La vergogna dei soldi, come riconoscerla per evitarla

Ci sono buone possibilità che se dico body shaming tu sappia che cosa intendo, anche se non parli inglese. Il termine (e purtroppo il comportamento che descrive) è ormai sufficientemente conosciuto per aver destato la tua attenzione. Ma sospetto che se io ti dicessi invece money shaming faresti fatica a descrivere con esattezza di che si tratta.

Anche a questo serve C+B, a portare all’attenzione fenomeni che possono coinvolgerti senza che te ne accorga, e condizionare negativamente la tua esistenza, per aiutarti a difenderti.

In sostanza, si parla di money shaming tutte le volte che una persona viene criticata per questioni legate ai soldi, lasciando intendere che non solo ciò che fa è sbagliato, ma che dovrebbe anche vergognarsene.

Questo genere di critiche può colpire chiunque: una celebrità che parla di diritto a una paga dignitosa mentre indossa capi costosi; le persone che arrivano a fine mese senza soldi sul conto corrente; chi contrae un debito; chi fa colazione al bar tutti i giorni (non parliamo poi di chi all’estero va da Starbucks); chi usa la lavanderia; chi affida le pulizie di casa a qualcun altro; chi applica ai propri servizi prezzi considerati alti; chi vive al di sopra delle proprie possibilità e chi non spende soldi; chi fa beneficenza troppo o troppo poco. E potrei continuare. Il vero comune denominatore di queste critiche è che spesso la persona criticata è una donna, guarda un po’.

L’approccio moralista ai comportamenti finanziari è vecchio come il denaro stesso, ma da quando noi donne abbiamo il diritto di guadagnarlo e gestirlo il fenomeno è decisamente cresciuto, e ciò che personalmente ho trovato davvero interessante è che spesso siano proprio le donne a ergersi a carnefici. In molti casi questo atteggiamento prende le vesti di innocui consigli (“hai provato a mettere da parte tutti i giorni i soldi del caffè, invece che prenderlo al bar? A fine anno vedrai che gruzzoletto”), di post in cui si raccontano le proprie scelte vestendole di significati morali (“ho smesso di spendere soldi in fast fashion perché è immorale alimentare un’industria che inquina e impone condizioni di lavoro inumane”), di commenti apparentemente casuali (“certo che spendi un sacco in cosmetici!”).

Non ho scelto esempi casuali, sono certa che ti sarai ritrovata a pensare “ma queste sono tutte osservazioni fondate”. Verissimo. Anche dire a una ragazza obesa “hai provato a non aggiungere zucchero al caffè? A fine mese vedrai che senza fare fatica avrai già perso un chilo”, o ancora “ho perso 40 chili e non potrei mai tornare indietro, avere quel peso è una minaccia per la salute”, o l’evergreen “certo che l’appetito non ti manca!”.

Il punto è che anche quando sono animate dai migliori propositi, le osservazioni sui comportamenti finanziari raramente hanno conseguenze costruttive.

Questo succede perché (proprio come per i comportamenti alimentari o le questioni legate al peso) non bastano la volontà e piccoli accorgimenti per risolverli. Quello che facciamo, quando cerchiamo di spronare gli altri a ‘migliorare’ il proprio rapporto coi soldi (di nuovo, proprio come facciamo con chi ha ‘problemi’ di peso) è fare leva sul senso di colpa cercando di smuovere la persona al cambiamento. Il problema di questo approccio è che spesso sposta l’attenzione dalle cause profonde del problema, dalle sue manifestazioni, al valore intrinseco della persona.

Dietro la stragrande maggioranza dei commenti su come gli altri spendono i soldi c’è forte e chiaro il messaggio che la persona (non tanto il comportamento) è sbagliata (pigra, cattiva, incapace, immatura, irresponsabile, ecc.). Ti ricorda qualcosa? Già, proprio la stessa dinamica del body shaming.

