Prima regola del branding: sii credibile

Ebbene sì: prima di preoccuparti del tuo target, della tua mission, di quanti iscritti hai alla newsletter e delle nuance di rosa del tuo sito, devi partire dalla tua credibilità – come persona, come professionista, come imprenditrice, come interfaccia tra il tuo business e il tuo cliente.

OK: e come si fa ad essere credibile?

La credibilità, come il diavolo, sta nei dettagli. Vediamone insieme alcuni:

  • Il tuo nome. Ecco, iniziamo da questo. Come faccio a fidarmi di te se non so nemmeno come ti chiami? A volte mi imbatto in siti – siti professionali, legati a un’attività, non blog – in cui nella pagina about non compare il nome della proprietaria del sito. O magari c’è solo il nome (Laura) ma non il cognome. O se c’è è palesemente fake. Lo stesso vale per il tuo profilo Facebook: lo sai, vero, che nel tuo profilo personale devi scrivere il tuo vero nome e cognome? E che per la tua attività esiste la pagina Facebook? Ecco: ignorare queste cose può seriamente compromettere la tua credibilità, perché se tu non ci metti neanche il nome, perché io dovrei inserire i dati della mia carta di credito nel tuo sistema di pagamento?
  • Il tuo titolo. Attenzione anche qui: non è il titolo che ti rende credibile, ma l’uso che ne fai. Se ti definisci web designer ma il tuo portfolio non sembra essere aggiornato dal 2010, ci fai una pessima figura. Se ti proponi come SMM ma non trovo nemmeno un tuo account in giro per la rete, o su Twitter hai 5 followers, non ci siamo. Più tiri su con il titolo, più devi essere sicura di poter dimostrare che sei quella cosa lì, ma soprattutto che sai quella cosa lì.
  • I tuoi successi. Raccontami cosa hai fatto fino ad ora di importante. Che riconoscimenti hai avuto? Quali certificazioni? Dove sono le testimonianze stellari che mi rassicurano sul fatto che sai il fatto tuo? Dove trovo i guest posts, le recensioni, le partnership, gli e-book che hai pubblicato? Ci vuole un attimo a googlarti e a scoprire cosa hai fatto di buono. Anzi, già che ci sei, googlati tu: cosa viene fuori?
  • I tuoi insuccessi. La cosa meno credibile è cercare di vendersi come infallibile. Invece no: sii umana, ci guadagnerai. Un tuo corso non è partito? Dimmelo. Magari dimmi anche cosa pensi di aver sbagliato, traine una lezione utile, dimostrami che sei capace di risollevarti da un fallimento più forte di prima. Questo sì che ti farà guadagnare il mio rispetto e la mia stima.
  • Il tuo stile. I possibili passi falsi qui sono tantissimi. Dalla comunicazione (ti “vendi” come una persona propositiva e ottimista, ma poi sui social passi il tempo a lagnarti o a cercare la rissa); all’immagine (foto profilo sgranata, foto di te 30 anni fa, al posto della tua foto c’è Pollon); alla grammatica (al primo qual’ è mi hai persa per sempre); a come gestisci una critica (ricordati: chi legge si identifica in automatico nell’altro, non in te); alle marchette (quelle si sgamano sempre: non ti conviene allora esplicitarle?)
  • I tuoi alleati. Dimmi con chi vai e ti dirò quanto credibile sei. Le persone con cui ti associ on line (e anche off, certamente) dicono molto di te. Anzi: dicono di te molto più di quanto dici tu. Quindi passale bene in rassegna e chiediti: mi fa piacere essere rappresentata da queste persone?
  • I tuoi no. Quello a cui dici no è importante quanto quello a cui dici sì. Tirano sul prezzo e tu lasci fare? Ti fai mettere i piedi in testa dal cliente? Accetti partnership in cui economicamente ci rimetti? Attenta: non solo è poco utile, ma inizierà a dirsi questo di te, in giro: che non ti fai rispettare, che sei disposta a scendere di prezzo a oltranza, che non hai potere contrattuale. Sicura che ti convenga? Di’ no a tutto quello che danneggia il tuo brand, la tua professionalità e la tua reputazione. Vedrai che avrai solo da guadagnarci.
  • I tuoi prezzi. È ovvio no? La prima a darti il giusto valore sei tu. Un prezzo troppo basso mi fa pensare a una qualità bassa. Un prezzo gonfiato mi fa pensare a un pallone gonfiato. Fai bene i tuoi calcoli e poi dichiara i tuoi prezzi con fierezza: non c’è nulla di cui vergognarsi nel voler guadagnare bene dal proprio lavoro fatto bene.
Ok, voglio sapere da te: su quali punti devi lavorare? Dove ti senti meno credibile? Cosa puoi fare per rafforzare la credibilità del tuo brand, subito, adesso?

