Donna, ti presento una mamma

Tutto quello che avrei voluto sapere prima di diventare una mamma che lavora. Ma che nessuno mi ha mai detto.

Diciamoci la verità: una donna e una mamma non sono la stessa cosa.

Avete presente le due metà di Platone? Quelle che, unite, davano una perfezione quasi divina, invece, separate, diventavano vulnerabili come solo gli umani possono essere?
Ecco, donna e mamma sarebbero perfette… unite nella stessa persona. Ma per ora, ci dobbiamo accontentare di inseguirci tutta la vita. Restando sempre un po’ imperfette.

Tutto questo, se possibile è ancora peggio se lo riportiamo al mondo del lavoro.

Ecco perché ho pensato a 10 consigli che mi darei oggi, se incontrassi la donna che ero qualche anno fa.

  1. Non importa se il tuo capo sia uomo o donna. Quando dirai che aspetti un bambino, stapperà una bottiglia per fare un brindisi. Tu penserai che sia per festeggiare il lieto evento. In realtà, sta bevendo per dimenticare.
  2. Se vedi una mamma che, mentre dà un’occhiata a suo figlio, fa una telefonata, naviga su internet e ordina la pizza per cena. Non dare giudizi frettolosi: forse stai guardando te stessa tra qualche anno.
  3. Se una sera, tornando a casa tardi dall’ufficio, stanca, con il mal di testa e il tramezzino che ti ha fatto da cena ancora sullo stomaco, ti chiederai: come potrò farcela, quando avrò anche un figlio? Non ti preoccupare: il fatto è che NON ce la farai!
  4. Meglio il telelavoro, e passare la tua giornata tra una conference e un bucato, oppure lavorare fuori casa e vivere circondata dai sensi di colpa? Questa non è la domanda giusta. Chiediti solo quanto è forte la tua voglia di continuare a fare altro, oltre la mamma. Perché il tuo posticino là fuori lo troverai, ma non devi mai stancarti di cercarlo.
  5. Sopporterai ancora la tua collega, single convinta, che passa il week end alle terme e l’estate ai Caraibi sulla barca di un amico? La risposta è no! Potrai raccontartela, ma fidati: dopo una notte di colichette, venderesti tuo figlio per un week end alle terme.
  6. La
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    prima mail non si scorda mai. Quando tornerai al lavoro, quelle operazioni che un tempo ti venivano automatiche, potrebbero risultarti parecchio farraginose. Fregatene e pensa che, adesso, sai cambiare un pannolino
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    con una mano sola, facendo una telefonata e mettendoti anche lo smalto. Non te lo puoi mettere in curriculum, ma non importa.
  7. Ricorda: non sei la mamma dei tuoi colleghi. Evita di rivolgerti a loro con quel tono di noi mamme, quando qualcuno non ci obbedisce subito. Rifletti bene su quello che hai fatto e chiedi scusa, non è il modo migliore per far capire a un collaboratore che ha sbagliato.
  8. Tornerai a pranzare con persone adulte. L’argomento cacca, di solito il preferito dai genitori durante i pasti, non è il più indicato in queste occasioni.
  9. La prima volta che lascerai tuo figlio all’asilo per andare al lavoro e ti sentirai incredibilmente sbagliata, guardati intorno, perché l’Oscar per la peggior mamma ce lo stiamo contendendo in tante!
  10. Se prima di avere figli, ti infastidivi quando qualcuno faceva cadere l’occhio nella tua scollatura. Adesso, prima di lanciare l’allarme molestie sul lavoro, rifletti: potresti semplicemente avere qualche avanzo di colazione appiccicato alla giacca.

Forse, le mie due metà non si uniranno mai nella perfezione, ma faccio in modo che si aiutino ogni giorno. Ed è già un buonissimo inizio!

Questo ve lo dico io, senza scomodare Platone.

Annalisa La Camera

Vivo e lavoro a Milano. Sono copywriter da una decina di anni e mamma da due. Ho sempre fatto la creativa per vivere... adesso la devo fare per sopravvivere. A chi? A un marmocchietto che prosciuga tutta la mia fantasia! Sono sempre alla ricerca di un equilibrio: tra donna e mamma, casa e lavoro, biberon e aperitivi. Ma da quando mi hanno detto che la perfezione non esiste, sto molto meglio.

