Regime forfettario: quando NON conviene sceglierlo

Una delle richieste che ricevo più spesso è: “Vorrei aprire la partita iva nel regime forfettario, cosa devo fare?”

La mia risposta parte sempre da lontano: “Chi sei tu? Cosa vuoi fare? Hai altri redditi? Come è composto il tuo nucleo familiare?”

Il regime forfettario è una invenzione fantastica, ma:

  • Non tutti possono accedervi
  • Non tutti hanno convenienza a farlo

Approfondiamo insieme queste affermazioni.

Storia e caratteristiche del regime agevolato

Prima di tutto ricordiamo brevemente le peculiarità di questo regime. Il regime forfettario nasce in seno alla Legge 190/2014 (ovvero Legge di Stabilità 2015) in affiancamento al preesistente regime dei minimi. Per il primo anno di attività fu poco scelto perché  il regime dei minimi risultava ai più ancora conveniente e interessante.

Dal 2016, a seguito di alcune rivisitazioni, acquistò molto appeal e il regime dei minimi fu destinato all’estinzione: oggi, oltre ad essere sufficientemente conveniente, è anche l’unico regime possibile a certe condizioni (esiste ancora qualche minimo, ma ad esaurimento).

Nel regime forfettario tutto parte dall’individuazione del proprio codice attività ATECO. Scelto questo, a tale regime viene associato:

  • Un livello massimo di fatturato annuale
  • Una % a forfait di costi, che andranno in diminuzione dei ricavi prima di applicare l’aliquota di imposta

A seconda del codice ATECO, cambia sia la soglia del fatturato che la % di costi forfait ad essa associati.

I redditi del regime forfettario sono assoggettati ad imposta sostitutiva, la cui aliquota è del 5% per i primi 5 anni (non per tutti) e del 15% a seguire. Non ci sono limiti relativi né all’età concessa per accedervi né alla possibile durata di permanenza nel regime, potenzialmente infinita.

A tale aliquota di imposta va affiancata una gestione previdenziale, che può essere quella dell’Inps (Artigiani – Commercianti o Gestione Separata) o quella di una Cassa privata di appartenenza (es. CNPADC, Enpam, ecc.).

L’imposta sostitutiva esaurisce le imposte del soggetto nel regime forfettario: non vi saranno né Iva, né Irap, e anche le relative dichiarazioni non vanno presentate, inclusi gli studi di settore. Il soggetto non applica e non subisce ritenuta a titolo di acconto e la contabilità non è prevista, vi è semplicemente una ordinata e numerata tenuta dei documenti, il che riduce notevolmente anche i costi di affiancamento da parte di un commercialista.

Le possibilità di lavorare con l’estero sono presenti, sia verso paesi UE che Extra-UE (limite che era invece in parte presente per i minimi) salva in questo caso la necessità di liquidare l’iva relativa in caso di operazioni intra UE.

Le condizioni per aderire

L’adesione al regime prevede una serie di condizioni e non tutti possono aderire: tali condizioni vanno verificate all’inizio ma devono permanere anche in ogni nuovo anno solare.

In particolare, questo regime, nato anche per regolarizzare la posizione di chi oltre a un lavoro dipendente voglia avviare una attività dai volumi contenuti, è compatibile con redditi da lavoro dipendente o da pensione sino a 30.000€. Pertanto, per un pensionato con pensione annua lorda di 35.000€ o per un dipendente con RAL superiore ai 30.000€ non è possibile far coesistere le due posizioni, a meno che il rapporto di lavoro sia cessato prima dell’adesione al forfettario. Anzi, in questo caso è incentivata l’apertura di una posizione autonoma.

Inoltre, non è possibile essere al contempo soci di società di persone. Nessun problema se siete soci di una Coop (un supermercato, una banca) o associati a molteplici associazioni (non professionali). Ma se siete soci nella Snc di un cugino che gestisce un bar, anche se non ve ne occupate personalmente, non sarà possibile aderire al regime agevolato.

Casi pratici. Quando conviene aderire?

Superata questa prima analisi del “posso aderire”, passiamo ora al “voglio aderire”? “Mi conviene”?

A fronte dei grandi vantaggi di questo regime, bisogna “pagare” piccoli pegni, rinunce cui sottostare.

Prendiamo due casi diversi: un soggetto che si attivi nei forfettari come unica attività e un soggetto che vi affianchi redditi ulteriori soggetti ad Irpef.

