Intervista a Ela Siromascenko

Cosa c’è dietro a un brand di successo? Lo abbiamo chiesto a donne imprenditrici e libere professioniste creative che ci racconteranno le loro difficoltà e soddisfazioni e, speriamo, ti aiuteranno nel tuo cammino. L’intervista di oggi è un’intervista fiume a Ela Siromashenko, sarta e stilista.

Conosco Ela Siromascenko da quando ha iniziato la sua avventura di stilista e mi reputo una sua fan accanita; non solo perché i suoi vestiti sono meravigliosi ma anche perché lei è una bomba di energia e positività. Spero che leggendo questa intervista riuscirai a capire quanto la passione e la testardaggine siano determinanti per il successo di un’attività!

D: Puoi raccontarmi cosa facevi prima di diventare stilista, da quando hai iniziato e perché, qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

R: Non sono diventata stilista dall’oggi al domani, è stato un percorso iniziato per caso e per passione. Nel 2011, quando mi sono trasferita in Italia con una borsa di studio col dottorato in Scienze della Comunicazione che stavo conseguendo a Bucarest, in macchina con me, oltre alle valigie, c’erano anche tutti i materiali e gli strumenti del cucito, che praticavo dal 2010 come hobby. Anche il negozio su Etsy l’ho aperto per gioco, dato che in realtà volevo lavorare nel marketing. Dopo mesi passati a cercare lavoro a Milano e dopo l’ennesima risposta negativa per un posto per cui pensavo di essere super qualificata, a marzo 2013 ho deciso di sistemare il negozio online, curandone tutti gli aspetti (SEO, foto, descrizioni). Gli ordini sono iniziati ad arrivare proprio quel giorno!  A luglio 2013 ho aperto la Partita IVA, iniziando ufficialmente l’avventura che mi ha portata fin qui.

Del mio lavoro, la cosa che mi piace di più è sicuramente cucire. È una cosa che da piccola sognavo di imparare, ma che per molto, molto tempo ho pensato di non essere in grado di fare, perché, pensavo, chi mai si sognerebbe di comprare qualcosa fatto proprio da me?

Mi piace anche il fatto di potermi relazionare con gente di tutto il mondo e mi piace di poter lasciare in qualche modo una traccia della mia presenza nel mondo e nelle vite delle persone. Mi piace anche di poter continuare a fare marketing – solo che ora lo faccio per me, per la mia attività e non per quelle degli altri.
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FOTO SABRINA CIRILLO, MUA&HAIR PAOLA BIANCHERA,
MODEL COSTANZA D., FIORI FLORA FOLIES MONZA,
GIOIELLI SARA LUBRANO GIOIELLI ARTIGIANALI

D: Qual è la tua sfida più grande che hai superato nel creare il tuo business?

R: Sicuramente la paura. Ma non la mia. Io di mio sono piuttosto pazza, mi butto in tutto. Parlo della paura degli altri intorno a me. Quella di mia madre che, quando aprii il negozio su Etsy, non poteva credere che sua figlia, che fino a 2 anni prima non aveva toccato una macchina da cucire,  avrebbe mai venduto a qualcuno anche un solo abito. La sua paura però si è dissolta quando ha visto che ho iniziato a farcela (“mamma, stanno comprando!!!”) ed è diventata la mia più grande sostenitrice.

La paura c’è stata anche da parte del mio fidanzato e della sua famiglia, all’inizio hanno provato a tutti i costi a convincermi di non aprire la Partita IVA, ma alla fine sono stata io a convincere loro che era la cosa giusta da fare.

In realtà, comunque, supero sfide ogni giorno, mentre alcune non le supero mai e lascio perdere.

D: Hai avuto diversi articoli su giornali nazionali e inviti a programmi TV, qual è il tuo segreto?

R: Non penso di avere un segreto, forse la mia storia sembra insolita, per un insieme di cose: perché ho cambiato strada. ho imparato a cucire da sola, perché sono straniera ma sicuramente niente di tutto ciò avrebbe mai impressionato nessuno se non avessi aperto la partita IVA,  perché sono stata in grado di mettermi in gioco da subito e pubblicizzarmi in maniera molto sfacciata.

