Anche la creatività ha un Business Plan

Mettere insieme le nostre aspirazioni con la pratica della razionalità, ancorare la creatività nella realtà: cioè come conciliare aspetti esistenziali che sembrano opposti?
Io dipingo, illustro e mi occupo di progettare ateliers d’arte e creatività e mi sono trovata a pormi proprio queste domande un po’ più di un anno fa, quando un lungo capitolo di vita da dipendente si era appena chiuso e mancava del tutto la voglia di trovarmi in futuro nuovamente vincolata in un altro rapporto lavorativo non proprio appagante.

Allora decisi di conciliare (o almeno provare a) ogni aspetto del quotidiano e dell’esistenza: dal lavoro, alle passioni, alle aspirazioni esistenziali, passando anche attraverso il mio privato per impastare ogni parte in un’unica materia che fosse la mia vita, integrata in ogni suo aspetto.
Certo, a dirlo sembra facile, ma è ovvio che non lo sia poi così tanto.  Si tratta di equilibrismi, economici tanto per iniziare, perché per prima cosa bisogna fare i conti con la realtà economica personale. Per me sapere di poter contare su un piccolo gruzzolo di risparmi, messo da parte negli anni, è stato fondamentale: sapevo che l’avrei intaccato, ma che sarebbe stato per un investimento ponderato su di me, su ciò che volevo costruire, in un’ottica imprenditoriale su me stessa.

BP Sara Stella
Illustrazione Sara Stella Caposio

Proprio per questo, mi sono creata una sorta di business plan, molto basilare – un po’ fantasioso, forse –  ma comunque verosimile, di ciò a cui puntavo professionalmente  per capire a che cosa sarei andata incontro nei mesi successivi e per figurarmi come mi sarei potuta muovere. Sulla base di esso ho scelto come spendere e su quali aspetti puntare per poter crescere come professionista, ma soprattutto come la professionista che voglio essere, con attenzione alla qualità della vita, in un’ottica di conciliazione fra le varie istanze esistenziali per me necessarie.

Il piano è costruito per crescere negli anni, partendo dall’offerta di piccole proposte, per arrivare ad avere un quadro di prestazioni molto più articolato negli anni a venire. Per fare tutto ciò investo nella formazione; studio, investo sul mio lavoro molto (moltissimo!) e cerco di crearmi attorno una rete di professionalità simili e complementari, per potermi confrontare e imparare a tutto campo.

Paradossalmente, per puntare ad un modello di slow life lavoro molto più di prima, ma il mio quadro esistenziale ora ha tutto un altro aspetto, con colori, sfumature e tratti che mi rappresentano e raccontano di me per come mi riconosco essere.

Sara Stella Caposio

Laureata in Storia dell'Arte con master in didattica museale. Apprendista Doula e Counsellor-to-be, pittrice e illustratrice. Faccio ricerca sull'idea di femminile, dal punto di vista personale e dell'espressività artistica, studiando, confrontandomi e proponendo percorsi pittorici sull'argomento. I miei atelier puntano all'indagine di sé e alla consapevolezza dei propri pensieri.

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5 commenti su “Anche la creatività ha un Business Plan”

  1. Tempo fa ho trovato un tuo volantino per caso, non conoscevo ancora c+b… E da allora quel volantino è appeso con un magnete al mio frigo 🙂 prima o poi troverò un momento meno incasinato per poter partecipare a una delle tue proposte creative! Passando al tema Business Plan, che trovo molto interessante… quali dovrebbero essere le variabili di base da includere? Ne parlerai in un prossimo post?
    Grazie 🙂

    • Ciao G. !
      Mi fa piacere che ci sia un mio bigliettino appeso in casa tua 🙂
      Il mio business plan, come si intuisce dall’illustrazione (eheheh) non è stato strettamente tecnico. Quello che ho considerato è stato come volevo far crescere la mia professionalità, ampliando gli ambiti di competenza secondo un senso logico, per capire quale fosse il mio obiettivo più grande e quali fossero gli steps da seguire per arrivare al quadro completo.
      All’interno di ogni passo c’è da considerare la costante delle spese base (quelle per vivere), le spese di investimento (per me: materiali pittorici, pubblicità e i corsi a cui mi sono iscritta) e la variabile clienti/introito.
      Non è il mio ambito scendere in maniera più approfondita nella questione, il senso del mio articolo è che anche per seguire la propria passione, ancorchè creativa, non si può prescindere dall’organizzarsi secondo un progetto di sviluppo e crescita che preveda anche un piano economico. Niente di molto sofisticato, ma due conti bisogna farseli 😉
      Buona serata e, chissà, magari a presto!
      S*

      • Grazie per la tua risposta! 🙂
        È interessante l’idea del piano di sviluppo, io a volte mi perdo perché mi fisso: o tutto subito, o niente. Invece, mi devo ricordare che si può – forse si deve – andare per gradi!

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