Per chi ha un’unica attività, è fondamentale valutare la situazione familiare nel suo complesso. Facciamo qualche esempio:

  • Nucleo familiare del soggetto X, non coniugato, senza figli: in questo caso se il reddito da lavoro autonomo in regime forfettario è l’unica entrata, purtroppo a fronte della tassazione agevolata si perderanno tutte le detrazioni/deduzioni Irpef. Infatti, non essendoci per questo soggetto alcuna Irpef ma la sola imposta sostitutiva, tutto il resto diventa indeducibile/indetraibile (ad eccezione dei versamenti alla previdenza obbligatoria): perse quindi le detrazioni per spese mediche, per locazione, per interessi su mutuo, la deduzione dei versamenti a un fondo pensione, ecc.
  • Nucleo familiare del soggetto X, coniugato, con figli: in questo caso se il coniuge ha Irpef (perché lavoratore dipendente o autonomo in regime ordinario) alcune detrazioni specifiche del nostro forfettario andranno perse ma per esempio i figli possono essere messi a carico dell’altro coniuge, salvando la detrazione, e così le spese scolastiche ecc.. Quindi, è possibile “mitigare” gli effetti negativi della mancata deducibilità/detraibilità nel regime forfettario grazie all’Irpef comunque dovuta nell’ambito del nucleo familiare. Saranno però sempre perse le detrazioni personali del soggetto forfettario, che a volte sono consistenti es. se negli anni pregressi avesse sostenuto spese di ristrutturazione e risparmio energetico detraibili in 10 anni, per gli anni di permanenza nel forfettario queste andrebbero perse e non sarebbero recuperabili successivamente.

Nel caso di soggetto che affianchi l’attività di forfettario a un’altra, vediamo cosa accade:

  • Soggetto che affianchi l’attività di autonomo a redditi con Irpef (es. lavoro dipendente, prestazioni occasionali in altro settore, locazione assoggettata ad Irpef): in questo caso sono stemperati i limiti del forfettario perché nel limite dell’Irpef relativa ai redditi ulteriori sarà possibile mantenere le proprie deduzioni/detrazioni, indipendentemente dalla situazione complessiva del nucleo familiare;
  • Soggetto che affianchi altra attività non soggetta ad Irpef es. locazioni in regime di cedolare secca: purtroppo cedolare secca e imposta sostitutiva hanno in comune di non beneficiare di deduzioni e detrazioni, perse quindi per questo soggetto.

A fronte di queste considerazioni, segnalo che in alcune condizioni la perdita di consistenti detrazioni/deduzioni rende assolutamente non conveniente questo regime.

La scelta, pertanto, va fatta necessariamente alla luce di una analisi profonda e complessiva della situazione del singolo.

Regime forfettario e costi reali

Un altro caso nel quale non è sempre conveniente scegliere il regime forfettario è quello nel quale i costi sostenuti per l’attività siano molto consistenti. Ovvero, il regime forfettario prima di applicare i conteggi del dovuto sottrae ai ricavi incassati nell’anno una percentuale a forfait differente a seconda del codice ATECO. Tale percentuale, spesso, per liberi professionisti operanti presso la propria abitazione è anche notevolmente più alta dei costi reali sostenuti, pertanto molto conveniente. Ma appena si verifichi che i costi sono consistenti es. per un artigiano o un commerciante che spendano molto per l’acquisto delle materie per la produzione o per un professionista che abbia una sede diversa dall’abitazione per la quale paga affitto e utenze, potrebbe essere tale l’incidenza dei costi reali da rendere più conveniente il regime ordinario, seppur in linea di massima maggiormente oneroso.

Il prezzo fa la differenza

Un’ultima considerazione: chi sono i nostri clienti? Se lavoriamo perlopiù con privati, il fatto di non applicare l’iva rende il regime forfettario interessante perché il prezzo al cliente finale, privo dell’Iva, potrebbe darci un vantaggio competitivo nel prezzo. Se invece i nostri clienti sono partite iva, questo fatto è ininfluente sotto l’aspetto delle vendite mentre a quel punto potrebbe essere più onerosa la mancata detrazione dell’iva sugli acquisti, quando consistenti.

Anche in questo caso, non ci sono quindi risposte univoche ma una attenta analisi della situazione specifica.

Elisa Antolini

Veneta di origine, emiliana di adozione, sposata con un calabrese. La geografia è il mio forte, ma anche i numeri. Sono dottore commercialista e revisore contabile, e lavoro soprattutto online, accompagnando “fiscalmente” progetti ed idee a diventare concrete realtà. Mi piace condividere con i clienti le mie conoscenze, perché solo capire di cosa stiamo parlando li farà diventare grandi e solidi. Sono mamma innamorata, lettrice compulsiva e amo cucire e lavorare a maglia, per cui cerco di intrecciare queste mie passioni con il lavoro che faccio, con grande soddisfazione.

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49 commenti su “Regime forfettario: quando NON conviene sceglierlo”

  1. Buongiorno,
    attualmente opero in regime ordinario di Partita Iva e vorrei passare al forfettario (fatturo nella forbice tra i 20.000 e i 30.000 euro annuali). Domanda: è possibile passare durante l’anno al nuovo regime forfettario oppure occorre attendere sempre il primo gennaio dell’anno successivo?