Comunque, tutta questa serie di visibilità sui media è iniziata da quando è uscito un articolo su di me su Laureati Artigiani, il blog di Elisa di Battista, che avevo conosciuto al Craft Camp 2013. Da quell’articolo è partito un effetto valanga. A parte questo, c’è anche la mia esperienza nel marketing, con i suoi annessi e connessi: PR, networking, mantenere sempre i contatti, essere sempre presente sui social, eccetera.

Non è proprio il mio genere stare nascosta in un angolo, e ho sfruttato ogni opportunità che mi è stata data per farmi vedere, anche le più piccole.

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FOTO SABRINA CIRILLO, MUA&HAIR PAOLA BIANCHERA,
MODEL COSTANZA D., FIORI FLORA FOLIES MONZA,
GIOIELLI SARA LUBRANO GIOIELLI ARTIGIANALI

D: Di dove sono i tuoi clienti? Come li raggiungi?

R: In ordine di vendite: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Italia, Canada, Francia, Irlanda, Romania, Svizzera, Olanda, Germania, Svezia, Finlanda, Spagna, Nuova Zelanda, Belgio, Singapore, Giappone e Slovacchia. I clienti internazionali mi trovano sia su Etsy che sul mio sito e ultimamente anche tramite il passaparola. Le clienti italiane le raggiungo in tutti i modi che posso: Etsy, sito, Facebook, Instagram… anche tutti gli articoli e programmi TV su di me o a cui ho partecipato hanno avuto il loro ruolo.

L’anno scorso sono stata espositore a una fiera del matrimonio creativo/non convenzionale, The Love Affair e sono arrivate delle clienti anche da lì.

D: Cosa ti rende particolarmente orgogliosa del tuo business?

R: Il fatto che prima non ci credeva nessuno e ora invece ci credono tutti. Il fatto che ora mia mamma è orgogliosa di me per un lavoro che non avrei mai sperato di fare quand’ero più giovane. E cavolo, il fatto che sono andata a parlare al Parlamento! [ndr WWWorkers camp 2015,  Ela è dal minuto 25:37]
Soprattutto, il fatto di ricevere le foto delle mie clienti da tutte le parti dell’Italia e del mondo, mentre indossano i miei abiti; mi dico “beh, hai fatto anche questo!” poi mi guardo intorno in atelier e mi dico “beeeeh…. hai fatto ANCHE questo!”.

D: Qual è la difficoltà maggiore che incontri nel vendere abbigliamento online e quale strategia attui per superarla?

R: Sicuramente è l’impossibilità di vedere dal vivo e di provare il capo, dato che l’abbigliamento su misura è tradizionalmente pensato e visto come una cosa che si fa di persona. Questi due problemi li ho risolti facendo delle foto chiarissime, che mettono in mostra tutti i dettagli; inoltre creo dei modelli pensati in tale modo da minimizzare la possibilità di difetti. Uso un manichino regolabile e scrivo delle descrizioni dettagliatissime dei prodotti, in cui do istruzioni su come prendersi le misure e faccio anche assistenza per aiutare a prendersele via mail, telefono, Skype video call, insomma in tutti i modi possibili. Infine, ho messo delle condizioni di vendita molto chiare su eventuali resi.

L’atelier invece l’ho aperto proprio per quella parte delle mie clienti che abitano in Lombardia e nel nord Italia, che mi trovano online ma vogliono venire di persona.

D: Quali sono i tuoi consigli per le donne che volessero intraprendere una strada simile alla tua?

R: Ne ho solo uno e lo dico con una citazione di Beverly Sills: “Non esistono scorciatoie per quei posti nei quali vale la pena andare”.

La mia non è una storia con finale felice, è la lotta per un sogno, e non è ancora finita.

È dura e piango, in media, due o tre volte alla settimana. Non sono ricca e non lo sarò presto, almeno non nei prossimi cinque anni. Ho un budget pure per la spesa al supermercato e non è per niente alto. L’INPS è quel che è, sia se vendi per 3000 euro al mese o zero, l’affitto pure. Almeno in questa fase di crescita, non è un lavoro che si può fare mentre si fa la mamma e non è un lavoro in cui puoi dire “ma sì… ad agosto 1 mese di vacanza, tanto si ferma tutto”. oppure “eh ho lavorato sabato, allora lunedì mattina chiuso”.

