Rialzarsi e ricominciare dopo un insuccesso

Prendi quella volta che ti sei buttata a capofitto nella tua (nuova) idea business, (stra)sicura di farcela e di portare a casa bei soldoni ma anche pacchi di soddisfazione. E poi, invece, flop totale: zero soldi (o quasi) e fiumi di delusione.

Dicesi insuccesso: quando qualcosa non va secondo i nostri desideri o programmi – e il risultato ci fa soffrire un bel po’. E non mi riferisco solo agli insuccessi lavorativi: la vita è piena di esperimenti mal riusciti – dalla relazione che credevi essere quella della tua vita, finita male, all’acquisto online rivelatosi una vera fregatura. Il punto è: quando le cose non soddisfano le tue aspettative, tu che fai? Come reagisci? Ti senti tutta sbagliata? Ti vedi come la solita sfigata che non riesce mai a concludere qualcosa di bello?

Dinanzi a un insuccesso, gran parte delle persone avverte l’istinto di scappare – come a volerlo cancellare dalla propria vista (e dalla testa, e dal cuore) e anche il più velocemente possibile. Una buona parte, poi, lo fa davvero: molla, si illude di dimenticare l’accaduto, cambia strada, più o meno radicalmente. Come se tutto ciò servisse a proteggerle da fallimenti futuri o da quell’amaro senso di insoddisfazione che, non si sa come, le segue durante la fuga.

Se conosci bene quell’istinto, ci lotti ogni volta che ti ritrovi a dover gestire un piccolo o grande insuccesso nella tua vita o – chissà, invece – lo hai già assecondato mollando tutto e sguazzando nella delusione più profonda; se sai di cosa sto parlando, è proprio per te che scrivo questo post oggi.

Per dirti che quando avverti l’istinto di mollare, ci sono cose che forse è ora di smettere di fare e altre, forse nuove, che invece è proprio il caso di provare.

5 cose (inefficaci) da non fare dopo un insuccesso

  1. Lasciarti impaurire dalla paura di vederci chiaro. Partiamo da una premessa: guardare in faccia i propri insuccessi non è cosa facile per nessuno. Se la scelta che abbiamo fatto non si è rivelata vincente come credevamo, nostro malgrado ci ritroviamo a fare i conti con emozioni scomode: ci sentiamo deluse, scoraggiate, abbattute, a volte anche arrabbiate. E abbiamo paura. Di non essere in grado di farcela, la prossima volta e anche quella dopo. Gestire tutto questo è già una grande fatica, lo so, e il desiderio che spesso subentra immediato è di non pensarci più. Anche perché – siamo oneste – andare oltre quello che è stato, capire cosa abbiamo sbagliato, inquadrare la nostra responsabilità in quell’insuccesso, può fare molta paura, soprattutto se viviamo i nostri errori come qualcosa che pervade tutta la nostra persona e la nostra vita, ossia crediamo di essere noi stesse i nostri errori (e orrori). Paradossalmente, però, sottometterci alla paura di vederci chiaro, è la strada che ci porterà dritte (e inconsapevoli) al prossimo doloroso insuccesso.
  2. Lasciarti impaurire dalla paura di riprovarci. Che tu sia una fifona patentata o una audace ottimista, ritentare dopo un fallimento non è una passeggiata dal punto di vista emotivo: la paura di fallire di nuovo è sempre in agguato. Per fortuna, dinanzi alle tue paure hai sempre la possibilità di scegliere: se cedere a esse tutto il tuo potere (e i buoni propositi), o se tenertelo stretto e procedere (nonostante la paura). Nel primo caso, corri ad abbracciare un nuovo insuccesso (se non giochi, non vinci!); nell’altro, corri il rischio che stavolta, invece, non lo sia.
  3. Darti addosso come se non ci fosse un domani. Un classico: “fallisco in una cosa, dunque sono un’incapace”. In pratica, se esistesse un premio per la critica più spietata, avresti ottime possibilità di vittoria. Peccato che darsi addosso solo per aver sbagliato mira, sia del tutto inutile sotto ogni punto di vista. Più ti critichi in modo distruttivo, più distruggi l’immagine che hai di te, il valore che con ogni probabilità fatichi a riconoscerti e le possibilità che tu possa concretamente farcela, la prossima volta.
  4. Chiuderti in te stessa e non parlarne più. Così facendo, hai la sensazione di mettere il tuo fallimento da parte, cancellarlo dalla tua memoria e non dover affrontare e gestire le spiacevoli emozioni che ne derivano. Ecco, sono qui per dirti che non funziona – ma credo che tu te ne sia già accorta. La sensazione di fallimento resta lì, pronta a tormentarti ogni volta che se ne presenterà l’occasione. Anzi, proprio perché non avrai fatto un po’ di spazio dentro di te alla tua esperienza, nel tempo il peso di quella sensazione ti sembrerà più grande e ingombrante di quanto fosse in principio.
  5. (Stra)parlarne lamentandosi. È l’altra faccia della medaglia: c’è chi si ritira in solitudine e chi va in giro a parlarne tanto (troppo) con chiunque. Ma se è vero che condividere e buttar fuori può essere di grande aiuto in molte circostanze, parlarne spinte dal bisogno di riversare sugli altri le proprie frustrazioni e lamentarsi dell’accaduto non lo è affatto. Le lamentele sono sterili per definizione, perché non ampliano le vedute ma, al contrario, le limitano. Non accendono speranze, piuttosto le spengono. Non cancellano la rabbia, la frustrazione, la delusione, anzi, le alimentano! E con un contorno di questo tipo, rialzarsi e ricominciare dopo un insuccesso è una missione piuttosto complicata.

