Come e perché organizzare un solopreneur retreat

A volte lavorare da sole, essere delle cosiddette solopreneur, è un’esperienza solitaria e isolante, con tutti i fardelli di un’attività imprenditoriale e apparentemente pochissimi dei vantaggi. Ma essere da sole ad affrontare tutto può essere anche liberatorio, perché senza soci da consultare o consigli d’amministrazione a dettare le nostre scelte ci resta il grande lusso di costruirci soluzioni su misura. Per esempio, chi dice che una imprenditrice o libera professionista non possa organizzarsi un solopreneur retreat?

Se hai mai lavorato in una grande azienda forse ti sarà capitata l’occasione di partecipare a un viaggio aziendale motivazionale, una di quelle gite (o in alcuni casi veri e propri viaggi di alcuni giorni) in cui vengono spediti i dipendenti per lavorare in un contesto meno ingessato, spesso sulla costruzione di uno spirito di gruppo (i famosi team-building) o su un progetto in particolare. Un business retreat non è una vacanza ma un momento di pausa dalla routine lavorativa, in un contesto rimosso da quello dell’ufficio, in cui il lavoratore lavora in modo diverso, di solito su obiettivi trasversali a quelli strategici (vendite, numeri, fatturato). Ecco, un solopreneur retreat è la stessa cosa, ma ci sei solo tu, o un gruppo di persone come te.

Perché organizzare un solopreneur retreat?

Tanto per cominciare diciamo che ci sono diverse situazioni in cui questo tipo di viaggio ha un senso:

  • quando ti rendi conto di non riuscire più a concentrarti o essere produttiva. La soluzione più semplice in questi casi è ovviamente un cambio di panorama, e forse sarebbe sufficiente spostarti in un co-working o in un locale che non ha mai provato per ritrovare il tuo centro. È anche sicuramente una soluzione più economica, ma non sempre è quella di cui hai veramente bisogno. Se il blocco è complesso o il progetto particolarmente ingombrante potresti avere bisogno di andare via un paio di giorni, liberandoti di qualsiasi altro impegno o pensiero per concentrarti solo sul completamento del lavoro (o il superamento dell’impasse che hai incontrato). Il ritiro lavorativo è uno strumento usato spessissimo da chi scrive, per esempio.
  • quando è ora di affrontare la pianificazione strategica del tuo lavoro. Se hai già provato a fare un planning annuale ti sarai resa conto che ci vuole tempo e assoluta dedizione. Farlo con intorno parenti e conviventi, o anche solo i tuoi compagni di co-working può rendere l’impresa molto più lunga e ardua di quanto non sia in sé. Le pause che nella routine lavorativa arrivano come boccate d’aria fresca, diventano interruzioni fastidiose quando si lavora su un progetto di lungo respiro.
  • quando hai bisogno di ricalibrare alcune cose del tuo lavoro o imparare qualcosa di complesso. Se decidi di fare un rebranding, o cambiare direzione alla tua impresa, o studiare una tecnica importante da cui dipende il tuo lavoro, trovare tempo proficuo all’interno della tua routine già bella piena è di solito la prima e la più ardua difficoltà. Perché anche se ritagli un’ora al giorno per questa attività, finisce che è la prima che sacrifichi quando le consegne stringono o sorgono i problemi… e quell’operazione strategica per il tuo business scivola sempre più lontano.

Il bello di un solopreneur retreat è che può essere quel che tu decidi che sia. Io per esempio mi sono resa conto negli anni che non riuscivo mai a fare la revisione trimestrale del mio planning, perché tra marzo e aprile venivo risucchiata in un mix di urgenze e imprevisti che mi drenavano ogni energia. Così ora, proprio in questo periodo, parto per due giorni e ne approfitto per ricaricarmi, riflettere su ciò che ho fatto e resta da fare nell’anno, e scrivere.

Scegli una missione

È vero che un retreat può avere una varietà di scopi, ma l’ideale è che tu decida in anticipo qual è il tuo. Se pensi che basti partire in solitaria e con un’idea di massima di cosa fare ti ritroverai ben presto ad avere passato il retreat a guardare Netflix senza combinare niente per il tuo business! E invece vuoi trarre il massimo da questa “pausa”, vuoi tornare a casa con un traguardo per la tua attività.