Devi ricoprire 2, 3, 5 ruoli alla volta. Ci saranno giorni in cui vorresti far fuori tutti. Ci saranno mattine in cui ti sveglierai alle 4 perché il pensiero di una consegna imminente non ti farà dormire. Insomma, per arrivare a dei risultati devi mettercela tutta. Devi fare, pensare, mangiare, sognare il lavoro. Per cui… fallo solo se sei talmente pazza per questa attività da non considerarla un “lavoro” ma un obiettivo prioritario nella tua vita. Altrimenti lascia perdere. E se hai deciso che questa sarà per davvero la tua attività, apri la Partita IVA. Finché non lo farai, in pochi ti prenderanno sul serio.

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FOTO CINZIA MELE, MUA&HAIR STELLA MONGODI,
MODEL COSTANZA D., GIOIELLI LOU LOU CREATIVE LAB,
BOUQUET FLORA FOLIES MONZA

39 commenti su “Intervista a Ela Siromascenko”

  1. Sto per piangere.
    Ve lo dico.
    Sto per piangere.
    Grazie per questa intervista, non conoscevo Ela ma la seguirò con piacere, mi rispecchio molto nelle sue parole, sul discorso partita iva in particolare.
    Mi sento meno pazza.
    Grazie.

  2. Ho il batticuore. Questa è anche la mia realtà ed è stato davvero emozionante leggere queste parole, che potrei aver scritto io!

    Grazie. No, veramente… GRAZIE

    P.S. corro a seguire Ela perchè i suoi abiti sono spettacolari!

  3. Non riesco a capire cosa ci sia di entusiasmante in questa testimonianza, la ragazza ha aperto una partita iva ed ora paga le tasse regolarmente… quindi? Benvenuta tra i contribuenti italiani che nessuno considera e che tutti i giorni si fanno in quattro!

      • Fortunatamente so leggere e non mi spiego perché insista a chiamare successo una normale quotidianità lavorativa!
        Vendesse alla Rinascente o da Luisa via Roma o su Net a porter capirei l attenzione mediatica riservatale, ma non sfila alla Milano fashion week, non fa concorsi di moda, non veste personaggi famosi cosa la rende migliore di tante altre??
        Non realizza nemmeno modelli originali perché il cartamodello del suo abito più venduto fa parte di un libro che si chiama Burda Sewing Vintage Modern!!

        • Ciao Flavia, il successo ha tantissime sfaccettature e non solo quella di vendere per grandi catene della moda o ai vip.
          Quello che a te sembra la “normale quotidianità lavorativa” è, dal mio punto di vista, un percorso verso gli obbiettivi che ci si prefigge, che in tante abbiamo fatto e facciamo davvero quotidianamente, pieno di lacrime e di rifiuti, di sbagli, di cadute, di paure. E il grande successo di Ela è quello di sapersi rialzare ogni volta col sorriso e più carica di prima, senza farsi abbattere, per raggiungere i propri scopi. Questo si traduce poi in una “testardaggine” che trasforma la propria attività in qualcosa di meraviglioso e appunto di successo.
          E’ davvero dura, quando anche chi ti sta più vicino, come la famiglia, non crede in te e in quello che fai, e quando si ricredono, grazie i risultati che porti, la gioia è talmente grande che spazza via tutta quella inadeguatezza e insicurezza contro la quale tu stessa hai lottato e finalmente inizi a credere in te stessa. E se non è Successo questo, sinceramente non saprei cosa altro potrebbe essere 😉
          Poi i modelli che lei usa siano presi da un libro di cartamodelli, beh da qualche parte bisogna pur iniziare e quei libri sono fatti apposta, ma di più Ela ci mette la ricerca dei tessuti, la combinazione dei colori e dei dettagli, la raffinatezza degli abbinamenti, un customer care sopraffino. E queste cose non si imparano sui libri, solo l’esperienza, la sensibilità e un forte senso estetico le possono dare.
          Quindi, tanto di cappello a chi queste doti le ha e le sfrutta nel migliore dei modi possibili, perché poi i risultati si vedono. Eccome! 🙂

