L’arte di rendere produttive le lamentele nei social

Lamentarsi sui social è una delle cose più controproducenti in chiave di personal branding. Riflettici: ti piace lavorare a fianco di gente lamentosa, che per ogni minimo imprevisto sfodera una filippica invereconda?

La suocera ti piomba in casa per un saluto? 20 minuti per scrivere un post di lamentela senza che si capisca che il riferimento è alla suocera (ma tanto lei lo capirà lo stesso) perché così non si può lavorare, perché gli altri non rispettano le tue esigenze e perché hai perso altri 20 minuti di lavoro per comunicarlo in modo subliminale. Il bambino si ammala? Altro post di lamentela su cosa voglia dire per un freelance avere il pargolo per la casa, per di più ammalato.

Intendiamoci: tutto questo non vuol dire che tutto deve andarti bene: non sei costretta a sopportare che mentre stai lavorando le persone ti facciano delle improvvisate perché “tanto sei a casa”, e sappiamo quanto i freelance (ma fin troppo spesso anche i dipendenti) siano poco tutelati sul fronte dell’assistenza all’infanzia.

Il punto è un altro: cosa ottieni lamentandoti? “Mi sfogo!” risponderai. Effettivamente è un risultato, ma i danni collaterali rischiano di sovrastare i benefici. Ti è mai capitato di intristirti dopo che un’amica ti ha tenuto al telefono per un’ora parlando solo di quanto sia sgradevole il suo nuovo capo? Magari non ti ha nemmeno fatto parlare, e ora tu ti chiedi se per caso non ti veda come un semplice “cassonetto emotivo”.

Ebbene, sui social succede la stessa cosa. Vediamo perché lamentarsi è controproducente:

Annoi gli amici e compiaci i nemici

Detto semplicisticamente, quando ti lamenti migliori la giornata a chi ti trova antipatico, mentre i tuoi amici vorrebbero essere intrattenuti con argomenti più interessanti. Un modo per girare la lamentela in qualcosa di più costruttivo è chiedere come gli altri risolvono il problema che ti si è presentato.

Lamentarsi sui social allontana i clienti

Come dicevamo, nessuno vuole lavorare a fianco di una persona che percepisce come acida. Certo, se sei davvero brava in quello che fai probabilmente i clienti non fuggiranno, ma se mai troveranno qualcuno bravo come te e più positivo verso la vita ti saluteranno senza passare dal via.

Un capitolo a parte meritano le lamentele nei confronti dei clienti: a meno che non sia successo qualcosa di trascendentale (esempio: il cliente si è preso la cittadinanza estera per non pagarti perché sa benissimo che non faresti una causa internazionale) è meglio lasciar perdere. Intanto perché se non stai attenta ti becchi una causa per diffamazione, ma anche perché qualsiasi cliente si immaginerà bersaglio di lamentele future e prenderà provvedimenti (no, trattarti con i guanti non sarà tra questi).

Ti fa perdere tempo

Lo abbiamo già visto. Per un freelance il tempo è una delle risorse più importanti, e sicuramente puoi fare qualcosa di più produttivo che lamentarti.

Nella maggior parte dei casi, lamentarsi sui social è inutile

A meno che tu non sia un’influencer, nel qual caso puoi lamentarti sui social taggando l’azienda che non ti ha soddisfatto e forse avrai qualche risultato tangibile, scrivere un post lamentoso non porta alcun risultato. Se la tua lamentela non è generica ma ha un destinatario, prova a scrivere al servizio clienti dell’azienda, altrimenti prova a vedere se ci sono delle petizioni da firmare per far sentire la tua voce in modo più organizzato.

Fatte tutte queste considerazioni, rimane che la lamentela è come la dieta: ogni tanto si può sgarrare, anche perché, se è vero che i lamentosi sono una delle categorie più detestate sui social, non è che gli entusiasti se la cavino meglio (neanche Pollyanna era sempre felice, se ti presenti così rischi di essere percepita come scarsamente autentica, il che si sa che per il personal branding è deleterio).

Come rendere produttiva la lamentela?

Per prima cosa, utilizzando l’ironia. Se ti lamenti ma fai anche sorridere l’interlocutore, hai vinto, perché non solo ti sfoghi, ma dai un po’ di valore a chi ti legge: ricorda che la maggior parte delle persone sta sui social a scopo ludico, quindi se le fai ridere sarai considerata… utile!

Inoltre ci sono campi in cui la lamentela è più tollerata. Ecco alcuni esempi:

Mezzi di trasporto e ritardi

A chi non è mai capitato di arrivare in ritardo a un appuntamento per colpa del bus? Se ogni tanto rilevi in modo simpatico questi disagi, probabilmente il tuo target si riconoscerà in ciò che dici e si avvicinerà a te. A meno che il tuo target non sia formato da dipendenti Trenitalia!

Poste e corrieri

Sarà che loro stanno poco online, ma non ho mai visto nessuno difendere i postini. Forse effettivamente i disagi sono indifendibili, o forse la mole di lavoro è così intensa che gli interessati non hanno tempo per rispondere sui social.

Call center

Diciamoci la verità: sono davvero pesanti. Credo che persino un telefonista trovi fastidiosi i suoi colleghi quando lo chiamano per l’ennesima offerta imperdibile. Per cui via libera non solo alle lamentele, ma anche a risposte educate ma ferme quando chiamano: magari se lo facciamo tutti le aziende si renderanno conto che se siamo interessati a cambiare il nostro piano telefonico saremo i primi a chiamare il nostro fornitore per conoscere le sue offerte imperdibili!

Ora che hai scoperto l’arte della lamentela consapevole, raccontami: anche tu trovi fastidiose le persone che si lamentano sui social come se fosse un secondo lavoro? Anche tu ti chiedi se per caso hanno trovato un modo per farsi pagare la lamentela e vuoi sapere qual è? Fammi sentire meno sola e scrivilo nei commenti!

Anna Cortelazzo

Ho un passato televisivo da opinionista tifosa della Fiorentina, ma ora sono una gattara impenitente (il mio gatto deve il suo nome a Prandelli), e tra un felino e l'altro trovo il tempo per dare consulenze sulla gestione di social e siti web. Credo nella slow communication e nelle strategie a lungo termine. Insegno comunicazione all'università di Padova e scrivo per IlBoLive, la loro testata ufficiale

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