Freelance e femminista. Intervista a Beatrice Dorigo (Beatrina Incorporella)

Torniamo a parlare di donne e di femminismo, questa volta con una cara amica che ci ha accompagnate per tanto tempo suggerendoci fantastici libri da leggere. Naturalmente stiamo parlando di Beatrice Dorigo, alias Beatrina Incorporella.

Libraia DOC, Beatrice è un vero e proprio vulcano. Oggi lavora come dipendente, ma ha gestito la sua libreria, a Torino, dal 2006 al 2013. Ha scritto diversi e-book e, insieme al collega Massimo Minuti, il libro L’amore si impara leggendo, ma non le piace definirsi scrittice, preferisce “scribacchina”. È anche blogger, lei dice “a tempo perso”, ma se comincerete a leggerla non potrete più farne a meno!

E adesso lasciamoci tutte travolgere dalla sua carica!

Essere femminista…

…in realtà per me è una condizione quasi ovvia, una sorta di riflesso incondizionato.

Sono nata e cresciuta in una famiglia abbastanza atipica per l’epoca (sono del 1980); i miei genitori sono entrambi medici, ora in pensione e quando ero bambina tutti e due spostavano i propri turni per stare con me, quindi io ero accudita indistintamente da mia madre o da mio padre, entrambi cucinavano per me, con entrambi facevo i compiti.

Sono cresciuta con la consapevolezza che avrei potuto essere tutto quello che avrei voluto, a livello personale, lavorativo o di scelte sessuali; ho sempre saputo che se fossi stata omosessuale o non compatibile col mio genere di nascita, non avrei avuto nessun problema di accettazione nella mia famiglia e questa è stata sicuramente una grossa base da cui partire.

Ecco perché il femminismo, per me, è l’unico modo possibile di essere, in quanto donna e in quanto persona. Non si è trattato di una scelta consapevole, è stata una cosa naturale. 

Naturalmente crescendo ho cercato di leggere, informarmi e studiare, per capire quali tipi di femminismo fossero più adatti a me, al mio modo di vivere e di essere e alle cose che volevo fare.

Il femminismo oggi ha ancora senso…

…e credo che ce ne sia un estremo bisogno, soprattutto contestualizzandolo in un discorso più ampio che comprenda anche la lotta a razzismo, omofobia, discriminazione e violenza in genere; sono tutte cose che derivano da un maschilismo tossico. 

Il femminismo serve davvero a migliorare la vita di chiunque su questo pianeta.

Anche se siamo nel 2020, ci sono ancora disparità a livello lavorativo, salariale e a livello di gestione del welfare, che sono estremamente penalizzanti per le donne. Con la crisi economica oltretutto c’è stato un ulteriore passo indietro, moltissime donne hanno abbandonato o perso il lavoro, a volte per scelta, altre volte no. Ecco perché il femminismo ha ancora tristemente senso.

Le discriminazioni sul lavoro per via del genere…

…le ho riscontrate abbastanza spesso. Quando ho aperto la mia libreria c’erano clienti che faticavano a credere che fossi io la libraia, la titolare; qualcuno chiedeva “c’è IL titolare?”, dando per scontato che si trattasse di un uomo più anziano, addirittura una volta mi hanno chiesto “c’è la mamma?”, ma effettivamente ero molto giovane, avevo appena 26 anni e ne dimostravo addirittura meno.

Oggi ho la fortuna di lavorare con persone rispettose, aperte e accoglienti, però mi rendo conto che, anche nel nostro ambiente, gli uomini sono percepiti come “più competenti” rispetto alle donne; nonostante la maggior parte delle lettrici siano donne e la maggior parte delle libraie pure, al salone del libro, tanto per fare un esempio, se serviva una figura di riferimento a persone esterne al nostro gruppo di lavoro, c’era la tendenza a rivolgersi prima ai colleghi maschi.

Ma questo credo succeda un po’ in tutti gli ambiti: per un uomo è naturale entrare in una stanza ed essere ascoltato, una donna se lo deve sempre un po’ guadagnare.