          • Ma basta con questa retorica da quattro soldi!!
            Se vuoi mettere qualcosa da parte e guardarti allo specchio con soddisfazione la mattina è normale che ti debba impegnare nel fare il tuo lavoro!!
            Tutto questo buonismo è sdolcinato e fuori luogo!
            A voi come lavora Ela piace? Bene.
            Io credo che non meriti tutta l attenzione che ha, che abbia un gusto discutibile e poco talento.
            Ma fatemi il piacere, qua gli sciocchi sono pieni di certezze e i saggi pieni di dubbi.
            Povero Armani che non ci ha capito nulla!!!

              • Flavia, il successo è una cosa molto relativa, il fatto di avere successo nel proprio paese ha una rilevanza diversa a diventare qualcuno da zero in un paese straniero. Gli ostacoli li troviamo tutti nel percorso, è vero, ma non tutti abbiamo alle spalle una famiglia vicina, un’identità o un passato (se non quello che racconti) e non hai un precedente di nessun tipo e devi ricostruirti una vita e un lavoro contemporaneamente, molto spesso da solo. Anche questo è un successo, anche questo ha un valore. Lo so per esperienza personale e ho dovuto rifare mille cose da zero una volta arrivata qui, cose che nel mio paese avevo già, come una comunità intorno, successo, riconoscimento, clienti e anche tanti amici.
                Credimi, diventare 2 volte grandi nella stessa vita non è da tutti e per alcuni basta averene l’opportunità… E questo va riconosciuto.

        • andare a vivere all’estero e nel giro di pochi anni lanciare un brand, aprire un atelier e andare a parlare al parlamento mi sembra un gran successo, poi certo, ognuno ha le sue definizioni 🙂

  4. L’Italia è quel posto dove chi non ha meriti diventa famoso e chi, invece, studia e si specializza deve espatriare. Onestamente credo che non ci si possa improvvisare sarta o stilista. L’artigianato è una cosa seria, si studia, si fa taaaanta pratica in laboratorio. Sarebbe più stimolante leggere un articolo su chi ha realmente imparato un mestiere e non improvvisato nel giro di qualche anno.

    • Ciao Serena! Secondo te Ela avrebbe potuto avere successo senza studiare e lavorare sodo? il successo è di chi se lo guadagna 🙂 io spero che l’Italia sia il posto dove CHIUNQUE può diventare quello che vuole 😉

      • Nel suo articolo spiega chiaramente che ha iniziato da autodidatta e dal nulla ha iniziato a cucire. Mi dispiace essere la voce fuori dal coro, ma bisogna studiare seriamente non inventando. Poi ognuno la pensa come vuole. Io spero che l’Italia sia il posto dove chiunque STUDIANDO diventa quello che vuole 😉

        • Scusa Serena ma perché dai per scontato che non abbia studiato seriamente, anche se da autodidatta?
          A maggior ragione uno che impara un mestiere da solo deve dimostrare tenacia, desiderio di imparare e studiare molto, a volte è pure più impegnativo, perché magari non hai nessuno con cui confrontarti o a cui chiedere consiglio.
          E poi, col tempo magari, si viene pure ripagati! I risultati che ha raggiunto Ela lo dimostrano: STUDIANDO è diventata quello che voleva essere. Brava Ela! 🙂

          • Io ho letto l’articolo in cui dice di essersi improvvisata sarta. Probabilmente sei tu che dai per scontato che lei abbia studiato. Ragazze, diciamo la verità, certi mestieri non si improvvisano così da un giorno all’altro. Per favore, non faccimo passare il messaggio che arrangiare una passione sia lo stesso che fare un mestiere fatto bene. Ok iniziare da autodidatta, ma poi serve scuola e tanti anni in bottega fianco a fianco con chi conosce veramente le cose. Per questo motivo i veri artigiani non vengono presi sul serio, perché sempre più persone si danno titoli senza meritarli. Un cosa sono gli hobby e una cosa l’artigianato vero, fatto bene. Io non ho nulla contro nessuno, ma non ergiamo a persone di successo sempre chi sale alla ribalta non si sa per quale motivo. Poi, se vogliamo raccontarci le favole, va bene.