    Grazie

    Aldo Corbo

    Rispondi
  2. Buongiorno Aldo, se ha già partita iva bisogna aspettare l’inizio dell’anno solare perchè in quel momento bisognerà verificare se nell’anno precedente si sono verificati i requisiti richiesti.

    Rispondi
  3. Buonasera,
    cortesemente se possibile, chiederei se avesse senso aprire una PI regime forfettario (unica occupazione) come istruttore sportivo, per operare in 2 associazioni sportive dilettantistiche, sapendo già che il cumulo totale delle entrate difficilmente sarà superiore ai 6000 euro annui.

    Cordiali saluti.

    Alberto C.

    Rispondi
    • Gentile Alberto,
      mi scuso intanto per il ritardo nella risposta. Nel mondo delle attività sportive dilettantistiche valgono regole parzialmente diverse rispetto agli altri settori. Nel Suo caso, quindi potrebbe NON essere necessaria l’apertura di una partita iva, pur collaborando in modo regolare con le due associazioni. La invito però, per valutare esattamente in quale caso ricada la Sua posizione, a ricorrere ad una consulenza specifica. Buon lavoro, EA

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  4. Buongiorno,
    sono dipendente di banca con RAL 30ke e da un paio di anni ho superato l’esame di abilitazione di commercialista e revisore legale che mi ha permesso l’iscrizione all’albo dei revisori legali.
    Gradirei avere conferma sulla possibilità di aprire la partita iva per prestazioni occasionali e rare per la verità.
    Posso aderire al regime forfettario? Come verrebbe inquadrato il mio regime contributivo?
    Continuerei a pagare l’aliquota irpef fintanto che il reddito da p.iva è inferiore al reddito da lavoratore autonomo?
    Manterrei le agevolazioni IRPEF di deducibilità di spese (es mediche, int. mutui, premi assicurazione)?
    Potrei a godere delle potenziali deducibilità di costi inerenti lo svolgimento di attività di revisione con allestimento studio presso la propria abitazione?
    Mi appello alla sua esperienza e professionalità per confutare le mie perplessità.
    Cordialmente
    aldo

    Rispondi
    • Gentile Aldo,
      non riesco purtroppo ad essere esaustiva all’interno del breve commento di risposta. La invito, però, a tenere presenti questi elementi al fine delle Sue valutazioni: 1. E’ importante capire se la RAL che indica pari a 30.000€ è superiore o inferiore a questo livello (nell’anno precedente e con ipotesi sul futuro) 2. Deve verificare nel Suo contratto di lavoro dipendente se sono previste incompatibilità con altre attività 3. Deve verificare cosa prevedono i regolamenti degli albi di appartenenza nel Suo caso (Consiglio nazionale dottori commercialisti + Ordine locale + MEF per Revisori). Da qui poi potrà poi approfondire gli ulteriori aspetti ai quali è interessato attraverso una consulenza specifica che potrà richiedere a un consulente di fiducia. Buon proseguimento, EA

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  5. Buonasera,
    sono libero professionista e pubblico-dipendente part-time. Ho una segretaria con un costo di circa 9000 euro annui, costi attività (affitto studio e altro) per circa € 4400 ed un fatturato compresa iva di circa 52.000 euro.
    Non riesco a capire se mi conviene o meno passare al forfettario. Lei cosa ne pensa?
    Aspetto una Sua cortese risposta
    Pietro

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  6. Gentilissimo,
    senz’altro è una possibilità da valutare. E’ necessario fare un vero e proprio calcolo di convenienza della Sua posizione. Solitamente i vantaggi aumentano quando si affianca alla partita iva forfettaria un lavoro dipendente con Irpef, perchè perlomeno in parte permangono detrazioni e deduzioni. Dovrà però necessariamente confrontarsi con il Suo commercialista per definire la Sua scelta, salvo poterla rivedere l’anno successivo nel caso le condizioni di base cambiassero.

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  7. Buonasera, sono un ragazzo di 32 anni e devo iniziare una attività come intermediario assicurativo in sezione E. Mi è stata offerta una opportunità di lavoro che consiste in un fisso mensile più il provvigionale sul lavoro svolto. Volevo chiedere se conviene aprire una PI considerando che il fatturato del primo anno sarà inferiore ai 10.000€ e se quindi la tassazione forfettaria e quella irpef non andranno a superare i ricavi. Grazie in anticipo per l’interesse.
    Giovanni.

