Farsi pagare

farsi pagare fa parte del lavoro

Farsi pagare è una delle attività più fastidiose e meno appaganti del lavoro del libero professionista, in qualsiasi campo eserciti.

Purtroppo è diventata anche un’attività sempre più complicata da gestire e che va tenuta presente fin dal momento in cui ci si accorda per l’incarico professionale.

Negli ultimi anni, il tempo che si è costretti a dedicare al farsi pagare è aumentato in modo incredibile: complice senz’altro una minor disponibilità economica in tutti i settori e a tutti i livelli, si è diffusa la mentalità che “si può anche non pagare” in ambienti e tra persone che ne erano del tutto estranee.
Di sicuro pagare in ritardo è diventata la regola e anche gli acconti si dividono in acconto dell’acconto e rateo dell’acconto!

Farsi pagare consta di due fasi:

  1. Organizzarsi fin da subito per rendere la propria richiesta di pagamento agevole e soprattutto fondata
  2. Recuperare il proprio credito quando il cliente rifiuta il pagamento

Vi suggerisco di concentrarvi molto sulla prima fase, perché può scongiurare la seconda e non ha costi vivi.

  1. Quando vi accordate con un cliente per fornire un servizio (che sia una consulenza, la realizzazione di un progetto o la fornitura di testi o immagini da voi prodotti per essere pubblicati in un sito), prevedete con cura l’accordo sul pagamento.
    Come ho già detto nel precedente post sulle collaborazioni (Come regolamentare le collaborazioni con i siti) è necessario un accordo scritto che preveda anche i termini del pagamento.
    Si può trattare anche semplicemente di un preventivo, controfirmato dalle parti o esplicitamente approvato via mail (ma scambiarvi un foglio firmato non è un grande sforzo: fatelo!), fate comunque in modo che sia dettagliato.
    Se vi occupate di fornire un servizio, è necessario definirne con cura i confini: la spiegazione più chiara possibile di ciò che fornirete, il numero delle eventuali modifiche comprese nel prezzo, la natura di eventuali upgrade compresi nel prezzo, i tempi entro i quali è possibile richiedervi modifiche comprese nel prezzo.
    In questo modo, tutto quello che non è indicato è evidentemente da pagare a parte: non vi si potrà contestare un’eventuale richiesta di compenso per attività extra.
    Indicate poi in dettaglio come avverrà il pagamento: gli eventuali acconti, quando vanno pagati e i tempi per pagare il saldo.
    Se mai dovrete andare ad azionare il vostro credito, questa documentazione vi sarà preziosa, perché fonda con precisione l’entità di quello che dovete avere e ne costituisce la prova.
    Affrontare l’eventuale seconda fase (quella del recupero del credito) senza una documentazione precisa in mano, può risultare impossibile.
  2. I problemi nascono quando il cliente, nonostante gli accordi, magari precisi e scritti, non vi paga.
    Vi anticipo che nel nostro Paese recuperare giudizialmente un proprio credito è un’attività che costa soldi e tempo.

Gli scenari possibili sono diversi:

  • Il cliente non è soddisfatto del vostro lavoro e ritiene di esercitare il suo diritto non pagando. In questo caso, pur cercando di andargli incontro, magari proponendo qualche modifica anche oltre contratto a titolo conciliativo, la precisione della vostra documentazione farà la differenza: se avete svolto il lavoro come da preventivo/accordo/contratto, se in quei documenti l’indicazione del vostro compito era dettagliata, potete non lasciar spazio ad alcun cedimento. Il lavoro è fatto ed è ora di pagare.
  • Il cliente proprio non vuole pagarvi, perché magari lo aveva già previsto dall’inizio, perché non ha soldi, perché pensa che potrà pagarvi più in là, quando avrà esaurito altri pagamenti che ritiene più pressanti. In questo caso non resta altro che procedere:
    • mandate una lettera (una mail va bene, una pec va meglio, una raccomandata è come una pec) con richiesta di pagamento secondo l’accordo, con termine di 7 o 10 giorni per pagare (a seconda della somma, regolatevi), precisando che, in mancanza di pagamento, vi rivolgerete a un legale;
    • se non sortisce alcun effetto, dovete rivolgervi a un legale, che solleciterà ancora il pagamento con lo stesso mezzo (che però farà un effetto più incisivo) e potrà dare un termine brevissimo (anche 3 giorni);
    • se non succede ancora nulla, comprenderete la preziosità dei documenti che avete fatto sottoscrivere al cliente: con quelli e la fattura non pagata potete iniziare una procedura di ingiunzione. Vi costerà dei soldi che, in caso positivo recupererete.

In questo caso vi metto in guardia: purtroppo ci sono persone che hanno organizzato la loro attività e la loro vita in modo da essere del tutto indifferenti a questo tipo di azioni legali. Ci sono persone che sono formalmente nullatenenti (sì, di solito sono quelli con il SUV più grosso e l’ultimo device uscito sul mercato) e utilizzano questo stato per non pagare. Niente immobili intestati, niente società intestate, niente lavoro e meno che mai stipendio.
Nei loro confronti un recupero crediti è pressoché impossibile o comunque vi costerà carissimo.
Quindi, prima di un’azione legale e prima ancora di accettare lavori di una certa importanza, prendete informazioni commerciali sul vostro cliente.
Una visura in Camera di Commercio costa pochi euro e si può fare dal vostro computer.

2 commenti su “Farsi pagare”

  1. Concordo, lavoro part time in uno studio legale e proprio per la natura “intellettuale” dell’attività ormai parte del nostro lavoro è recuperare i crediti dai nostri ex clienti. Del resto le risposte, “…e ma per una lettera tutti quei soldi?” è standard, peccato che allora il lavoro, se è così facile, potevi fartelo da solo, e questo capita a tantissimi professionisti. Ottimi i consigli qui sopra, scrivete tutto, documentate tutto e che sia tutto cristallino, aggiungerei, “Non iniziate a lavorare senza un anticipo!”

  2. Grazie mille delle informazioni…
    Mi chiedevo se on line esiste un fac simile valido per costruire un contratto ad esempio come nel mio caso per una artigiana che lavora prevalentemente tramite il web.
    Buona giornata
    Tania

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