Non solo, come avviene con il body shaming, spesso dietro le critiche che muoviamo ad altri sulla base dei loro comportamenti finanziari ci sono le nostre personali insicurezze riguardo al denaro e la vergogna che per prime proviamo rispetto al nostro rapporto coi soldi.

La ‘vergogna dei soldi’ è quella sensazione dolorosa, devastante e spesso paralizzante per cui ti trovi a credere di essere intrinsecamente sbagliata e immeritevole di rispetto e affetto per questioni legate ai tuoi soldi.

Per quanti soldi guadagni, per come li spendi, per quanto risparmi, per quanti soldi hai in banca, per i debiti che hai… La vergogna dei soldi può annidarsi in qualsiasi comportamento o condizione finanziaria e spesso ha origine molto lontano da noi, quasi sempre nel modo in cui i nostri genitori affrontavano le questioni di soldi e ci hanno insegnato (o meno) a farlo.

Parlo sempre di vergogna, e non di senso di colpa, non a caso. In Rising Strong Brené Brown sostiene che la vergogna riguardi il sé, la propria identità, mentre il senso di colpa riguardi il comportamento. Come definiamo il sé se non col confronto con chi ci sta intorno? I nostri genitori prima e poi tutti quelli che incontriamo nella nostra vita. Così la vergogna dei soldi nasce con ciò che vediamo fare e sentiamo dire in famiglia riguardo ai soldi, cresce ogni volta che ci confrontiamo con qualcuno che ci sembra sia più bravo di noi, si vendica su chi ci sembra sia meno bravo di noi. Il tutto sempre associando il valore delle persone ai loro comportamenti finanziari.

È un circuito fallato e senza fine che si alimenta meno si parla del problema.

Per citare ancora Brené Brown “la vergogna prospera nella segretezza, nel silenzio, nel giudizio”. Quale modo migliore allora di vivere in maniera più sana (e prospera) il nostro e l’altrui rapporto coi soldi che cominciare a parlarne?

Non ho la pretesa di offrirti una soluzione rapida e indolore, ma ho messo insieme alcune delle mie letture per tirare fuori un elenco di piccole azioni che io per prima sto cercando di mettere in campo per affrontare la mia vergogna finanziaria. Prendile come un inizio, un mini-vademecum per cominciare a occuparti della questione. Applicale in ordine sparso e poco alla volta, secondo i tuoi tempi e le tue esigenze.

C+B è ufficialmente una judgement free zone, quindi nessuna di noi ti giudicherà se decidi di rimandare o occuparti di solo una delle azioni sulla lista:

  • rompi il circuito della segretezza, trovati una persona con cui parlarne onestamente e senza essere giudicata. Qualcuno a cui dire che non controlli il conto corrente da settimane e che ti aiuti a riaprire la pagina dell’home banking senza metterti in imbarazzo, tanto per intenderci
  • ricordati che il valore associato al denaro è soggettivo, quello che per te è tanto per altri è poco, e viceversa. Non ti fissare quindi sulla quantità di soldi che hai, ma sulle esperienze e gli obiettivi che questi soldi possono finanziare
  • interrogati sulle tue convinzioni intorno ai soldi, comincia a tenere un diario finanziario in cui segni non solo quello che spendi ma anche le frasi che ti si formano in mente quando pensi ai soldi, o osservi i comportamenti di altri
  • analizza i tuoi comportamenti, il diario finanziario è molto utile anche qui. Questa volta per chiederti perché spendi quel che spendi in quel che spendi
  • se non ce la fai da sola, chiedi aiuto a un/a psicologo/a
  • impara a capire quando è il caso di parlarne con un/a professionista, in banca, per intenderci. Chiedi a quella persona del primo punto di accompagnarti e sostenerti, in caso tu incontri un/a consulente poco empatico/a.

Qualsiasi cosa tu faccia, ricorda: non sei quello che spendi!

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