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    • Gentilissimo, se l’attività che presta non è di tipo occasionale ma abituale è necessaria l’apertura di partita iva.
      Dovrà farsi assistere nella scelta del regime corretto secondo le sue necessità e condizioni personali (le condizioni di accesso al regime forfettario sono variate dal 1° gennaio 2019, e inoltre è sempre importante valutare la situazione personale di deduzioni/detrazioni del soggetto). Anche per bassi redditi l’imposizione è comunque una quota, per cui non avverrà che lei paghi più di quanto guadagna ma senz’altro l’imposizione (imposte + contributi) farà sì che l’importo netto che le resta a disposizione sia solo una quota del lordo fatturato.

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  8. Buongiorno,
    sto per cambiare lavoro, premetto sono sempre stata assunta come dipendente amministrativa.
    questa ditta mi propone di aprire partita iva forfettaria per diminuire i costi…………mi sembra strana la cosa,,,,posso sapere i pro e i contro

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  9. Buongiorno Moira, Le consiglio intanto di valutare se lavorare in proprio è nella Sua “indole”. Solitamente, a mio parere, si tratta di aspetti caratteriali prima di tutto. Se la risposta è no, perchè è sempre stata dipendente e in quella situazione si trova bene e, anzi, essere in proprio Le darebbe un senso di incertezza che non Le appartiene, Le consiglio di non accettare, a meno che non vi siano proprio alternative. Le aziende che utilizzano liberi professionisti anzichè dipendenti lo fanno a volte perchè la loro attività ha dei picchi stagionali o perchè la natura dell’attività è tale da trovare figure idonee solo in soggetti con partita iva (succede molto spesso negli studi professionali). Se però questa scelta viene imposta per una maggiore (loro) deducibilità di costi, non reputo consigliabile attivare tale collaborazione.

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  10. Salve Elisa,
    sono un soggetto IVA in regime ordinario che fino al 2018 ha svolto due attività con un’unica partita IVA:
    – libera professione con iscrizione all’albo
    – noleggio di autoveicoli
    Ho tutti i requisiti per accedere alla flat tax 2019, e se tutto andasse come nel 2018, da calcoli effettuati, avrei convenienza ad aderirvi.
    Ho alcune domande da porle:
    1) Con l’attività di libera professione, per l’anno 2019, ho intenzione di effettuare acquisti in strumentazione nuova pari a 50000 euro + IVA (22%). Avrebbe senso in questo caso aderire alla flat tax?
    2) In sede di dichiarazione dei redditi i coefficienti di redditività delle due attività saranno diversi? (40% quadro RG e 78% quadro RE?)
    3) Sarebbe possibile aderire alla flat tax in prima battuta ed uscirne qualora gli acquisti da 50000 euro + iva dovessero concretizzarsi per il 2019?
    4) Se rinuncio alla flat tax per il 2019, sarà ragionevolmente possibile aderire per il 2020, qualora io avessi ancora i requisiti ed il provvedimento stesso venisse rinnovato?
    Grazie

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  11. Gentilissimo,
    non riesco in risposta ai commenti sul blog a entrare nel merito di situazioni così specifiche di un singolo soggetto. Posso però indirizzarla come segue:
    – Nel regime forfettario si è soggetti a imposta sostitutiva (non ancora flat tax) che prescinde dai costi reali, per cui solitamente nel calcolo di convenienza questa non c’è per soggetti con costi molto elevati;
    – Attività diverse hanno coefficienti diversi, ma i quadri dei forfettari non sono RG nè RE, bensì LM;
    – Il cambio regime non può essere fatto in corso d’anno;
    – Se non aderisse nel 2019 potrebbe rientrarvi nel 2020 (salvo cambio normativo) però se ha acquisti consistenti che entrano in ammortamento nel forfettario perderebbe poi la possibilità di dedurre tali ammortamenti.

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  12. Buongiorno! Il mio dubbio è se passare al regime ordinario o rimanere nel forfettario considerando che sto comprando casa e andrò a sostenere molte spese per acquisti e nel regime attuale perderei anche la possibilità di scaricare gli interessi passivi del mutuo. Sono una libero professionista e guadagno di media tra i 10 e i 20 mila l’anno. Ringrazio anticipatamente

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  13. Buongiorno Adele,
    per ogni professionista è assolutamente necessario fare un vero e proprio conteggio di prova: una simulazione della dichiarazione nei due regimi alternativi e da lì iniziare a ragionare. Ci sono pro e contro in entrambi i casi. Quando i carichi delle detrazioni e deduzioni iniziano a essere importanti (familiari a carico, spese di ristrutturazione, fondi pensione) in effetti solitamente conviene aderire al regime ordinario/semplificato. Lo stesso se il professionista ha spese consistenti (solitamente dipendenti, un ufficio in locazione e relative utenze). Però i fattori da considerare sono anche altri, per esempio la comodità del forfettario se il cliente è molto “confusionario” e fatica a gestire le scadenze e non ultimo, per chi lavora con privati che non detraggono l’iva, il vantaggio competitivo di applicare prezzi di fatto più bassi da parte del forfettario (non soggetto ad iva) rispetto al soggetto che la applica nel regime ordinario/semplificato.

