Credere in te anche quando è difficile

Cara Bea,

come tutti gli anni mi ritrovo ad essere nel pieno della stagione e, anche se il grosso deve ancora arrivare, mi sento già molto stanco: ogni mattina uscire fuori dalla sauna e mettermi all’opera è sempre più difficile. 

Ho sempre pensato che il mio brand fosse ben riconoscibile: sgominati, o quasi, Gesù Bambino e il somarello, e scalzata Santa Lucia anche dalle principali città del nord Italia, mi sentivo invincibile.

Eppure, ad oggi, nonostante continui a lavorare parecchio, mi sento in crisi: solo per dirne una, la giubba rossa, rispetto all’anno scorso, mi tira sulla pancia, che come ben sai era già abbastanza voluminosa di suo.

Ad essere onesto ultimamente ho un po’ esagerato con il consumo dei biscottini allo zenzero che fa Mamma Natale: non li hai sicuramente mai assaggiati, ma ti assicuro che sono una delizia! O forse è colpa dei 200 panettoni comprati in sconto all’Esselunga di Rovaniemi all’incirca verso Pasqua: sì, mi sono fatto un po’ prendere la mano, ma erano un’offerta imperdibile!

Ho quasi pensato di tagliarmi la barba e lasciarmi solo i baffi, che pare che ultimamente sia l’ultima tendenza fra i giovani, ma i miei elfi hanno minacciato lo sciopero. Mi è sembrato di notare uno sguardo di disapprovazione perfino da parte delle renne, che pure di solito sono sempre dalla mia parte.

Insomma, la verità è che ho la sensazione che nessuno creda più in me. E questo mi deprime tantissimo. Mi chiedo che senso abbia tutto quello che faccio, e mi dico che forse dovrei semplicemente andare in pensione: ma sai, ho sempre pensato che il mio più che un lavoro fosse una missione, e l’idea di dedicarmi full time ai cruciverba o alla pesca delle aringhe mi fa sentire vecchio e inutile. È vero, non sono più un ragazzino, ma di certo so ancora come far tintinnare i miei campanelli!

Scusa lo sfogo:  leggo sempre C+B, anche se in incognito in quanto maschio, e ho pensato che mi avresti ascoltato nonostante questo piccolo inconveniente di genere. 

Grazie mille, tuo

Babbo Natale.

P.S. – Avevo persino pensato di spacciarmi per la Befana, ma, visto il suo ben noto caratteraccio, non me la sono sentita.

 

Caro Babbo,

è vero che questo spazio è dedicato alle donne in proprio, ma credo che per stavolta, in virtù del magico spirito che ci rende tutte più buone, potremmo fare un’eccezione.

Innanzitutto dai un taglio ai panettoni: ci manca solo che resti incastrato nella slitta la notte del 24. Mi sembra chiaro che questo tuo eccessivo consumo di dolci possa ricollegarsi al momento di sconforto che stai passando, ma non è il caso di lasciarsi andare! Se proprio non puoi farne a meno, limitati a una fetta-premio a fine giornata.

Andiamo al punto, che qua il tempo stringe e manca pochissimo alla tua gran soirée.

Lascia stare il cambio d’immagine: hanno ragione elfi e renne. Ripensa un attimo al tuo brand, perché ho la sensazione che forse, dopo tanto tempo, tu lo stia dando per scontato e non ne ricordi più davvero i punti di forza. Uno dei quali è, senza ombra di dubbio, la tradizione. Vederti sbarbato e in jeans e maglietta ti snaturerebbe, Babbo caro: adeguarsi alle mode senza sentirle veramente proprie è quanto di più controproducente si possa fare. Fidati, la tua impronta swag è nei risvoltini di pelliccia!

Mi rendo conto che ormai reggere la concorrenza sia difficile, perché sicuramente Amazon è più scaltro di un bambinello ignudo e di una dolce vecchietta foriera di arance e noccioline, ma pensaci bene: qual è il tuo valore aggiunto che nessun colosso internazionale può copiare? La magia, Babbo, la cura del dettaglio, il valore intrinseco di ogni singolo oggetto pensato apposta per quel cliente e per nessun altro. Il rapporto diretto con le persone: sappiamo tutti che tu leggi ogni letterina, ascolti ogni pensiero e scegli il regalo unico e inimitabile per ogni bambino del mondo. È su questo rapporto di fiducia che hai costruito, negli anni, il tuo marchio. Non lasciare che si perda, soccombendo all’ansia di non essere all’altezza.

Ed è proprio questa la domanda che sta al cuore di tutto: quanto credi in te stesso, indipendentemente da quelli che sono i tuoi successi esterni? La fiducia nelle tue capacità e in ciò che ti rende unico, la visione d’insieme del tuo progetto, il motivo principale per cui hai cominciato a fare quello che fai. Non pensare che queste conferme debbano arrivarti da fuori: trovale dentro di te, resta fedele al loro insegnamento, riconosci i tuoi successi e aggiusta il tiro sui tuoi errori (e a tal proposito, vorrei ricordarti che è del 1986 che sto aspettando la bacchetta magica di Creamy).

Caro Babbo, Credi nel tuo Brand!

Soprattutto quando è più difficile: quelli sono i momenti in cui fa la differenza.

Ti abbraccio forte, e jingle all the way!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

Sito | Facebook | Twitter | Instagram

9 commenti su “Credere in te anche quando è difficile”

  1. Ok, ma vogliamo dire qc anche alla Befana?
    Qui Babbo la tiranneggia.
    OK, apprezzo la sua decisione di ricorrere a C+B ( Babbo ardito e avant garde) ma mi ha spezzato il cuore quando ha citato la Santa Lucia in disarmo nel Nord e mi ha già rovinato l’entrée della Befana.
    Urge un rebranding della Befana e di Santa Lucia, ok?

I commenti sono chiusi.