Fare bene i conti: tante cose da considerare

Come tutti i primi mercoledì del mese, anche questo 4 marzo ha visto uno stormo di fanciulle in proprio cinguettare fra di loro nella nostra #CBchat.

Il tema era più caldo delle dibattute avventure di Mr. Grey: i conti.

La prima regola, approvata anche dalla nostra commercialista del cuore, è farli. Subito, sempre.

Non è obbligatorio avere strumenti particolari e diagrammi di flusso: basta un’agendina, ma vanno bene anche un foglio excel, un Kakebo (il libro dei conti giapponese) o un programma come You Need a Budget, se sei più tecnologica. Trova il metodo che fa per te, e adottalo con costanza. A proposito di costanza: tenere a posto le fatture è una condizione fondamentale e necessaria per avere sempre chiaro a che punto sei con le entrate, calibrando spese e produzione di conseguenza. Questo è un tasto dolente per molte: quando si è freelance e ci si deve occupare di tutto, spesso il tempo da dedicare a quest’incombenza – non troppo piacevole per molte di noi, ammettiamolo! – può essere un problema.  

Se capita anche a te, non affogare nei sensi di colpa, ma prova a stabilire un giorno fisso alla settimana per occupartene. Prendendo quest’impegno e inserendolo nella tua routine, lo farai diventare un’abitudine preziosa e da lì puntare chiaro ai tuoi obiettivi, anziché navigare a vista, diventerà più facile.

Soprattutto ricorda che, per quanto riguarda la fatturazione, hai un alleato fondamentale: il commercialista! Per sentirsi più sicure, tante hanno anche sperimentato Fatture In Cloud, a cui, oltre a te, può accedere anche il professionista che ti segue, inserendo in tempo reale i moduli F24 da pagare.

A proposito di pagare: un’altra cosa importante, e che può farti dormire meglio la notte, è sapere di avere accantonato qualcosa tutti i mesi per fare fronte alle spese fisse. Riuscire a risparmiare per fare fronte a queste uscite è importante: c’è chi mette da parte i soldi fingendo che non siano mai entrati – e quindi, psicologicamente, impedendosi di spenderli – e chi ha studiato sistemi più pragmatici per arrivare alla stessa conclusione:

Ma poi ci sono gli imprevisti: avremmo dovuto esserci abituate, dopo un’infanzia passata a perdere a Monopoli, e invece no, ancora adesso questa parola basta a scatenare il panico. Che però, poi, a pensarci bene, è più immaginario che reale. Se anche tu senti un brivido gelido scenderti lungo la schiena pensando alle spese che non avevi preventivato e che possono capitarti da un momento all’altro, prova invece a spostare la tua attenzione più su quelle spese piccole, sugli sfizi che non ti sembrano mai troppo eccessivi. Potresti accorgerti, come tante delle signorine che hanno partecipato alla chat, che sono spesso quelle piccole spese che ti polverizzano il budget, un euro alla volta.  

Rinunciare ad una fornitura completa di washi tape o a una maglietta di paillettes può non sembrarti discriminante, e di per sé non lo sarebbe, però se provi a sommare queste piccole uscite – e gli acquisti online, gioia e dolore di tutte noi galline da tastiera – potresti renderti conto che corrispondono ad un discreto gruzzoletto. Niente panico, capita a tutte! Però se ti rendi conto che, negli ultimi mesi, ti sei lasciata un po’ andare, tira il freno a mano, e ricomincia da qui. E torna al punto uno: scrivi tutte le tue spese, soprattutto quelle sceme di cui adesso un po’ ti vergogni. È un buon deterrente e il tuo conto in banca ti ringrazierà.

Invece sulla formazione siamo tutte d’accordo: è necessaria. Corsi, manuali, aggiornamenti: ci servono ed è giusto investirci.

Impariamo però a farne a meno quando ne abbiamo comprati talmente tanti che non abbiamo più il tempo di leggerli e seguirli per bene, se no anche quelli vanno alla voce “buco nero”.

Stessa cosa per i prodotti che ci aiutano ad essere sempre in ordine e fare bella figura quando strisciamo fuori dalla tuta e ci presentiamo al mondo:

Va bene investire sulla nostra “divisa da lavoro”, ma al decimo rossetto è legittimo fare un passo indietro: forse stai dando voce ad un altro bisogno, che non è solo quello di essere presentabile davanti ai clienti.

Siamo quasi arrivate alla fine, ma non possiamo salutarci senza convenire su un punto molto importante: una delle cose più necessarie per fare bene i conti è anche farti pagare il giusto, avere chiaro il tuo posizionamento e lavorare in maniera proficua, con la giusta proporzione tra ore lavorate e incasso percepito. Insomma:

La parola magica per arrivarci? Imparare a dire no. No a lavorare troppo per troppo poco per la paura di perdere il cliente, no a lavorare con persone con cui ci troviamo male e con le quali comunicare è un disastro, no a quelle realtà che non rispecchiano la nostra etica del lavoro, no ai furbi che cercano di tirare al ribasso sui nostri prezzi perché “sai c’è la crisi”, no alle persone con cui ci siamo già trovate male una volta, no all’ennesima modifica per l’ennesima volta pur sapendo bene di aver già sforato il monte ore preventivato per quel lavoro.

Puoi farcela? Io credo di sì.

Ed è per questo che ti aspettiamo il 1° aprile: per raccontarci dei clienti peggiori con cui abbiamo avuto a che fare, e magari scoprire insieme la formula definitiva per neutralizzarli!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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