Come preparare un talk: un punto di vista

Nella nostra vita da freelance ci capita di partecipare a eventi in cui dobbiamo parlare in pubblico: c’è a chi piace e chi è terrorizzata nel dover affrontare una platea. Trovare un proprio metodo può aiutare ad affrontare più serenamente questa sfida: in questo articolo ho raccolto la mia esperienza sia come speaker sia come consulente di altri speaker, prendilo come la condivisione di un punto di vista e una guida non esaustiva su come preparare un talk.

Call for speaker: mi candido?

Per me è un grande sì.

Di fronte a una call for speaker o a un invito a parlare a un evento bisogna buttarsi e dire ci sono! Il motivo principale è che più talk faccio, più imparo a farne, le cosiddette ore di volo. Mettendo da parte quelle fortunelle che hanno il palco nel sangue, noi comuni mortali dobbiamo allenarci per riuscire ad affrontare l’ansietta che ci pervade prima di affrontare un pubblico.

L’unico allenamento che consiglio, per imparare a gestire l’ansia da public speaking, è di starci di fronte a quel benedetto pubblico. La prima volta che hai guidato da sola dopo aver preso la patente, avevi paura? Immagino di sì, dopo dieci anni che guidi tutti i giorni, come ti senti? Credo decisamente più sicura, per i talk vale lo stesso.

Argomento: che cosa porto?

L’argomento di cui parlerai nasce da un insieme di circostanze. Gli eventi hanno spesso un tema: soldi, strumenti e così via, oppure gli organizzatori potrebbero commissionarti un intervento su un argomento specifico. Una volta valutate tutte le richieste esterne puoi lasciare libera la creatività.

Quando metto il cappello da consulente, applico la tecnica giapponese dell’ikigai (iki-vivere, gai-ragione), semplificata per presentazioni. L’esercizio consiste nello stilare un elenco di sei elementi per ognuna delle tre categorie riportate di seguito:

  • quello che ami nel tuo ambito: alcune professioni sono molto ricche e ci sarà qualcosa che t’ispira maggiormente. Ad esempio delle presentazioni amo la parte dell’ideazione e della progettazione, per cui in questa colonna metterei ‘lavorare sulla struttura di una presentazione’;
  • quello in cui sei brava nel tuo lavoro: per questo aspetto avrai bisogno di rivolgerti a collaboratrici e partner professionali. È un aspetto molto divertente perché – di solito – escono cose inaspettate. A me, tra le altre cose, che estrapolo contenuti da un magma confuso di idee;
  • quello che andrai a risolvere al tuo pubblico: il pippone sul pubblico ti mancava, vero? Ti lascio un post dove ne parlo a modo, mentre qui ti rammento solo che le persone si aspettano ‘qualcosa’ da te, quel ‘qualcosa’ dev’essere soddisfatto. Il mio pubblico si aspetta un metodo che gli permetta di risparmiare tempo (mi riferisco soprattutto a quello aziendale).

Una volta che hai le diciotto parole di fronte, scritte nere su bianco, può essere che tu venga travolta da un’illuminazione: seguila! oppure può essere che tu abbia ancora più dubbi. Dopo aver abbracciato il caos, dobbiamo uscirne, per cui prendi tre dadi di colore diverso, attribuisci a ogni categoria un dado (ad es. ciò che amo rosso; ciò in cui sono brava verde; ciò che risolvo blu) e lanciali in uno stesso tiro. Guarda il risultato, trova le corrispondenze nell’elenco, uniscile e non solo avrai il titolo, ma anche una chiara linea guida su come preparare il tuo talk.

Se vuoi puoi scaricarti questo template, stamparlo e iniziare a cercare l’argomento perfetto per il prossimo evento.

Ikigai semplificato e applicato alla preparazione di un talk
Come si prepara un talk: template della tecnica ikigai applicata alle presentazioni

Durata: quanto tempo ho a disposizione?

Questa è la prima domanda a cui devi rispondere per capire come iniziare a strutturare il tuo talk. Visto che stiamo parlando di un intervento ad un evento chi lo avrà organizzato saprà il tempo che hai a disposizione: sfruttalo al meglio.

Un talk si compone di tre parti: apertura, sviluppo e chiusura, il tre è il numero magico per una buona presentazione. L’inizio e la fine sono i due momenti in cui il tuo pubblico ti ascolterà con maggiore attenzione, per cui dedicaci uno sforzo progettuale maggiore.  

In più, ricorda che un talk deve essere semplice, chiaro e veloce da capire: se hai quindici minuti di tempo non puoi inserire settemilaquattordici argomenti. Prova a inserire tre argomenti chiave (lo so, lo so!) e a svilupparli, vedrai che funzionerà!

