Flat Tax: conoscerla per capirla

Era la fine degli anni ’90 e in un’aula universitaria il mio professore di Politica economica ci spiegava che in alternativa al nostro sistema di tassazione, progressivo per scaglioni, diversi paesi dell’est preferivano l’applicazione di una flat tax.

20 anni dopo, di questa imposta studiata finora solo sui libri si sta sentendo tanto parlare. Ma cosa significa passare a questo sistema, in cosa si differenzia dal precedente? Ora che si pensa di applicarla a professionisti e imprese, analizzando pro e contro scopriremo come, tra l’altro, nella pratica non si tratti esattamente di una novità: sì, perché sotto altro nome, qualcuno di noi la sta già applicando. Di chi sto parlando?

Il contesto storico della flat tax

Iniziamo da lontano, dal contesto storico. Gli economisti studiano da sempre come tassazioni diverse possano spingere o comprimere i fattori del contesto economico: aumentare la tassazione fa crescere le risorse economiche disponibili per lo Stato, che le dovrebbe utilizzare al meglio per il benessere della collettività.

Un progressivo aumento della tassazione, però, genera anche effetti che diventano man mano negativi: quando il peso impositivo aumenta,  l’imprenditore o professionista sente diminuire la spinta e il desiderio a investire e a produrre, perché i fattori da lui apportati nel processo economico (risorse, capitale, lavoro, rischio) non sono sufficientemente remunerati. Aumentano quindi il lavoro nero e la disoccupazione. In questa analisi mancano una serie di fattori e criticità per completare il quadro, ben più complesso.

Da sempre, quindi, le teorie di politica economica studiano il punto di equilibrio tale da garantire per lo Stato un’entità di entrate sufficienti senza arrivare a perdere lo spirito imprenditoriale dei soggetti che sostengono finanziariamente tali entrate. Di teorie economiche ce ne sono moltissime, a influenzarle è anche il contesto economico: gli anni del boom del dopoguerra e i recenti anni dell’internazionalizzazione sono scenari così diversi da richiedere analisi e risposte diverse.

L’esperienza italiana

Arriviamo ora vicino a noi, negli ultimi decenni, in Italia. L’articolo 53 della Costituzione afferma al secondo comma che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Difficile quindi stravolgere l’attuale sistema tributario progressivo.

Cosa significa progressività? In un sistema progressivo chi guadagna di più viene tassato di più in modo “più che proporzionale”. Ovvero, non solo chi guadagna di più paga più imposte (questo avverrebbe anche in un sistema proporzionale), ma paga proprio una percentuale più alta.

Vediamo un esempio, a confronto: Elisa guadagna 1.000€, Elena guadagna 2.000€.

  1. Esempio di imposizione proporzionale: vi è un’aliquota pari al 23%, pertanto Elisa paga 230€ di imposte ed Elena paga 460€ di imposte. Elena, che ha guadagnato di più, paga di più.
  2. Esempio di imposizione progressiva: nel medesimo caso precedente, per redditi fino a 1.000€ l’aliquota è 23%, oltre diventa 27%. Elisa paga sempre 230€, ma Elena paga 230€ per i primi 1.000€ guadagnati, e ulteriori 270€ per i successivi, per un totale di 500€.

La progressività dell’imposta non si raggiunge soltanto con un’aliquota differenziata, ma anche con un sistema di deduzioni e detrazioni, ovvero di risparmi di imposta, che, sostenendo e incentivando talune spese e condizioni del soggetto (il carico familiare, per esempio), rivedono in diminuzione l’imposta per chi appunto sostiene tali spese o raggiunge alcune condizioni.

E la flat tax, cos’è?

È il 1956 quando, in America, Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976, propone per la prima volta una flat tax.

La flat tax è un’imposta che introduce una tassazione di tipo omogeneo. La percentuale diventa la stessa per tutti: in realtà, il sistema che si sta delineando in Italia sembra prevedere due aliquote,  15% e 20%.

Nella flat tax pura scompaiono tutte le detrazioni e le deduzioni. Semplicemente, nel nostro esempio precedente, ipotizzando una flat tax al 15%, Elisa pagherebbe 150€ di imposte ed Elena, che guadagna il doppio, pagherebbe il doppio di imposte, ovvero 300€.

Perché nasce la flat tax e chi l’ha desiderata

Pronti a sostenere una imposizione di questo tipo ci sono imprese e professionisti che ritengono che il fatto che all’aumentare del guadagno aumenti troppo l’imposizione costituisca un grande disincentivo a investire.

La flat tax tendenzialmente si associa anche a una politica economica fiscale di riduzione generale dell’aliquota: infatti, nella previsione normativa italiana le aliquote previste potrebbero essere il 15% e il 20%, a fronte di un’attuale Irpef le cui aliquote variano dal 23% al 43%. Peraltro, la flat tax dovrebbe almeno in linea teorica sostituire anche altre imposte attualmente in vigore. Il contesto definitivo non è del tutto delineato ma in linea di massima potrebbe sovrascrivere anche addizionali regionali, addizionali comunali e Irap, quindi recuperando ancora qualche punto percentuale di vantaggio.