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  14. Salve sono Emanuele, un parrucchiere ed ho un fatturato annuo di circa €50/60.000 lavoro in un negozio di proprietà quindi non pago affitto ,ho una dipendente (800€ mensili+ contributi) (i costi di energia elettrica e gas sono €3000annui) acquisto i prodotti per lavorare €9000 annui) da un distributore con regime forfettario quindi mi fattura senza iva, nel mio caso mi ritrovo a pagare un’ iva trimestrale sempre abbastanza alta, stavo valutando di passare al regime forfettario ( se possibile anche con dipendente) o cambiare il distributore che mi vende i prodotti, anche se i prezzi di acquisto sono ottimi. Il mio commercialista non mi sa consigliare ed io sto lavorando quasi senza percepire stipendio. Cosa mi conviene fare?

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  15. Buongiorno Emanuele,
    purtroppo su un’attività come la sua, gravata per natura di molti costi (locazione + dipendente + materie prime + Inps) è comprensibile che il margine sia davvero esiguo e spesso è mortificante lavorare duramente e vedere che si fatica a tenere qualcosa per sè. Può senz’altro fare con il Suo commercialista una vera e propria simulazione: verso la fine dell’anno simulare le imposte dovute nell’attuale regime e simulare una dichiarazione fatta come forfettario per vedere quale sia più conveniente. Una simulazione reale è davvero l’unico modo per capire, numeri alla mano, come sia il caso di muoversi. Non le consiglio di cambiare fornitore se i prezzi (gli imponibili, non i prezzi finali) sono buoni: è vero che scaricherebbe la relativa iva ma tenga conto che i prezzi sarebbero + iva per cui più alti…. confronti quindi l’imponibile che i fornitori le sottopongono e non il prezzo finito di iva. Nelle 2 situazioni ci sono molti pro e contro. Il forfettario non scarica i costi reali ma delle percentuali a seconda del codice attività.Bisogna vedere quale più conveniente. Tra i pro del forfettario, nel suo caso, sicuramente il fatto che lavorando con privati avrebbe, mantenendo gli stessi prezzi, un ricavo più alto (perchè privo del 22% di Iva). Se il suo commercialista non è in grado di accompagnarla nella scelta, Le consiglio di guardarsi attorno. La decisione la deve ovviamente prendere l’imprenditore, però noi consulenti siamo qui apposta per illustrare tutte le regole atte a prendere una decisione consapevole.

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  16. Sono un veterinario ippiatra con fatturato di circa 35000 euro annui- Vedo che tanti colleghi sono passati al forfettario e mi rendo conto che dal punto di vista competitivo hanno un bel vantaggio, potendo fare un prezzo del 20% inferiore al mio (IVA). Io lo scorso anno ho acquistato apparecchiature per circa 25000 + IVA e per questo il commercialista ha preferito farmi rimanere nel regime ordinario. Ho 2 figli e moglie a carico. Casa propria ect. Ciò che mi preocupa di più è proprio la competitività del prezzo al cliente (90% privari o ASD). Visto le spese recenti mi conviene stare ugualmente nell’ordinario o vista la possibile caduta numero clienti sarebbe forse meglio passare all’ordinario??

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    • Buongiorno, senz’altro ha senso la scelta di rimanere nel regime classico per l’entità delle detrazioni che avrebbe perso nel forfettario (moglie e figli non possono più essere a carico a meno di avere anche altri redditi, e per quanto riguarda l’immobile andrebbero perse anche detrazioni per ristrutturazione, interessi sul mutuo ecc.) e per l’entità degli acquisti fatti. Pensi che nel forfettario non può scaricare i costi reali ma delle percentuali prefissate (che sono molto buone tranne in caso di acquisti consistenti come quelli dello scorso anno). Tra l’altro in caso di passaggio dal 2020 dovrebbe riversare parte dell’iva detratta su tali acquisti. Nel caso di clienti perlopiù forfettari in effetti lo svantaggio competitivo rispetto ai colleghi pesa. Posso solo limitarmi a consigliarLe di contenere un pochino i prezzi per ridurre il gap e non perdere clientela e di valutare la fattibilità di collaborare con delle strutture (altri ambulatori?) che a loro volta detraggano l’iva e Le applichino anche la ritenuta. Essendo nella sua stessa situazione, personalmente, continuo a pensare che non possa essere solo il fattore “prezzo” a essere decisivo nella scelta di un professionista. Facciamoci valere con competenze e disponibilità, mantenendo i prezzi al giusto livello per mantenere il reddito netto che ci permette un equilibrio.