            • E tu Serena? Hai voglia di raccontarci della tua attività di successo? Magari basata su anni di studi in prestigiose accademie e poi sfociati in un’attività imprenditoriale con la quale vivi del tuo lavoro? Saremmo felici di raccontare la tua storia.

              • Certo! Perché io con due qualifiche europea come orafo ed incastonatore, ottenute studiando presso due rinomati centri (Tarí e Borgo orefici), dopo aver lavorato sette anni in un laboratorio ed aver lavorato anche per Bulgari, aver intrapreso poi un mio cammino professionale forse posso permettermi di raccontare qualcosina, incitando sempre a STUDIARE chi vuole diventare artigiano. Francesca, io sono una di quelle poche persone che, se parla, lo fa per cognizione di causa.

              • Ottimo! Allora, invece di parlare male di persone che non conosci e che si sono messe in gioco ti consiglio di:
                -Collegare la tua mail al tuo avatar in modo da guardarci “in faccia” mentre parliamo. È una piccola cosa che fa la differenza… 🙂
                – Lasciare link al tuo sito in modo che tutti possano ammirare le tue creazioni che sono sicura essere all’altezza del cv che hai riportato qui.
                – Contribuire alla discussione in modo produttivo e propositivo, inviando una tua proposta di articolo: spesso ci chiedono in quali scuole imparare a fare gli artigiani!
                – Raccontare la tua storia di libera professionista, inviando una mail a francesca@cpiub.com. Ti contattiamo per un’intervista

                Aspetto tue, buon lavoro!

              • Invece di collegare inutilmente il mio facebook qui, do direttamente i miei dati: Luna gioielli di Serena Napolitano. Potete tranquillamente cercare le mie incommensurabili opere lì (uso la tua stessa ironia). Ho specificato, ma forse l’italiano non è per tutti, che io non ce l’ho con nessuno in particolare, ho letto questo articolo e mi dispiace sia capitata questa ragazza, ma io mi riferisco all’esempio che dà e non a lei nello specifico. La mia storia l’ho raccontata, sinceramente non ho interesse ad essere intervistata da una persona così faziosa che non accetta un commento negativo su un concetto espresso nell’intervista, cercando di dare risposte velatamente ironiche convinta di poter screditare il proprio interlocutore. Auguro a te buon lavoro, la critica costruttiva fa sempre bene.

              • Leggo questo articolo con un po’ di ritardo rispetto alla pubblicazione, e ho letto i commenti. Capisco il disappunto di chi ha una formazione artigianale nei confronti di “chi si improvvisa”… vi spiego perché e percome.

                Premessa: sono un’artigiana che ha studiato per fare il suo mestiere. La mia formazione, su due mestieri di fatto, è durata all’incirca 10 anni. Dicono ci vogliano 7 anni da apprendista ad imparare un mestiere, quindi sono più o meno in linea.
                Adesso questo lavoro lo faccio, e a volte lo insegno, sia per gli appassionati che per formazione professionale.

                Perlomeno nel mio settore, ho visto un cambiamento: gli artigiani “tradizionali”, quelli che hanno fatto le scuole e/o la gavetta, venire affiancati sul mercato da amatori, crafter, che hanno imparato sbagliando, per tentativi, partendo dalla passione.
                Mi rode? certo.

                Ma poi ci penso e mi chiedo… ma questi cos’altro possono fare, se le scuole artigiane che insegnano il mio settore sono sparite, ce ne sono pochissime, costose e/o all’estero?
                Non è un caso che le scuole che fanno corsi di alto livello, o i concorsi di legature d’arte, non solo siano aperti sia a professionisti che ad amatori, ma non distinguano più le due categorie. Penso sia un segnale che i tempi sono cambiati, che adesso l’artigianato è ANCHE questo.

                Mi rodeva anche vedere che certe persone davanti ai miei risultati pensassero che era solo perché avevo fatto certe scuole che facevo quel che facevo, come se il mio sudore e i miei sacrifici non esistessero.