Soggetti attualmente “schiacciati” dal peso fiscale, che insieme a quello altrettanto oneroso della contribuzione ai fini pensionistici nel nostro Paese è davvero un ostacolo spesso insuperabile (si pensi al fenomeno della delocalizzazione della produzione verso l’estero) potrebbero tornare a desiderare di investire, ritenendolo più conveniente e soggetti attualmente interessati dai fenomeni di lavoro nero e evasione fiscale potrebbero preferire regolarizzarsi considerato il ridotto carico impositivo. Lo Stato, quindi, potrebbe vedere paradossalmente aumentare le proprie entrate o perlomeno stabilizzarle, in un contesto economico di crescita e sviluppo.

È sicuramente una proposta interessante, da testare, dopo decenni dell’attuale sistema.

Qualche perplessità sulla flat tax

Nella discussione attuale il sistema flat tax è descritto come un sistema nel quale tutti risparmieremo. In realtà, dalle prime proiezioni, sembra che le regole in definizione garantirebbero il risparmio massimo a imprese e professionisti di media/alta produttività, piccoli risparmi invece per chi ha dimensioni ridotte.

Cosa che non è sbagliata se si analizza il fattore rischio, che per l’imprenditore che investe deve essere assolutamente ben remunerato per spingerlo a continuare. Ma comunque ci guadagneremo tutti? Dipende.

Dipenderà dalle regole che verranno. Dipenderà soprattutto dal sistema di deduzioni e detrazioni che saranno mantenute. Se si applicasse una flat tax pura, le nostre famiglie dovranno scordare la detrazione delle spese sanitarie, la detrazione delle spese di ristrutturazione, la detrazione delle spese scolastiche e così via. A conti fatti, potrebbero pagare un’aliquota più bassa ma, abolite deduzioni e detrazioni, pagare complessivamente di più.

Se tali deduzioni e detrazioni rimarranno invece – almeno per le detrazioni per i nuclei di famiglia – potremmo tutti risparmiare davvero qualcosa.

La flat tax è davvero una novità?

Sin dalla nascita del regime forfettario la flat tax per alcuni soggetti è di fatto già in vigore. L’imposta sostitutiva con la sua aliquota fissa ma contenuta e l’assenza totale di deduzioni e detrazioni, ad eccezione dei contributi obbligatori, non quelli versati volontariamente, è assimilabile ad una flat tax. Pertanto, anche per analizzare i pro e i contro di tale novità, si possono già fare delle riflessioni sulla base dell’esperienza di tali soggetti.

Sicuramente tra i pro vanno citati la semplicità applicativa e l’aliquota contenuta. Tra i contro il fatto che non si tenga assolutamente conto delle spese sostenute dal soggetto, che si tratti di costi o di oneri, non ultimo anche il rischio di evasione dovuto dal fatto che se costi e oneri non sono deducibili o detraibili potrebbe diminuire l’interesse del soggetto a chiedere un giustificativo fiscale. In tal senso, quindi, parte dell’evasione fatta emergere a seguito del minor carico impositivo potrebbe tornare sotto altra veste.

Lo scenario che si prospetta in Italia

Nel momento in cui scrivo pare che la flat tax sia destinata ad arrivare in Italia, in capo a imprese, professionisti e società a partire dal 2020, ma non vi sono certezze. Dipenderà dall’esito dello scontro tra politiche UE e governo italiano, e dalla solidità di quest’ultimo.

Oggi, come dicevo, vige per alcuni un’analoga imposizione con il regime forfettario. Per questo nell’anno di passaggio, il 2019, dovrebbe entrare in vigore un ampliamento del regime forfettario per redditi fino a 65.000€. Tale estensione dovrebbe servire da traghetto e da test verso il nuovo sistema. Per tutti coloro, quindi, che ci stanno facendo un pensierino, consiglio di rileggere il mio articolo precedente, nel quale aiuto a distinguere tra chi ha convenienza ad accedere al forfettario e chi no, fatti salvi i casi di esclusione.

Elisa Antolini

Veneta di origine, emiliana di adozione, sposata con un calabrese. La geografia è il mio forte, ma anche i numeri. Sono dottore commercialista e revisore contabile, e lavoro soprattutto online, accompagnando “fiscalmente” progetti ed idee a diventare concrete realtà. Mi piace condividere con i clienti le mie conoscenze, perché solo capire di cosa stiamo parlando li farà diventare grandi e solidi. Sono mamma innamorata, lettrice compulsiva e amo cucire e lavorare a maglia, per cui cerco di intrecciare queste mie passioni con il lavoro che faccio, con grande soddisfazione.

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2 commenti su “Flat Tax: conoscerla per capirla”

  1. Complimenti per questa rappresentazione, chiara , semplice ed intelligente. Ottima pedagogista, tutti si riempiono la bocca di tante parole soprattutto in questo tempo riempiendo la testa di cose non concrete e facendo affondare le radici nell’ignoranza, questo scritto affonda le radici nella logica.

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