Cosa blocca i cambiamenti della freelance?

Oggi ti parlo di cambiamento, quello a cui tante e tanti ambiscono in ambito professionale e di due ostacoli che lo rallentano o, addirittura, lo impediscono.

Il cambiamento è l’unica cosa davvero costante e sicura, dice qualcuno: in realtà, di sicuro c’è solo il cambiamento imposto (da una pandemia, da una flessione del mercato, dalla concorrenza), mentre il cambiamento come aspirazione ad altro e voglia di fare altro è tutt’altro che sicuro.

Come recruiter ed esperta di comunicazione personale sul mercato del lavoro, posso testimoniare che uno dei desideri e delle difficoltà più grandi che le persone affrontano è il cambiamento inteso come svolta, come possibilità di passare da un ruolo all’altro, da un’attività all’altra.

In parte, il sistema del lavoro italiano pone non pochi ostacoli: abbiamo lottato per la stabilità (tempo indeterminato, sicurezza) e adesso ci ritroviamo con addosso delle etichette (il ruolo o l’ambito di lavoro) che fatichiamo a toglierci e che ci inchiodano in un ruolo che non ci sentiamo più di indossare.

La libera professione per molte e molti freelance è una risposta a questa rigidità: se non posso cambiare dentro al sistema, esco e creo qualcosa di diverso per conto mio. Ma attenzione a due possibili ostacoli al cambiamento voluto che anche chi lavora in proprio deve riuscire a vedere per evitare di inciampavi.

Attaccamento e aspettative

Se di fronte alle decisioni importanti hai dimostrato di essere determinata e risoluta (aprire una partita iva lo testimonia), sono i cambiamenti di ogni giorno a vederti talvolta titubante: quando devi dire no a un cliente, quando vuoi virare la direzione di marcia ma hai paura di perdere quello che hai costruito fino ad adesso, quando sei chiamata a rischiare in un progetto dove c’è solo da investire, quando devi o vuoi staccarti da una collaborazione stabile e riprendere a nuotare da sola o, viceversa, ti viene chiesto di legarti a un gruppo di lavoro e così via.

Insomma, il passo grosso l’hai fatto, sei una freelance, ti sei pure fatta un mazzo tanto per costruirti professionalmente, e ora? E ora, capita a tutte, sei in balia di due emozioni, se vogliamo chiamarle così, che possono ostacolare successivi cambiamenti o cambi di rotta: attaccamento e aspettative.

Chiariamo: non riguarda solo i freelance, anzi: sono ostacoli che riguardano tutti, per chi lavora come freelance però, si aggiunge la questione dei pomodori, ma ci arrivo tra pochissimo.

Attaccamento e aspettative sono le due A che rischiano di bloccarti o comunque di rallentarti.

L’attaccamento è dato dai vincoli che, via via, ti sei costruita: più vincoli imponi al tuo lavoro, più difficile sarà cambiare. 

Di cosa sto parlando? Dell’ufficio vicino a casa che rischieresti di perdere oppure viceversa, il voler lavorare solo da casa. Il fatturato a cui ti sei abituata, la sicurezza di quelle fatture mensili che sono una base solida su cui conti; l’organizzazione del tuo tempo, incastrato tra mille cose e in perfetto, precario, equilibrio; il comfort che senti quando affronti un incarico, anche a questo ci si attacca. L’attaccamento infatti, riguarda anche ciò che sai fare e la percezione che hai di te.

Entrano quindi in campo le Aspettative

  • ciò che tu ti aspetti da te
  • cosa pensi che gli altri si aspettino da te.

Le tue aspettative hanno a che fare con il bisogno di aver tutto sotto controllo e di risultare sempre all’altezza delle situazioni. È difficile, dopo aver raggiunto un certo livello di credibilità e autorevolezza professionale, decidere di metterle in discussione. È una forma di attaccamento che ha più a che fare con ciò che chiedi a te stessa e con ciò che pensi di poterti o non poterti permettere.

A stringere il cappio intorno alla possibilità di cambiare vi sono poi le aspettative altrui: ciò che pensi si aspettino da te gli altri. E questa è un’altra grande convinzione limitante: la paura di deludere o il bisogno di aderire a un modello che ti viene dato.

Le aspettative sono come una vocina interiore che amplifica le paure e le carica del bisogno di corrispondervi per sentirti a posto. Ti dicono che quando gli altri sono contenti, puoi esserlo anche tu.

Eppure, Attaccamento e Aspettative sono spesso due grandi zavorre che ti incollano a terra.

Il cambiamento richiede leggerezza

La leggerezza di cui parlo è quella di Calvino, non quella di una farfalla: è la capacità di lasciar andare i pesi e di alzarti in volo.

È leggerezza quella raccontata benissimo da Gabriele Romagnoli nel suo “Solo bagaglio a mano” in cui spiega che, a stare fermi, bloccati dal peso dei nostri bagagli, diventiamo bersagli facili per quel cecchino infallibile che è il destino. E che la prima cosa di cui dobbiamo liberarci per muoverci sono le certezze che ci pesano addosso come una valigia troppo pesante da trasportare.

Sempre di Calvino poi, un’altra grande verità: “Ogni scelta ha un rovescio cioè una rinuncia, e così non c’è differenza fra l’atto di scegliere e quello di rinunciare.”

E questo ce lo insegna anche il coaching quando ci pone quella fatidica e potentissima domanda: “A cosa dici no se dirai sì a questo?”

Insomma: ogni cambiamento richiede di lasciar andare qualcosa, incluse le aspettative. E qui veniamo ai pomodori.