Anche nell’editoria c’è questa distinzione, ad esempio da un paio d’anni ho cominciato a riflettere sul fatto che quando presentiamo il libro di un’autrice utilizziamo il pronome “la” prima del suo nome, mentre non ci verrebbe mai in mente di far precedere il nome di un autore maschio dal pronome: diciamo LA Atwood, LA Varvello, ma non diremmo mai IL Roth. 

Nella mia vita oggi…

…la presenza femminile è importantissima. Io sono single, vivo sola, sono una persona molto indipendente e mi trovo bene così; casa mia però è una sorta di gineceo, formato da parenti e amiche. Gli uomini sono sempre un po’ relegati in un angolo, non ce l’ho con loro però, ho anche amici maschi, si dice così no?

Ho un buonissimo rapporto con tanti uomini nella mia vita, ma le amicizie femminili per me sono sempre state una base fondamentale: senza amiche e senza sorellanza sarei una donna morta: le amiche sono la mia forza, il mio confronto, il mio specchio e alla base di questi rapporti c’è una grande fiducia.

Mi è anche capitato di far entrare nella mia cerchia magica persone che non lo meritavano e rimanere scottata, perché ci sono tante donne che non la pensano come me e perché non tutte le donne sono effettivamente dalla parte delle donne, però, alla fine della fiera, mettendo tutto sulla bilancia, la famiglia femminile che ho creato intorno a me mi ha sicuramente dato molto più di quello che mi è stato tolto.

Gli uomini oggi…

…si stanno avvicinando alla causa femminista in maniera spontanea, forse perché se ne è parlato di più, forse perché hanno cominciato a non sentirsi più esclusi da questo discorso. Anche se il peso della famiglia continua a pesare prevalentemente sulle madri, vedo che quasi tutti i miei amici sono papà presenti e attenti, sono mariti partecipi; mi sembra che ci sia una sorta di risveglio, soprattutto dal considerare la questione femminista qualcosa che non riguarda il genere maschile.

Quello che manca ancora è l’esporsi sui temi legati al femminismo, all’educazione dei figli, alla scuola; ecco, vorrei vedere più partecipazione maschile su temi che, alla fine, riguardano anche loro e vorrei che condannassero esplicitamente la violenza di genere, che prendessero le distanze dicendo “no, io non sono un violento con le donne, non sono un omofobo, non sono maschilista e condanno stupratori, maschilisti e violenti; condanno la battutaccia, condanno il fischio per strada. Io sono meglio di così e voglio che il mondo lo riconosca”.

Le donne di oggi dovrebbero essere più presenti…

…sicuramente nella politica, che è vecchia e stantia ed è il mezzo per poter cambiare le cose. Mi piacerebbe vedere un sacco di donne che si buttano in politica e che propongono, senza limitarsi a fare da specchio per i vari candidati.

Mi piacerebbe vedere più donne anche nella musica, perchè anche qui mi sembra che ci sia molta predominanza maschile.

Poi mi piacerebbe vedere più donne artigiane buttarsi nell’idraulica, nella falegnameria, nella meccanica, riappropriandosi della praticità, perché credo che siano ambiti che potrebbero darci tante soddisfazioni.

Beatrice è femminista grazie a…

…mia mamma e mio papà prima di tutto, poi grazie alle mie due nonne. 

Mia nonna paterna veniva da una famiglia agiata dove si pensava che le materie scientifiche non fossero adatte ad una donna, ma lei voleva studiare farmacia ed è stata una delle prime donne a laurearsi all’Università di Bologna. Non ho mai capito se abbia fatto finta di non frequentare l’Università o se fingesse di fare un’altra facoltà, ma si è laureata in farmacia di nascosto.

Mia nonna materna invece mi ha sempre spronata a lavorare ed essere autonoma, perché il suo unico rimpianto nella vita (è morta a 84 anni) è stato aver lasciato il lavoro per la famiglia.

Poi ci sono i libri.

