Perché scrivere a Babbo Natale è una buona idea

(Indicazioni preziose per bambine di più di 40 anni.)

Torino, dicembre 1974

Sono seduta al tavolo della cucina, mia madre di spalle traffica al lavandino. La carta sulla quale mi appresto a scrivere è bellissima, non devo sbagliare. In alto a sinistra c’è disegnato Babbo Natale, dritto in piedi sulla slitta trainata da sei renne con le corna argentate. Si lascia dietro una scia di brillantini che, se non faccio attenzione, mi rimangono tutti attaccati alle dita. Mamma ha comprato questa carta dal tabaccaio sotto casa, apposta per scrivere a Babbo Natale. Poi la chiuderemo con una stella adesiva e la spediremo a Santa Claus, Santa Claus’s Main Post Office, 96930 Napapiiri – Circolo Polare Artico.

Ho 12 righe, non ne devo sprecare nessuna, e in queste poche righe ci deve stare:

  • apertura con un breve ottimistico resoconto della mia buona condotta che indurrà Babbo Natale, o chi per lui, a convincersi del mio essere meritevole dei regali che chiedo
  • chiusura con i ringraziamenti finali, per apparire la brava bambina che in effetti sono
  • in mezzo ci devo far stare i regali. Le righe non sono infinite – neanche la pazienza di Babbo – e non posso chiedere tutto o troppo. Bastano alcune richieste ben piazzate e messe in ordine di importanza, in modo che se lo distraggono o se si addormenta (visto il periodo di super lavoro) i primi due doni possano essere garantiti.

La lista dei regali e un trucchetto per ottenerli

Dunque, vediamo… al primo posto Ciccio Bello (è già il secondo anno che lo chiedo e spero sia la volta buona, le mie compagne ce l’hanno tutte, non capisco perché io no). Al secondo posto lo zaino rosa della Barbie per andare a nuoto, anche su questo non ho dubbi. Poi vorrei il Dolce Forno (sarà troppo costoso?), i colori da muro, le perline per fare le collane e i pattini, quelli rossi con il freno di gomma morbida. Mi sa che è meglio che mi fermo qui.

Forse metto il Dolce Forno al secondo posto così magari va alla grande. Bene, ora mi concentro e cerco di non fare errori che le cancellature non deporrebbero a mio favore. Ad ogni modo, anche se ho soli sette anni so già che non otterrò tutto quello che desidero: molto spesso Babbo Natale fa il creativo porta cosa vuole lui.

Magari qualcosa che ha in casa e non ha dato ad un’altra bambina, chissà. Comunque tentar non nuoce. Credo che metterò Ciccio Bello in maiuscolo: CICCIO BELLO, anzi, maiuscolo e sottolineato CICCIO BELLO. Anzi, maiuscolo, sottolineato e con una specifica che si capisca che ci tengo:

CICCIO BELLO: TI PREGO, TI PREGO, SONO STATA DAVVERO BUONA ED È GIÀ IL SECONDO ANNO CHE TE LO CHIEDO. SABRINA NE HA GIA’ DUE E IO ANCORA NESSUNO. GRAZIE GRAZIE CARO BABBO, SEI MEGLIO DI GESÙ BAMBINO E DI SICURO ANCHE DELLA BEFANA.

Quando abbiamo smesso di scrivere a Babbo Natale e di desiderare

Scrivere a Babbo Natale, Gesù bambino, Santa Lucia – o altri – , l’abbiamo fatto più o meno tutte. Poi ci hanno detto che Babbo Natale non esiste, che i doni li portano mamma e papà, e così abbiamo smesso di scrivere quelle righe gonfie di balocchi e speranze. Ed è un peccato, un gran peccato, perché quel piccolo rito era una porta sui desideri, in qualche modo ci insegnava a desiderare.

C’è chi pensa che desiderare sia istintuale, e per certi aspetti primari è vero, ma è anche vero che ciò che è oggetto del nostro desiderio dice molto di noi, di chi siamo e di chi vorremmo essere. Desiderare traccia il nostro cammino verso le stelle

Ma torniamo dagli spazi siderali alla nostra letterina di Natale: in modo molto semplice ci ha insegnato almeno due cose che poi ci siamo un po’ perse per strada:

  • la possibilità di scegliere ciò che desideriamo di più
  • il coraggio di chiedere.

Scegliere ciò che desideriamo

Tra tutti i giocattoli del mondo quali sono quelli che desideriamo davvero? Se devono stare nelle poche righe della letterina, quali tengo e quali lascio? E qual è quello che sceglieremmo se ne potessimo avere solo uno?

Desiderare ci aiuta a definirci. Io so cosa desiderare se so chi sono, altrimenti desidero tutto e niente, desidero in modo vago e sfiduciato. Invece, sedersi, collegarsi al nostro cuore, sentire cosa davvero ci piace, cosa davvero ci darebbe gioia, può dirci tanto su chi siamo.

