Tra entusiasmo e dubbi: gli inizi di una vita da freelance

Presto o tardi, per un motivo o per un altro, se ci troviamo qui è perché in qualche modo siamo partite con la nostra attività in proprio: ed è  di quel periodo, dei nostri magici inizi, che abbiamo parlato nella #CBchat di mercoledì scorso.

Con sincerità disarmante, le voci cominciano e sovrapporsi ed esce fuori lei, la grande compagna di viaggio di tutte le donne coraggiose: la paura.

Paura di non farcela, di commettere passi falsi e non riuscire a rimediare, di non essere ancora abbastanza capaci e preparate, perché, c’è da dirlo, le migliori intenzioni non riescono a trasmettere la stessa tranquillità di un buon bagaglio di esperienza. Qui entra in gioco anche un difetto tutto al femminile: la sindrome dell’impostore, ovvero la sensazione di non essere mai, in realtà, abbastanza brava, preparata, capace per fare quel lavoro che tanto ti piace fare. Non importa quanta strada tu abbia fatto per arrivarci: in un angolino dentro di te, c’è una vocetta che continua a ripetere che non sei all’altezza della situazione. Non darle retta, razionalizza! Ma soprattutto, guardati allo specchio e fatti un complimento, come suggerisce mirabilmente Barbara:

La cosa importante da ricordarti è che, se c’è l’entusiasmo, la paura piega le ginocchia ma non immobilizza. E questa è la cosa che devi tenere presente, se anche tu sei agli inizi – come molte delle nostre lettrici – e ti senti spaventata tanto da pensare che, quasi quasi, la cosa più saggia sarebbe lasciare perdere. Usa la passione per tenere a bada la tremarella, e per fare piccoli passi nella direzione giusta, quella che ti ha portato fin qui: hai paura di commettere errori? Tranquilla, li commetterai eccome! Proprio come è successo alle partecipanti alla nostra chiacchierata, che però – spoiler – sono ancora vive e vegete e in affari: nessuna cpiubier è stata maltrattata per scrivere questo post.

A proposito di errori, ognuna ha raccontato i suoi: non per deprimerci rinvangandoli, anzi: per scoprire che in fondo gli errori comuni sono poi sempre gli stessi quattro/cinque, e quindi – e questa è la buona notizia – si possono superare. Per esempio:

Ma anche non segnare per benino tutte le spese, prendere dei lavori che non ti piacciono solo perché hai paura di perdere un’opportunità, comprare corsi molto costosi ma che ti servono poco per la realtà in cui agisci, avere l’ossessione di fare tutto da sola –  ma spesso insieme è meglio! Perché, come dice la saggia Francesca,

Un tratto comune sembra essere l’ossessione per la perfezione, come se non potessi mai permetterti non dico un passo falso, ma nemmeno una sbavatura. Ed è lì che inizi a perdere di vista quello che veramente desideri fare e come desideri farlo. L’ansia da perfezionismo è solo una delle molte facce dell’insicurezza: con questo non ti sto dicendo di non badare ai dettagli, ma di accettare che ci sia spazio per un miglioramento anche in un secondo momento.  Chi ci è già passato lo conferma:

Lo dicevamo all’inizio: la cosa davvero importante è cominciare a vivere quest’avventura lavorativa, attimo dopo attimo, magari navigando un po’ a vista i primi tempi, con consapevolezza. Se sai di aver messo in piedi basi buone – non eccelse, inappuntabili, perfette, ma buone! – non c’è motivo per continuare a procrastinare. In fondo:  

E tu hai voglia di vedere il tuo lavoro che prende forma, vero? Lo vedo da qui, ti brillano gli occhi quando ne parli!
Anche ammettere di non sapere è liberatorio, soprattutto all’inizio: anche perché, se sei una neofita, è normale che tu non sia “nata imparata”. Tutte, nella Cbchat, hanno concordato sull’importanza di saper chiedere quando non sappiamo qualcosa: non solo da un punto di vista emotivo, ma pratico, perché l’altro modo più efficace per imparare, oltre agli errori, è che qualcuno, un collega o un professionista, ti dia un consiglio quando sei impantanata. Una piccola spinta, e si riparte:

La competizione – l’abbiamo già detto in passato – è un bello stimolo a crescere quando impariamo a gestirla in maniera sana, accettando anche i rifiuti senza prenderla troppo sul personale, come inconvenienti del mestiere: se non ci riesci ancora non sentirti in difetto, è un’arte che si impara, e non del tutto. Ci sarà sempre “quella famosa volta” che ti resterà piantata nello stomaco come una tonnellata di peperoni, ma abbi fiducia: a poco a poco saprai digerirla. E ci saranno nuovi successi a fare da Citrosodina!

Il tempo per le chiacchiere sembra sempre troppo poco, e infatti quando è ora di salutarsi tutte le cpiubiers cinguettanti si stupiscono che sia già passata un’ora, ma tranquilla: l’appuntamento è per il mese prossimo, mercoledì 3 giugno alle 21.30!

Un consiglio per tutte quello che sono all’inizio? Comincia, soprattutto. Dillo, finché diventa vero. Spiega le vele. Accendi il motore. Pedala – questo lo dico io, memore di tutte le volte nella mia vita in cui sagge nonne e amiche mi hanno chiesto conferma del fatto che avessi voluto la bicicletta. E come direbbe Daniela alla se stessa degli inizi:  

Baci, amore e tanto glitter, che si può fare anche senza ma è molto meno divertente!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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2 commenti su “Tra entusiasmo e dubbi: gli inizi di una vita da freelance”

  1. Grandi pensieri! Brava Bea. Soprattutto il concetto della Sindrome dell’Impostore. E’ vero c’è sempre quel censore interiore che ci dice “Avresti potuto fare di più, avresti dovuto fare…” A volte è difficile farla sopire. Dovremmo allenarci in questo e tutte le mattine fra una lavata di denti ed un mascara, dirci davanti allo specchio: “Vai! che hai qualcosa da dare al mondo” Questo post me lo stampo e nei momenti bui me lo rileggerò.

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