                Davanti a queste cose cosa si può fare? raccontarci meglio, far conoscere la professionalità, il quid in più che la scuola ti da e che un apprendimento per tentativi non ti può dare, valorizzare le nostre peculiarità, i nostri sforzi che magari saranno diversi da quelli di chi inzia a farlo per passatempo, ma ci sono eccome!
                E imparare a “rubare” le cose positive dagli altri: per esempio nel raccontarsi. Soprattutto sul web i crafter sono tendenzialmente più bravi degli artigiani.

                Francesca e Francesca… se volete io la mia storia su cpiub la racconto volentieri. Sarebbe effettivamente bello vedere un’altra faccia dell’artigianato.

          • mi dispiace dissentire anch’io, ma studiare moda è una cosa sì seria e costa anche parecchi soldi, da autodidatta non avrai mai la stessa preparazione di chi ha seguito un percorso di studi di 3\5 anni
            lo stesso vale per il bistrattato mondo dei gioielli, dove tutti s’improvvisano senza una preparazione seria alle spalle

            la storia di questa ragazza è bella per moltissimi motivi, gli abiti sono belli e sono felice per lei, ma la reputo una cosa straordinaria, cioè un’eccezione, non la normalità

            nel mondo”reale” tantissimi ragazzi pieni di talento e competenza si laureano in moda per poi finire a fare stage sottopagati a 400 euro al mese quando va bene, se poi mi chiedete allora perchè anche loro non si mettono in gioco, beh la mia risposta è perchè a mio modesto parere, le favole non esistono, per uno che è fortunato, altri centomila non lo sono, anche se più preparati e talentuosi

            se per esprimere il proprio libero pensiero sono necessarie qualifiche e nomi, posso solo aggiugnere che sono un’insegnante in una scuola di moda e so di cosa parlo, niente di male e niente contro queste persone fortunate, ma non facciamo passare il messaggio che quello della moda sia un settore dove lo studio non conta

            un saluto a tutti

            • ciao Marta, quindi solo chi ha studiato può diventare un artigiano o un artista? quanti degli stilisti più famosi si sono laureati in una scuola? fare corsi e fare pratica non valgono come studiare? capisco il tuo punto di vista da insegnante di moda, però mi spiace ma la realtà, quella vera, è che chi anche non ha studiato determinate discipline può farcela. ne riparliamo tra qualche anno, vedremo dove sarà Ela, perché mi spiace ma alla fine sono i risultati che contano.

  5. Questa intervista per me è un’ispirazione! Grazie Ela, in bocca al lupo per tutto, e brava Francesca!

  6. L’intervista è stata di grande ispirazione!!
    Anche io come Ela ho iniziato da autodidatta, spero di riuscire a seguire il suo percorso…la parte della partita iva mi ha “consolato”, l’ho aperta da un anno ma ora sono sempre più convinta di non aver fatto una castroneria!
    Quindi davvero grazie per questa intervista e forza Ela!! 🙂

  7. Bravissima Ela! Per la tua grinta, per il modo in cui condividi la tua storia con tutti e sai ispirare e incitare le persone a seguire i propri sogni. Ho conosciuto un pochino il mondo della moda dove tutto è velato da segretezza e la paura di essere copiati. Tu invece condividi il tuo saper fare, il tuo processo di apprendimento, le tue difficoltà, le tue letture con tutti e inciti le persone attorno a te a migliorarsi. Non è facile imparare un mestiere, migliorarsi ogni giorno (dai vestiti più semplici delle prime collezioni a quelli recenti impreziositi da perle e pizzi! … è stato un piacere poterti seguire in questi anni e aver visto come ogni volta sei riuscita a creare qualcosa di meglio: dalla collezione, allo shooting fotografico, al sito internet, …. insomma sei una ragazza piena di talento e grinta! Last but not least permetti alle tue clienti di avere abiti fatti a mano e su misura a prezzi accessibili! Insomma… grazie per condividere la tua storia e bravissima per il tuo percorso!!!!

    • PS. Bravissima anche Francesca Baldassarri per la tua intervista e per questo stesso atteggiamento di crescita personale condivisa con chi vuole ascoltare! Come ho detto per Ela è veramente un’ispirazione quotidiana vedervi all’opera anche se geograficamente lontana dall’Italia. Grazie e brava!

