Siamo tutte un po’ scalatrici: fatica, entusiasmo e allenamento per raggiungere la vetta

“Io credetti e credo la lotta coll’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede”.

Le parole di Guido Rey accompagnano la tessera del Cai (Club Alpino Italiano) da decenni. Una frase che dice tanto, della montagna e della vita. Mi è sempre piaciuta, la leggevo e rileggevo, quando quella tessera la portavo appresso. Poi, come si dice, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, in montagna ho continuato ad andare, con meno ardore e soprattutto meno forma fisica. Negli ultimi anni ho ripreso a fare passeggiate e gitarelle, quelli che vanno per davvero così definirebbero le mie salite. Sognando vette più ardite.

E proprio in questa estate così particolare, mentre salivo, sudavo e arrancavo, chiedendomi a ogni passo perché continuo a faticare così, sperando che arrivi un giorno in cui faticherò meno, ho capito quanta affinità ci sia fra la salita in montagna e il lavoro da libera professionista. Quel lavoro che si costruisce passo dopo passo, come una salita in vetta. Con fatica, caparbietà e tanto tanto allenamento.

Quel lavoro che non si è mai arrivati, c’è sempre una vetta più alta, un cammino più impervio, un pezzetto di lavoro da imparare. Ed è bello così.

La preparazione della gita

Quando ero bambina la sera si aprivano le cartine, si studiava la strada e il sentiero. I bicchierini di grappa e genepì a decorare il tavolo attorno alla carta, a rendere più allegro il pensiero della fatica del giorno seguente.
Ora, nel gruppo WhatsApp degli amici con cui si va per vette compaiono le proposte di gita, con lo screenshot dell’itinerario, il dislivello e le informazioni di servizio: “1000 m. più 200 per il colle; c’è il lago, si porti il costume; l’ultima parte è un pochino esposta, lo si sappia; partenza alle 8,15 alla sbarra”. Partono i commenti, le contro proposte, le contrattazioni sull’orario di partenza.

Sul lavoro avviene lo stesso. Soprattutto quando a settembre si riparte. Si riapre il pc, lo studio, l’ufficio, con ansia ed entusiasmo. Si pianifica il lavoro, per i clienti e per se stesse. Si valutano le forze da mettere in campo, il tempo da dedicare, gli impegni che si affastellano con la ripartenza e rendono più faticoso il cammino. Niente grappa e genepì ma tazze di tè e caffè: non donano allegria, ma aiutano a tenere lucida la mente.

Pronti, via!

Alla partenza è tutto facile. Lo zaino non pesa, il passo è leggero, lo scarpone non stringe. Forse un po’ di timore per la lunga strada. Si parte allegri, chiacchierando con leggerezza, ammirando il paesaggio, sapendo bene che prima o poi la fatica arriverà. Ma è bello anche quello, l’attesa della fatica, che significa strada fatta, metri conquistati e la vetta più vicina. La vetta però non la si deve guardare se non di nascosto, altrimenti il cammino sembra più faticoso. Non si pensa al dislivello, si mette un passo dietro l’altro, godendosi la strada.

Al ritorno al lavoro si controllano le mail, si contratta sulle prime consegne, già un po’ in ritardo, ancora prima di partire, si tratteggiano o accettano progetti arditi. È il momento giusto per farlo: carichi di energie e buone intenzioni. Non si pensa agli imprevisti, alle difficoltà, alla mole di lavoro che quel progetto richiede, al rapporto con il cliente non sempre in discesa.  Si lavora, un giorno dopo l’altro, con concentrazione ed entusiasmo. Un passo dopo l’altro.

La fatica della salita

Poi, inesorabilmente, non per tutti ma sicuramente per molti, arriva la fatica. Il sudore scivola sulle guance e appanna gli occhiali, il respiro si fa più affannoso, il passo più breve. Camminare con qualcuno accanto o davanti aiuta, si segue il suo passo, ci si concentra sul respiro, ci si pone piccole mete intermedie: lo sperone poco sopra, il colle, l’attacco della pietraia.

E così, anche sul lavoro, dopo l’inizio entusiasmante arrivano, talvolta, le prime scocciature e gli intoppi. E allora il confronto con un collega è fondamentale, il consiglio di chi ne sa più di noi prezioso. Le risorse online illuminanti. Le risorse della montagna sono un cubetto di cioccolato, l’acqua con i sali e il sorriso di un amico che ci sta davanti. Sul lavoro, come in montagna, a un certo punto si pensa: “non ce la farò mai!”. Per fortuna non è così, quasi mai.

L’allenamento degli anni e del tempo, l’esperienza passata ci fanno capire quanto possiamo ancora proseguire, come dosare le forze, quando spingere e quando invece mollare. Anche sul lavoro va così, quando non si riesce a fare tutto ci sono cose che si possono delegare, altre che si possono rimandare, e altre ancora dimenticare.

La vetta: perseveranza ed esperienza

Ci sono momenti in cui si pensa che la vetta non arrivi più. “Dai, è la dietro” ti dicono, e allora pensi: “È da quando ho 4 anni che mi dicono che è là dietro e là dietro non c’è mai!”. E vorresti piangere, e ti arrabbi tantissimo. Invece poi arriva. E da lassù è tutto bellissimo: anche se piove, anche se le nuvole offuscano lo sguardo. Certo, se c’è il sole, la vetta è alta e permette di vedere le montagne e le valli attorno, tutto è ancora più bello.

Anche sul lavoro spesso va così, pensi di essere arrivata alla fine, è tutto pronto per essere consegnato e invece arrivano le ultime modifiche. Ancora una riunione, breve breve, per rivedere alcune cose. Anche se il contratto non prevedeva ultime modifiche. E tu, stremata, vorresti piangere, e ti arrabbi tantissimo. Poi tutto finisce: basta modifiche, passi da compiere, là dietro da superare. Il lavoro è consegnato, file, cartelle, zip inviati. Certo davanti al pc non ci sono valli da guardare, ma la soddisfazione è tanta.

Sulla cima pensi già alla prossima impresa, davanti al pc, o nel tuo negozio, o davanti al tuo banco di lavoro pensi al prossimo impegno, alla scadenza che si avvicina, a quella cosa che vorresti provare a fare. In montagna, come sul lavoro, c’è sempre una vetta nuova da conquistare.

Raffaella Ronchetta

Aiuto i liberi professionisti, associazioni e piccole aziende a raccontarsi online e off line. Attraverso la scrittura, l'ufficio stampa, le pr e un'insana curiosità. Che mi porta a voler sapere sempre qualche cosa in più. Amo scovare le storie che stanno dietro alle persone.

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