Telelavoro: convinci il capo che le ciabatte ti donano più del tacco 12

Il lunedì arriva con tutto il suo fascino… distruttivo. Il pensiero di quei 30 km che ti separano dall’ufficio e di quei 50 minuti di viaggio in auto o con altri mezzi di trasporto, ti fa venire il mal di pancia. In un impeto di coraggio hai addirittura pensato di lasciarlo questo lavoro. Sei caduta nella tentazione del chiringuito al di là dell’oceano. Ma poi hai pensato con orrore di dover tenere addosso il costume ben più di 15 giorni l’anno come fai a Borghetto e ti è svanita la fantasia.
Metterti in proprio, nonostante gli ottimi consigli di C+B ti fa ancora paura o proprio non ha senso per la tua professione e poi, a dirla tutta… il tuo lavoro ti piace. Se non fosse per:

  • il tragitto che sommato al traffico, ti fa perdere 3 ore al giorno,
  • i continui ritardi dei mezzi pubblici che ti costringono a usare dei permessi non retribuiti,
  • le giornate a basso tasso di impegno, che devi comunque passare alla scrivania,
  • la febbre del bimbo che significa uno o più giorni di stop lavorativo.

Hai pensato al telelavoro. Ambito come “la numero uno” di zio Paperone e difficile da ottenere come il fondoschiena di Gisele Bündchen. Eppure se la società per la quale lavori te lo concedesse, ci guadagnereste entrambe. Fatti coraggio e convinci il tuo capo con queste 5 mosse:

  1. Informati se qualcun’altro sta già telelavorando e se è prevista questa ipotesi dal contratto di categoria. Se non è ben esplicitato, chiedi un incontro con il responsabile delle risorse umane. Se altri dipendenti stanno già lavorando con successo da casa, sarà più facile ottenere il risultato sperato. Ricordi? Tua sorella maggiore ci ha messo un po’ a convincere i tuoi che si poteva tornare alle 5 del mattino dalla discoteca… per te è stato più facile con la strada spianata.
  2. Presentati all’incontro con un piano dettagliato sul lungo periodo su come pensi di organizzarti per questo cambiamento tanto desiderato. Probabilmente tutte le tue mansioni abituali sarà possibile svolgerle da casa, ma lascia una porta aperta dichiarandoti propensa a presenziare saltuariamente in ufficio, in caso di necessità particolari. Ti renderà disponibile e ti farà ottenere punti agli occhi del tuo capo. Ricorda che probabilmente lui teme, perdendoti di vista, che l’hashtag delle tue giornate diventi #twittamibeautiful
  3. Prova a prevedere ogni sua obiezione dimostrandoti propositiva e aperta. Parlagli del tuo ufficio in casa. Se rimane per lui una zona d’ombra, gli resterà il dubbio che lo vuoi fregare. Rassicuralo sulla presenza di uno spazio appositamente dedicato a te e al tuo lavoro, di una scrivania, di un collegamento internet non vintage. Non lasciarlo con la convinzione che lavori sul divano, tra libri di Pimpa, dvd de “L’era glaciale” e avanzi di pizza della serata a tema “io-telelavoro-domattina-mi-alzo-tardi”.
  4. Fagli vedere il bicchiere mezzo pieno. Non lamentarti dicendo quanto vorresti telelavorare perché non ne puoi più di fare 3 ore di viaggio al giorno, che sei stanca, nervosa e preoccupata che Giacomino stia tutto il giorno in chat senza la supervisione di un adulto. Sottolinea invece quanto risparmierebbe in termini economici l’azienda e quanto sia positiva l’esperienza dei tuoi colleghi che lavorano già da casa. Se sei la prima invece, ricordagli che il 29 Gennaio è stata depositata in Parlamento la proposta di legge sullo Smart Working e potreste fare scuola positivamente.
  5. Preparati ad avere un vero osso duro davanti. Potrebbe opporsi duramente, ma tu allora inizia a proporgli il telelavoro due giorni a settimana. Permettigli di ricredersi dimostrandoti inappuntabile, precisa e presente anche se a distanza. Alla fine, semplicemente, non si è mai trovato a confrontarsi con un telelavoratore. E l’abitudine è dura a morire. Quando vedrà che sei produttiva e, soprattutto, che spostando un po’ più in là la tua vecchia scrivania riuscirà a giocare a tennis con la Wii… ti concederà pure gli ultimi tre giorni mancanti. Quelli che ti consacreranno telelavoratrice al 100%.

E tu? telelavori? Come hai fatto a convincere il capo? Raccontacelo, così aggiungiamo i tuoi suggerimenti ai nostri.

6 commenti su “Telelavoro: convinci il capo che le ciabatte ti donano più del tacco 12”

  1. Non potevi scrivere post più azzeccato per me cara Cristina! Il mio piccolo progetto neonato legato al mio blog è in stato embrionale proprio per uno dei motivi che hai descritto sopra e la sensazione di paura che provo è esattamente quella! Interessante lo spunto dello Smartwork, me lo vado a leggere immediatamente. E mediterò sulla proposta da fare 😉 grazie!

    • Di sicuro ogni situazione è diversa e non si può generalizzare. Ma magari alcune di queste “regole” sono applicabili anche al part-time.
      Facci sapere se fai il grande passo!:)

  2. Telelavoro 2 giorni a settimana, abito a Bergamo, lavoro a Milano.

    Sono la prima dell’azienda ad ottenere il telelavoro…ho riletto il contratto, il telelavoro era previsto e dopo la prima maternità l’ho chiesto….

    I capi , uno francese e l’altro, italiano, che ha lavorato negli stati uniti per molto tempo sono stati “facili” da convincere, le risorse umane no.

    Sono soggetta a 2 valutazioni l’anno e il telelavoro è rinnovato ogni anno……….niente è facile, ma nel frattempo i miei 2 cuccioli crescono (sono passati 5 anni dall’ottenimento del telelavoro inframezzati dalla seconda maternità).

    L’Italia non è pronta per vedere un telelavoro diffuso, se non timbri non lavori….in ogni caso se sei rilassato e ti diverti lavorando non è un lavoro e almeno ti rendo faticoso venire a lavorare….questa è la mentalità dell’ufficio personale………….

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