Gioia Gottini

Sono una coltivatrice di successi: aiuto le donne a mettere a fuoco i loro talenti, mettersi in proprio e farlo con successo. Potrei parlare per ore (e lo faccio) di: imprenditorialità femminile, individuazione dei propri talenti, branding, gestione del tempo, educazione ad alto contatto, self-help, piccoli piaceri quotidiani.

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10 commenti su “Prima regola del branding: sii credibile”

  1. Buongiorno, sono Luigi Camnasio, un maschietto appassionato del vostro blog, scritto e fatto davvero bene, solo le donne fanno cose così.
    Ho apprezzato particolarmente questo articolo.
    In un post del mio blog (http://vespamoto39.wordpress.com/2014/11/04/perche-un-blog/) io ho sentito addirittura la necessità di giustificarmi, di spiegare perché ho voluto aprire un blog
    Io penso che la rete oggi sia cambiata, mentre negli anni precedenti c’era la sensazione che esistesse solo la vita virtuale, oggi mi sembra che le persone cerchino il contatto umano attraverso il filtro della rete!
    Ecco perché è così importante quello che scrivi Gioia.
    Un esempio di cosa non fare ?(ovviamente è solo una mia opinione!)… l’ho vissuto a mie spese L’iscriversi su fb ai gruppi di scambio like… non porta a nulla se non inutili numeri, della serie meglio pochi ma buoni like, cioè di gente interessata davvero a quello che fai .
    Faccio a tutte voi i miei complimenti ancora e vi ringrazio perché il mio blog è nato anche grazie ai vostri consigli ed incoraggiamenti (è pubblico da un mesetto ma ho avuto il coraggio di coinvolgere i miei quasi 5000 contatti solo l’altro ieri…)
    Ancora grazie
    Luigi Camnasio

    • wow Luigi, gli uomini che seguono c+b sono i nostri preferiti! grazie per aver apprezzato questo post, e per il tuo contributo. Hai ragione, la piaga dei like forzati è davvero controproducente, perché se ti dà il like qualcuno che non è davvero interessato a quello che fai, non fa che rendere meno incisiva ed efficace la tua pagina. Adesso andiamo tutte a leggerci il tuo blog (pronto per l’invasione?). Torna a trovarci, eh!

  2. Ho un problema con “i tuoi successi” …. e non ho il coraggio di googlarmi ….
    Bell’articolo, grazie Gioia!

  3. Tentata dal commentare in modo anonimo, ma sì dai, ammettiamo i fallimenti e l’ignoranza. Qual è. Ero l’unica a sbagliarlo?!?! E mi sono sempre proclamata inflessibile sulla grammatica. Vado a vergognarmi in un angolo. Grazie Gioia mi hai appena salvato la vita.

    • L’unica? No Susanna, hai voglia! E non c’è nulla di male: gli errori li facciamo tutte, poi se siamo fortunate ci correggiamo. L’importante è continuare a leggere, incuriosirsi, imparare: se possiamo esserti utili in questo, ne siamo davvero felici!! E se vedi refusi qui segnalacelo, mi raccomando.

  4. Bellissimo articolo… Io purtroppo sono tra quelle che scrive: qual’è credendo sia giusto pur detestando chi sgrammatica!! A parte questo… Adesso mi studio bene ogni punto e lo metto in pratica!! (Mi ero già Googlata grazie all’ultimo post e ci sono delle belle immagini, son fiera di quello che viene trasmesso!)

    • Evviva: se google supporta la tua reputazione, è un ottimo inizio. Il qual è fa un sacco di vittime ogni giorno, ma una volta “vaccinate” non ci si casca più.

  5. Il mio punto debole è sicuramente il nome vero. Ho cancellato l’account personale di Facebook, tanti anni fa perché davvero non ne potevo più non del fatto che gli altri si facessero i fatti miei, perché sono dell’opinione che la gente vede solo ciò che tu fai vedere, ma perché ero stanca di vedere io le cose degli altri: umori, lamentele, vacanze, cene, figli, litigi, lavoro eccetera. Mi dava ai nervi e così ho chiuso, e da allora sto molto meglio.
    ho voluto però mantenere la pagina pubblica del mio blog e a quel punto mi sono accorta che per amministrata, un profilo privato serviva ugualmente, e ne ho creato uno finto dove non aggiungo nessuno (ho per amici solo i miei genitori, giusto per vedere le foto che caricano quando vanno in gita la domenica). Non ho messo il mio vero nome altrimenti le richieste di amicizia avrebbero ricominciato a fioccare. Nonostante le impostazioni sulla pagina, non si sa come, i conoscenti ti beccano sempre prima o poi!!
    Presto rinnoverò la sezione about del mio blog e credo metterò il mio nome è tutto il resto, probabilmente anche su etsy. Ma Facebook credo lo manterrò così! L’unica occasione in cui mi è venuto scomodo (e anche l’unica in cui l’ho dovuto usare da circa 3 anni a questa parte) è stato il gruppo per il corso “2015 di successo”, lì davvero avrei preferito avere il mio nome vero come tutte!

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