Lavorare sotto pressione

foto di William Warby
foto di William Warby

 

“Lavoro bene sotto pressione”

Se avessi un soldo per ogni volta che l’ ho sentito dire – e l’ho detto – adesso starei scrivendo questo post dal mio attico a New York.

Lavorare sotto pressione è una condizione anormale, straordinaria, diversamente non avrebbe un suo nome non credete?
Se vi capita sempre di lavorare sul filo del rasoio, schiacciate dalla fretta della consegna, forse dovreste fermarvi ad analizzare il vostro modus operandi, investendoci un po’ di tempo e provando a fare un’ analisi SWOT. Magari ci metterete un po’ a mettere bene a fuoco tutti gli aspetti che l’indagine richiede e a creare la vostra personale matrice, ne varrà la pena. Io ho provato a chiarire a me stessa cosa ci sia dietro al lavoro sotto pressione.

  • Durata
    Quanto dura questa fase “di fretta”? Se dura dall’ottenimento del lavoro fino alla sua consegna, o siete pagate moltissimo – l’urgenza ha dalla propria parte un bel plus economico – o accettate tutti i lavori, anche quelli per i quali non avete tempo materiale, se non sottraendolo ad altro. Non si dovrebbe fare, ma tant’è.
  • Tipologia di pressione
    Fa una grande differenza se questa è tipica del lavoro – fate il medico al pronto soccorso oppure l’idraulico – e quindi non si potrà eliminare mai, oppure no. Voi raccogliete i clienti con le idee meno chiare al mondo i quali  in continuazione richiedono cambiamenti senza spostare la deadline. Anche qui vale la riflessione, siete un catalizzatore di pazzi? Oppure non siete chiare nella vostra offerta? Da meditarci su molto bene.
  • Cause.
    Se si arriva agli sgoccioli alcuni motivi li abbiamo già visti, ma potrebbero esserci anche altri fornitori con i quali interagire, cause naturali – se organizzate feste all’aperto la pioggia non è vostra amica- e la famigerata, temuta e onnipresente terza opzione, procrastinare, rimandare a domani fino a ritrovarsi impiccati alle lancette dell’orologio.

La sinergia fra durata, tipologia e cause e il loro incessante lavorio potrebbero far soccombere al peso della pressione anche il più caparbio lavoratore.

Ammettiamolo in serenità, lavorare in fretta e consegnare il lavoro ricevendo elogi dal cliente non capita così spesso, certo è esaltante e fa sentire un po’ Wonder Woman, ma alla lunga è insostenibile.

Cosa succede quando si lavora sotto pressione? Impenna vertiginosamente la possibilità di errore, se poi non si ha più il tempo di rimediare lo sbaglio potrebbe virare al disastro.

Soprattutto in quei casi dove al baratro ci siete arrivate da sole, rimandando a domani “tanto è una baggianata ” e poi son spuntati mille cavilli, per i quali vi sarebbero serviti giorni di 72 ore, ecco lì non abbiate timore, pigliatevi a schiaffi da sole.

Se è il cliente a portarvi al limite, dovrete rivedere “semplicemente” le vostre clausole contrattuali, ma se il problema siete voi è necessario correre ai ripari.

Lasciare sedimentare le cose, rifletterci con calma mentre si scelgono le albicocche al supermercato, aver tempo per una rilettura è fondamentale, correggere proprio quel dettaglio che avrebbe fatto imbufalire il cliente sarà il vostro colpo vincente.

Lavorare con calma, seguire preventivo e cronoprogramma vi fa sentire Nonna Papera invece della Regina del Rodeo? Seguite le check list e compratevi dei camperos.

Cristina Delbuono

Agronomo, progettista ambientale, neofita del knitting, appassionata di usi alternativi del verde e blogger – vivo in campagna conservando uno spirito spietatamente metropolitano.

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7 commenti su “Lavorare sotto pressione”

  1. campionessa internazionale di rimandologia, ora mi obbligo a scrivere tutto quello che devo fare nel giorno e nella settimana e ci disegno un quadratino accanto (anche per la cosa più stupida), perché ho scoperto che la soddisfazione di avere i check tutti spuntati supera la mia tendenza cronica a rimandare “che tanto ho tempo”. Potere del quadratino.

  2. Io lo so perchè lavoro sotto pressione: perchè la vita è fighissima e ci sono un sacco di cose da fare, da scoprire, da leggere, da imparare e non voglio perdere un attimo di tempo! Ecco perchè.

    Infatti ho smesso di sentirmi a disagio perchè sono sotto pressione e ho imparato a godermi la mia pressione cosi com’è. Poi quando sono stanca dormo!

  3. Anche io sono stata per anni una procrastinatrice olimpionica e ora con il potere del quadratino (anche detto timeblocking) riesco “quasi” ad organizzarmi. Ringrazio la mia coach Silvia Bargagni che mi ha insegnato questo metodo. E più che nonna papera mi sento Miranda Priestly, il che fa bene all’autostima 🙂

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