Fare una newsletter è una buona idea

Inizio di un nuovo anno per molte di noi significa pianificare: cosa dismettere e cosa provare a fare, tra le altre cose. La newsletter potrebbe essere lo strumento al quale hai pensato tante volte e che ancora non sai se potrebbe esserti utile. Risposta breve: molto probabilmente è una buona idea. Ora vediamo perché.

Le resistenze e come passare oltre

Succede spesso di valutare un’opportunità a partire dal proprio caso personale e anche le newsletter non fanno eccezione: per esempio, potresti pensare che tu in fondo non ti iscrivi e non leggi praticamente nessuna newsletter, che in giro ci sono troppe newsletter e farsi largo sia troppo difficile. Oppure che non ti è chiaro a cosa servano davvero le newsletter quando hai a disposizione altri canali come i social.

Proviamo a ribaltare i punti di vista:

La tua inbox è forse troppo piena di newsletter e la maggior parte giace non aperta e quindi non letta: probabilmente, però, ci sono almeno un paio di mail periodiche che apri e leggi, magari quelle degli e-commerce che vendono i tuoi prodotti del cuore e che ti danno buone informazioni su come usarli ma, soprattutto, ti avvertono quando c’è un’offerta speciale, uno sconto, un buono da usare, i saldi. Anche quelle sono newsletter. Forse i tuoi clienti (e possibili clienti) troverebbero comodo e interessante avvicinarsi a te da quel canale: ricevere una mail toglie molta fatica al lavoro di andare a ricordare e ripescare da soli quell’offerta vista di passaggio su un sito segnalato da un’amica, o forse era Facebook o Instagram?

Ci sono senza dubbio tante newsletter, ma non troppe: nessuno di noi segue tutti, invece ognuno di noi sceglie consapevolmente, in base a necessità permanenti o temporanee, di seguire chi fa qualcosa che gli serve o gli farebbe piacere avere o sapere. Quel che succede spesso, invece, è che ci iscriviamo a newsletter che poi a un certo punto non ci servono più – pensa agli acquisti di una certa importanza – ma poi cediamo alla pigrizia, non ci disiscriviamo e la casella email rimane invasa da email zombie non lette. Fai una visita alla tua casella email, controlla se ti ci ritrovi e poi disiscriviti dalle newsletter che proprio non ti interessano più: quando farai la tua, scoprirai che stai facendo un favore a chi quella newsletter la manda e vorrebbe scrivere solo a chi ha interesse a leggerla.

Attirare l’attenzione non è un lavoro semplice, ma torna al punto precedente e tieni sempre accesa nella tua testa l’insegna che dice che devi concentrarti sulle persone che sono interessate a quello che fai, da quelle che già ti amano senza riserve e comprerebbero qualsiasi prodotto fatto da te a quelle che, incrociandoti sul loro cammino, potrebbero interessarsi al tuo lavoro: spetta a te dimostrare che sai dare quel che prometti, e la newsletter è un bel modo per coltivare la relazione con queste persone.

A cosa servono le newsletter

A vendere: risposta esatta. Ma vendere è una parola dalle mille declinazioni che contiene tutto quello che puoi fare per arrivarci. Siamo tutti smaliziati (sappiamo perché ci scrivono e vogliono essere ricordati) ma continuiamo ad aprire le email belle che non si limitano a offrirci ottime occasioni economiche ma ci danno tante altre cose interessanti:

  • ci aiutano a scoprire il background e le ragioni di chi le manda: se sei una appassionata del “solo bio” ti farà sicuramente piacere sapere come vengono realizzati i prodotti che stai adocchiando, con quali materiali e quale processo produttivo, e magari scoprirne di nuovi
  • ci fanno riflettere e ci regalano risorse per approfondire la conoscenza del settore o argomento che amiamo: libri, letture interessanti, eventi ai quali partecipare. E siccome siamo esseri umani, spesso ci fa piacere sapere anche qualcosa in più di chi le scrive e apprezziamo chi condivide anche questi aspetti della sua vita
  • ci insegnano come e cosa fare: se scarico una app sul mio telefono che penso possa aiutarmi a migliorare la mia produttività sul lavoro, probabilmente apprezzerò dei contenuti che mi insegnino a usarla meglio e più rapidamente (i famosi tips&tricks), e così per una app di filtri per le foto che mi spieghi come usarli per ottenere dei risultati apprezzabili; da persona che non è proprio un asso della fotografia, potrei apprezzare così tanto questi contenuti e migliorare il mio modo di fotografare da decidere di comprare anche i filtri a pagamento
  • ampliano la conoscenza di tutto il catalogo di un produttore: se sono appassionata di un argomento e conosco una casa editrice specializzata, una newsletter che non si limiti a presentarmi la novità del momento ma mi presenti dei numeri tematici, magari andando a ripescare libri più vecchi, mi regala l’opportunità di scoprire o riscoprire uno o più libri meritevoli di lettura (e all’editore la possibilità di creare il famoso “traffico di ritorno” che dalla mail riporta là dove c’è il cuore del lavoro, cioè il sito web)
  • raggiungono le persone nella casella email, un posto ancora privato e tutto sommato silenzioso rispetto ad altri ambienti. Lo dice meglio di me Francesco Costa, vicedirettore del quotidiano online ilpost.it e autore di una newsletter di successo che racconta – a chi è interessato – il percorso verso le elezioni americane con le storie e le vicende dei candidati e approfondimenti sul funzionamento della politica statunitense:

Forse avete letto in giro qualcosa sulla rinascita e il nuovo successo delle newsletter. Dal mio piccolissimo punto di vista, posso confermarne le ragioni. Con le newsletter la lettura dei testi avviene in un posto silenzioso, rispetto al rumore delle pagine web e dei social network, senza banner e popup e commenti e urla, e forse persino intimo: la propria casella email. Allo stesso modo, però, ci si sente parte di “qualcosa”, di una comunità: molto più di quanto accada in un non-luogo come Facebook. Le persone che vogliono rispondere e commentare, inoltre, possono farlo senza esporsi necessariamente ai giudizi e alle opinioni dell’universo-mondo: possono dire una cosa a me.

È solo qualche esempio di quello che le newsletter possono fare, ma serve per capire che le strade percorribili per raggiungere il grande obiettivo sono tante, e comincia a togliere l’ansia dell'”ok, ma poi cosa ci metto nella newsletter?” che agisce come un freno.

Da dove puoi iniziare

Non dallo strumento, tipo Mailchimp, che ti può togliere il sonno e farti pensare che non hai il tempo di imparare anche questo: per complesso che sia, per gettare le basi e iniziare a usarlo bene ci vuole meno di quello che pensi, ma non è questo il momento di occuparsene.

Non dai singoli contenuti, perché prima ci va il lavoro preparatorio: sapere a chi vuoi scrivere a chi no, se hai già delle persone alle quali potresti iniziare a scrivere oppure se devi partire da zero, conoscere le persone alle quali vuoi scrivere e quindi cosa potrebbe interessarle. In breve: strategia e pianificazione.

Inizia da un paio di letture:

Studia come lo fanno gli altri: se le hai ancora nella casella mail, riprendi alcune newsletter che leggi con piacere o ti sembrano fatte meglio (torna indietro nel tempo più che puoi), oppure iscriviti a qualche newsletter anche non del tuo settore o argomento di interesse, prendi nota dei contenuti, della periodicità e prova a ricostruire le scelte strategiche, è un esercizio di reverse engineering molto utile e che ti può dare tanti spunti utili per la tua futura newsletter.

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