  8. Io trovo che Ela già per la sua tenacia (e chi ha una partita iva sa quanta ce ne voglia) meriti questo articolo e di essere citata nelle storie di successo. Poi volevo far notare che è lei stessa ad affermare nell’intervista che non è affatto arrivata, che non si sente tale, che non è una storia a lieto fine ma una lotta odierna e che si impegna moltissimo per apprendere conoscenze di sartoria e tutte quelle skill che un’impresa composta di una sola persona necessariamente richiede, che non sono solo i lati tecnici del creare un abito ma anche tutti quelli dell’ autopromuoversi, dell’amministrare i guadagni, del trovare sempre una soluzione a tutti i problemi nuovi che sorgono ogni giorno. Sfido chiunque a superare prove di questo genere in vari ambiti, ogni giorno. Non è una passeggiata. Non si tratta solo di mettersi sui libri e studiare, andare a scuola e imparare. Qui c’è da saper fare qualcosa che poi venda.
    Potete non apprezzare il suo gusto, i suoi vestiti, questo è opinabile. Ma è fuori discussione che Ela si sia conquistata delle clienti che invece quei vestiti li apprezzano, li comprano e li recensiscono (andate a leggere le recensioni nello shop e poi ne riparliamo, della sua competenza: se un abito non veste bene, non è cucito bene, state pur certe che una cliente pagante lo nota – e lo scrive).
    Nessuno nasce imparato, ma chiunque se ha passione e disciplina può imparare. Il messaggio che passa è questo, e non “improvvisatevi”, come qualcuno ha scritto.
    E comunque Armani&co. non sanno fare abiti, ma disegnarli.

  9. Quello che mi ha colpito di Ela, a parte la qualità degli abiti (il mio abito da sposa è stato confezionato da lei, prendendo le mie complicate misure online e spedendomelo in UK), è la capacità di saper costruire il brand attorno a quello che fa.

    Puoi essere anche l’artigiano più talentuoso mai visto sul pianeta, puoi costruire e creare delle cose meravigliose, ma la contemporaneità dei nostri tempi ci impone di saper essere altro oltre la nostra professione. In questo caso, Ela è riuscita a sposare le sue skill di marketer con una passione che ha trasformato in un lavoro.

    A me sembra una bella storia che spero possa ispirare altre persone almeno a provarci. Io vedo attorno a me tanti scrittori, musicisti, artigiani, e pasticceri, che come Ela, ci provano tutti i giorni. Ela è un bell’esempio, e le auguro di continuare a ispirare tante persone, e tante spose (e non solo).

  10. Buongiorno a tutte,
    Segue da tempo Ela, come esempio come seguo tante altre realtà simili, perché prima di decidere di cambiare vita mi sono chiesta tante volte come hanno fatto altre persone, come hanno costruito la loro attività cercando di capire come potevo prendere esempio, sulle competenze credo che nessuno abbia mai finito di imparare, ogni giorno si impara e si può migliorare, sulla qualità bhe ..direi che solo gli abiti di Haute Couture sono fatti a mano, tutto il resto e grande produzione di massa e ci sarebbe un fiume di parole da scrivere in merito, ogni realtà deve trovare il suo equilibrio composto da tanti elementi, tecnica, studio, pratica, ricerca, gusto, innovazione, rapporto qualità-prezzo …e tanto altro, qualcuna di queste caratteristiche può prevalere su altre ma alla fine è tutto questo insieme che deve funzionare creando un prodotto che vende, il gusto è personale, a chi piace l’animaler di Cavalli, a chi il barocco di Dolce e Gabbana, chi la raffinatezza di Sarli ..ogni stilista ha un suo stile, Ela ha il suo e questo è importante per distinguersi … Io guardò il suo brand con occhio tecnico di chi fa lo stesso mestiere ma senza giudicare, leggo il suo articolo e sorrido pensando che non sono la sola ad incontrare le sue stesse difficoltà ..forse qualcuna in più perché io questa avventura la sto affrontando da mamma . …. Mi fa sentire meno sola in una realtà in cui spesso non hai confronto perché lavori in una micro realtà composta sola da te stessa ..quindi mi sento di dire GRAZIE per questo articolo.

    Maria Teresa
    Atelier Maria Teresa.

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