Partiamo da una scrittrice che ho iniziato a leggere da ragazzina, su suggerimento di mia madre, Marilyn French, che adesso purtroppo non viene più pubblicata in Italia. Poi c’è Bianca Pitzorno che per me è stata super formativa, Ascolta il mio cuore è uno dei libri-mito della mia vita. Joyce Carol Oates ho iniziato a leggerla con attenzione e ammirazione, perché i suoi libri erano molto impegnativi, ma mi ha aperto un mondo raccontando storie come quella di Marilyn Monroe in Blonde o la storia dei Kennedy in Acqua nera. Naturalmente i grandi classici come Simone de Beauvoir, di cui ho letto tutto quando ero ragazzina, Virginia Woolf, Sylvia Plath, ma con i libri potrei andare avanti davvero all’infinito.

Saltando alla musica c’è Courtney Love, la cantante delle Hole, che per me è stata sia un’icona musicale ed estetica, sia un punto di riferimento; ricordo che in certe interviste citava libri femministi che io poi andavo a cercare; sicuramente non è stata un esempio positivo in tutto, ma è una donna che ha dovuto lottare moltissimo per scavarsi il suo posticino e lo ha fatto con grande forza, subendo giudizi che sicuramente sono stati più pesanti per il fatto stesso di essere una donna. Negli ultimi anni mi è piaciuta molto anche Pink, che ha saputo raccontare cose personali mantenendo la giusta distanza tra quello che era pubblico e quello che era privato.

Un modello di riferimento per le nuove generazioni di donne…

…è difficile da riconoscere in modo univoco, perché siamo tutte diverse. Come non penso che ci sia un unico modo di essere donne, così non penso ci sia un unico modo di essere femministe.

Sicuramente Michelle Obama è un bellissimo esempio, perché è una donna che ha saputo usare il proprio ruolo in maniera impeccabile per fare un sacco di cose; ma questo vale se sei ambiziosa, se vuoi fare carriera e vuoi avere una vita pubblica; magari c’è chi potrebbe sentirsi schiacciata da un modello così elevato.

Anche Shonda Rhimes, la sceneggiatrice di Grey’s Anatomy, e Kim Gordon dei Sonic Youth sono ottimi modelli da seguire, perché sono donne che hanno saputo imporsi in ambiti di predominanza maschile.

Poi c’è Caitlin Moran, scrittrice inglese, femminista, che mi piace molto anche perché è più simile a me ed è un modello più abbordabile, meno precisa, con qualche lato sfilacciato.

Parlando di italiane c’è Bianca Pitzorno, che ho citato anche prima e che come autrice è indubbiamente una delle voci più autorevoli e interessanti da seguire. Mi piace molto Emma Bonino, ma mi rendo conto che forse non è tanto vicina alle nuove generazioni; comunque è una donna che ha fatto tante battaglie. Mi piace Laura Boldrini che però suscita sempre forti antipatie, forse perché appartiene un po’ a un’élite. In generale la maggior parte delle donne di potere italiane appartengono a élite che le fanno percepire più lontane, diversamente da personaggi come Shonda Rhimes o Oprah Winfrey che invece vengono percepite molto più come donne che si sono fatte da sole.

Le donne oggi rischiano…

…di doversi occupare di tutto e diventare delle Wonder Woman per tenere tutto in piedi. 

Devono essere bravissime a lavorare, però quando tornano a casa devono avere voglia di fare i lavoretti con la pasta di sale e cucinare la pizza con il lievito madre, devono farsi la beauty routine per mantenersi belle ma anche essere sessualmente consapevoli e quindi disinibite, devono accettare il proprio corpo ma anche migliorarlo, devono essere resilienti ma anche ironiche… 

Secondo me le donne rischiano soprattutto il burnout e la solitudine, perché una donna che deve fare tutte queste cose non ha più tempo di coltivare i rapporti con gli altri senza che ci sia competizione. Quanto tempo hai per stare svaccata con le tue amiche con qualcosa in mano, che sia una tisana o un mojito, a parlare di niente, cazzeggiare o andare a fare shopping se devi sempre preoccuparti di raggiungere un obiettivo o un traguardo?