Ci hanno insegnato a desiderare poco per non essere delusi, per non montarci la testa e così a un certo punto abbiamo quasi smesso di desiderare davvero. Nel senso che abbiamo cominciato a scegliere i nostri desideri secondo criteri che non sono quelli del sentire, ma piuttosto il senso di opportunità, di fattibilità, il giudizio morale.

Abbiamo iniziato a dire:

È troppo per me. Ci vuole troppo tempo. Prima mi devo occupare di altro. Sarebbe bello ma non è in linea con i miei programmi. È ridicolo, cosa diranno di me. Sono troppi soldi. Non adesso. Dovevo pensarci prima.

Così abbiamo tolto una caratteristica fondamentale al desiderio che è quella di essere libero. Il desiderio vola alto sopra i criteri di giusto-sbagliato, opportuno-inopportuno. Pian piano abbiamo smesso di desiderare LIBERAMENTE, di desiderare in grande.

Il coraggio di chiedere

Chiedere è un’azione potente, spesso non chiediamo a voce alta ciò che desideriamo. Stiamo lì, in attesa che quella cosa arrivi magicamente, portata da una slitta che non arriverà mai, almeno fino a quando non ci faremo coraggio e cominceremo a chiedere.

Chiedere a gran voce presuppone dirlo ad alta a voce, prima di tutto a se stesse. Chiedere significa autorizzare, sdoganare il desiderio e presuppone anche la fiducia nella possibilità che il desiderio possa manifestarsi. Magari poca fiducia, ma un barlume di fiducia può molto di più di quanto non si pensi. 

Desiderare a briglia sciolta

Dunque siamo a fine anno, tempo di bilanci e progetti. Ma non è questo che vi invito a fare oggi. Oggi vi invito a chiedere balocchi alla vostra vita. Desiderare e non programmare. Il desiderio è alla base del progetto, del planning e pianificare è importantissimo. Ma non oggi.

Oggi desideriamo e basta. Desideriamo a briglia sciolta. 

Arrivare a desiderare spesso nei miei percorsi di coaching non è il punto di partenza, ma il punto di arrivo. Quando si desidera con forza il più è fatto. E per forza intendo la chiarezza del desiderio, la capacità di attendere il tempo della realizzazione senza dubitare continuamente, con una costante gratitudine per ciò che si ha e un’incontenibile fiducia in ciò che sarà. Allora l’Universo si muove.

La vita sorprende, la vita è generosa, la vita è saggia se le permettiamo di fluire. Desiderare è un arte e nessuno ce l’ha insegnata, anzi. 

Facciamo un gioco: scrivete la vostra letterina

Allora, in questo che è il giorno più buio dell’anno e che precede di poco le feste, vi propongo un piccolo esercizio che vestiremo con i panni del gioco: scrivere a Babbo Natale la vostra letterina. Scrivete cosa desiderate davvero, scrivete senza criterio e senza prevedibilità. 

  • Cosa è importante per voi?
  • Cosa vi fa davvero stare bene?
  • Come potreste dare più spazio a tutto ciò?
  • Si tratta di un oggetto? Bene, non siamo moralisti, scrivetelo. Quell’oggetto sicuramente rappresenta qualcosa di importante per voi, solo voi lo sapete. 

Fidatevi dei vostri desideri, mollate la mania del controllo. Non vi si sta chiedendo di programmarne la realizzazione, vi si sta chiedendo…di sognare.

E benché ormai sappiate per certo che Babbo Natale è un testimonial della Coca Cola, fregatevene e chiedete lo stesso. Chiedete alla vita, al destino, alla potente dispensatrice di doni che è in voi, siate voi il vostro Babbo Natale. Siete state brave abbastanza da meritare. Meritare il più, il sogno, il lusso, il gioco, il piacere. Meritare le stelle.

OCCORRENTE PER L’ESERCIZIO:

  • 30 minuti di tempo (meglio 60, ma fai come puoi)
  • carta e penna (meglio se la decori con stelline, brillantini e pupazzetti inutili)
  • mancanza di senso della realtà
  • assenza temporanea del proprio critico interiore
  • fiducia, anche parziale, nella generosità dell’Universo.

Una sola indicazione: fidatevi dei vostri desideri

INDICAZIONI:

Prenditi il tempo. Non metterti fretta, ritagliati mezzora, un’ora, quello che vuoi tu ma cerca di non essere interrotta e neanche di essere di corsa. Può essere la mattina presto con la casa ancora silenziosa o la sera prima di addormentarti o un mattino in cui tutti sono fuori casa. Comunque sia, blinda il tuo tempo, chiudi la posta, spegni il cellulare e dedicati a te.

Prenditi lo spazio: in camera tua o in un caffè del centro. Se sei in casa metti una musica che ti piace, se ti va accendi una candela o brucia dell’incenso. Se sei fuori, ordina un tè profumato, una cioccolata calda o un bicchiere di vino. Cerca un angolo di bellezza e mettitici comoda. 

