Chicca a un bivio

Il bivio delle teiere © Danny Larson
Foto di Danny Larson

Care fanciulle di C+B,

da un po’ di tempo a questa parte mi occupo di consulenze di grafica in proprio ma non ho entrate soddisfacenti, quindi sono alla ricerca di qualcosa che mi dia modo di pagare le  bollette.

Il campo nel quale ho concentrato la mia ricerca, quello per cui ho studiato e nel quale ho lavorato finora, è la grafica, la pubblicità, insomma, tutto ciò che rientra nella categoria visual.

Qualche giorno fa, un’amica mi ha segnalato un annuncio per un posto da grafico in una piccola agenzia pubblicitaria: tutto perfetto, sulla carta, proprio quello che stavo cercando. Eppure ho sentito una stretta allo stomaco. L’idea di ricominciare a fare quella vita, in quel mondo, mi ha fatta sentire fisicamente male.

Al contrario, tutte le volte che penso ad un lavoro diverso, più legato alla mia passione per il bello, per il design, per la moda, mi sento piena di entusiasmo e voglia di costruire. Certo, non è un ambito poi così distante da quello in cui mi sono mossa fino adesso, ma è comunque qualcosa in cui non ho nessuna esperienza, se non una piccola parentesi di produzione di borse in PVC riciclato.

Mi sento ad un bivio: da un lato, tutto quello che ho studiato, per cui ho lavorato e in cui ho investito energie e denaro, e dall’altro il desiderio di lasciarmi tutto alle spalle e cercare una strada più vicina alle mie passioni e agli interessi che sento più miei e dove mi sembra di riuscire con più facilità e naturalezza.

Un abbraccio,

Chicca.

Cara Chicca,

credo che quel nodo allo stomaco valga più di mille riflessioni ponderate.

Hai la fortuna/sfortuna di essere già in una situazione di cambiamento, anche se non scelta e voluta del tutto: fanne buon uso!

Siamo esseri in continua evoluzione, e forse ora le scelte fatte dieci anni fa non ti rappresentano più. Questo non vuole dire che fossero sbagliate, o che sia stato sbagliato investirci tempo, fatica e denaro: è semplicemente ora di adattarle alla nuova persona che sei.

Focalizzati sulle competenze che già hai, e su quali di esse potresti puntare per costruirti una nuova professionalità: sono sicura che tu non debba partire da zero.

È giusto, bello e stimolante non fossilizzarci sulle nostre certezze, e sull’idea che abbiamo di noi stesse, soprattutto quando l’immobilità ci crea malessere: c’è tantissimo ancora da imparare, da realizzare, da sognare.

Il mio consiglio è quindi quello di concentrarti per definire che cosa vorresti veramente fare, quale carriera nuova vorresti intraprendere, e, una volta che l’hai capito, vedrai che costruirlo sarà una fatica bellissima, e senza nodi allo stomaco.

In bocca al lupo! Facci sapere come va questo nuovo viaggio! E che ci siano Cambiamenti + Bellezza a volontà!

Hai bisogno di parole d’amore, incoraggiamento, confronto? Se vuoi, scrivi a lapostadicpiub@gmail.com! Questo spazio è pensato apposta per te…

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

Sito | Facebook | Twitter | Instagram

8 commenti su “Chicca a un bivio”

  1. Ciao,
    io anni fa ho scelto un lavoro in base a dei criteri puramente logici: stipendio, ruolo di responsabilità, possibilità di crescita. Quando ho accettato il lavoro avevo il magone, in macchina ho pianto, quando ho lasciato la mia città per trasferirmi a due ore da lì … ho pianto per tutto il viaggio … ogni molecola del mio corpo voleva tornare indietro.
    Ho resistito più di due anni, poi mi sono licenziata, ero depressa, avevo abbandonato tutto quello che mi piaceva fare, mi trascuravo, non ridevo più.
    Mi sentivo come se per anni avessi nuotato controcorrente, forzandomi e faticando ogni giorno.
    Ora, in piena crisi economica, mentre cerco faticosamente di avviare un’ attività nata sulla mia passione, sono felice … anche se in bolletta.
    Ho capito una cosa: se prendi una decisione che ti fa stare male è sbagliata.
    Buona fortuna.
    Elisa.

    • Grazie Elisa per aver condiviso con noi la tua storia, hai centrato perfettamente il punto! Goditi la felicità che ti sei guadagnata giorno per giorno, noi ti mandiamo un grosso abbraccio e brindiamo al tuo coraggio!

  2. Confermo quello che dice Elisa: io per 5 anni ho fatto un lavoro full-time in cui mi trovavo male, soprattutto avevo problemi con l’ambiente di lavoro, ma non solo. Ho pensato molte volte di licenziarmi, ma non ne ho avuto il coraggio, buttare via un posto di lavoro indeterminato per l’incertezza mi spaventava molto. Solo adesso che la ditta sta fallendo ed io perderò il lavoro comunque, ho capito che avrei fatto bene a scegliere quello CHE MI SENTIVO anni fa, in barba a tutte le raccomandazioni di tenersi stretto un posto fisso (che non esiste!). Anche per me si apre un periodo di cambiamento IN MEGLIO, è ora di seguire le proprie passioni. I soldi sono importanti, ma fare ciò che piace in un ambiente positivo (per me questo aspetto è fondamentale) vale molto di più.

  3. WOW ragazze! Non posso esimermi dal commentare questo post… Faccio da 3 anni un lavoro che mi fa star male, fisicamente e psicologicamente… solo che siccome ho un contratto decente e uno stipendio fisso, nessuno capisce il mio bisogno di cambiare. Ho sofferto molto per questo, poi ho capito che l’importante è che mi capisca io 😀
    Quindi, anche se non posso – e non me la sentirei – di licenziarmi domani, coltivo i miei progetti di cambiamento in ottica c+b… e intanto mando CV, che non si sa mai.
    Grazie perché quello che scrivete mi fa sentire meno sola e più coraggiosa.
    🙂

  4. Beatrice, sei fantastica 🙂
    Ieri ho avuto una giornataccia e il mio commento è stato particolarmente egocentrico, ma oggi volevo aggiungere un in bocca al lupo per Chicca, Elisa e Gattolibero… credo che in qualche modo queste esperienze dolorose-faticose che attraversiamo ci aiutino ad essere più forti, preparandoci in qualche modo ad affrontare ciò che costruiremo dopo. Forse, se non avessi trovato questo lavoro, non mi sarei nemmeno messa a cercare i miei talenti e vedere cosa farne. O dite che me la racconto? 🙂
    Un salutone!

    • Io dico che hai perfettamente ragione. Nulla di ciò che viviamo è mai inutile, ma contribuisce a renderci le persone che siamo. L’importante è saper prendere quello che c’è di buono e lasciare andare le cose negative senza rimuginarci sopra col famigerato “senno di poi”…

I commenti sono chiusi.