Cosa puoi imparare da Starbucks

Disclaimer: chi scrive potrebbe aver partecipato a qualche inutile petizione on line per portare Starbucks in Italia. Quindi, insomma, è un po’ di parte.

Se hai mai viaggiato fuori dai confini nazionali negli ultimi 10 anni, è abbastanza probabile che tu ti sia imbattuta nell’onnipresente simbolo della sirena caffeinomane, ovvero il logo di Starbucks. La catena che porta ovunque bibitoni plus size con dentro tracce di caffè, caramello, latte di soja e tanta, tanta schiuma puffosa.

Forse tentata dal mobilio simil-ikea la prima volta sei entrata, hai ordinato, hai atteso la tua cup e ti sei seduta guardinga. Intorno a te, famigliole, amiche in pausa pranzo, teorie di laptop traslucidi. Musichetta lounge invitante in vendita alle casse. Tazzone commemorative. Miscele caraibiche. Divanetti cozy. Fuori, pioggia. Da allora, ci sei andata un pomeriggio sì e uno anche.

Dissolvenza. Ora sei qui e anche se “abbiamo l’espresso migliore del mondo” tutta quell’altra roba aggratis te la scordi.

Però nell’attesa della prossima imminente karamel kolonization, ecco 4 cosette che puoi copiare dal tuo ex hangout preferito:

  1. Accoglienza: sembra casuale ma è tutto studiato: il tipo di luci, il colore delle sedute, i ripiani in legno. Tutto dice: “welcome”. Anche il personale, e non è così scontato. Copiala così: fai sentire le tue clienti a proprio agio e accoglile nel tuo sito come ospiti gradite. Sorridi – anche dalla tua foto nell’homepage.
  2. Personalizzazione: ti hanno chiesto il nome alla cassa. Perché? Per scriverlo sul tuo Venti Macchiato, of course. Ma era proprio necessario? No, serve per farti capire che non sei un numero, sei una persona, e il tuo bibitone è lì che ti aspetta, non è di nessun altro, solo tuo. E pazienza se ogni volta hanno storpiato il tuo nome con dedizione. Copiala così: usa la seconda persona singolare nella tua comunicazione, sarà come parlare proprio con chi ti legge (come sto facendo io qui, te n’eri accorta?).  Nella newsletter usa la funzione Name per personalizzare i messaggi.
  3. Extra inclusi: le porzioni sono giganti. Certo non economiche, ma con quella cifra non hai solo il tuo bibitone zuccherone, bensì una scelta quasi illimitata di combo, vari tipi di latte/miscele di caffè/toppings e altre follie da primo mondo benestante. Ma il vero super-extra è il wi-fi a cui accozzarti per ore ed ore, con in più – corollario – l’uso del bagno, la musichetta, la possibilità di conoscere free-lance carucci al lavoro sulla prossima start up di successo. Copiala così: qualunque cosa tu venda, ma soprattutto la tua offerta entry level (quella che costa più o meno come 2 Frappuccini), riempila di extra. Fai in modo che le tue clienti pensino di aver fatto l’affarone della vita, anzi, quasi che si sentano un po’ in colpa – come te da Starbucks alla terza ora dal primo e unico scontrino. Perché così accumulerai punti gratitudine che si tradurranno in marketing passivo e in ulteriori acquisti anche più impegnativi (se mi ha dato così tanto quando ho speso poco, figurati adesso!)
  4. Esperienza totale. Entri per un cappuccino, esci con la tazzona da mezzo litro, 2 miscele di caffè colombiano e persino il cd “Be home for the holidays”. E non ti spieghi perché. Te lo spiego io: stai cercando di riprodurre a casa tua l’atmosfera Starbucks. E quando un posto riesce a venderti l’atmosfera, siamo a questi livelli. Copiala così: mira a diventare la più brava nel tuo campo. Fai in modo che le persone vogliano lavorare con te non solo perché sei utile e brava, ma perché vogliono vivere l’esperienza Lavorare-con-Wow-Te. Come ti accorgi che sei sulla strada giusta? Perché ti copiano. Quindi non devi arrabbiarti? Naaah. Se sei mai entrata da uno simil-Starbucks, sai benissimo che l’atmosfera non si può copiare, solo rimpiangere.