Per cambiare le cose è necessario…

…innanzitutto una politica di welfare adeguata e un’adeguata educazione scolastica che aiutino concretamente le famiglie. Per poter continuare a esistere, le famiglie vanno tutelate a livello politico.

In secondo luogo servono soldi: le donne dovrebbero guadagnare di più, avere lavori migliori, più stabili, meglio retribuiti, più “veri”, che permettano loro di pagare le bollette, gli affitti, le rate della macchina, tutto. Noi donne abbiamo bisogno, prima di tutto, di un potere economico che oggi ancora non abbiamo.

Vorrei poter dire cose più poetiche, ma secondo me bisogna partire da qui: dobbiamo prenderci sul serio e farci prendere sul serio, non dobbiamo rimanere col culo per terra perché, nella pratica, se ti devi preoccupare di come fare la spesa, tutto il resto passa in secondo piano.

Quello che ognuna di noi può fare è…

…comportarsi bene con le altre donne, per lo meno questo è quello che faccio io; essere propositive, non competitive, accoglienti, far sentire le altre donne tranquille in nostra presenza; se ci scappa del gossip (e a me scappa spesso) farlo in modo da non danneggiare nessuno, accogliere la diversità delle donne intorno a noi e diffondere storie che possono essere di ispirazione ed elevazione sia per le donne che per gli uomini (questo io ho il privilegio di farlo grazie al mio lavoro); supportare il business e la creatività delle donne che sono intorno a noi, perché alla fine bisogna sempre partire da ciò che abbiamo vicino, anche dal punto di vista professionale o sociale (ad esempio tenendo il bambino alla vicina di casa per un’ora), soprattutto se sono madri, perché le madri sono le donne più sole che io abbia mai visto.

Mi sembra quasi di dire delle banalità, per me sono cose talmente implicite che non ci dovrebbe nemmeno essere bisogno di ribadirle, ma non è così. Ci sono donne che, per sentirsi “pari” agli uomini, cercano di comportarsi esattamente come loro, facendo emergere una sorta di maschilismo interiorizzato. Ci sono donne che, pur di compiacere un uomo, farebbero qualsiasi cosa, magari perché sono cresciute in una famiglia in cui, se non avevi un marito o un fidanzato, valevi meno di zero, oppure perché hanno sempre vissuto ambienti di lavoro maschilisti e hanno dovuto entrare nell’ottica del mors tua vita mea, perché c’era posto per una sola donna e quella donna volevano essere loro.

Qualcosa la dovrebbero fare anche gli uomini.

Un amico una volta mi ha raccontato che quando torna a casa a piedi, la sera, e davanti a lui vede una ragazza sola che cammina, fa di tutto per superarla in fretta, così che lei non si spaventi perché lui sta camminando alle sue spalle. Questo racconto mi ha commossa perché non sono tanti gli uomini che si rendono conto di questa situazione. Ecco, sarebbe bello se gli uomini cominciassero a farci sentire anche più sicure per strada, che smettessero di far finta di niente quando ci sono situazioni poco simpatiche come un approccio non richiesto sul tram o una battutaccia lanciata dai tavolini di un bar.

Io sono contenta di essere nata femmina e di essere femminista, ho la fortuna di sentirmi bene nel mio genere di nascita e credo che sia un privilegio: sono una donna felice in mezzo alle altre donne, mi piacciono la sorellanza e l’amicizia e credo davvero che possiamo starci vicine e supportarci in tutte le nostre differenze, che non significa essere per forza tutte amiche, ma significa rispettarci e imparare a fare non branco, ma muro, come fanno così bene gli uomini.

E poi impariamo a fare i lavori manuali perché sono estremamente empowering. Insegnamo alle figlie a piantare chiodi, mettere le mensole, cambiare il carburatore o le gomme, riappropriamoci della praticità! 

Deborah Ugolini

Le immagini, la voce e le parole hanno sempre guidato la mia passione. Ho cominciato come videoreporter e oggi lavoro come videoteller, brand journalist e come consulente e formatrice. Vivo con curiosità e sono fermamente convinta che nella vita non esistano esperienze o competenze inutili.

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