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  17. Buonasera,

    io a settembre aprirò un negozio di vendita e assistenza personal computer e farò anche un investimento iniziale intorno ai 6000 euro tra arredamento e tutto quello che mi serve, la mia domanda è mi conviene farlo? So che non si può scaricare nulla e quindi neanche su quello su cui investirò il mio capitale! Poi se acquisto un computer o altro e lo devo rivendere su cosa devo calcolare il mio ricarico?

    Grazie!

    Nicola

    Rispondi
    • Gentilissimo,
      difficile rispondere a casi completi in poche righe.
      Nel Suo caso deve sicuramente farsi affiancare da un professionista che farà un calcolo di convenienza tra regime forfettario e regime semplificato. Infatti, quando si ha un negozio i costi per locazione e utenze sommati a quelli dell’acquisto della merce spesso fanno sì che il regime più conveniente sia quello non agevolato, ovvero il semplificato.
      Però l’analisi non può prescindere dall’osservazione del Suo contesto familiare e dall’analisi degli oneri deducibili e detraibili che Le spettano.

      Rispondi
  18. Buongiorno
    Ho letto una sua risposta, “Però i fattori da considerare sono anche altri, per esempio la comodità del forfettario se il cliente è molto “confusionario” e fatica a gestire le scadenze e non ultimo, per chi lavora con privati che non detraggono l’iva, il vantaggio competitivo di applicare prezzi di fatto più bassi da parte del forfettario (non soggetto ad iva) rispetto al soggetto che la applica nel regime ordinario/semplificato.”
    Possibile approfondire?
    Ho un negozio online in Dropppshiping. Un partenero dalla Spagna e uno Italiano.
    Riguardo ai prezzi finali,come ci aiuta il regime forfettario ad avere i prezzi piu bassi che un regime ordinario?
    Chiedo scusa per l;ignoranza ma ho solo 2 settimane nel campo…
    Grazie mille.
    Cristian

    Rispondi
    • Gentilissimo,
      se ha appena aperto la Sua attività è fondamentale che il Suo commercialista Le fornisca le risposte a ciascuna delle Sue domande, per cui La invito innanzitutto a confrontarsi con il collega. Per quanto riguarda le attività a stretto contatto con l’estero, infatti, ci sono delle particolarità da osservare che potrebbero alterare le considerazioni fatte.
      In linea di massima, però, per una partita iva italiana che venda in Italia, nel forfettario non si applica Iva, pertanto nonostante l’Iva non sia un costo ma un flusso, non applicarla permette ai soggetti italiani di applicare prezzi più passi nella misura pari all’aliquota da loro dovuta, fatto salvo il fatto che ovviamente non vi sarà alcuna detrazione relativa all’Iva sugli acquisti.

      Rispondi
  19. Gent. Ma buongiorno,
    Sono un ingegnere forfettario 19, posso essere assunto come dipendente con un contratto di 6 mesi parallelamente alla mia attività di studi d ingegneria?! Grazie anticipatamente. Mauro

    Rispondi
    • Gentilissimo,
      può senz’altro essere assunto e continuare l’attività da forfettario per il 2019. Attenzione, dovrà controllare per il 2020 la possibilità di permanere nel regime forfettario insieme al Suo commercialista. Ritengo che oltre alle regole attuali si dovrà tenere conto di eventuali modifiche normative che potrebbero essere attivate per il prossimo anno, e che ad oggi, vista l’attuale situazione di governo, non sono prevedibili.

      Rispondi
  20. Salve,vorrei aprire una partita IVA fatturando prevalentemente alla ditta di mio marito,in più ho un reddito da affitto su cui pago un Irpef ordinaria.Volevo sapere se c’è qualche incompatibilita’,e se è possibile il tutto!Grazie

    Rispondi
    • Salve Donatella,
      deve farsi assistere da un commercialista, magari parta da quello che segue la ditta del marito perchè ci sono delle incompatibilità nella fatturazione e nel pagamento di compensi tra coniugi. Inoltre, direi che non leggo le buone premessa per l’apertura: bisogna partire da un’idea di attività, da una professione, quindi cercare il proprio bacino clienti. Per quanto riguarda la convivenza di un reddito forfettario con uno per locazione assoggettato ad Irpef, invece, nessun problema.

      Rispondi
  21. Buongiorno Elisa ,,

    Sono pensionato da luglio 2019 , con una pensione lorda che supera i 100.000 € annui, ed ho 61 anni.
    Vorrei sapere se posso aprire una partita IVA a regime forfettario per una attività di consulenza, con previsioni di fatturazione di circa 40.000€ annui.
    Mi conviene aspettare inizio anno nuovo, oppure posso aprire la partita IVA a partire da adesso ?
    … fra l’altro ho letto che con il regime forfettario non si può scaricare nessuna spesa sanitaria o altro … vale anche per il mio caso da pensionato ?