Ora lo sai. Vai e coccola il mondo, una cliente alla volta. Per me un White Chocolate Mocha, grazie…

Gioia Gottini

Sono una coltivatrice di successi: aiuto le donne a mettere a fuoco i loro talenti, mettersi in proprio e farlo con successo. Potrei parlare per ore (e lo faccio) di: imprenditorialità femminile, individuazione dei propri talenti, branding, gestione del tempo, educazione ad alto contatto, self-help, piccoli piaceri quotidiani.

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18 commenti su “Cosa puoi imparare da Starbucks”

  1. Adoro Starbucks e ogni volta che sono all’estero faccio il pieno di frapuccino e capuccino alla cannella!! L’esperienza di accoglienza che regala è davvero magica e non avevo mai pensato di ricavarne dei consigli… grazie!!

  2. Molto molto interessante! Ma non esiste niente di simile in Italia (magari a Torino)? No perché mi ci trasferirei volentieri vista la velocità della mia connessione -.-

  3. Una Starbucks addicted come me non poteva restare indifferente ad un post così! Troppo divertente.. e anche decisamente utile!
    Adesso però mi è venuta voglia di un Caramel machiato..

  4. Brava Gioia bell’articolo pero’ ….spero non me ne vorrai ma per un amante della cultura dei coffee shop come me sentire il
    Nome starbucks equivale ad avere un semi infarto: fanno un caffè orribile !! E ogni posto e’ la copia dell’altro… Morale della favola meglio cercarsi un piccolo coffee shop locale magari non appartenente ad una catena americana ma che si distingua per un giusto equilibrio tra ambiente ricercato e caffè’ bevibile.questa e l’esperienza che vorrei replicare a casa mia. Non è’ difficile basta guardarsi intorno . E ora che ci penso forse e’ questa la sintesi a cui aspirerei.

    • ciao Mariella! Io sono fortunata e qui a Torino un caffè proprio come dici tu l’ho trovato: però all’estero da Starbucks ci vado proprio perché so cosa aspettarmi, e perché è vero che a volte piccolo è bello, ma altre volte piccolo può essere anche sciatto, senza wi-fi e con caffè altrettanto imbevibile. L’idea di questo post è che dai “grandi” del brand ( come successo e fatturato) noi “piccole” possiamo copiare le strategie che funzionano, quelle per cui magari loro hanno spesso un sacco di soldi e che noi possiamo replicare, adattare e realizzare a nostro vantaggio. Cheers!

  5. Anche se non sono una gran bevitrice di caffé (preferisco il the) e neppure una gran frequentatrice di Starbucks (credo di esserci stata 2 volte in tutta la vita!) questo post mi sembra geniale!
    In particolare mi piace l’idea di creare una propria “atmosfera”. Credo che tu Gioia ci sia riuscita: ogni volta che leggo qualcosa di tuo mi pervade un senso di positività! 🙂

    • E non faccio nemmeno ingrassare! Grazie G. (non sono io che mi scrivo da sola, eh!): per festeggiare questo commento mi prendo un tè in tuo onore. Preferisci nero alla vaniglia o verde al cocco?

      • Ahahaha 😀
        (Meno male che non fai ingrassare, visto quanto ho mangiato nel periodo natalizio)

        Hai ragione, questa G. puntata è diventata un po’ troppo ermetica anche per me, dal prossimo commento metto il nome intero.

        Scelta ardua, ma per me la vaniglia vince! Buon the!

  6. Sì, Starbucks ti vende un’esperienza avvolgendoti in un’atmosfera calda e ti fa immaginare una vita alternativa mentre cammini per New York con il tuo bicchierone-feticcio, ma, andando a guardare negli angolini, non ci trovi una grande qualità. Per dire, in queste settimane negli USA Starbucks è oggetto di critiche anche molto accese da parte di consumatori che puntano il dito su coloranti artificiali e ingredienti cheap o ogm dei loro beveroni.

    Diffido istintivamente delle multinazionali che vogliono farmi credere che mi vogliono bene (ma io sono un po’ guastafeste, me ne rendo conto 🙂 )

    • Certo, lungi da me difendere Starbucks sul piano della pura qualità (difficile per tutti i gruppi così grandi), anche se a me piace: ma lo scopo di questo articolo è chiederci cosa noi piccole possiamo copiare ai grandi in termini di brand, e qui sì che Starbucks di cose giuste ne fa molte. A queste strategie noi aggiungiamo la nostra qualità, e quindi: bingo!

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