I dubbi di Valery: scuse o realismo?

Ciao B,
mi trovo ad un bivio anche io e sono nella fase “penso tutto ed il contrario di tutto”.

Ieri sono venuta a sentire le testimonianze di chi ce l’ha fatta, pensavo di uscirne con rinnovato entusiasmo ed invece sono tornata a casa con la triste sensazione che “il mio caso è diverso” e “non ce la posso fare”.
Quello che ho sentito in tutte le donne è la profonda convinzione di avere un talento. Di essere brave in qualcosa. Io questa convinzione non ce l’ho. E qui va la prima domanda: mettersi in proprio lo può fare solo chi è superdonna, siamo tutte superdonne e non lo sappiamo o lo può fare anche mediagirl (non la donna dei media, ma la donna media…)?
Poi: tutte alle spalle hanno un compagno che aiuta, sostiene, condivide…e chi questo compagno non ce l’ha? E chi non ha la rete di 50 amiche? Chi ha la famiglia lontana? Come fa?
La domanda in fondo sta nell’oggetto: sono scuse che mi do (ma ci sarà un motivo anche perchè mi do delle scuse, no?) o davvero tutte in tutte le situazioni possono essere imprenditrici di successo? In tutte le storie che sento c’è sempre un pizzico di fortuna, e chi questa fortuna non la ha avuta?
E ancora, mi sembra di capire che anche mettendosi in proprio ci si scontra con la burocrazia, con persone che mai avresti voluto che fossero nella tua vita, con la fatica, con la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, ed in più con l’incertezza del futuro, uno stipendio più basso ed il lexotan a portata di mano. Quindi, perchè cambiare il mio status da lavoratrice dipendente se queste sono le cose che odio del mio lavoro?
Insomma, mi do delle scuse perchè ho paura o sono molto realista?
Grazie e baci!

Valery.

 

Cara Valery, fanciulla dubbiosa e un po’ demoralizzata,
non tutte abbiamo la vocazione a lavorare in proprio: mettere su un’impresa significa sposare una causa molto impegnativa, a tratti frustrante, bellissima e faticosissima.

Si può trovare la propria dimensione in un lavoro che magari certi giorni ti sta un po’ stretto, ma che tutto sommato ti dà abbastanza per vivere bene (a livello economico, di responsabilità e orari).  E magari ti dà anche la possibilità di trasformarti in Desdemona su un palcoscenico per diletto, o di fare rafting in Nicaragua senza diventare pazza a cercare un wi-fi per leggere le mail dei clienti.  Di dedicarti alla famiglia, agli amici, ai cani trovatelli, al parapendio, alla coltivazione dell’orto urbano.

Vuol dire essere mediocri? No. Vuol dire non avere talento? No. Vuol dire semplicemente non avere quel tipo di ambizione.
Io ho imparato che tutte abbiamo un talento. Che non vuol dire per forza essere le migliori del mondo a fare quella cosa, ma saperla fare e amare moltissimo farla. Che poi sia la pasta per la pizza o creare nuove app, non c’è una gerarchia delle capacità, c’è la passione con cui le porti avanti.
Voler trasformare quella passione in un lavoro è una scelta, non un obbligo. Se il lavoro che fai ti causa frustrazione, la soluzione non è per forza mettersi in proprio, forse basta cambiare quello che puoi nell’ambiente in cui operi: piccole rivoluzioni che attuino una differenza e ti diano respiro.
La rete è una ricchezza che io personalmente consiglio di coltivare indipendentemente dal mettersi in proprio: l’amore è un po’ come il Natale, “quando arriva arriva”, le amiche no! Aprirci al mondo delle condivisione fra squinzie è il regalo più bello che possiamo fare a noi stesse.

E poi i professionisti: chiedi, informati, insisti. Anche loro sono una rete.

La fiducia nelle proprie capacità è un percorso, per la maggior parte di noi. Impara a distinguere fra la sana autocritica e la sterile mortificazione: gioisci dei tuoi trionfi, salva la bellezza di quello che hai fatto, fai tesoro dei tuoi scivoloni.

La paura è saggezza, quando non diventa paralisi. Non ignorarla, ma analizzala: se hai timore di non saper fare qualcosa perchè, effettivamente, non l’hai mai imparato, è ora di studiarlo. Ma se hai gli strumenti per farlo, allora è ora di scendere in campo e metterti alla prova.

Le donne medie fanno grandi cose, Valery. Con piccoli passi.

La fortuna serve, ma è imprevedibile, e può anche non arrivare mai. L’unico antidoto che conosco alla sfiga è lavorare sodo, fare le cose con grande attenzione e professionalità, essere oneste e tenere duro.