Affinché questo avvenga devi farti tre domande e darti risposte scritte:

  1. cosa vuoi avere in mano alla fine del retreat? Un piano per il futuro? Una relazione di venti pagine? Un testo programmatico per il tuo rebranding? La capacità di fare funzionare WooCommerce? Questo è l’obiettivo esplicito e misurabile che devi dare al retreat.
  2. come vuoi sentirti durante l’esperienza? Vuoi liberarti di stress e pressioni esterne? Vuoi mangiare cose buone dopo tanto tempo di panini alla scrivania? vuoi recuperare ore di sonno? Questo è l’obiettivo più astratto, ma impostarlo ti aiuterà a decidere come organizzare il tuo tempo durante il retreat.
  3. di cosa hai davvero bisogno per raggiungere i due obiettivi precedenti? Rispondere a questa domanda ti aiuta a decidere il tipo di situazione del retreat, se affittare una casa, andare in albergo, stare in città o al mare, e così via. Ma può anche fare emergere l’esigenza di non andare via da sola, e magari di coinvolgere un’amica anche lei solopreneur per un retreat congiunto. Viaggiare in gruppo può essere molto utile se il tuo obiettivo concreto richiede il confronto con altre persone, o il loro supporto. In questo secondo caso abbiate cura di studiare un modo per aiutarvi vicendevolmente in modo da beneficiare tutte della presenza delle altre.

Un solopreneur retreat sembra un lusso inarrivabile, ma non deve esserlo

Si sa, spesso qui in Italia è su noi donne che ricadono i lavori “invisibili”, quelli di cura dei figli, dei parenti anziani e/o malati, della casa. Quindi dedicarti uno o due giorni di viaggio in solitaria può sembrare impossibile, prima ancora di avere affrontato i costi economici. Eppure se un cliente ti convoca per una trasferta o se vieni invitata a un evento il modo di organizzarti lo trovi, perché quindi le cose dovrebbero essere diverse quando si tratta di un viaggio da dedicare al lavoro sul tuo business? Recuperare produttività, fare progressi importanti in un progetto, pianificare il tuo business, correggerne il corso o imparare cose nuove, sono tutte attività di lavoro. Solo che il cliente sei tu. Quindi metti a tacere i sensi di colpa e comincia a isolare le date sul calendario.

Se poi il tuo timore è economico, lascia che io sia chiara: un retreat non deve per forza essere alle Maldive, né in un hotel super lusso. Puoi raggiungere la tua meta in treno o in autobus o persino in bicicletta, se è un mezzo di trasporto che ti piace, e puoi rimanere anche solo un giorno o una notte, se è ciò che ti puoi permettere. Si tratterà solo di calibrare bene i tuoi obiettivi in base al tempo che hai a disposizione.

Io per esempio scelgo sempre una meta a non più di un’ora di auto da casa e parto con mesi di anticipo a rastrellare le offerte su Booking.com (perché preferisco stare in hotel), prenotando con l’opzione cancellazione gratuita ciò che mi pare in linea, ma verificando fino all’ultimo se appaiono offerte più vantaggiose. Limito i pasti fuori e mi porto dietro una mini-spesa da casa, per ridurre al minimo i costi, poi carico la bici nel van così che sul posto mi posso muovere liberamente.

Cosa portarti dietro?

Una volta che hai ritagliato le date sul calendario e scelto la location viene il momento di decidere cosa portarti dietro. Per me la risposta è semplice:

  • abiti comodi e adeguati alle temperature di dove vado, non sono una da attività all’aria aperta, quindi di solito tuta, calzettoni e vestaglia sono sufficienti, ma per la notte cerco di portarmi qualcosa di seta o di pizzo, perché mi fa sentire coccolata
  • carta, penne, evidenziatori e tutto quello che mi può aiutare a portare a termine il mio obiettivo misurabile. A volte può essere utile un portatile, ma cerco sempre di tenere al minimo i dispositivi tecnologici
  • cosmetici, soprattutto maschere e creme che hanno il potere di farmi sentire coccolata con poco
  • vino. Ok, lo so, suona male, ma non parlo di grandi quantità. È che un bicchiere di vino rosso ha per me immensi poteri evocativi di girl power (hai mai visto Scandal?) e allo stesso tempo evasione
  • cibo, perché come dicevo prima preferisco non mangiare fuori continuamente, lo vivrei come uno spreco di soldi
  • il telefono per fare foto, perché l’unica vera concessione che mi faccio in questi retreat è prenotare camere fotogeniche e poi vivere di rendita delle foto sui social per i mesi successivi

Ma la tua borsa potrebbe essere radicalmente diversa, sulla base delle risposte che ti sei data quando studiavi la tua missione per il retreat.

