Come gestire una critica poco costruttiva o un commento spiacevole

Lo scorso anno la C+B Academy ha fatto tappa a Vicenza: lì abbiamo conosciuto Greta, fashion designer e artigiana vicentina, che ci ha raccontato questo episodio legato al suo business. Lo abbiamo trovato esemplare e così le abbiamo chiesto di raccontarlo qui, a beneficio di tutte le amiche che si trovano a dover affrontare critiche inaspettate.
Buona lettura!

Se vogliamo vendere le nostre creazioni non possiamo evitare un passaggio obbligato, l’esposizione al pubblico: dobbiamo esporle nel migliore dei modi ed esponendo loro, esponiamo anche noi stesse, le nostre speranze, le paure e le insicurezze, rimettendo tutto al giudizio di chi vede le nostre creazioni, e dobbiamo essere pronte a gestire un commento negativo.

Le reazioni possono essere diverse: tra chi ci segue ci sono occhi emozionati, che ci apprezzano e ci stimolano, ma anche occhi che intimoriscono, che ti lasciano senza parole, come quelli che ho incontrato io.

Appena aperto il mio negozio su Dawanda, sono stata accolta benissimo dalla piattaforma, una delle mie creazioni è stata selezionata per la sezione Tendenze e per un post di presentazione sulla fan page ufficiale, dove gli utenti potevano commentare le mie creazioni e vedere il mio negozio. Una vetrina bellissima per me, ero emozionata e orgogliosa di essere stata scelta.

L’emozione si è trasformata ben presto in rabbia dopo i primi due commenti:

  • “Impara a scrivere”, perché non avevo scritto correttamente “chiffon” nella descrizione del negozio
  • “Ma che prezzi hanno questi capi? Mi sembrano assurdi??????”

Mi sono chiesta: perché una persona mi attacca così? A che scopo? Con questo tono, poi? Una parte di me voleva aggredirla, offenderla e correre subito ai ripari giustificando i miei prezzi. Poi mi sono detta: ma perché devo perdere le staffe? Perché dovrei giustificare qualcosa che dovrebbe essere ovvio per una persona che compra un pezzo “fatto a mano in Italia”?

Se fosse una mia collega, dovrebbe esserle chiaro, senza alcuna spiegazione, cosa richieda ideare, creare e vendere un prodotto artigianale in Italia.

Probabilmente non saremmo qui a parlarne, se la mia interlocutrice virtuale sapesse cosa voglia dire pagare le tasse e riuscire a pagare le bollette creando capi unici, dipinti a mano, in Italia.

Così ho deciso di girare la situazione a mio vantaggio, ho segnalato il commento sulla mia pagina Facebook chiedendo la testimonianza di chi aveva già acquistato una mia creazione, ho fatto un appello a tutte le mie clienti e ho chiesto loro di scrivere un commento al post di Dawanda.

Quello che è successo dopo ha superato ogni mia aspettativa: le persone che mi seguivano non solo hanno testimoniato la loro soddisfazione per aver scelto una delle mie creazioni, clienti, amiche e anche altre crafter mi hanno difesa, testimoniando quanto i miei capi siano di qualità e fatti con amore e cura, addirittura elencando nei dettagli tutto ciò che deve essere messo in conto per avere il prezzo minimo di vendita di una t-shirt pezzo unico.

Il post originale sulla fanpage di Dawanda è stato rimosso: lascio il link all’articolo che scrissi sul mio sito appena accaduto il fatto, con immagini che elencano parte dei commenti al post.

È importante fare tesoro di tutte le esperienze (una situazione simile è capitata anche dopo la pubblicazione di un post proprio su questo blog*): anche una situazione negativa può essere l’occasione per scoprire che non sei sola e che, se hai un seguito, se le tue creazioni trasmettono quanto amore ci metti nel tuo mestiere, allora la tua nicchia si unirà per sostenerti.

Ci sono i commenti gratuiti e ci sono storie e persone belle: il web non è solo farsi conoscere o incorrere in situazioni spiacevoli, può rivelarsi pieno di solidarietà, empatia e supporto, tra persone lontane, mai incontrate.

Poche volte mi sono sentita serena, capita e soprattutto sulla giusta strada come dopo questo episodio, conseguenza di un commento a un post e di un piano d’azione adeguato.

*NdE, è stato certo triste leggere le critiche, ma quello che ci ricordiamo è la meraviglia di vedere le clienti della crafter criticata venire a dare il proprio supporto. È proprio vero, “Creare con il cuore, attira clienti con un cuore altrettanto grande.” Grazie Greta per averci raccontato la tua storia.

Greta

CEO e Fashion designer della sua linea di abbigliamento dipinta a mano e accessori in serie limitata, sposata all'uomo dei suoi sogni (pure parrucchiere) e mamma di Zoe, 4 anni.

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2 commenti su “Come gestire una critica poco costruttiva o un commento spiacevole”

  1. Ciao Greta, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Come dici tu, il web è pieno di persone che sono in grado solo di commentare in maniera aspra e negativa. I modi per fare una critica costruttiva sono numerosi ma certe persone forse provano piacere nel far risaltare le negatività degli altri.
    Passione, prima di tutto. Buona fortuna 😉

  2. Ho fatto qualcosa di simile anch’io…e per fortuna tante clienti, amiche e creative mi hanno supportato in una vicenda davvero poco piacevole.

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