Non so se questa è la risposta che avresti voluto: da donna media a donna media, da gallina a gallina, senza superpoteri e con tutta l’autenticità possibile, cara Valery, piume delle mie piume, ti mando un abbraccio fotonico e collettivo.

E che tu possa trovare, con il Cuore e con il Buonsenso, la risposta a tutti i tuoi dubbi.

Hai bisogno di parole d’amore, incoraggiamento, confronto? Se vuoi, scrivi a lapostadicpiub@gmail.com! Questo spazio è pensato apposta per te…

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

Sito | Facebook | Twitter | Instagram

14 commenti su “I dubbi di Valery: scuse o realismo?”

  1. Dio mio … quanto mi riconosco nelle parole di Valery! Stessi dubbi, stesse sensazioni … bellissima, direi a tratti commovente, la risposta! Cercherò di fare tesoro anch’io di questi consigli! E intanto mando un abbraccio virtuale a Valery e dico un caloroso GRAZIE a questa Comunità Bellissima!

    • Grazie a te, Sara! Siete voi, con le vostre storie e la vostra partecipazione, a rendere questa community bellissima! Un abbraccio grande e che tu possa realizzare tutti i tuoi desideri, in qualsiasi direzione essi vadano!

  2. Un bellissimo post! Credo serva a tutte le mediagirls in giro per il web 🙂
    Farò un poster con queste parole incoraggianti per non perdere di vista il percorso nei giorni in cui ci credo meno. Grazie Beatrice <3 e un enorme in bocca al lupo a Valery!

    • Ciao Cecilia! Sì, siamo tutte mediagirls, ma un pezzetto per volta riusciamo a fare cose che neanche Wonder Woman…
      E come dicono in uno dei miei telefilm preferiti, “Clear Eyes, Full Hearts, can’t lose!”.

  3. Cara Valery,
    premesso che Beatrice è la mia blogger preferita sia qui che con il suo blog, provo a darti anch’io una risposta in base alla mia esperienza. Passare dallo status di dipendente a quello di lavoratrice in proprio è difficilissimo. Chi ha il coraggio di mollare un lavoro da dipendente di questi tempi? Io non ce l’ho avuto e mi sono tenuta il mio contratto a tempo indeterminato con tutti i mille dubbi che avevi tu e ti dico che ci stavo stretta. E’ stato il lavoro da dipendente a mollare me. Lo scorso autunno l’azienda va in coma e ci mette a casa in cassa integrazione per essere poi definitivamente licenziati. L’occasione è arrivata, inaspettata. Il passaggio psicologico che non riuscivo a fare, adesso lo devo fare. E’ difficile lo stesso, ma adesso non ci sono più scuse. Quello che ti consiglierei di fare è iniziare a prepararti per il lavoro autonomo mentre sei ancora dipendente. Non hai un marito che ti fa da ammortizzatore? Inizia a mettere via dei risparmi, il più possibile, per il tuo progetto. Ti serve della formazione per quello che devi fare? Inizia a farla adesso. Fatti trovare pronta in caso di sfiga e nel caso che decidi tu di mollare. In bocca al lupo.

  4. Ciao a tutte, ciao a Valery 🙂
    i tuoi dubbi sono i dubbi di tutte, credo. Io come ho già detto in altri commenti ho un lavoro che non posso permettermi di mollare in questo momento, e un futuro diploma in Counseling. Per un sacco di tempo ho oscillato tra sogno cieco e scoramento totale. Adesso, anche grazie a c+b credo di aver trovato una dimensione di fiducioso realismo, mi sto formando, ho intenzione di fare dei corsi per imparare a promuovermi e a gestire gli aspetti burocratici, ne parlo con le mie amiche e ho iniziato a praticare – gratis, ma ho intenzione di iniziare presto a farmi pagare.
    Il motivo per cui ci sto provando? Semplicemente che ora come ora rinunciare a priori all’idea mi costerebbe troppo. Sono 3 anni che mando CV nella speranza di trovare un lavoro che sia più adatto a me e non c’è verso… Da quando ho iniziato a praticare ho iniziato a pensare di essere bravina, e magari potrei anche fare qualcosa di buono per il mondo. E poi MI PIACE! Se non mi piacesse così tanto, ghiro come sono non mi alzerei presto la domenica mattina per farlo 🙂
    Insomma, credo che tu possa chiederti quali sono le tue ragioni per cui provarci o meno. Si può essere felici anche in ufficio (io lo sono stata, molto, prima di dover lasciare il mio lavoro del cuore – vecchia storia), si può cercare il proprio posto anche in un’azienda e trovarlo! Io non lo sto trovando, e dopo un po’ ho deciso che era un segno che dovevo seguire un’altra strada. Tra qualche anno ti saprò dire se era davvero così 🙂

    In bocca al lupo a tutte noi <3

    Ps. concordo con Gattolibero sulla questione dei risparmi… non è facile ma ci sto provando!