Non essere vaga, Babbo Natale è un maschio e ha una certa età, se non capisce esattamente cosa vuoi, salta alla riga dopo. Dunque non chiedere “Maggiore intimità e armonia con il mio partner” ma piuttosto “Un week end solo io e lui in una città d’arte a veder musei e passare la serata camminando per il centro dopo una cenetta in una trattoria tipica”. (Scusate ma se devo fare esempi a me viene sempre da metterci il cibo!) 

Se lo desideri, scrivilo. Non importa quanto costa, se è giusto, se fa bene, se è nei programmi, se sia possibile o cosa ne pensa tua sorella. Non importa se è ridicolo, inutile, futile, lussuoso o lussurioso: se lo desideri, scrivilo e basta. 

Analogico è meglio. La lettera la puoi scrivere sulle Note del tuo iPhone, la puoi scrivere al computer… Ma stavolta ti invito a usare carta e penna. Scrivere a mano ci aiuta a rallentare, a entrare nel reale, ci permette di contattare la bambina di tanti anni fa. Provaci, dai! E se ci vuoi aggiungere qualche decoro sbarluccicante, stelline, elfi e compagnia cantante, sentiti libera!

Diventare il Babbo Natale di se stesse

Una volta scritta la letterina, che farne? Mettici un po’ di magia, fai un gioco tra te e te: imbucala senza destinatario e senza mittente. Spediscila davvero a Babbo Natale, buttala, bruciala, lanciala in mare o conservala. In tutti i casi stai certa che l’Universo l’ha letta. 

Diventa il Babbo Natale di te stessa. Fatti un bel regalo, ma proprio bello, magari uno di quelli che hai scritto. Per una volta mettiti al primo posto. E magari scriviti anche un bigliettino per dirti quanto sei stata brava, quanto ti meriti tutto ciò e fatti da sola gli auguri per un 2022 sfacciatamente rigoglioso! 

P.S. Qui di seguito trovi la lettera che ho voluto scrivere a Babbo Natale (nella speranza che la legga anche mio marito.) 

Cervia, dicembre 2021

Dunque, bando alle ciance, ti dico cosa desidero.

  1. Una vacanza lontano, al caldo, con mio marito. Sono anni che non usciamo dai nostri confini e ho proprio voglia di sentire altri odori, suoni, ritmi e sapori. Voglio ricordarmi che il mondo è grande e tondo, e che andare a scoprirlo insieme è bellissimo. 
  2. Un luuuungo weekend in una spa con le amiche, in un posto bello, con la piscina, le sdraio comode e i cocktail con le cannucce e gli ombrellini. Sarebbe ancora meglio se non ci fosse campo e si potesse telefonare a casa solo una volta al giorno, dal telefono fisso della reception. 
  3. Andare con mia mamma in treno a Venezia, con la scusa di vedere la mostra Surrealismo e Magia al Peggy Guggenaim Museum. Dormire alla Giudecca, camminare piano per le calli, prendere il vaporetto e sedersi a bere un cicchetto, parlando di tutto e di niente.
  4. Un pranzo da Uliassi con Ivan, metà settimana, fuori stagione, io e lui con il tavolo fronte mare e il palato che scintilla di delizie. (Beviamo Hertzu e il Sauvignon di Vie Di Romans, grazie.) 
  5. Corso di taglio e cucito creativo perché non c’è niente che mi faccia meglio che  stare in una stanza con altre donne a muovere le mani per creare, senza ambizione né finalità. 
  6. Corso di addestramento con Renzo il Lagotto. Non che lui debba imparare nulla di più di quello che sa. Sono io che adoro addestrarmi a parlare e comprendere altri linguaggi. 
  7. La writer coach Edy Tassy che mi segue nella scrittura del mio libro. 
  8. Iscrizione al corso on line di Face-Yoga di Donne in Fiore.
  9. La vestaglia di seta color cipria, lunga fino ai piedi, che non ho mai osato comprarmi da sola. 
  10. L’abito Eva-Petrolio, di Laura Brioschi.
  11.  Una casa dove fermarci, tra il bosco e il mare. Con spazi per ospitare e spazi per rintanarsi. Tanta luce, bellezza e buoni vicini. 
  12. Ape Car bianca, sedili rossi e logo LATE BLOOM – non è mai troppo tardi. 

(Considera pure che se ti è più comodo mi puoi fare arrivare tutto con i corrieri di Amazon Prime, tanto ho l’abbonamento). Grazie di tutto, davvero e saluti alla Befana. Corri anche tu a scrivere a Babbo Natale!

Alessandra Tinozzi

Aiuto le donne a smettere di aver paura di invecchiare e a tirare fuori una bellezza libera dal tempo per diventare finalmente la donna hanno sempre voluto essere. 20 anni di fotografia di ritratto e un master in coaching sono il mix esplosivo del mio percorso #FIORIREDOPOGLIANTA

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