sostituire per ripartire in benessere

Liste di imperativi rivolti alle altre per correggere i “vizi delle ferie”.

Hai presente, vero? Quei consigli un po’ insistenti che trovi soprattutto sulle riviste, ma spesso anche nei feed delle amiche. Il rischio qui viene da due parti: da un lato infatti spesso queste liste colpevolizzano il clima di rilassamento delle vacanze, come se riposarsi e dedicarsi tempo fosse un male e non la condizione indispensabile per ricaricare le batterie. Sia mai che ci “abituiamo male” e poi non siamo più in grado di sostenere i ritmi proibitivi di prima delle ferie! L’altra criticità viene dal tono di comando che spesso accompagna questi consigli. Come se non ci fosse alternativa, se tutte dovessimo per forza interpretare settembre con la stessa ansia di correzione condita dai sensi di colpa.

Cosa possiamo dire invece: se hai imparato a esorcizzare la tensione che accompagna settembre e vuoi condividere il tuo metodo con altre amiche, racconta la tua esperienza. Sottolinea quanto sia personale e adatta a te, in modo che nessuna si senta in colpa se cerca soluzioni alternative

Laciarsi andare.

A corollario dei “vizi delle ferie” c’è lo spauracchio del “lasciarsi andare”. La ricrescita alle radici perché ti divertivi troppo per andare dalla parrucchiera. Le forme arrotondate perché ti sei goduta la frittura di pesce in spiaggia con un bicchiere di rosé. I vestiti non stirati perché non dovevi partecipare a riunioni di lavoro. Tutti i modi in cui hai rinunciato per qualche giorno a presentarti alla perfezione, appena finiscono le ferie diventano una specie di peccato capitale da espiare col sudore e il denaro, per evitare che tu ti accorga che la vita continua e il tuo valore non cambia anche se non sei conforme a un mitologico ideale di femminilità. Eppure, detto tra noi, quando ci lasciamo andare persino gli orgasmi migliorano, quindi forse vale la pena rivederne il valore.

Cosa possiamo dire invece: usa la frase “lasciarsi andare” al positivo. Riappropriatene come di un’azione che ti permette di essere te stessa, rispettare le tue priorità e godere di più. Una conquista, invece che una debolezza. Uno stato da auspicare, invece che scongiurare.

Essere curata.

L’altro lato della medaglia del “lasciarsi andare” è ricominciare a “essere curate”. Truccarsi, pettinarsi, vestirsi “bene”. Questa esortazione è tra le più insidiose perché viene sempre accompagnata dalla motivazione “per avere rispetto di te stessa”, come se trascurare la propria apparenza (perché solo a quella si riferisce la cura) fosse un sintomo di scarsa autostima, di poca buona volontà, di mancato rispetto del proprio valore. È facile crederci, quando effettivamente curare il proprio corpo ha un effetto rilassante e ci regala il compiacimento dei complimenti. Peccato che a ben vedere “essere curata” nasconde l’imposizione di ideali estetici. Perché i capelli corti non valgono, i ricci devono essere domati per essere in ordine (puliti e pettinati non basta), la pelle sana e splendente non è sufficiente, e via così.

Cosa possiamo dire invece: la chiave di volta è spostare il peso sull’effetto desiderato e farne la priorità. Concentrati sul piacerti, anche coi capelli legati a coda di cavallo perché non li lavi da tre giorni (magari solo perché vuoi provare una cosa nuova), anche con il buco di una tarma sulla t-shirt con cui esci con le amiche, anche col viso struccato in cui compaiono le tue rughe. Insomma, dai la precedenza a curarti di te nel profondo, a volerti bene.

Detox.

Non sarebbe settembre se non partissero milioni di diete, quasi tutte motivate dal tanto fantomatico bisogno di “disintossicarsi”. Ora, a meno che tu non abbia passato le ferie a consumare droghe, sviluppare una dipendenza da alcol o fumo, esporti a tossine chimiche e cose così… il tuo corpo non ha bisogno di disintossicarsi perché semplicemente non si è intossicato. Postuliamo pure che tu abbia mangiato cose poco sane e piene di sostanze che si portano dietro malesseri vari, basterebbe metterti d’impegno a bere 2 litri d’acqua al giorno per favorire rapidamente lo smaltimento di qualsiasi sostanza. Ma non fidarti della mia parola di non esperta, chiedilo a un biologo nutrizionista.

