7 cose a cui pensare prima di creare una strategia digitale

Se cerchiamo una definizione di “strategia digitale”, Google è molto generoso e ci restituisce circa due milioni di risultati. Perciò facilitiamoci la vita e proviamo a vedere qui che cos’è, a cosa serve e quali sono le cose da considerare prima di buttarci a crearne una.

Perché creare una strategia digitale?

Creare una strategia digitale significa, fondamentalmente, definire cosa ci sta a fare la nostra marca nel mondo digitale:

  • per ottenere cosa
  • per entrare in relazione con chi
  • per far capire quali aspetti di sé.

Lo sviluppo, dunque, è finalizzato a mettere giù il “come” realizza questi punti: che cosa farà in rete, concretamente, per fare in modo che i suoi interlocutori comprendano quello che lei, la marca, vuole trasmettere.

Ok, ma non basta aprire un profilo Instagram e lavorarci tutti i giorni? No, non basta. Questo è un approccio che può darci dei risultati se abbiamo obiettivi di brevissimo termine, se non dobbiamo realizzare davvero qualcosa di importante. E/o se siamo dei dilettanti.

La notizia è che la comunicazione non è un passatempo. È quella cosa che ci porta da un blog a diventare membri di un consiglio d’amministrazione. E per farlo bene, bisogna studiare. Se no andiamo a zonzo.

A chi serve una strategia digitale?

Serve a tutti i brand. Che siano un parrucchiere o una multinazionale.

Certo, non sarà proprio la stessa cosa, e in particolare gli investimenti non saranno proprio della stessa entità, ma gli obiettivi saranno gli stessi. Sostenere la crescita, creare conoscenza del brand, creare reputazione, solo per fare degli esempi che valgono per l’uno e l’altra.

Perciò la strategia non può essere un’attività occasionale: è una rotta, e proprio come la rotta di una nave deve essere tracciata con cura e dedizione.

Strategia digitale: una rotta molto concreta

Un’altra obiezione che ogni tanto ancora si sente è che la strategia è fuffa. Una divertente iniziativa che aggrega persone intorno a tavoli e lavagne e post-it colorati e pennarelli, a parlare di massimi sistemi, sapendo (ma facendo finta di ignorare) che poi saranno dimenticati.

Il fatto è che la strategia è il momento in cui decidiamo chi siamo (come brand), cosa facciamo, dove andiamo, come ci faremo pagare. Temi molto molto concreti, la cui concretezza magari ci sfugge nell’immediato, ma che poi diventano le basi per intraprendere qualunque attività – seguendo, appunto, una rotta, e non andando in giro.

E dunque, ora che sappiamo che cos’è e perché è importante, possiamo iniziare. Anzi no. Ci sono ancora alcuni ragionamenti/raccomandazioni che dobbiamo assolutamente fare, prima di metterci a tavolino a disegnare la nostra strada.

Le 7 raccomandazioni per chi inizia a creare una strategia digitale

1. Trova le differenze

Perché i clienti dovrebbero scegliere proprio noi? Cosa abbiamo di tanto speciale? In cosa siamo diversi da tutti quelli che fanno/dicono la stessa cosa? Perché meritiamo di sopravvivere? Mettiamoci nei panni dei clienti, chiediamoci se ci sceglierebbero e troviamo un buon motivo per il quale dovrebbero farlo. I trucchi non funzionano, anche se travestiti da genialate del marketing.

2. Buon senso

È la nostra killer app. I ragionamenti da guru lasciamoli ai guru, che hanno una missione diversa, vendere libri o apparire più spesso possibile in eventi fastosi. A chi fa questo mestiere, invece, le aziende chiedono di aiutare a vendere. E se siamo noi stessi un’azienda, dobbiamo vendere per sopravvivere. Non dimentichiamolo mai.

3. Il branding è il primo passo

Indispensabile e anche molto bello come attività. Ma da solo non basta: se non si fattura, si esce dalle scene. Magari in gloria, con grandi rimpianti del mercato (che ci ama ma non ci compra), ma non sopravvivremo. Quindi facciamo in modo di accompagnare sempre un solido branding con una avveduta e molto pratica strategia orientata al marketing.

4. La semplicità è un valore

Parliamo a persone normali, che come noi non hanno molto tempo da dedicarci. Perciò non proponiamo loro una comunicazione complessa e complicata, usiamo le parole che ci faranno capire davvero. Mettiamoci nei panni di chi ci ascolta: quanto siamo disposti a dare, in termini di tempo, attenzione, energie, a qualcuno che facciamo fatica a capire? Non siamo il centro dell’Universo. Le persone hanno altro da fare. Chiedere troppa attenzione incrina la relazione.

5. Noi non siamo il nostro pubblico

E, sempre a proposito di metterci nei panni, teniamo presente che noi non siamo il nostro pubblico. Il nostro pubblico parla diversamente da come parliamo noi quando siamo in una riunione di gente del marketing. Giustamente. Del resto, anche noi, quando non siamo con gente del marketing chiamiamo cane e gatto i nostri animali da compagnia. Allora, perché quando facciamo una campagna pubblicitaria li chiamiamo pet?

6. Non barare: niente furbizie

In rete ci beccano e se ci beccano, gestire la cosa può non essere facile. Il gioco non vale la candela. Ci sono molti modi di barare. Fingere di essere chi non si è, per esempio. Millantare risultati, dimensioni (chi l’ha detto che non contano?) che non abbiamo, spacciare valori e impegnarsi con un purpose, che va tanto di moda. Ecco. No.

7. Siamo autentiche

Fingere è difficile, meglio decidere di essere noi stesse. Se non ci piace quello che siamo, il problema non è di comunicazione, è di sostanza. Domandiamoci perché.

Giuliana Laurita

Strategist e formatrice, accompagno aziende e persone nel percorso per comunicare bene, soprattutto in rete. Lo faccio attraverso la formazione e la consulenza sui temi della comunicazione, del digitale, dei social media. A volte vado a parlarne nelle scuole con ragazzi, prof e genitori, ce n’è tanto bisogno. Leggo molto, scrivo parecchio e credo che la confort zone non esista. Per nessuno.

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