Il congedo parentale è un diritto anche per le lavoratrici autonome

Nel post precedente ho raccontato come funziona e come richiedere il congedo di maternità se sei una lavoratrice freelance. Qui invece ti spiego come puoi usufruire del congedo parentale anche tu che sei iscritta alla Gestione Separata INPS, ma prima di tutto ti voglio consigliare un libro che dovrebbe diventare la tua bibbia: è appena stato pubblicato per Zandegù e si intitola Il welfare per freelance non è una leggenda metropolitana. Lo ha scritto Samanta Boni di ACTA che di questa materia sa davvero tutto, e ci troverai tantissime informazioni indispensabili per far valere i tuoi diritti.

Congedo parentale: di cosa si tratta?

Quando parliamo di congedo parentale ci riferiamo al diritto di astenersi dal lavoro facoltativamente entro i primi anni di vita del bambino. Il congedo parentale è la cosiddetta “maternità facoltativa”, ed è fruibile sia dalla madre che dal padre, anche contemporaneamente.

Partiamo da una buona notizia: l’acquisizione di questa tutela da parte delle libere professioniste (e dei loro omologhi maschili) è piuttosto recente. In particolare, solo dal 2012 è stato riconosciuto il diritto il diritto ad un trattamento economico per congedo parentale, e a decorrere dal 1° gennaio 2017, con il nuovo Statuto del Lavoro Autonomo, il periodo di congedo è stato esteso ad un massimo di sei mesi (contro i tre mesi previsti in precedenza) entro i primi tre anni di vita del bambino.

I requisiti per farne domanda sono gli stessi del congedo di maternità:

  • essere iscritta alla Gestione Separata INPS
  • non essere iscritta ad altre forme previdenziali obbligatorie
  • aver versato i contributi con l’aliquota maggiorata dello 0,72% per almeno 3 mesi prima dell’inizio del congedo obbligatorio.

Come funziona in pratica

Una volta terminati i 5 mesi di congedo di maternità, puoi richiedere il congedo parentale. Uno degli aspetti più interessanti di questo strumento è la sua flessibilità: non sei obbligata a richiedere in blocco tutti i 6 mesi, ma puoi decidere di usufruirne in momenti diversi. Un esempio di utilizzo è quello dell’inserimento del bambino al nido o alla scuola dell’infanzia, durante il quale potrebbe farti comodo ritagliarti qualche settimana di stacco o di riduzione del lavoro.

Soltanto fino all’anno scorso, poi, la legge prevedeva la sospensione dell’attività professionale durante il congedo di maternità e il congedo parentale, pena l’annullamento dell’indennità prevista. Per questo motivo, molte lavoratrici autonome si trovavano a rinunciare alla maternità facoltativa.
Fortunatamente, come abbiamo visto, da quest’anno e con la nuova legge l’astensione dal lavoro non è più obbligatoria per ricevere l’indennità di maternità e di congedo parentale. L’articolo 13 della legge 81/2017 sancisce infatti che l’indennità viene corrisposta “a prescindere dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa”.

Un’altra interessante possibilità prevista dalla nuova legge ti può dare maggiore sicurezza durante la maternità (obbligatoria e facoltativa) e farti scegliere più serenamente se usufruire o meno del congedo parentale: previo consenso del committente, è infatti prevista la possibilità di sostituzione delle lavoratrici autonome da parte di altri lavoratori autonomi di fiducia delle lavoratrici stesse, in possesso dei necessari requisiti professionali, nonché dei soci, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto.

Quanto ti spetta

L’indennità per congedo parentale è pari al 30% dello stesso reddito preso a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità. Se ben ricordi, devi calcolare il reddito medio giornaliero del periodo di riferimento (i 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità): l’indennità giornaliera di congedo è il 30% di 1/365 di questo periodo.

Se come me sei negata per i conti, fai un ragionamento a spanne: se hai già ricevuto l’indennità di maternità, puoi far riferimento a quell’importo, dividerlo per i giorni di congedo usufruiti (in 5 mesi sono circa 150) e calcolare che l’indennità giornaliera di congedo è un po’ meno della metà di quell’importo.

Anche in questo caso l’indennità viene accreditata direttamente sul tuo conto corrente, qualche tempo dopo la presentazione della domanda.

Ricorda che se il periodo di riferimento per il calcolo dell’indennità afferisce a due anni solari diversi, per ottenere il saldo dovrai presentare entrambi i modelli UNICO degli anni su cui fare il calcolo (ma se hai già richiesto il conguaglio per il congedo di maternità, avrai già affrontato questo passaggio).

Come fare domanda di congedo parentale

Ecco come inviare la domanda di congedo parentale. Come per il congedo di maternità, la domanda va presentata online attraverso il sito dell’INPS.

Dal momento che il congedo è fruibile anche sia dai papà che dalle mamme, ti servirà avere sotto mano alcuni dati relativi all’altro genitore:

  • codice fiscale
  • data e luogo di nascita
  • indirizzo di residenza
  • informazioni sulla sua situazione lavorativa e, se dipendente, matricola INPS del datore di lavoro (quest’ultimo dato non è obbligatorio)

La procedura:

  1. Accedi al sito con il PIN dispositivo di cui sarai già in possesso.
  2. Clicca su Prestazioni e Servizi > Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata.
Clicca quindi su Acquisizione Domanda > Congedo parentale > Gestione Separata > Cominciare una nuova acquisizione (se si tratta di una nuova domanda) oppure Acquisire una nuova domanda comunicando solo un nuovo periodo (se hai già usufruito di parte del congedo).
  3. Se dichiari di aver già usufruito di un periodo di congedo parentale, dovrai indicare il totale dei giorni già fruiti.
  4. Una volta completata la domanda, conserva la ricevuta con il numero di protocollo.

E i papà?

Per quanto riguarda il congedo di paternità, in sostituzione della maternità obbligatoria di cinque mesi, questo viene concessa ai padri lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS solo in alcuni casi molto specifici:

  • grave infermità o morte della madre
  • affidamento esclusivo del minore al padre da parte di un tribunale

Per quanto riguarda invece l’indennità di congedo parentale, quanto spiegato per le mamme freelance si applica anche ai papà freelance.

Caso diverso è quello dei papà lavoratori dipendenti, che invece usufruiscono di quanto disposto dalla legge in materia di lavoro dipendente e in particolare delle novità introdotte dal Jobs Act. Il decreto legislativo n. 80/2015, infatti, ha ridisegnato l’intera normativa:

  • ha esteso la possibilità di fruizione del congedo retribuito fino ai 6 anni di vita del bambino
  • ha introdotto il congedo a ore
  • ha ridotto a 5 i giorni di preavviso nei confronti verso il datore di lavoro (2 nel caso del congedo a ore)

In ogni caso, ricorda che i giorni di congedo parentale usufruiti da entrambi i genitori si sommano e quindi non è possibile superare il periodo massimo di 6 mesi totali.

Myriam Sabolla

Adoro le storie e da sempre mi piace raccontarle. Per farlo, uso le parole e le immagini. Sono spesso occupata a preparare il mio prossimo viaggio, e amo il cibo (soprattutto mangiarlo!): ecco perché ho scelto di collaborare principalmente con aziende del settore food e travel. Sono anche la mamma di Adele, in costante ricerca di equilibro tra il lavoro da freelance e quello di genitore.

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