Trova la tua tribù

Hai presente la famosissima frase “it takes a village”? Si dice origini da un proverbio africano secondo cui, affinché un bambino cresca in modo armonico e prosperi in salute, è necessario che un’intera comunità di persone diverse circondi i genitori e li sostenga nel lavoro di cura ed educazione, con competenze ed esperienze che due sole persone non possono avere.

La verità è che anche la tua attività ha bisogno di un villaggio per crescere, e non può contare sempre e solo sulle tue sole forze.

Se ci pensi, dal momento in cui hai avuto per la prima volta la tua idea a quando l’hai messa in pratica, non sei mai stata completamente sola. Per crescere e prosperare fino al successo, la tua impresa si alimenta delle competenze e del supporto di una comunità di persone con cui ti trovi a interagire, a volte per caso, altre quasi senza rendertene conto: la commercialista, una collega a cui guardi come un modello da raggiungere, la tua prima cliente… Forse in quella comunità ci siamo anche noi di C+B (ne saremmo molto felici) ma quello che è certo è che le tue forze da sole non sono bastate fino ad oggi e non basteranno in futuro.

Ti racconto come costruire consapevolmente un villaggio che ti sorregga nella tua crescita professionale

Invece che “villaggio” userò da qui in avanti il termine “tribù”, anche se fa un po’ post-imperalismo, perché rende meglio il senso di un gruppo di persone che vivono strette intorno a un interesse comune. Ma non pensare alla tribe di cui si legge spesso in ambito di marketing digitale. La tribù che costruirai con i miei consigli non è composta da persone subalterne a te che ti venerano come una dea, che ti difendono a lancia in resta nell’arena dei social network o che comprano ogni prodotto che metti in vendita solo perché porta il tuo nome. La tua tribù è un nucleo di tuoi pari, che ti allena, ti supporta, fa il tifo per te, e a volte ti dà una sberla simbolica, se serve, ma sempre con affetto.

Da dove cominciare?

Ho una notizia buona e una cattiva, e ovviamente comincio da quella cattiva, perché davvero non è così drammatica: la tua tribù non è un’entità già formata che vive là fuori in tua attesa, e che devi solo trovare magicamente, come sembra da certi articoli che si vedono online. Come per tutte le attività di networking ci vuole tanto tempo e grande cura per rintracciare le persone che faranno parte di questo gruppo di supporto, per imparare a conoscerle, per farti conoscere e per sviluppare fiducia reciproca. Solo dopo aver vagliato queste fasi potrai serenamente affidare al gruppo la tua “creatura”. Poi ovviamente dovrai dedicare tempo e cura a coltivare le relazioni con le singole persone del gruppo. Il tutto ovviamente mentre ti occupi anche delle altre attività legate allo sviluppo e alla gestione della tua attività.

Se ti sembra un’impresa immane, tranquilla, c’è sempre la buona notizia! Diversamente dalla famiglia in cui nasci e dalla comunità in cui cresci (composta da persone che ti ritrovi accanto e che devi farti andare bene come sono), la tua tribù puoi crearla come preferisci, scegliendo le persone che preferisci ovunque esse siano.

L’importante è che il gruppo che costruisci sia fondato su queste dinamiche:

  • positività, non ingenua e acritica o superficiale come certe forzature che si vedono nei feed di Instagram. Non vuoi circondarti di persone che non vedono o ignorano i problemi, ma di persone che si concentrano sulle soluzioni
  • supporto. Ciò che cerchi non è necessariamente aiuto, ma la tranquillità di una spalla su cui appoggiarti nei momenti di crisi, indecisione o decisioni importanti. Qualcuno insomma che non si metta al tuo posto a prendere decisioni, ma che sappia starti di fianco. Una presenza rassicurante che ti dia la forza di portare avanti le azioni necessarie per mettere in pratica i tuoi valori
  • motivazione, non per costringerti a fare cose che non vuoi ma per sostenerti quando perdi la speranza o perdi di vista i tuoi obiettivi
  • rispetto, soprattutto nei confronti di scelte diverse dalle proprie. Vuoi intorno persone che ti sorreggano anche quando compi scelte che non approvano completamente, ma si fidino della tua competenza e dell’analisi che hai fatto
  • no judgement, nessuna forma di giudizio sanzionatorio (del tipo “sbagli”, “non sei capace”, ecc) deve arrivare dalla tua tribù. Il loro ruolo non è guardare ciò che fai e giudicare. A fare quello ci sarà già il mercato e un’orda di competitor ansiose di farti le scarpe. Il tuo gruppo deve sì vedere quando stai sbagliando, ma per capire che è il momento di offrirti supporto e motivazione per correggere il tiro
  • ascolto, quello attivo del gruppo a cui chiedi consiglio ma anche quello attento che tu stessa rivolgi ai consigli e alle analisi che ti offrono i membri del gruppo
  • ispirazione, per aiutarti a trovare la via quando sei seppellita in un problema e non riesci a immaginare idee nuove o trovare il bandolo della matassa di quelle già partorite
  • condivisione di risorse, di consigli, di esperienze di vita, di contatti utili

Chi c’è dentro la tua tribù?