5 cose (utili) assolutamente da provare dopo un insuccesso

  1. Valutare. Ok, hai fallito, ti sei abbattuta e demoralizzata, hai paura di fallire di nuovo. Proprio per questo è indispensabile analizzare la situazione e capire cosa non ha funzionato. Parti da ciò che volevi – chiamalo come ti suona meglio, obiettivo, desiderio, risultato: era realistico? Analizza quel che ti occorreva per renderlo concreto: gli strumenti, le risorse, le informazioni a tua disposizione erano sufficienti, validi, utili? Osserva il tuo approccio nella situazione: cosa hai sottovalutato o sopravvalutato? Quale errore avresti potuto evitare e come? Cosa avresti potuto fare di utile che invece non avevi messo a fuoco? Solo qualche spunto per invitarti a guardare oltre il tuo insuccesso, per far sì che questo si riveli utile – e chissà, forse necessario – alle scelte, più appaganti, che farai in futuro.
  2. Imparare dai tuoi stessi errori. Che in sostanza significa: prendi quella scelta sbagliata e trasformala in una tua (preziosa) risorsa. Sono convinta che prendere consapevolezza dei propri errori non serva soltanto a evitare di fare ancora lo stesso errore in futuro; piuttosto, ciò che li rende così utili è capire cosa ti ha spinto a farli. Ad esempio, se ti fai in quattro per consegnare un lavoro per tempo e il tuo cliente, invece, ti paga ogni volta con grande ritardo e solo se rincorso, potresti sentirti la fallita che per l’ennesima volta gli ha permesso di fare quel che gli pareva, mancando di rispetto a te e al tuo lavoro. Potresti decidere allora di imparare da questa situazione, stabilendo delle regole chiare con quel cliente sui tempi di consegna e pagamento (proponendo un pagamento anticipato, ad esempio). Ma quel fallimento si rivelerà davvero utile quando avrai capito cosa è successo dentro di te, per cui hai permesso a quel cliente di trattare il tuo lavoro come qualcosa di poco valore. Potresti scoprire, per esempio, che tu stessa ti attribuisci poco valore e dunque è così che inconsapevolmente ti presenti ai tuoi clienti (che si sentiranno in qualche modo autorizzati a comportarsi di conseguenza). Allora, prendi quella scelta che si è rivelata sbagliata e studiala, scomponila in pezzettini se occorre, osservala. Senza perder di vista che dietro quell’errore c’eri tu, e se lo hai fatto, di sicuro era per qualche motivo: scopri quale!
  3. Ripartire dalle tue risorse. Se vuoi rialzarti dopo un insuccesso, non puoi fermarti alla comprensione degli errori che hai fatto: ok, sbagliando si imparano tante cose, ma se vuoi (ri)provarci e (ri)cominciare è dalle tue risorse che devi ripartire. I nostri punti di forza ci aiutano a fare scelte migliori e a gestire, nonostante tutto, le peggiori. Ecco perché è fondamentale conoscerli, dar loro fiducia, non dimenticarli né tanto meno sottovalutarli. Dunque, inizia a mettere in campo la tua passione, l’aspetto che apprezzi di più di te, la tua capacità più raffinata: come userai i tuoi punti di forza in futuro?
  4. Raccontarlo per confrontarsi. Ora sappiamo entrambe che tenersi tutto dentro facendo finta che non sia mai accaduto non funziona, così come straparlarne e lamentarsene. Il giusto equilibrio tra le due strategie, nonché il modo più efficace per affrontare un insuccesso, è il confronto con il mondo. Con chi è più esperto di te, con il tuo cliente scontento, con chi non è del mestiere e può offrirti un punto di vista nuovo, con un collega che si è trovato nella tua stessa situazione. Perché farlo? Per guardare con onestà quel che è successo, poterne parlare senza sentirsi una fallita, dare spazio a nuovi modi di vedere la situazione e, di conseguenza, a possibili alternative per far meglio in futuro.
  5. Chiedere aiuto se necessario. In ultimo, ma non perché meno importante. Che questo sia il supporto morale di chi ti vuole bene, o la consulenza di un esperto del settore, o un consiglio da chi ci è passato prima di te, o un aiuto pratico per qualcosa che non riesci più a far da sola, il punto è: se serve, chiedi. Il tuo prossimo successo te ne sarà enormemente grato!

E tu, cosa fai per superare i tuoi piccoli o grandi insuccessi? E cosa vuoi smettere di fare, da oggi, per poterli superare una volta per tutte?

Liria Valenti

Sono una psicologa psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di cambiamento, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Mi piace farlo seguendo il mio intuito, mettendo in moto tutta la mia sensibilità e attingendo liberamente al mio umorismo e alla mia creatività. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi. Ah! Vado pazza per il tiramisù e adoro le piantine grasse.

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