Dalla prima all’ultima slide: progettare, impaginare e presentare

Progettare un discorso, impaginare le slide e presentarle al pubblico. Mentre lo scrivo mi vengono i sudori freddi. Anche a te? Ogni volta che devo proporre un corso di formazione o un talk inizio a buttare giù i contenuti con i miei adorati post-it. Sento di avere un sacco di cose da dire, tantissimi contenuti da mettere in queste benedette slide.

Per me i motivi di questa bulimia contenutistica sono principalmente due: il primo è che combatto ogni giorno contro la sindrome dell’impostore. Penso che se travolgo di contenuti chi mi è venuto ad ascoltare, uscirà convinto del mio valore (sono una s*****a, lo so). Il secondo è che amo così tanto quello che faccio che nei miei interventi esce tutta la mia passione, forse troppa.

Sono solo slide

Col tempo ho imparato che sono solo slide e che veramente (e lo evidenzio perché è tanto facile dirlo, ma farlo, per nulla!) non possono:

  • emozionare
  • informare
  • educare
  • farmi vendere, anzi farmi comperare
  • varie ed eventuali.

No, caspita, no! Sono solo slide.

Non possiamo chiedere loro troppo e soprattutto non possiamo chiedere a chi ci ascolta di fare nello stesso istante tutte queste cose. Immaginatevi la fatica. Quindi ho iniziato a chiedere meno alle mie slide e a guardarle sotto una luce diversa.

Le slide sono una sorta di scenografia, servono per focalizzare l’attenzione di chi ti ascolta e ricordare il cuore del messaggio. Non devono essere lette ma guardate. La loro funzione è quella di aiutare le persone a memorizzare i concetti che stai esprimendo, a fissarli nella mente. Quindi un concetto per slide.

Ah, dimenticavo! Anche i numeri sono concetti. Non inserire una tabella in una slide ma proponi solo il numero con cui vuoi colpire il pubblico.

La cornice

Ogni slide ha al suo interno degli elementi standard che creano una cornice visiva. Su di essi possiamo avere un margine d’azione più o meno limitato in base al contesto in cui verrà proiettata la presentazione. Qui affrontiamo quelli che per me sono i più importanti.

Il logo

Noto la tendenza a inserire il logo in tutte le slide, sia che si tratti di comunicazione interna, sia verso l’esterno. Se il relatore può scegliere, sarebbe auspicabile inserire il logo solo nella copertina e nelle slide d’inizio sezione.  Le slide interne alle sezioni sarebbe meglio lasciarle libere sia per recuperare dello spazio, sia per non distrarre con troppi elementi chi guarda. Ricordiamo sempre che less is more.

Nel caso in cui si tratti della partecipazione a un evento è probabile che l’ente organizzatore fornisca un template già impostato. In questo caso è utile far convivere entrambi i loghi e che entrambi siano in tutte le slide. Durante gli eventi capita che le slide vengano fotografate e lanciate sui profili social dei partecipanti. La visualizzazione del logo permette, quindi, di creare un collegamento tra la slide e il relatore anche online e a distanza di tempo.

Il titolo

Il titolo di una slide ha, anch’esso, il compito di veicolare il contenuto e a volte di anticipare ciò di cui andrò a parlare. Ha una funzione importante perché, in un percorso di lettura ben strutturato, è uno dei primi elementi su cui si soffermerà l’occhio. Perché perdere l’occasione di passare un’informazione o un’emozione?

Il mio consiglio è di usare parole significative ed evitare locuzioni o frasi fuffa del tipo la nostra storia, chi sono. Invitiamo subito il pubblico a entrare nel discorso, non lasciamolo nel dubbio.

In una condizione in cui lo spazio è limitato diventa fondamentale che tutti gli elementi lavorino per condurmi al raggiungimento dell’obiettivo.

La copertina

La copertina non è la slide più importante, anzi, è quella dove ci si sofferma poco durante la presentazione e sulla quale investire scarse risorse in fase di progettazione. Di solito è molto affollata in quanto, oltre al logo, è necessario proporre una serie di elementi standard, da visualizzare o meno in base al tipo di presentazione che si andrà a effettuare:

  • il titolo dell’intervento, che potrà essere completato da un sottotitolo
  • il nome del relatore, necessario soprattutto se si tratta di un intervento in un convegno
  • il nome dei collaboratori che hanno contribuito alla riuscita del progetto
  • l’azienda per cui il progetto è stato commissionato
  • data e luogo della presentazione.

Inizia con il piede giusto

L’apertura di un discorso è uno dei momenti più importanti perché, come non mi stanco mai di ripetere, il picco di attenzione del pubblico si ha entro i primi 10 minuti. Poi scende. È in quel breve lasso di tempo che il pubblico sceglierà se continuare a sentirti o iniziare a pensare ai fatti suoi. Ci sono varie tecniche per rendere coinvolgenti un’apertura ma la cosa più importante è dichiarare fin da subito chi si è e perché si è lì.

Lo so, sembra banale, ma una bella slide di presentazione (non intitolata ‘chi siamo’, per favore!) e una slide successiva in cui viene dichiarato in modo puntuale e preciso l’obiettivo del talk, cambia subito l’approccio mentale al pubblico che sarà invogliato ad ascoltarti.

Lieto fine

Un altro momento importante nel tuo talk è l’ultima slide, non sottovalutarla quindi. Lei rimarrà on-air più a lungo e potrà lavorare per te per un tempo indeterminato accompagnando le domande finali o, semplicemente, l’uscita del pubblico. Si tratta di una slide strategica dove la finalità del tuo talk dev’essere chiara.

Il grazie è superfluo. Con ogni probabilità lo dirai a voce, anzi ti consiglio di farlo. Per cui usare una slide per scrivere SOLO grazie è buttare via un’occasione.

A meno che tu non lo risolva in modo brillante come l’indimenticabile slide finale di Francesca Marano, l’ideale sarebbe che tu ci mettessi dentro un pizzico di strategia in più.  Ad esempio puoi provare a usare l’ultima slide per inserire:

  • un take away cioè il messaggio che il tuo pubblico si porta a casa. Puoi proporlo con una frase a effetto o una citazione memorabile
  • una call to action è una richiesta concreta e diretta che fai al tuo pubblico: iscriviti alla newsletter, scarica la brochure. La mia esperienza mi fa dire che molto spesso gli inviti all’azione soffrono di stipsi:  non si capisce ciò che lo speaker vuole dal pubblico. Osate e siate coraggios*!
  • la business card è quando inserisci i tuoi dati di contatto. A tal proposito consiglio di proporre i social e/o gli strumenti che presiedi in modo attivo e, anche in questo caso, oserei completare la comunicazione con un  ‘chiamami’, ‘scrivimi’, ‘citofonami’…  fai qualcosa!

Sei pronta a cambiare il mondo con la tua presentazione? Secondo me sì!

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Marie Louise Denti

Ciao! Sono Marie Louise Denti accompagno le imprese a trovare la loro identità visiva: progetto strategie di comunicazione concrete ed essenziali. Visual e slide designer: una vera e propria Slide Queen. Con entusiasmo. E bon fait.

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