    La ringrazio !

    Rispondi
    • Gentilissimo,
      sì può aprire partita iva (salvo verifica con il Suo commercialista del possesso dei requisiti attualmente in vigore per accedervi). Se ha necessità di iniziare la collaborazione subito lo può fare, attenzione che in tal caso la soglia dei 65.000€ va riproporzionata sui giorni annuali di attività.
      Non potrà scaricare le spese es. sanitarie, veterinario ecc. dal reddito forfettario ma potrà tranquillamente continuare a farlo dal reddito da pensione, soggetto ad Irpef.

      Rispondi
  22. Buonasera Elisa,
    Sono un perito industriale iscritto all’ordine ed esercito la libera professione. Ho 32 anni e collaboro con un paio di studi tecnici e ho un fatturato annuo sotto i 30mila. L’anno prossimo supererò questa soglia e quindi dovrò passere al regime forfettario. La mia consulente mi ha consigliato di passare direttamente al regine ordinario.
    1. Volevo sapere se il consiglio sia realmente quello giusto.
    2. Nel caso del regime ordinario sulla fattura va riportato imponibile + cassa + iva?

    Grazie

    Rispondi
    • Gentilissimo,
      ho qualche perplessità circa le Sue domande. Se “deve passare al forfettario” in che regime è ora?
      Inoltre al momento i 30.000€ non sono una soglia che comporti un cambio di regime.
      Infine ad oggi NON è possibile fare alcun ragionamento sul 2020 essendo probabili sostanziali modifiche al regime in sede di Manovra.
      Per darLe il consiglio giusto è necessaria una valutazione complessiva della Sua situazione che non può prescindere da carico familiare, oneri deducibili e detraibili, spese dell’attività professionale ecc. Solo un collega in possesso di questi elementi potrà fare una consulenza corretta.
      Per quanto riguarda la fattura andrà applicata, quando dovuta, anche la ritenuta.

      Rispondi
  23. Buon pomeriggio, mio marito è a regime forfettario, abbiamo deciso di avere una casa vacanze per qualche entrata extra. Può rimanere nel forfettario o deve passare a cedolare secca?

    Rispondi
    • Gentilissima,
      la scelta NON è tra forfettario o cedolare ma parte da più lontano.
      Intanto dovete decidere che tipo di locazione turistica attivare: partite dalle regole del Comune di ubicazione dell’immobile e dalle caratteristiche dello stesso per valutare, con il vostro commercialista, la scelta migliore.
      Se l’attività sarà di tipo imprenditoriale es. appartamenti per locazioni brevi, potrete affiancare in regime forfettario un secondo codice Ateco (se le regole di adesione al regime e i limiti di fatturato sono rispettati).
      Per la cedolare le premesse sono diverse, l’attività in tal caso non è imprenditoriale ma occasionale.
      E’ necessaria quindi la presenza del vostro consulente di fiducia per fare la migliore delle scelte.

      Rispondi
  24. Buongiorno,
    sono dipendente settore privato con reddito superiore a 30.000 euro annuo. Sto aprendo una microimpresa domestica alimentare per la produzione di prodotti da forno dolci e salati. prevedo un fatturato d’impresa compreso tra i 6000 e i 10000 euro annuo. ho tre figli a carico, mutuo casa scadente fra due anni e e spese mediche abbastanza elevate. negli ultimi anni ho smpre avuto un credito irpef tra gli 800 e i 900 euro a seguito delle detrazioni/deduzioni sopra riportate. sto valutando la scelta del regime fiscale. dai conti fatti credo non mi convenga il regime forfettario. gradirei un suo consiglio. grazie.

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    • Salve Monica, purtroppo non sono riuscita a rispondere prima per un problema di login alla piattaforma. Come avrà letto purtroppo per le nuove regole non potrà aderire al forfettario se il suo reddito da dipendente (concomitante) supera i 30.000€. Se anche riducesse l’orario e scendesse sotto soglia, però, dovrà fare con il professionista che La segue un confronto tra le tassazioni emergenti nei diversi regimi, numeri alla mano. Solo questo La aiuterà a scegliere con consapevolezza. Dai pochi dati forniti non mi è possibile sbilanciarmi.