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6 commenti su “Donna, ti presento una mamma”

  1. Però, posso dire? Possiamo cominciare a ragionare senza definirci ‘mamma’ anche se abbiamo partorito/adottato? Sarà che nella mia vita le uniche persone da cui accetto questo appellativo sono i miei figli, trovo autolesionistico da parte nostra continuare a confondere un ruolo con un’identità. Alla fine l’esperienza della maternità dovrebbe essere nella nostra vita un’esperienza importante come un’altra. Come quella di condividere la nostra vita con un compagno o una compagna, come quella di decidere di andare a lavorare con Medici Senza Frontiere, come quella di dedicarci alla medicina. Un buon modo per essere trattate come individui sul lavoro (quindi rispetto alle nostre capacità e performance) e riuscire a trovare spazi di conciliazione alle difficoltà pratiche di coniugare genitorialità e impegni professionali, è smettere noi per prime di considerare la maternità un’esperienza totalizzante che ci toglie energie e motivazioni sul lavoro. E piantiamola di vivere il confronto con chi ha deciso di non fare figli (o non ne ha avuto l’opportunità) come una guerra tra povere.

    Una donna è una donna (che abbia figli o meno), insistere su questa dicotomia donna/mamma è il modo migliore per farci fregare da convenzioni sociali, obblighi morali, pregiudizi sessisti e legislazioni carenti.

  2. Annalisa se le due metà di Platone non s’incontreranno mai non potrei essere più contenta di aver incontrato te. Stesso mestiere e stessa prole, il tuo post è davvero di quelli che ti fanno dire “ma cacchio è proprio così” – due anni fa avrei usato un’altra parola ma sai com’è…

    Oggi mi figlio si è beccato un webinar Marano+Gottini e io una puntata di Elmo supplementare e tutto sommato direi che va bene così. O no?

    Cara Fatamadrina anch’io non mi riconosco nella definizione di mamma-lavoratrice più che in quella di sposata-lavoratrice ma i problemi ci sono e parlarne almeno tra di noi è un sollievo.

  3. Barbara, condivido pienamente il fatto che la maternità sia un’esperienza importante nella nostra vita, come tante altre che nel corso degli anni ci cambiano e ci formano. però sono altrettanto convinta che non sia invalidante per nessuno dare appellativi. madre, donna, uomo, padre… che male c’è a dire che sono identità diverse? ben venga la diversità e ben venga il fatto che queste diversità possano convivere, sul lavoro, nella nostra vita e perché no? anche dentro la stessa persona! secondo me è proprio dalla conciliazione di tante differenze che nascono le cose più belle, che ci arricchiscono! io ci provo ogni giorno ad essere tante realtà diverse… tutte dentro il mio metro e sessanta. Anche se a volte non è facile per niente:-)

  4. Grazie Veronica! direi che hai messo in pratica la teoria di Platone in modo eccellente… io me la cavo, ma sono ancora al primo livello! sono d’accordo con te nel dire che parlare e scherzarci su, sia sempre una buona soluzione, ma io sono una chiacchierona e li risolvo tutti così i miei problemi. P.S. Elmo va per la maggiore anche da queste parti…

  5. Ciao Annalisa, i tuoi giustissimi consigli mi hanno divertita e mi piace come scrivi.
    Il consiglio personale che aggiungerei è di scordarsi la parità tra uomo e donna quando si diventa genitori. Soprattutto quando si è genitori di 6 figli come noi. Non c’è niente da fare, sul lavoro il padre di sei figli incuriosisce e affascina, la madre incuriosisce e spaventa.
    Ma questa è una considerazione un po’ amara, che forse poco si addice al tuo post.
    Un bacio
    Barbara

    • Grazie Barbara! sono contenta che i miei consigli possano servirti, almeno un po’. devo essere sincera, questo post semiserio si ferma davanti a situazioni come la tua. sei figli! anche sforzandomi non riuscirei a darti nessun consiglio. tu per me sei un consiglio vivente! Chapeau:-)

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