Organizza l’itinerario con cura

Il solopreneur retreat, lasciamelo ripetere, è una trasferta di lavoro, e come tale devi organizzarlo. Non solo, è uno di quei viaggi probabilmente molto brevi (perché già prenderti quel giorno o due ti è parso un lusso inimmaginabile) ma su cui proietti aspettative ginormiche. Quindi non puoi certo permetterti di lasciare che scorra via così come viene (tipo con te che scorri il feed di Instagram mentre cerchi ispirazione per i nuovi colori del tuo logo).

Quando hai definito i dettagli del viaggio e la tua missione, mettiti subito a tracciare l’agenda del soggiorno, mettendo in ordine le attività che vuoi portare a termine e assegnando a ciascuna un intervallo di tempo ragionevole e definito. Questa fase di pianificazione ha il grande vantaggio di fare emergere aspettative irrealistiche sul retreat, e ridimensionarle per tempo in modo che quando parti tu non stia viaggiando verso una delusione.

Se viaggi in compagnia assicurati che nel soggiorno ci siano spazi di solitudine per ciascuna delle partecipanti, per metabolizzare il lavoro fatto e riflettere in solitaria. Ma anche se viaggi da sola ricorda di lasciare spazio bianco sul tuo itinerario. Non c’è niente di peggio di replicare al retreat la sensazione di sovraccarico che ti prende a casa, quando cerchi di stipare la tua giornata di impegni e scopri che invece che renderti produttiva questa strategia ti ha tolto energie e stimoli. Insomma, lascia che sull’agenda del tuo retreat ci siano momenti morti, non organizzati, che riempirai poi con quello di cui sentirai il bisogno in quel momento, che sia una passeggiata o un riposino o un bagno caldo.

Approfittane per festeggiare

Sei lontano (o rimossa) dalla tua quotidianità, approfittane. Sono sicura che hai qualche successo o traguardo che hai trascurato di festeggiare in questi mesi, e allora fallo durante il retreat. E se sei stata bravissima e hai già festeggiato tutto il festeggiabile, ricordati comunque di celebrare ciò che hai portato a termine durante il retreat, prima di partire per il rientro. Basta poco, un piccolo dolcetto con una candelina sopra, un brindisi speciale, accompagnati da una bella pacca sulla spalla anche virtuale sono sufficienti per chiudere in positivo l’esperienza e premiarti. Niente di stravagante, ma sei pur sempre la risorsa più importante del tuo business e lo sai, tenere alto il morale della truppa è importante!

Cosa fare al rientro

Il rischio più grosso per il morale, dopo un retreat, è tornare e trovare problemi ad attenderti. Certo nessuno può garantirti che mentre sei via non succeda qualcosa ma ci sono strategie per arrivarci preparata:

  • tanto per cominciare non dire ai tuoi clienti che vai a fare un retreat, di’ loro semplicemente che sei in viaggio di lavoro per un cliente. È la verità, quel cliente sei tu. Psicologicamente i clienti sono meno inclini a creare problemi se pensano che tu stia lavorando, anche se non per loro, è brutto a dirsi ma è così. Se vuoi parlare della tua esperienza sui social o nel tuo blog fallo solo a mesi di distanza e senza specificare le date in cui sei stata via. Sia chiaro, non per mentire ma per evitare di creare malintesi e incomprensioni
  • pianifica in anticipo il primo e il secondo giorno del rientro per avere giornate meno intense, quindi niente presentazioni di progetti o incontri coi clienti in quei giorni, ma spazio per rispondere alle email e organizzare il lavoro
  • portati a casa qualche coccola del retreat, per qualche giorno, per rendere meno drastico il passaggio alla quotidianità. Una maschera al viso la prima sera, un aperitivo casalingo la seconda, o anche solo finire il romanzo che hai cominciato a leggere durante il retreat, sono tutte attività che ti permetteranno di sentirti ancora in un contesto protetto e di riflessione

E prima che svanisca il ricordo, non dimenticare di programmare il prossimo retreat!

Lascia un commento