Meno impegni, anche a parole

Quante volte hai incontrato su Internet una grafica che recita “stop the glorification of busy”* o una sua variante? E quante volte hai cliccato Mi piace, aggiunto cuori, ricondiviso la grafica, annuito e pensato “è proprio vero!”? Tutto bellissimo, poi però ti senti in colpa tutte le volte che ti prendi un giorno di riposo, ti preoccupi se un giorno non hai niente da raccontare sul tuo Instagram, e la prima risposta che dai quando le amiche cercano di coinvolgerti in un progetto è “non ho tempo”.

La cultura che celebra impegni, giornate piene e sforzi continui è tutto intorno a noi e ci vuole qualcosa di più di una grafica per spezzarla.

Oggi ti propongo qualche strategia da testare ogni giorno per metterti tu per prima in una prospettiva diversa, in cui la “pienezza” delle tue giornate non sia determinata dalla lista degli impegni sulla tua agenda.

Partiamo dalle cause, per provare a rimuoverle.

Essere costantemente impegnata di solito è sintomo di cattiva organizzazione

Odio cominciare col colpevolizzarti, ma se dobbiamo smontare il mito degli impegni e della produttività ad ogni costo sarà il caso di guardare in faccia la realtà. Ci riduciamo a inseguire una sequenza infinita di impegni e cose da fare, e lasciamo che lo stress da scadenza domini la nostra vita, quando non abbiamo organizzato in maniera oculata le nostre giornate.

Può succedere perché non ne siamo capaci

Non è ovvio imparare a organizzare le proprie giornate intorno a priorità significative, come la salute, gli affetti, la cura di sé, il lavoro più produttivo e così via. Ci vuole allenamento e la preveggenza di ritagliarsi del tempo per elencarle, quelle priorità, per imparare a riconoscerle e difenderle. Qui a C+B abbiamo parlato spesso di organizzazione, a volte anche noi un po’ vittime della motivazione “per riuscire a fare di più”. Ma se prendi i nostri consigli e li applichi a obiettivi di equilibrio, il risultato sarà più salubre.

Può succedere perché non abbiamo detto abbastanza “no”

Dire di no è difficilissimo. Soprattutto quando a chiedere sono le clienti affezionate, un progetto interessante, una collega con cui è da una vita che vuoi collaborare, o quella nuova cliente che ha un budget enorme che fino a oggi ti sei solosognata.

Eppure una delle principali cause di sovraccarico di impegni sono proprio i sì indiscussi che ci lasciamo sfuggire. Comincia a smettere.

Può succedere perché siamo vittima della disorganizzazione di altri

Amici, colleghi, capi, clienti, spesso ci condizionano con le loro disorganizzazioni. Soprattutto se l’affetto o gli obblighi personali che ci legano a loro ci spingono ad accettare qualsiasi richiesta senza protestare.

Ma è possibile negoziare nuovi contratti di lavoro, gestire le aspettative delle clienti con una comunicazione trasparente, e parlare con le amiche in onestà dei propri limiti e delle proprie esigenze. Parti dal presupposto che difficilmente potrai risolvere tutto, ma almeno prova a svolgere un ruolo proattivo in queste relazioni. È un inizio.

Comincia dalle parole

Come nel caso di tanti altri atteggiamenti culturali tossici, anche la celebrazione degli impegni può essere arginata cominciando a parlarne e a scegliere con cura noi per prime parole che la smontino.

Ho messo in fila cinque esempi di frasi. Scommettiamo che ne hai pronunciata almeno una nell’ultimo mese?! Tranquilla, ci sono cascata io per prima, ma ho deciso che voglio smettere e sostituirle con frasi diverse, e le condivido qui con te in modo che ci possiamo provare insieme. Perché è difficile fare la rivoluzione da sola.

“Come stai?” “Impegnatissima, ma bene”

Incontri un’amica per strada, ti chiede come stai e TAAAC la prima cosa che ti viene in mente è quanto sei impegnata. Magari ne sei pure felice (vuol dire che hai un sacco di lavoro!), ma non deve essere per forza la tua risposta.

Anzi, per dirla tutta la tua amica ti ha chiesto un’altra cosa. Fatti davvero la stessa domanda, senza fretta di rispondere. Non sarebbe più preciso dire “bene, ho ripreso a fare yoga”? “Stanca, ma con la bella stagione vado più spesso in bicicletta”? “Stressata, quindi alla sera spengo il telefono alle 20”? “Tristissima, ho appena finito una trilogia che mi appassionava”?

Cosa hanno in comune tutte queste risposte?

  1. Parlano di te e come stai, senza definirti in base agli impegni e/o ai successi lavorativi.
  2. Ricordano a te stessa e alla persona che hai davanti che il tuo benessere dipende dal tempo che ti prendi per te.