Piccola lezione di agricoltura per la freelance che vuole crescere (è tutto collegato, vedrai)

Da un paio di anni faccio l’orto: zucchine, pomodori, insalata, fragole ed erbe aromatiche. Tutto bene, tranne i pomodori. Io, figlia di agricoltori, invece di avere delle piante di pomodori che si arrampicano sul loro sostegno, mi ritrovo immancabilmente con un bosco, una selva inespugnabile che si dirama sia in verticale, sia in orizzontale. E di pomodori ne spuntano assai, ma raccoglierli è un’impresa.

Uno dei miei vicini, si chiama Giovanni ma per me è Gianni, ha settant’anni e tiene due serre da far fastidio a un produttore industriale di verdura. Qualche giorno fa mi vede in orto e mi chiede come va. Gianni, dico io, tutto bene, ho pure fatto resuscitare una pianta di zucchine che davo per morta. Ma sui pomodori ho qualche dubbio. Devi togliere i fioi, Roberta. Altrimenti non crescerà bene e non avrai mai frutti buoni. Dai, vieni qui che ti faccio vedere sulle mie piante cosa devi fare.

Arrivo al dunque: per far crescere bene i pomodori, via via che la pianta si allunga (il pomodoro è un rampicante quindi è normale che tenti di espandersi in lungo e in largo) bisogna eliminare quelli che in dialetto veneto si dicono i fioi: i figli! Sono nuovi rami che crescono tra due rami principali e che contribuiscono a creare la selva inespugnabile che avevo io.

Il problema della selva è che impedisce ai pomodori che stanno crescendo di ricevere il calore e la luce del sole e la pianta principale si trova a dover nutrire troppi frutti, rendendoli tutti meno saporiti. E quindi parte dei frutti o dei potenziali frutti vanno tagliati per far crescere più gustosi e sani quelli della pianta principale

Noi non siamo pomodori, ma la metafora mi è apparsa mentre stavo lavorando sulla mia selva per togliere i fioi. Il rischio, per me e forse anche per te, è quello di diventare o di creare una selva di attività, progetti, collaborazioni, impegni. Dal momento in cui apriamo partita iva scatta dentro di noi il bisogno di veder nascere e crescere figli professionali che confermino la nostra buona scelta, che testimonino il nostro impegno e le nostre capacità, che ci rassicurino rispetto a un futuro sempre incerto (i famosi piani B, C, D, e fino alla S di “io speriamo che me la cavo”).

Serve coraggio per rinunciare a qualche frutto, ma lo si fa per il bene degli altri. Servono chiarezza di obiettivi, determinazione, capacità di lasciare andare qualcosa per infondere energia, calore, tempo e concentrazione su ciò che reputiamo davvero importante.

Qualcosa di diverso dal saper dire dei no ai clienti che non ci piacciono: questi sono dei no che dobbiamo dire a noi stesse per impedirci un continuo deragliare o uno svincolare da scelte importanti. Abbandonare gli alibi, staccarci dalle paure e dalle aspettative e darci il permesso di scegliere.

Cambia, lasciando andare

I cambiamenti, piccoli o grandi che siano, si affrontano meglio lasciando andare attaccamento e aspettative: i risultati del nostro lavoro saranno più grandi e gustosi se sapremo resistere alla tentazione di preferire la quantità alla qualità, se ci fideremo a convogliare le nostre energie su “meno ma meglio”, perdendo qualcosa lungo la strada per fare posto a ciò che desideriamo davvero.

Roberta Zantedeschi

Recruiter e formatrice. Passo gran parte del mio tempo a leggere CV, a fare colloqui e a cercare il giusto incastro tra le esigenze delle aziende e le aspirazioni di chi cerca un (nuovo) lavoro. Freelance convinta, mamma e compagna come meglio posso, blogger incostante ma presente.

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5 commenti su “Cosa blocca i cambiamenti della freelance?”

  1. Colpita e affondata! Mi dava l’impressione che tu parlassi con me … e delle mie zavorre.
    Ne aggiungo due da sola: la prima è una preoccupazione di tipo economico-finanziario, perché l’attività nuova che vorrei fare non credo possa avere subito un ritorno, e allora come farò a sostenermi, a sostenere mia figlia; la seconda riguarda l’età … temo di essere troppo vecchia … questa è una paura che mi frena non poco. Quindi vorrei volare via, lasciare ciò che non mi piace più e che mi schiaccia verso il basso, come forse ho già detto, ma sono frenata e impaurita. Grazie Roberta dei tuoi spunti che aiutano la riflessione su me stessa. Ciao

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    • Grazie a te Maria Chiara. Cambiare non è mai semplice, lasciar andare meno che meno. Posso solo dirti che hai più risorse di quello che immagini e che alcuni cambiamenti possono essere costruiti un passo alla volta. Quindi, avendo chiaro l’obiettivo finale, concentrati sul primo passo, probabilmente non sarà abbandonare un lavoro da oggi a domani. Un passo alla volta, decidendolo e affrontandolo con fiducia e un po’ di strategia. In bocca al lupo.

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  2. Ora so cosa fare e come fare la riunione che con ostinazione sto chiedendo e presto otterrò dalla dirigenza per proporre il necessario cambiamento di cui abbiamo bisogno. Porterò con me una sacchetta di carta piena di pomodori che poggerò sul tavolo delle riunioni e gli parlerò di orti, pomodori E fioi di Gianni.
    Immensamente grato.

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  3. Sempre un piacere leggerti Roberta. Non sono una freelance ma il tema del cambiamento è trasversale e le tue riflessioni sono certamente utili a molti.

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