I ruoli che dovrebbero essere rappresentati nella tua tribù affinché sia utile e non un gruppo di yes-women sono:

  • l’anziana, qualcuna più matura di te e con esperienza nel tuo settore che abbia avuto successo. Sarà la tua fonte di ispirazione più preziosa ma anche una guida attraverso le difficoltà
  • qualcuno che la pensa diversamente da te, anche in modo abbastanza drastico e su questioni politiche e/o religiose, l’importante è che ci sia mutuo rispetto, e gentilezza a sufficienza per poter avere conversazioni in cui beneficiare delle diverse prospettive
  • l’amica affettuosa, questa sì che ti perdoni qualsiasi cosa
  • la cliente, che ti insegni il punto di vista dall’altra parte
  • la “diversa”, una persona anticonformista, che ragiona in modo indipendente e poco convenzionale, capace di mostrarti prospettive insospettate. Potrebbe essere anche una persona con una disabilità, capace di renderti evidenti le barriere che di solito dai per scontate
  • la collega, qualcuna che fa il tuo stesso lavoro o che opera sul tuo stesso mercato
  • qualcuno che viaggia molto o che lavora o ha lavorato all’estero e sappia raccontarti filosofie alternative

Nella tua tribù volendo trovano spazio anche collaboratori e fornitori, ovviamente. Sicuramente quelli più vicini a te, come la commercialista, la consulente legale e il tuo fornitore di materiali principale.

Ma la tua tribù non deve coincidere con la tua bolla

Insomma, non è il gruppo di persone che vedi o senti tutti i giorni, di cui ti circondi per sentirti più sicura nel tuo nido. L’ideale sarebbe che, a parte l’anziana, la collega e la cliente, tutti i componenti della tua tribù vivessero o gravitassero intorno a realtà almeno in parte diverse da quella in cui sei immersa tu. Basterebbe una diversa cultura d’origine, ma per fortuna Internet mette a tua disposizione un mondo intero di relazioni, quindi non avere paura a costruirle lontano.

Come si costruisce una tribù:

  1. non avere paura di fare il primo passo, se vedi una persona che vorresti facesse parte della tua tribù, scrivile. Presentati, racconta chi sei e cosa fai, cosa pensi abbiate in comune o cosa ti ha spinto a contattarla. Spiega semplicemente che avevi voglia di entrare in contatto e chiedile se puoi ricontattarla in futuro se ti viene l’idea di un progetto da fare insieme. Se sei timida puoi cominciare in modo anche più semplice, un follow su Instagram o Twitter e un po’ di interazione positiva nei commenti e ben presto il contatto sarà stabilito e potrai passare al contatto più approfondito direttamente con una proposta
  2. non avere pretese, non dare per scontato che le persone abbiano tempo da dedicarti, di questi tempi è come dare per scontato che chiunque possa regalarti 1000 euro solo perché lo chiedi, tanto è scarso e prezioso il tempo che ciascuno di noi ha a disposizione. Quindi non prendertela se ricevi un rifiuto o se l’aiuto che ti viene offerto è limitato. Prendi quel che puoi e siine sempre grata
  3. proponi cose da fare insieme, perché il modo migliore per conoscersi professionalmente è lavorare insieme. Visti i due punti qui sopra, se vuoi conoscere qualcuno devi essere tu per prima a proporre qualcosa, e devi fare in modo che sia un progetto almeno in parte concreto, in termini di contenuto, tempi e risorse. In questo modo la persona a cui lo proponi avrà informazioni chiare per poter formulare una decisione
  4. fai domande scomode, per te stessa che ti esponi nel farle e ti metti in discussione, ma anche per la persona che dovrà riflettere prima di risponderti. Ovviamente questa dinamica ha senso quando avrete già un rapporto solido e sicuro
  5. ringraziare, sembra scontato, vero? Ma con le relazioni che ci costruiamo da adulti, senza legami di sangue o il tempo di crescere insieme, i “per piacere”, i “grazie”, i “prego” sono fondamentali. E più espliciti sono, meglio è
  6. dai credito delle idee e dei progetti che sono nati dalla collaborazione alle persone che hanno contribuito a farli nascere. Non con falsa modestia (“io non c’entro”) ma con l’obiettivo di essere trasparente sui processi che ti fanno prosperare
  7. metti in contatto le persone. Il successo delle relazioni professionali è spesso fondato su un ingrediente cardine: la fiducia. È una valuta inestimabile e la spendi proprio quando raccomandi qualcuno. È anche un ottimo modo per tenere in equilibrio la forze dell’universo e restituire parte della “fortuna” che hai avuto incontrando le persone che presenti.

Cosa aspetti, allora? Metti da parte le fandom vuote su Instagram e comincia a concentrare parte della tua energia in un networking produttivo. Se ci cerchi puoi trovarci qui nei commenti o ai nostri reciproci recapiti.

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