    • Giulia, hai perfettamente ragione, si può anche cercare il proprio posto in un’azienda. Molte persone che passano di qua hanno percorsi diversi, ma il bello è proprio confrontarsi e raccontare! Un abbraccio.

  5. Care Aiutanti di Babbo Natale, che lettera onesta, e che meravigliosa risposta! Grazie a Valery, a Beatrice, e a tutte le altre. Seguo con passione questo gruppo, e qualcosa di me ho già raccontato. Io la scelta credo di averla già fatta, però premetto che partivo da lavori non sicuri nè .. indeterminati. Collaborazioni con l’università, dottorato senza borsa di studio, avvocato agli inizi. Ma ho sempre dipinto, e ho sempre pensato non è per me non è per me, la strada giuridica intendo. non ho cercato lavori da dipendente, perchè almeno sapevo con certezza che sarei impazzita… ho cercato spazio, sebbene lo spazio sia tremendo nella sua mancanza di limiti. Ho messo da parte qualcosa, ho studiato: istituto d’arte serale, corsi se potevo, libri. continuo a studiare. ho finito i risparmi, ho due figli piccini, e dunque scarsissimo budget per la formazione che servirebbe a mettermi.. sul mercato, proprio ora che mi ci sto mettendo. A volte mi sento in colpa perchè ancora non contribuisco al bilancio familiare. Certo, no baby sitter, no nido costoso, e comunque vivo di rendita per i vestiti, non vado dall’estetista nè in palesetra nè alle spa nè libri nè trucchi nuovi nè aperitivi…. E’ frustrante!!! ok???! Coi figli non mi sento in colpa, perchè sto con loro tantissimo, coloro con loro, cucino con loro, e va bene così. A volte con mio marito, perchè deve tenere sulle spalle il peso economico. E poi c’è la crisi, e i beni non di prima necessità non hanno tanta appetibilità. Dunque, è dura. io non uso il lexotan, ma mi sveglio di notte. Mi sento frustrata a volte, presuntuosa altre. Felice spesso. Sempre più vicina a me. Sempre più simile a me. Sempre più coerente, e forte, e debole. E soprattutto, capace di tenere rispetto alla frustrazione e ai limiti, come non sono mai stata. Questa è la mia esperienza, di persona molto media, che ha fatto i conti molto concreti con i suoi limiti. Buon viaggio a tutte noi! Maria

    • Cara Maria, grazie per la tua storia. Preserva la tua felicità e il tuo percorso di avvicinamento alla te stessa più autentica. Dimentica il senso di colpa, visualizza i tuoi traguardi prima di dormire, quelli già ottenuti e quelli che otterrai. Sei preziosa! Un abbraccio.

  6. Grazie a tutte, davvero!!!
    Avevo già letto in privè la risposta di Bea che mi aveva fatto riaccendere delle lampadine che avevo in testa. Dopo aver letto le vostre storie mi sono convinta che la strada sarà lunga e faticosa ma inizio a capire quale potrà essere la mia, la “terza via”. Per ora non mollo il lavoro ed il tenore di vita (eggià, non mi accorgo talvolta della fortuna di poter fare yoga, pilates, il corso di ceramica, la psicoterapia…) ma ridimensiono impegno ed aspettative in un ambito che non è il mio, per ritagliarmi spazio ed energie per informarmi e magari formarmi in un ambito che mi affascina e che per ora sembra inaccessibile.
    Nel frattempo mi sono resa conto che altro che media girl!! Siamo tutte wonder woman, solo che lo siamo a tratti e non 24/7, io negli ultimi dieci giorni ho fatto due scelte difficilissime e mi stupisco ogni giorno di come sia possibile che io sia ancora in piedi e vada al lavoro e riesca a fare le mille cose che faccio.

    E anche voi donne che avete preso la tastiera in mano ed avete speso il vostro preziosissimo tempo per dare la vostra esperienza, già per questo siete wonderful.

    Crepi il lupo e forza, ricordate che il bello del viaggio non è il l’arrivo ma il percorso!

  7. Ciao Valery, che bello risentirti così!
    Sono sicura che il tuo percorso sarà ricco di incontri, colori, parole e soddisfazione. Noi siamo sempre qui per te! Grandi abbracci.

I commenti sono chiusi.