“Volevo iscrivermi in palestra, ma non ho tempo”

A quante attività interessanti, divertenti e/o legate al tuo benessere psico/fisico hai rinunciato per “mancanza di tempo” nelle ultime settimane? Te ne stai lì con l’espressione rammaricata di quella che vorrebbe, ma davvero non può, quando stai parlando di attività che dovrebbero essere presenti ogni giorno nella tua vita, per nutrire la tua creatività e sostenere la tua salute.

È evidente che non c’è agenda che possa contenere tutto quello che ti piacerebbe fare, ma anche nei momenti di maggiore frenesia basterebbe che tu cambiassi atteggiamente e pensassi piuttosto: “Adesso la palestra è incompatibile con la mia routine, ma vado a prenotare un corso per il mese prossimo” oppure “Non riesco a ritagliare le due ore che mi servono per andare in palestra, fare attività e farmi la doccia, ma posso inserire 30 minuti di camminata tutti i giorni in pausa pranzo”.

Questo semplice mutamento di approccio fa la differenza tra non deciderti mai a fare attività fisica e cominciare a introdurre un po’ di movimento in maniera sostenibile. È un approccio proattivo, e ti abitua a ricordare che per le cose importanti il tempo si trova. Anche a discapito del lavoro se serve.

“Sono stanchissima, nel week-end vorrei dormire di più ma ho bisogno di mettermi avanti col lavoro”

Ignora tutti quegli articoli sulle persone che hanno bisogno solo di 4 ore di sonno per notte per funzionare. Guarda con sospetto quelli che “ah, io controllo le email anche in vacanza”. Ma soprattutto impara ad ascoltare i segnali del tuo corpo. Se sei stanca, riposati.

Persino la ricerca contro il cancro va avanti lo stesso se i tecnici di laboratorio si prendono qualche giorno di ferie. Giusto se sei un cardiochirurgo “on call” devi tenere il cellulare acceso anche nei momenti di riposo. E neanche se sei un cardiochirurgo sei sempre “on call”.

Quindi, la prossima volta che si prospetta un giorno festivo e tu sei stanca e ti viene chiesto che programmi hai, rispondi serenamente: “dormire”. Non avere paura di spegnere il telefono prima di andare a letto, e impara a ripeterti “non muore nessuno se mi prendo qualche ora di riposo in più per recuperare, mentre se sono stanca rischio di morire”.

Perché la stanchezza cronica ha conseguenze negative di ogni genere:

  • peggiora il tuo stato fisico e facilita l’aumento di peso
  • ti porta a compiere errori (di cui risente il tuo lavoro)
  • abbassa la tua soglia di attenzione favorendo incidenti

“Wow, quell’amica/collega/ecc, fa un sacco di cose, bisogna che impari il suo segreto”

Ferma lì. Cancella subito quel pensiero a metà tra invidia e senso di inadeguatezza. A parte che non hai idea di quante cose l’amica/collega/ecc faccia sul serio e con quali risultati, perché semplicemente non sei lei, ma ti limiti a vedere la sua vita da fuori.

Ma soprattutto non hai idea del prezzo che sta pagando, per “tutte quelle cose”. Dietro tante splendide storie di successi manifesti ci sono vicende private di depressione, solitudine, perdite e rinunce. Perché, appunto, una pienezza di impegni non è sinonimo di benessere.

Se la persona che stai ammirando è un’amica, celebra con lei i successi e ricordati di proporle momenti di relax da passare insieme, perché con ogni probabilità ne ha bisogno.

Se invece stai osservando un’altra donna dall’altro lato dello schermo, usa il suo esempio per ispirarti non a fare di più, ma a trovare spazio nella tua vita per più cose per te importanti. Prendi spunto dalla sua intraprendenza per rimettere in discussione le tue giornate e verificare che tu dedichi tempo ad attività che ti danno gioia, che ti fanno crescere e stare bene. Insomma, non “chissà come fa a fare tutto” ma “bisogna che io faccia meno ma cose più importanti”.

“Beata te che hai tempo di fare x/andare a x/ecc”

Immaginami con la paletta rossa alzata, perché questa frase è un esempio di passive/aggressiveness da manuale, oltre che la summa di tutte le frasi da evitare qui sopra.

Se poi ti accorgi che ti scappa detta con una smorfia di fastidio, fermati e chiedi scusa a te stessa e all’amica a cui l’hai appena detta. Perché hai mancato di rispetto a entrambe in un colpo solo: a lei perché stai insinuando che non lavora/fa abbastanza, a te stessa perché ti stai privando dell’opportunità di stare bene.

La prossima volta che incontri qualcuna che ha trovato il tempo per un’attività che ti interessa, falle i complimenti. Dille: “Brava! Sai cosa ti dico? Adesso prenoto anche io!” Perché se una di noi ha imparato a difendersi dalla “glorification of busy” dovremmo farle il monumento e imitarla, invece che invidiarla.


* che potremmo tradurre “piantala di vantarti di essere impegnata”

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