Prendere uno stagista

Ad un certo punto ero così sopraffatta dal lavoro che mi sono detta: “Basta! Prendo uno stagista”.

E così ho fatto, per due volte.
La prima, due anni fa circa, quando ancora non esistevano le nuove linee guida per la retribuzione. Una seconda più recentemente.
Ma quali sono i pro e i contro dell’allegro st(r)agista?

L’invasione degli ultra stagisti

Se non hai un ufficio (come me) e lavori in casa (come me), preparati a condividere i tuoi spazi con una persona estranea (almeno all’inizio) che verrà a lavorare proprio lì, nella tua cucina o, se sei già più fortunata, nella stanza-studio.
Questo implica: eliminare lo stendino con le tue mutande in vista, tenere un po’ in ordine la casa, non essere libera di guardarti mezza puntata di Girls in una pausa tra un lavoro e l’altro, non poter scendere a fare la spesa perché il tuo appuntamento delle 10,30 è in ritardo.
Il bello, però, è che diventi efficiente, non batti la fiacca, fai pratica da capo.
Inoltre ricorda che dovrai adattare il tuo nido alle esigenze di un nuovo ospite: una sedia da ufficio in più, magari un pc (non tutti hanno un portatile) e della cancelleria.

Selezione all’ingresso

Se fai convenzioni con master o università, ovviamente visiona i curriculum e preparati ai colloqui: dovrai capire chi è davvero interessato a collaborare te, chi non si fa problemi a lavorare in una casa invece che in un ufficio, chi ha una mentalità flessibile per adattarsi ai tuoi orari, chi sembra sveglio e motivato, chi conosce un minimo l’internette.

Maestrina dalla penna rossa

Sì, ti capiterà di dover anche insegnare. Questo se pensi che lo stage debba essere formativo. Quindi preparati a “perderci del tempo”, perché le ore che passerai a spiegare tutti i trucchi di inDesign, del social media marketing, del web design, della traduzione dal russo, della ricerca contatti, sono ore che non userai per il tuo lavoro. Vedilo in prospettiva: prima lo stagista si mette al passo con la routine del tuo lavoro, prima potrà davvero darti una mano. E aiutare gli altri è ottimo per il karma!

Scei fuori

Altre volte, invece, ti toccherà fare il boss come manco Briatore nella board room. Sì, sei dolce come un bignè, ma quando lo stagista manderà un’email a tutta la tua mailing list di giornalisti in c/c, diciamolo, sarai tentata di fare una strage di stragisti.
Invece di prendere la katana e indossare le Onitsuka gialle, mantieni la calma. Sii autorevole e anche dura se serve: spiega in modo chiaro cosa è andato storto e cosa ti aspetti la prossima volta. Ricorda che ogni sbaglio serve per migliorare (anche se nel frattempo hai un travaso di bile!).
Se è la prima volta che hai delle persone che lavorano per te, fare pratica con uno stagista è un ottimo esercizio. Trovare l’equilibrio tra il chiudere sempre un occhio e urlargli contro tutta la tua rabbia non è facile all’inizio, ma poi ti verrà naturale e ti aiuterà a gestire tutti i tuoi rapporti di lavoro futuri.

Cartacce

Siglare una convenzione con l’università (essenziale anche a fini assicurativi, non sia mai che lo stagista si rompa un braccio a casa tua) significa essere sommersi da un mare di cartaccia. Non so gli altri, ma il job placement di Torino (col quale collaboro) è davvero efficiente: rispondono in poche ore alle email, sono gentili e disponibili. Però la carta resta. Per ogni cambiamento di orario (dalle ferie, alla visita medica, all’influenza) ci sono moduli e moduli da riempire, così come presenze da tenere, relazioni di metà e fine stage, ecc. La vita del freelance è più fluida e, a volte, pur di non compilare l’ennesimo foglio con tre mesi di anticipo, sarai tu ad adattarti agli orari dello stagista invece che il contrario.

Soldi

Ma lo stagista è il solito schiavo che lavora for free, vero? Ennò! Da un anno le cose sono cambiate e ora, a meno che si tratti di tirocinio curriculare (che dà cioè crediti formativi allo studente universitario), lo stagista va retribuito. Si va da un minimo di 300€ per un part-time a 600€ per il full-time ma ogni regione ha le sue regole.

Ma allora ne vale la pena?

Dipende. Se trovi uno stagista sveglio e motivato sarà bellissimo. Gli stimoli e le idee che possono venir fuori da una mente giovane e meno provata da anni di precariato possono aggiungere valore al tuo lavoro. Fare pratica da capo e da mentore è un esercizio che ti tornerà utile quando avrai uno staff o se magari pensi di mettere su un corso tuo.
Devi però mettere in conto di sceglierlo con attenzione, dedicare del tempo alla formazione ed essere disposta a rivedere un po’ spazi e orari per far posto a un’altra persona. E, per fare le cose a modino, a investire del denaro.

Marianna Martino

Classe ’83, agitata, battutara, dipendente dalla michetta, sono oppure sono stata editore, editor, correttore bozze, copywriter e webcontent. Ho lavorato qua e là, collaborato a molti progetti, viaggiato assai e scritto una guida su Torino. Guardo i film in lingua originale, ascolto i Sigur Ros e non mi nego mai un bicchiere di buon vino.

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6 commenti su “Prendere uno stagista”

  1. Cadete sempre a fagiuolo! Avete convinto anche me! Ma c’è una durata massima di contratto per lo/la stagista? Dopo quel contratto da stagista, lo devo far crescere, no? Si passa all’apprendistato? O sono la stessa cosa?

  2. Dai 300 ai 660 euri minimi al mese? Fantascienza! Pura fantascienza.

    Conosco decine (si, decine) di professionisti che il minimo al mese non sanno cosa sia. Se uno (singolo professionista) ha bisogno di una mano che fa? Si vedrà obbligato a far aprire allo stagista l’ennesima “finta” Partita IVA? Non sarebbe più sensato prevedere un periodo a-gratis (vedi stuoli di praticanti avvocati o commercialisti) di durata finita e realistica per poi passare ad altro ?

    Vedo sempre più regole atte a bloccare le iniziative, piuttosto che a favorirle…

    • Mettiti dalla parte degli stagisti. Non sono tutti a casa dei genitori, anche loro hanno una vita da pagarsi e con 400euro al mese si fa già la fame, fidati. Soprattutto perchè, se sei giovane, non ti propongono molte altre alternative .

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