Il brand passa anche dalla persona: il peso delle opinioni sui social

Ti è mai capitato di beccare un amico che si sfoga su Facebook perché la fidanzata lo ha mollato? Le donne, del resto, sono tutte interessate ai soldi, no?

Niente paura, c’è qualche probabilità che il tuo amico non sia veramente maschilista: ha fatto l’errore di scrivere un post in un brutto momento, quando una volta si sarebbe chiuso in casa a leccarsi le ferite pensando, ma solo pensando, che le donne sono tutte così.

Dopo qualche giorno/mese/ e – nei casi peggiori – anno, si sarebbe fatto forza e ad un certo punto avrebbe anche ripreso a pensare che le donne sono creature meravigliose. Avrebbe condiviso il pensiero maschilista al massimo con il suo migliore amico, che lo conosce da 10 anni e sa che non dice sul serio, mentre ora una media di 500 persone possono leggere la stessa identica cosa e farsi un’idea sbagliata.

Magari la potenziale donna della sua vita non lo inviterà a bere un caffè, perché nessuna vuole un maschilista al suo fianco, e una potenziale datrice di lavoro girerà alla larga anche se il profilo professionale del tuo amico era molto interessante.

La reputazione online passa anche dal profilo personale

Molti, giustamente, mi chiedono una consulenza per imparare a gestire il proprio profilo social professionale, eppure nessuno sembra preoccuparsi altrettanto di quello personale, né men che meno dei commenti sfogo che, man mano che passa il tempo, è sempre più difficile reperire a scopo di cancellazione.

E come faranno i figli a prenderci sul serio
con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook
papà che ogni weekend era ubriaco perso
e mamma che lanciava il reggiseno ad ogni concerto

Tu sei il tuo brand

A maggior ragione se il nostro è un personal brand, dobbiamo imparare a fraternizzare con l’idea che non ci sarà una separazione netta tra la nostra persona e il nostro brand (lo dice anche il nome!) e quindi dobbiamo fare attenzione anche a cosa pubblichiamo. Ogni volta che dico questa cosa a qualcuno, finisco per passare per una piccola dittatrice in erba, ma qui non si vuole mettere il bavaglio a nessuno.

Il punto è che troppo spesso i social vengono intesi come “altro” rispetto alla vita vera.

Mettiamola così: durante la prima call con un potenziale cliente, tu ti metteresti a parlare male del Governo X o a criticare un credo religioso? Immagino di no (in caso contrario spiegami come hai fatto a non chiudere la partita Iva!). Se però lo fai sui social, inconsciamente lo stai facendo con tutti i tuoi potenziali clienti da qui all’eternità (o almeno, finché non cancelli tutto).

La cattiva notizia, è che non c’è una soluzione. O meglio, ce ne sono tre, ma hanno comunque controindicazioni.

1. Non stare sui social (bentornati negli anni Novanta!)
Alcuni coraggiosi hanno intrapreso questa scelta, e a loro va la mia più profonda ammirazione. Solo che è un problema se vuoi promuoverti online, a meno che tu non ti voglia affidare a un sito scarno che si limita a dire cosa fai e a dare un indirizzo email. Se i clienti arrivano, benissimo. Altrimenti vedi il punto 2.

2. Vai avanti a gattini, buongiornissimi e kaffè
Non scrivere più nulla di anche solo vagamente profondo e compromettente. Il problema è che sembrerai un’oca (hai notato che non esiste la versione maschile di oca intesa come “persona superficiale”?), e probabilmente al tuo brand non farà bene.

3. Parla solo di lavoro
Va benissimo, ma creare empatia diventa più complicato.

In alternativa, puoi sempre fare una scelta a priori, e decidere quali sono i due o tre ideali per i quali vale la pena litigare.

Un altro difetto apparente dei social è che portano a pensare di doversi esprimere per forza su qualsiasi cosa, ma non è affatto così. Magari fai la raccolta differenziata da tempi non sospetti, ma questo non vuol dire necessariamente che sul web devi bacchettare chi non è altrettanto attento: lo farà sicuramente qualcuno per cui l’ambientalismo è un ideale fortissimo e non negoziabile.

I valori e il brand

Questi paletti possono anche diventare uno dei punti forti del tuo brand: pensa ai cosmetici ecobio, o a chi utilizza solo prodotti riciclabili per gli imballaggi. Sono persone che hanno deciso di rivolgersi a una nicchia precisa, e funziona (se non cerchi di sposare tutte le cause possibili ma ti limiti a un paio di queste).

Anche perché, diciamocela tutta: tu lo vorresti un cliente che non condivide un valore per te fondamentale?

E adesso che ci hai pensato, siamo curiose di sapere quali sono questi valori non negoziabili: raccontacelo nei commenti!

Anna Cortelazzo

Ho un passato televisivo da opinionista tifosa della Fiorentina, ma ora sono una gattara impenitente (il mio gatto deve il suo nome a Prandelli), e tra un felino e l'altro trovo il tempo per dare consulenze sulla gestione di social e siti web. Credo nella slow communication e nelle strategie a lungo termine. Insegno comunicazione all'università di Padova e scrivo per IlBoLive, la loro testata ufficiale

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