Analisi semiseria della vacanza freelance

È tempo di vacanza, lo sai?

Vacanza: la Treccani, maestra di parole e di pensiero, ce la racconta così:

Periodo di libertà dal lavoro o dagli obblighi scolastici in coincidenza con festività, turni di riposo o altre circostanze.

Lo sanno bene gli studenti, assillati dai famigerati e odiatissimi e per taluni inutili, compiti delle vacanze. Ma veniamo a noi, che studenti più non siamo, ma agguerrite, fiaccate, accaldate ma mai arrendevoli freelance.

Per noi la vacanza è una contraddizione in termini?

Non credo, o meglio, spero di no.

Staccare serve, anzi, è essenziale. Per ricaricarsi, divertirsi, pensare ad altro, fare altro, guardare altro, sognare altro, vivere altro. Questa è la vacanza.

Sì è vero, in epoca smart working c’è chi ci ricorda che si può lavorare ovunque, e in questo anno e mezzo l’abbiamo provato.

Lavorare sempre, lavorare ovunque, quasi la panacea a tutti i mali. O meglio, al male di questo periodo: il COVID.

Ci sono alcuni rifugi che si sono dotati di collegamento wi-fi, rendendo possibile persino il lavoro in quota. Un luogo che nell’immaginazione di tutti è remoto e irraggiungibile da qualunque segnale. E questo è anche il suo bello.

Per non parlare della narrazione che appare spesso sui social: foto di pc davanti a spiagge e mari blu, con la scritta io oggi lavoro qui.

Ecco: lavoro. Quella non è vacanza, ma lavoro in un luogo diverso dall’ufficio. Non facciamoci trarre in inganno. O meglio: non facciamoci fregare. La vacanza, torno a ricordarlo, è periodo di libertà dal lavoro.

Quando arrivo in rifugio, con zaino, abbigliamento di ricambio e provviste al seguito, non posso né voglio avere un pc da aprire. Quando tocco il tavolato antistante un rifugio, sogno solo di togliermi gli scarponi, bere una birra ghiacciata guardando giù, la strada conquistata, oppure su, sulle montagne attorno che magari devo ancora conquistare.

Quando metto i piedi in spiaggia, sogno solo di sfilare le infradito, togliere il pareo e pluff… tuffarmi nel mare. Poi uscire, stendere un asciugamano e aprire un libro, come massimo sforzo mentale.

Quando prendo un aereo, un treno, l’auto o anche solo la bici o le gambe, per andare là dove il viaggio mi porta, voglio guardare fuori o attorno a me, sfogliare una guida, sedermi al bar o al ristorante e provare piatti mai assaggiati. Girovagare senza orari, quando possibile, e magari anche senza meta.

Senza l’assillo di rispondere o controllare le mail, di chiamare qualcuno, di lavorare, insomma.

Voglio lasciarmi portare dal tempo della vacanza.

Pianificare la vacanza

Ma come fare per poter vivere in tranquillità il meritato periodo di vacanza?

Preparandoci per tempo e con determinazione, così:

  • Avvertiamo via mail i nostri clienti del periodo che dedicheremo alle meritate ferie. Facciamolo per tempo.
  • Fissiamo le scadenze, chiediamo anche a loro di essere puntuali nelle consegne di ciò che è necessario al nostro lavoro. Lavoriamo, consegniamo, chiudiamo. Poi stop, non retrocediamo.
  • Se ci sono urgenze, a meno che non siamo professioniste della salute che salvano vite, mettiamole in conto. Fissiamo giorni o orari da dedicare a quella scadenza, poi basta.
  • Inseriamo la risposta automatica alle mail. Non siamo aziende, possiamo personalizzarla calibrando tono di voce e parole. Senza dimenticare di inserire la data in cui rientreremo e, se c’è la possibilità o necessità, la mail di un collega o collaboratore da contattare durante la nostra assenza.

A questo proposito, ti mostro qualche esempio:

  • Finalmente sono in vacanza anche io! Rientrerò il 28 agosto. Grazie per avermi scritto, ti risponderò al rientro.
  • Fino al 28 agosto sarò fuori ufficio; dammi un paio di giorni da quella data e risponderò alla tua mail.
  • Sarò in vacanza fino al 28 agosto, risponderò alle mail al rientro. Per urgenze contattare…

I timori

Eppure, nonostante la programmazione, la pianificazione, la comunicazione, resta sempre in agguato per molte quel fantomatico e cattivissimo sentimento che si annida nella mente, pronto a saltare fuori quando meno ce lo si aspetta.

Il timore della comparsa tramite mail o telefonata del GC. Il Grande Cliente. Quello che ci fa svoltare, quello che paga cifre stratosferiche, quello che ci offrirà il lavoro più bello e insperato di sempre.

E se non siamo pronte a rispondere subito alla sua mail lo perderemo per sempre.

Ora, non so a voi, ma a me e alle mie amiche, colleghe, conoscenti non è mai capitato di ricevere una mail da GC proprio mentre si era in vacanza e soprattutto di perdere il cliente solo perché non avevamo risposto all’istante, nel cuore dell’estate, impegnate in un passaggio sulla Cordigliera delle Ande.

Ma tant’è… il timore è così, subdolo e traditore. Ma noi cerchiamo di non farci fregare.

I tesori della vacanza

Dunque, accantonato il timore, ricordiamo ciò che la vacanza ci regala.

A parte il meritato riposo e la ricarica delle pile e delle energie, la vacanza porta tantissimi guadagni, anche se non economici.

La mente ha bisogno di staccare, divagare, andare altrove, proprio come noi.

La vacanza allevia lo stress, aumenta la creatività e genera nuove idee, aiuta la concentrazione e ci porta ad essere più produttive e non ultimo, più felici.

Chiudiamo il pc, silenziamo le notifiche alle mail e godiamoci un po’ di meritato riposo.

Raffaella Ronchetta

Aiuto i liberi professionisti, associazioni e piccole aziende a raccontarsi online e off line. Attraverso la scrittura, l'ufficio stampa, le pr e un'insana curiosità. Che mi porta a voler sapere sempre qualche cosa in più. Amo scovare le storie che stanno dietro alle persone.

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