Cinque cose che ho imparato lavorando in un negozio

La mia avventura come titolare di libreria è finita ormai da un anno e mezzo, forse qualcosina in più. Un periodo pieno di cose, incontri belli, formazione, collaborazioni e progetti esaltanti.

Ho avuto la fortuna di potermi approcciare a questo mondo nuovo con il supporto e il sostegno di tutti quelli che conosco e ho conosciuto in questo percorso: senza di loro non ce l’avrei mai fatta. E, nota bene, non sono ancora “arrivata”: sono ancora un po’ la girl in progress che ero un anno fa, ma con molta più chiarezza sulla direzione che ho intrapreso.

La mia vita lavorativa, tolta una breve esperienza da dipendente subito dopo la laurea, è sempre stata in proprio. E adesso, tirando le somme – parziali – posso dirvi con un buon margine di sicurezza quali cose imparate in sette anni da commerciante e titolare di un negozio mi sono state davvero utili in quest’anno:

  1. Essere gentile

    Che poi dovrebbe essere una buona pratica sempre, in qualsiasi ambito professionale, ma a volte è davvero un esercizio zen. Se hai la fortuna di poter lavorare solo ed esclusivamente con persone che ti piacciono davvero, ti verrà molto facile, ma è importante sforzarsi di farlo anche e soprattutto con i clienti, i collaboratori e i fornitori che prenderesti a roncolate. Innanzitutto perché ti fa bene: tutte le volte che rispondo sgarbatamente a qualcuno che, comunque, sta lavorando – anche se male – mi resta sempre una sensazione sgradevole addosso. In secondo luogo, perché potresti innescare un piacevolissimo effetto domino, grazie al quale risolverai più facilmente una questione o un problema, riuscendo ad interagire ad un livello più profondo e fruttuoso con la persona che hai davanti (o dall’altro lato del telefono o dello schermo). E infine, allenarsi ad essere autenticamente gentile scongiura il pericolo di essere servile con i clienti cosiddetti importanti: la consapevolezza di essere una persona con cui è piacevole avere a che fare rimpolpa la tua autostima e ti impedisce di trasformarti nel ragionier Fantozzi quando hai a che fare con persone più potenti, più ricche o con più esperienza di te.

  2. Fare tante domande

    Al commercialista, agli impiegati degli enti pubblici, ai tuoi formatori: ti impedisce di fare errori banali che spesso ti costano tanto (e sì, qui sto parlando proprio di soldi).  Meglio ancora, quando puoi, via mail: avere qualcosa di scritto da andare a recuperare ti aiuta a fare mente locale e ad essere sicura di non aver capito male. Se hai capito male non sei stupida, succede, soprattutto quando hai tante cose a cui pensare: però è bene accorgertene in tempo! E poi fai domande sul tuo prodotto: ai clienti, ovviamente, ma anche agli amici, ai parenti, ai collaboratori. Raccogli pareri, idee, proposte. A me è servito tantissimo per orientarmi in un mercato editoriale sovraffollato, e alcuni libri bellissimi li ho scoperti proprio grazie ai consigli dei miei clienti: non mi ha tolto professionalità, anzi. Ha contribuito a consolidare un rapporto di stima e in certi casi anche di affetto reciproco.

  3. Imparare a staccare

    Gli orari di un negozio, soprattutto se lo gestisci da sola, vanno ben oltre l’orario d’apertura: c’è da andare in magazzino, mettere a posto le scartoffie, andare dal commercialista e anche lavare i pavimenti! E le mail, la programmazione degli eventi, le scadenze da ricordare. Ma se non molli mai diventi una iena. Per me ha funzionato imparare a staccare il telefono (sì, anche quello fisso!), non rispondere mai dopo le sette di sera e ritagliarmi dei giorni di completo detox tecnologico: allertando preventivamente tutti, mi concedo una settimana all’anno almeno in cui non accendo il telefono mai, neppure per giocare a Candy Crush. Sembra impossibile? Prova! E per tutto quello che non è lavoro ma gestione, avevo fissato un giorno alla settimana in cui dividere le fatture, controllare i pagamenti, sistemare i registri. Ad oggi ho molta meno cartaccia da smazzarmi, ma comunque una mattina alla settimana mi dedico solo a quello.

  4. Parlare con chi fa il tuo stesso lavoro

    Non solo a tratti è consolante, è anche molto istruttivo. Ti fa sentire meno sola e ti rende parte di una collettività con gli stessi scopi e gli stessi interessi, e questo, per quanto scontato sembri, trasforma la percezione che hai del tuo lavoro: meno titanica, più collaborativa. Non solo: potresti scoprire che iniziative che da sola sono ingestibili possono invece diventare realtà. Un bellissimo esempio è la rete delle librerie indipendenti di Parigi.

  5. Non ignorare i numeri

    Ho sempre avuto incomprensioni con la matematica, il nostro è un rapporto difficile, e i calcoli fanno calare una sorta di nebbia soporifera sui miei neuroni. Ma la verità è che in un’attività commerciale di qualsiasi tipo i numeri sono l’unico vero amico che ti dice, senza peli sulla lingua, dove stai andando. E come. I numeri hanno una loro etica ben precisa: sono antipatici, ma dicono sempre la verità. Affrontali, e potresti scoprire per tempo se e dove stai sbagliando, che cosa funziona, su cosa puntare e cosa lasciare perdere anche se – ahimé – ti piace tantissimo. Statistiche, bilanci, business plan, fatture. Non li capisci proprio? Torniamo al punto 2: chiedi a chi li conosce e li comprende di spiegarteli. Lo so che fa paura: ma potresti anche scoprire che, invece, non sono così terribili. E prendendotene cura ed essendo gentile anche con loro, sai mai che capiti l’impensabile e possiate persino diventare amici!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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