Cosa possiamo dire invece: nulla toglie che tu possa sentire bisogno di cambiare la tua alimentazione per sentirti meglio (magari con uno smoothie), ma quello appunto dovrebbe essere il punto: stare bene. Se parli con un’amica della tua nuova alimentazione prova a usare il benessere come unico obiettivo e motivazione. E impara ad ascoltare i segnali del tuo corpo e non solo quelli dello specchio, per evitare di essere condizionata eccessivamente dai modelli di benessere che ci impongono le industrie della dieta.

Migliorare.

Settembre è per molte di noi il catalizzatore di energie e di progettualità, di nuovi inizi e “miglioramenti”. Non solo fisici, anche di competenze, di comportamento, di produttività. Ogni azione che ci viene proposta viene presentata come un modo per migliorarci e farci crescere, come se le due cose fossero sinonimi. O peggio, come se la condizione per la crescita fosse il miglioramento. L’insidia, a parlare di miglioramento, è che sottende l’idea che ci sia qualcosa che così com’è non va bene, o non va abbastanza bene, e che quindi un miglioramento sia non solo desiderabile, ma necessario per ottenere ciò che desideriamo.

Cosa possiamo dire invece: partiamo dal presupposto che vai bene così come sei, ok? Le tue imperfezioni, se proprio ci tieni a chiamarle così, sono ciò che ti rende umana e unica. Per far partire i tuoi progetti d’autunno non devi migliorare, è semplicemente necessario che tu dia il meglio di te.

Sono una perfezionista.

La frase killer per antonomasia. Se avessi un centesimo per ogni volta che è usata come vanto di una qualità sarei milionaria. Peccato che il perfezionismo, per definizione sia un difetto che può sfociare nel patologico. E fin qui pazienza, nessuno di noi è esente da difetti, quindi se sei vittima di questa condizione non sentirti in colpa. Però, per favore, prendi consapevolezza di due fatti: la perfezione (in quanto assenza di difetti) non esiste in natura pertanto perseguirla è irrealistico e una perdita di tempo; è solo alle donne che dalla notte dei tempi si richiede di aspirare a ideali di perfezione. Forse perché è un modo efficiente per tenerci paralizzate o peggio affaccendate a correre dietro a obiettivi che non raggiungeremo mai?

Cosa possiamo dire invece: un buon punto di partenza potrebbe essere smettere parlare del perfezionismo per descriverci. Se è un tema di cui vuoi parlare smontalo, concentrandoti sui fatti che ci stanno dietro, per esempio “ho delle aspettative irrealistiche ma ci sto lavorando”. No shaming, soprattutto se il tuo perfezionismo è un disturbo ossessivo, ma togliamo potere a questa parola.

Be kind.

Si ritorna sui social dopo un po’ di distanziamento e subito partono le esortazioni a “essere gentile”. Non alzare la voce, non fare polemica, insomma “fai la brava”. Facciamo che la gentilezza è un’ottima qualità ma non è una scusa per metterci a tacere o imporci un comportamento in cui non ci riconosciamo necessariamente?!

Cosa possiamo dire invece: “Be you”. Abbiamo il diritto di essere noi stesse e di chiedere cambiamenti e diritti. Anche ad alta voce, se non ci ascoltano. D’accordo?!

Chiedi scusa.

Va a braccetto con “Be kind” da una vita. Se sbagli, chiedi scusa. Se dimentichi qualcosa, chiedi scusa. Se non ti comporti come la gente si aspetta, chiedi scusa. E così finisce che passiamo la vita a chiedere scusa, anche per delitti di decenni fa. Insomma, non mi pare ci sia bisogno di farne un consiglio da riproporre a ogni angolo.

Cosa possiamo dire invece: personalmente vorrei che ci ricordassimo più spesso di farci rispettare. Senza colpevolizzarci quando non riusciamo, ma spronandoci a difendere le nostre opinioni e le nostre parole e i nostri gesti, quando non ledono i diritti degli altri.

Se proprio vuoi un diktat per l’autunno…

Amati un po’ di più di ieri e lasciati andare 😉

Barbara Pederzini

Sono una consulente creativa e lavoro soprattutto con marchi e negozi indipendenti del settore lifestyle. Sono anche un'organizzatrice seriale allergica alle convenzioni, e metto queste caratteristiche al servizio delle donne, per aiutarle a disegnarsi una vita su misura.

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