Le detrazioni non sono un risparmio

È arrivato ed è passato aprile, il mese della dichiarazione, ma in effetti molte di noi sono ancora alle prese con ricevute, fatture e calcoli. Non c’è momento migliore dunque per affrontare il mito finanziario più deleterio per noi freelancer, quello che detrazioni e deduzioni costituiscano un risparmio.

Prima di tutto facciamo chiarezza su cosa significhino questi due termini:

  • una deduzione è una diminuzione del reddito imponibile (reddito al quale verrà applicata l’aliquota IRPEF), giustificata per esempio da donazioni a organizzazioni non profit o da contributi di previdenza complementare. In sostanza, se nel 2014 hai avuto un reddito di 30.000 euro ma hai donato 150 euro a Médecins Sans Frontières e versato 1.250 euro in una pensione integrativa, pagherai le tasse su una base imponibile di 28.600 euro;
  • una detrazione invece è una diminuzione dell’IRPEF lorda (che sarebbe prevista dal reddito imponibile che hai dichiarato), calcolata in percentuale da una spesa detraibile che hai sostenuto. Sono spese detraibili i costi strumentali della tua attività, per esempio l’affitto della casa da cui eserciti la tua professione. In sostanza, se in base al tuo reddito tu dovessi pagare 7.500 euro di IRPEF, ma tu avessi pagato 8.400 euro di affitto, che è detraibile al 50%, dovresti realmente versare all’erario solo 3.300 euro di IRPEF.

È facile capire perché, se parlando con la tua commercialista hai scoperto che una certa spesa è detraibile, ti venga da pensare “allora mi conviene investire di più in quella voce”. Potresti perfino arrivare a credere che se una certa spesa superflua è detraibile, vale comunque la pena di affrontarla pur di ottenere uno sconto sulle tasse, come se questo costituisse in fondo un risparmio. Be’, mi spiace dirtelo, ma è falso.

Una detrazione non costituisce un risparmio di spesa, lo Stato non ti restituisce parte dei soldi che hai speso, semplicemente ti chiede meno tasse. C’è di più, una volta spesi, quei soldi non ritornano, ma riducono la tua liquidità disponibile in un momento in cui l’accesso al credito è davvero difficile.

Ti faccio un esempio pratico (sperando di non spaventarti troppo).

Se nel 2013 hai incassato 10.000 euro e ne hai spesi 2.000 (facciamo detraibili in media al 40%), pagherai 1.500 euro di IRPEF invece di 2.300. Il che significa che a conti pareggiati ti rimarranno in banca 10.000-2.000-1.500= 6.500 euro.

Se invece nel 2013 hai incassato 10.000 e ne hai spesi 500 (di nuovo ipotizziamo che siano detraibili in media al 40%), pagherai 2.100 euro di IRPEF invece di 2.300. Il che ti porterà alla fine ad avere 10.000-500-2.300= 7.200 euro.

Insomma, spendendo 1.500 euro in meno avrai incassi maggiori di quasi 1.000 euro.

L’idea di pagare meno tasse può sembrare allettante, ma per farlo devi spendere di più, finendo con l’incidere sui tuoi guadagni complessivi!

Non ti preoccupare, non sei l’unica a fare questo piccolo ma fatale errore, capita a tutti, ad ogni livello, persino alle nostre amiche d’oltre oceano. L’importante è capire come stanno davvero le cose e agire a mente lucida.

Barbara Pederzini

Sono una consulente creativa e lavoro soprattutto con marchi e negozi indipendenti del settore lifestyle. Sono anche un'organizzatrice seriale allergica alle convenzioni, e metto queste caratteristiche al servizio delle donne, per aiutarle a disegnarsi una vita su misura.

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10 commenti su “Le detrazioni non sono un risparmio”

  1. La cosa più simpatica che mi è accaduta in merito è che quando ero nel regime dei minimi (come tante delle free-lance che leggono C+B) la tassa che pagavo io non si chiamava IRPEF ma Imposta unica tal dei tali e quindi non avevo diritto a NESSUNA detrazione, neanche quelle della ristrutturazione della casa.

    Quindi, se posso aggiungere un consiglio ulteriore, se proprio volete acquistare qualcosa in detrazione è meglio assicurarsi di avere la tassa giusta da cui detrarre e nel caso valutare se far fare l’acquisto ad un marito-dipendente o simili… (mi riferisco alle spese private, of course).

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    • Veronica, confesso che per me il consiglio migliore resta quello di NON fare acquisti sulla base della detraibilità 🙂

      Ovviamente l’ultima parola va alla commercialista che ti segue la contabilità, ma se si evita di fare acquisti sulla base del meccanismo di detraibilità e li si fa solo sulla base della loro effettiva necessità già si è già un passo avanti!

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      • Nel mio caso si trattava di spese private, e volente o nolente il pavimento in casa l’ho dovuto mettere, ma è stato brutto scoprire ex-post di non avere diritto (né io né Marito) alle detrazioni…

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        • Eh, lo so. Suona un po’ tipo… dopo il danno, la beffa.
          D’altra parte, come hai giustamente scritto, era una spesa da fare. Diciamo che potevi essere più fortunata :-\

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  2. Un articolo davvero utile, ho affrontato il problema con molte amiche che si stanno facendo casa, e nonostante l’evidenza matematica per molte il concetto “non sto risparmiando” non è chiaro. Il procedimento corretto dovrebbe essere: decido di acquistare qualcosa di necessario > mi informo se ci sono detrazioni al riguardo, non il contrario.

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  3. Post interessante. Ritengo comunque che se hai un’attività e devi fare degli investimenti, il fatto di farli sapendo che comunque, sostituiranno in parte le tasse da pagare, ti porta a farli in modo più mirato.
    Roberto

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    • Verissimo, non a caso l’articolo è un avvertimento per chi “vuole” spendere, insomma, per gli investimenti superflui, non quelli che si devono fare. Come dicevamo più sopra nei commenti con Alice, il meccanismo dovrebbe essere: decido di acquistare qualcosa di *necessario* POI mi informo se ci sono detrazioni al riguardo, non il contrario 🙂

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