All’urlo di ‘il tempo del tuo pubblico è più importante del tuo, quindi non sforare!’ che cosa devo tenere in considerazione per riuscire a stare nei tempi?

  • Il tempo d’ingresso mio e di uscita dello speaker prima. Se interveniamo a un evento, sentiamoci libere di fare qualche domanda a chi lo organizza, tutto serve per farci sentire pronte e preparate.
  • Il coinvolgimento del pubblico: quanto lascio per le domande? È un talk ironico, che fa ridere: quali sono i punti in cui il pubblico riderà o applaudirà e quindi io non potrò parlare?
  • Voglio inserire un video, un animazione, una dimostrazione pratica di una parte, un’esercizio da condividere con il pubblico? Tutto perfetto se so esattamente quanto tempo ruberà al mio discorso.

Questi sono alcuni elementi di cui devi avere contezza per preparare un talk, tutti eroderanno minuti alla tua performance sul palco.

Scrittura: una scelta molto personale

Qui non ti dirò quali regole grammaticali, sintattiche o quali parole devi usare per scrivere il tuo discorso, ma voglio suggerirti un post sulla scrittura che ho trovato lussureggiante per la quantità di proposte suggerite: grazie Silvia Versari!

Ciò non toglie che questo benedetto discorso dobbiamo scriverlo? Preparare un talk vuol dire progettarlo anche – nella scrittura, bisogna quindi pensare a una sorta di prototipo di discorso, questo può assumere la forma che ti è più congeniale. Quelli che ti suggerisco sono approcci progettuali alla scrittura, la fase precedente a quella di stesura vera e propria. Questo passaggio serve per valutare la disposizione e i nessi logici tra i vari contenuti; collegamenti tra i vari argomenti e come passare da uno all’altro: alla fine di questa parte dovresti avere una vera e propria traccia su cui mettere le mani.

Come si può creare questa traccia? Gli speaker con cui ho collaborato usano uno dei quattro metodi che ti propongo di seguito, sono in ordine dal più visuale al meno visuale:

  • concetti chiave su post-it colorati;
  • mappe mentali;
  • scaletta a punto elenco;
  • abstract discorsivo.

Quando hai esplorato l’argomento prova a parlarci sopra (ripetilo a braccio) oppure a leggilo ad alta voce se hai scelto il prototipo più descrittivo. Vedi se e come ti risuona.

Se ti ritrovi puoi partire con la fase di stesura del discorso vero e proprio: questa fase non è strettamente necessaria, soprattutto se sei una speaker navigata, se invece sei nelle prime fasi della tua carriera scrivilo tutto, ti tornerà utile durante le prove. Se quando lo provi, invece, c’è qualcosa che non gira rotondo allora devi rimettere mano alla tua progettazione, magari spostando una parte. In questa fase tieni a bada – anche – il tempo e, se sfori, imponiti di eliminare qualcosa.

Stile: porto in figura il discorso

Ogni speaker ha una voce unica, uno stile suo che può esprimere in molti modi, le slide sono uno dei modi da prendere in considerazione. Le slide sono una messa in figura dei concetti chiave, servono da scenografia e da ancora visiva per il pubblico. Il talk deve vivere dentro di te, sì sembra una cosa un poco zen ma ha un fondo di verità, è il tuo discorso e per quel tempo è il tuo pubblico.

Ora devo fare una confessione scomoda, visto il lavoro che faccio, due dei talk più belli che ho visto hanno rispettivamente, il primo, le slide più brutte del mondo – Tim Urban sto parlando di te -, mentre, nel secondo talk, di Hans Rosling, non sono il fulcro della scenografia. Ho apprezzato queste scelte perché sono coraggiose e una speaker coraggiosa a me piace sempre, anche se non è perfetta.

Questo per dire che non c’è una ricetta unica per la scenografia di un talk, ma c’è quella giusta per te, un pò come la torta della nonna, tutti hanno la ricetta del cuore, ma per tutti è diversa. Una volta che inizierai a salire sul palco capirai in quale situazione ti senti più a tuo agio, con slide o senza slide. Quando sarai una speaker più esperta uscire dalla tua comfort zone sarà naturale e ogni volta osarai un poco di più, testando qualcosa di nuovo.

In conclusione, la prima cosa che devi fare per metterti alla prova su come preparare un talk è trovare un palco da cui farlo.

Marie Louise Denti

Ciao! Sono Marie Louise Denti accompagno le imprese a trovare la loro identità visiva: progetto strategie di comunicazione concrete ed essenziali. Visual e slide designer: una vera e propria Slide Queen. Con entusiasmo. E bon fait.

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