Greenwashing, ecco perché non porta clienti

Greenwashing è un neologismo indicante l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività o prodotti per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi.
fonte: wikipedia

L’avrete sicuramente capito, il greenwashing è una foglia di fico che le aziende usano per mascherare comportamenti ambientalmente poco corretti dando massimo rilievo comunicativo agli aspetti green, anche se minimi o marginali.

Di solito è una pratica tipica delle grandi aziende e delle multinazionali, quindi come tutto questo potrebbe interessare le nostre meravigliose e frizzanti imprenditrici? Proviamo a ridurre ai minimi termini tutta la faccenda.

Il motivo per cui ci si appoggia a questa strategia è “lavare con il verde” e anche se non c’è nulla da nascondere il motivo di fondo è sempre quello: catturare nuovi clienti.

Ciò che vi distinguerà sempre dalla multinazionale del male è la buona fede, cioè potreste pervenire ad un’idea riconducibile al greenwashing senza neppure accorgervene. Utilizzare materiali eco, stipulare un contratto che assicuri una fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, scegliere packaging completamente biodegradabile o fare diventare il proprio sito carbon neutral sono scelte alle quali tutte abbiamo pensato almeno una volta. Ovviamente l’intento non è quello di imbrogliare qualcuno gettando fumo negli occhi, ma attirare nuovi clienti e sappiamo che l’attenzione all’ambiente è un parametro valorizzato dal mercato. Siano essi acquisiti o potenziali, i vostri clienti appartengono a tre sole categorie:

  • ambiental-indifferenti, nessun interesse per le questioni eco
  • ambiental-sensibili, attenti alle questioni ambientali, ma non ci devono essere variazioni di prezzo sul servizio
  • ambiental-fissati, conoscete i tipi vero?

A conti fatti, a due terzi della clientela poco importa del fattore green, valutate quindi l’investimento. Ricordate anche che di solito il fattore eco crea l’associazione mentale con la decrescita e quindi il risparmio, sarà complicato spiegare un incremento di costo per un beneficio indiretto. Il vero problema è la categoria dei clienti ambiental-fissati: vi faranno le pulci, vi chiederanno il perché di quella scelta e delle altre mille che avreste potuto scegliere e avete scartato, potrebbero considerarvi ipocrite neofite e abbandonarvi. Cercatevi un amico spietato, tipo me, e valutate i pro e i contro dell’idea che avete avuto, processatevi da sole, torturatevi. Optare per una soluzione eco per poi abbandonarla è il peggior passo falso che possiate fare.

I clienti sono come le suocere senza pietà.

A questo punto avrete capito che fare scelte green per la propria attività corrisponde ad acquistare un diamante: è per sempre. Questo non significa che non vanno fatte, anzi! Dovranno essere sensate, sobrie e utili, mi raccomando utili anche a voi oltre che all’ambiente per carità. Soprattutto considerate l’opzione green nel contesto generale della vostra attività, greenwashing ricordate? State attente a non essere greenwashed a vostra volta dai fornitori, siate suocere con loro. Il greenwashing non lava.

Scrivetemi le idee green che avete in mente per la vostra attività, sarò il vostro amico spietato.

Cristina Delbuono

Agronomo, progettista ambientale, neofita del knitting, appassionata di usi alternativi del verde e blogger – vivo in campagna conservando uno spirito spietatamente metropolitano.

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