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  25. Salve. Opero nel settore edile , L anno scorso ho fatturato quasi sessanta mila euro e mi sono arrivati da pagare 14 000 entro dicembre e poi ci sono 6000 mila di acconti per L anno prossimo, volevo sapere com’è possibile una cifra così alta? E volevo sapere anche se mi conviene rimanere ancora L anno prossimo col regime forfettario? Grazie mille

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    • Gentilissimo,
      dovrei avere tutta la dichiarazione per una risposta esaustiva.
      Se non aveva versato acconti sul 2018 (perchè la partita iva è stata aperta in quell’anno o perchè proveniva da un regime differente) ha dovuto pagare tutto a saldo l’imposta del 2018 + gli acconti per il 2019. Per cui consiglio di rinviare di un anno il “bilancio” della situazione perchè l’anno prossimo, scomputando gli acconti 2019 già versati, i versamenti saranno più “equilibrati”.
      Per quanto riguarda la convenienza a rimanere nel forfettario è assolutamente necessario un conteggio dettagliato che simuli la sua dichiarazione nei 2 regimi, per poter scegliere il più conveniente. Detto questo, consiglio di farlo a ridosso della chiusura perchè verranno apportate delle modifiche al regime che potrebbero coinvolgere chi, come Lei, ha un reddito nella fascia alta pur nell’intervallo consentito.

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      • Grazie mille per la risposta io la partita iva L ho aperta gennaio 2018. La vedo dura andare avanti con questo sistema,

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  26. Salve. Sono un NCC ( noleggio con conducente) e sto per aprire una p iva individuale . Devo acquistare l’auto in torno ai 30000€, ho un figlio e la moglie che non lavora. Ho bisogno di capire quale regime mi conviene? Forfettario o ordinario? Mi potrebbe consigliare? Le spese di questa attività sono: il carburante, gomme auto, pedaggio, ogni tanto il carrozziere…
    Grazie

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    • Gentilissimo, nel suo caso si tratta di una attività molto particolare, con alcune regole proprie. E’ quindi necessario che si affidi a una professionista che Le faccia un conteggio molto dettagliato contenente tutte le variabili incluse quelle relative ai familiari a Suo carico. Posso solo anticiparLe che in caso di acquisto di beni dal valore notevole e di soggetti a carico difficilmente il regime forfettario si rivela il regime più conveniente.

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  27. Buonasera ho 34 anni un impresa famigliare (siamo in 2) reddito 2018 43000 netto (non ho affitto ufficio o figli a carico solo spese di cancelleria/bollette/utenze) tra tasse e imps mio e di mia madre la commercialista mi comunica che mi rimane in tasca 1800 euro al mese/2 è praticamente troppo poco! Come trovare un alternativa?

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  28. Buongiorno, purtroppo l’impresa familiare non può accedere al regime forfettario per cui nel vostro caso la consuelenza è più complessa e va valutato l’insieme del nucleo familiare per poter prendere la decisione migliore.

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  29. Buongiorno
    sono un libero professionista, attualmente nell’ex regime dei minimi., ho una moglie a carico e una figlia a carico.
    Ora sono ancora nell’ex regime dei minimi, ma il prossimo anno, compiuti i 35anni, mi tocca passare al forfettario o ordinario semplificato.
    Fatturo indicativamente 20/25000 euro annui, non ho collaboratori fissi, non ho spese di affitto.
    Ho però spese inerente la famiglia (moglie e figlia) comprese tasse, macchina, assicurazioni ecc..
    Non capisco se mi conviene o no. Calcolando il fatturato sopra menzionato, quante spese dovrei avere per aver convenienza ad entrare nel semplificato? Le spese della famiglia si possono scaricare tutte?
    Grazie

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    • Gentilissimo, come dico sempre non è possibile rispondere in modo così generico. Con il Suo commercialista dovete simulare una dichiarazione con i due regimi, forfettario e semplificato, e fare le opportune valutazioni. Orientativamente posso dirLe che spesso per un professionista senza collaboratori e senza una sede con spese di locazione + utenze è più conveniente il regime agevolato ma se gli oneri detraibili e deducibili del suo carico familiare fossero importanti nel Suo caso potrebbe essere diverso. Inoltre dipende anche dalla tipologia di clienti che ha (privati? partite iva?) e dal suo settore di attività (per esempio per attività esenti iva i ragionamenti sono differenti…). Come vede casi diversi potrebbero avere risposte diverse a parità di fatturato. Buona serata, EA

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  30. Sono un parrucchiere per uomo e fatturo intorno ai 40.000/45.000€ annui. Sono nel regime forfettario e non so se passare a quello ordinario o restare nel forfettario

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  31. Gentilissimo, deve necessariamente simulare una dichiarazione, a parità di ricavi, costi e oneri detraibili/deducibili con il suo commercialista per scegliere il regime più conveniente, cercando di intravedere anche il possibile trend futuro dell’attività. Non esiste una risposta univoca valida per tutti i soggetti in quello scaglione di fatturato. Sicuramente nel regime forfettario, a parità di prezzo, non applicando Iva, avrebbe di fatto un ricarico maggiore.

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